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Rapporto di Amnesty International sull'Egitto: "Le comunità cristiane capri espiatori dopo gli sgomberi dei sit in pro-Morsi"

CS127 -09/10/2013

Comunità copto cristiane sono state colpite in Egitto © VIRGINIE NGUYEN HOANG/AFP/Getty Images
Comunità copto cristiane sono state colpite in Egitto © VIRGINIE NGUYEN HOANG/AFP/Getty Images

Amnesty International ha pubblicato oggi un dettagliato rapporto sugli attacchi che, nel mese di agosto, hanno colpito le comunità cristiano copte in Egitto.

Il rapporto mette in evidenza fino a che punto i servizi di sicurezza egiziani abbiano mancato di proteggere questa minoranza nel corso di un'ondata senza precedenti di violenza settaria, seguita agli sgomberi di due sit-in in favore del deposto presidente Mohamed Morsi, il 14 agosto.

Le forze di sicurezza, si legge nel rapporto, non fecero nulla per impedire a folle inferocite di attaccare chiese, scuole e centri caritatevoli copti, incendiandoli e demolendone alcuni completamente. Almeno quattro persone furono uccise.

"È profondamente allarmante che la comunità copta in Egitto sia stata presa di mira e attaccata in rappresaglia per i fatti dei Cairo da alcuni sostenitori del deposto presidente Morsi" - ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

"Alla luce dei precedenti attacchi, soprattutto dopo la deposizione di Morsi del 3 luglio, una vendetta nei confronti dei copti avrebbe dovuto essere prevista, eppure le forze di sicurezza non hanno impedito gli attacchi e non sono intervenute per porre fine alle violenze in corso" - ha proseguito Sahraoui.

Amnesty International ha chiesto alle autorità egiziane di condurre un'indagine imparziale e indipendente su questi attacchi settari e di prendere immediati provvedimenti per evitare che si ripetano. Il governo del Cairo dovrebbe, inoltre, elaborare e attuare una strategia complessiva contro la discriminazione delle minoranze religiose, abolendo le leggi e le prassi discriminatorie in vigore.

"Se i responsabili degli attacchi settari non verranno portati di fronte alla giustizia, il messaggio che ne deriverà è che i copti e le altre minoranze religiose sono un bersaglio legittimo. Le autorità devono assolutamente rendere chiaro che gli attacchi settari non saranno tollerati" - ha sottolineato Sahraoui.
Sulla scia degli eventi del 14 agosto, oltre 200 proprietà private e 43 chiese copte furono gravemente danneggiate in tutto l'Egitto.

Un copto del governatorato di Fayoum ha espresso il suo rammarico per la violenza: "Com'è che quando c'è un problema, sono sempre i cristiani a pagare il prezzo? Che abbiamo a che fare coi fatti del Cairo per essere puniti in questo modo?".

Amnesty International ha visitato i luoghi colpiti dalla violenza settaria ad Al-Minya, Fayoum e nella Grande Cairo per raccogliere prove da testimoni oculari, autorità locali e leader religiosi.

In parecchi casi, le chiese e le altre proprietà copte vennero assaltate da folle inferocite con armi da fuoco, tubi metallici e coltelli. Molti aggressori gridavano "Allah è grande" o si lanciavano all'attacco urlando "Voi, cani cristiani".

Nel corso degli attacchi, furono dissacrate reliquie storiche e religiose e sulle mura perimetrali degli edifici assaltati vennero scritti graffiti quali "Morsi è il mio presidente" e "Hanno ucciso i nostri fratelli in preghiera".

Questi messaggi lasciano pochi dubbi sulla natura settaria degli attacchi - molti dei quali preceduti da incitamenti dalle moschee e da leader religiosi - e sul chiaro legame con la repressione avvenuta al Cairo contro i sostenitori di Morsi.

"Poiché questi attacchi furono condotti in rappresaglia per la repressione dei sit-in pro-Morsi, le parole della leadership della Fratellanza musulmana, che ha preso le distanze attribuendo la responsabilità a 'teppisti' sono suonate insufficienti e tardive. Devono condannare le azioni dei loro sostenitori e sollecitarli a porre fine agli attacchi settari e all'uso del linguaggio settario" - ha affermato Sahraoui.

Nel governatorato di Al-Minya, teatro della maggior parte degli attacchi, la giornalista Zeinab Ismail ha riferito che gli aggressori erano armati di machete e spade. Alcuni abitanti furono aggrediti nelle loro abitazioni. Nel villaggio di Delga un copto di 60 anni fu ucciso in casa e il suo corpo venne agganciato a un trattore e trascinato in strada. Dopo la sepoltura, la sua tomba è stata profanata due volte.

"Le indagini dovrebbero esaminare anche il ruolo delle forze di sicurezza. Alcuni attacchi durarono ore e si ripeterono nei giorni successivi. Perché le forze di sicurezza non furono in grado di impedirli e porvi fine?" - ha chiesto Sahraoui.

In Egitto, i copti subiscono da lungo tempo violenze e discriminazioni che i successivi governi non hanno eliminato. Da decenni, le comunità cristiane incontrano ostacoli legali e burocratici quando vogliono costruire o ripristinare i luoghi di preghiera.

Sotto la presidenza di Hosni Mubarak si registrarono almeno 15 gravi attacchi. Dopo la sua caduta, quando assunse il potere il Consiglio supremo delle forze armate, gli scontri settari proseguirono con esiti mortali. Proprio il 9 ottobre 2011, 26 copti e un musulmano furono uccisi nel corso della sanguinosa repressione di una manifestazione di fronte al Maspero, la sede della televisione di stato, al Cairo. Per questo massacro, solo tre soldati di grado inferiore hanno ricevuto condanne da due a tre anni di carcere per omicidio colposo.

La situazione non è migliorata durante la presidenza di Mohamed Morsi, sotto la quale gli attacchi contro i copti sono proseguiti e la retorica anticristiana si è rafforzata.

L'impunità resta radicata. Il metodo preferito dalle autorità egiziane per risolvere le dispute settarie, le "sedute riconciliatorie", ha finora unicamente consolidato il sentimento di ingiustizia tra le minoranze e ha permesso agli autori di violazioni dei diritti umani di rimanere a piede libero. Occorrono invece, ha sottolineato Amnesty International, meccanismi idonei per proteggere le minoranze religiose e salvaguardare i loro diritti.

"Per troppo tempo, i cristiani d'Egitto hanno sopportato il peso della violenza settaria. Ora l'inazione delle autorità deve cessare" - ha commentato Sahraoui.

"Le parole di condanna devono essere seguite da misure concrete per proteggere in modo adeguato le minoranze religiose. Lo stato deve assicurare una completa riparazione, che comprenda anche risarcimenti economici, alle vittime della violenza settaria. Dev'essere data priorità alla ricostruzione dei luoghi di preghiera e vanno rimossi tutti gli ostacoli alla costruzione delle chiese. Senza questi provvedimenti, i copti saranno stati usati ancora una volta come un pretesto per ottenere vantaggi politici" - ha concluso Sahraoui.

 
 
 

FINE DEL COMUNICATO              Roma, 9 ottobre 2013
 

Per interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio Stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348 6974361, e-mail press@amnesty.it