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Egitto: la nuova legge sulle manifestazioni dà briglia sciolta alle forze di sicurezza

(27 novembre 2013)

Egitto 6 ottobre © AHMED GAMEL/AFP/Getty Images

La nuova legge sulle manifestazioni, promulgata il 24 novembre 2013 dal presidente egiziano Adly Mansour è un grave passo indietro che costituisce una forte minaccia alla libertà di riunione e dà alle forze di sicurezza briglia sciolta per l'uso della forza eccessiva, inclusa quella letale, contro i manifestanti.

La legge garantisce al ministero dell'interno ampi poteri discrezionali sulle proteste e individua diverse circostanze in cui i manifestanti possono violare la legge.

"È un segnale pericoloso che la prima legge in tema di diritti e libertà entrata in vigore dopo la deposizione di Mohamed Morsi limiti la libertà di riunione  e consideri criminali i manifestanti pacifici. Non solo permette alla polizia di disperdere le manifestazioni pacifiche ma conferisce il potere di sparare ai manifestanti che non rappresentano alcuna minaccia alle vite o alla sicurezza degli altri", ha affermato Hassiba Hadj Sahraoui, vece direttrice del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.  "Garantire alle forze di sicurezza la completa discrezione di vietare le proteste o disperderle usando forza eccessiva e letale costituisce un passo indietro per i diritti umani in Egitto e prepara la strada per ulteriori abusi".

In pratica, l'ambito vago e ampio della legge permetterà alle autorità di prevenire o disperdere con la forza non solo le manifestazioni dei sostenitori dei Fratelli Musulmani, ma quelle di ogni forma di opposizione.

Ciò che è particolarmente preoccupante è che la legge fornisce alle forze di sicurezza un contesto legale per l'uso della forza eccessiva contro ogni manifestante che si considera abbia commesso un "crimine punibile dalla legge".  In particolare, la legge prevede che la polizia possa utilizzare fucili da caccia e pallottole di gomma, anche per disperdere i manifestanti. Amnesty International ha documentato casi di morte di manifestanti causata dall'uso di fucili da caccia, l'ultimo dei quali il 6 ottobre.

Inoltre, la legge permette alle forze di sicurezza di rispondere all'uso delle armi da fuoco da parte dei manifestanti con "mezzi proporzionati al livello di minaccia per le vite, il denaro e la proprietà".

L'inserimento del denaro e delle proprietà in questo provvedimento contravviene la legge e gli standard internazionali, che permette alle forze di sicurezza di usare armi da fuoco solo quando ciò costituisca l'unico mezzo di difesa contro un'imminente minaccia di morte o ferita grave.

Amnesty International teme che le forze di sicurezza useranno l'autorità data loro dalla nuova legge per disperdere manifestazioni pacifiche che non siano conformi alle previsioni di legge, anche per il mero fatto che causino interruzioni della circolazione stradale o si svolgano in luoghi di culto. Inoltre, secondo la nuova legge, ogni atto violento commesso da una piccola minoranza di manifestanti, anche solo una persona, potrà essere utilizzato come giustificazione legale per disperdere l'intera manifestazione.

"Invece di cogliere l'occasione per interrompere lo schema secondo il quale le forze di sicurezza uccidono ripetutamente i manifestanti senza alcuna conseguenza, la nuova legge rafforzerà l'abuso", ha affermato Hassiba Hadj Sahraoui.

La nuova legge garantisce al ministero dell'interno il potere di vietare le manifestazioni per vari motivi tra cui "minaccia alla sicurezza e alla pace", "questioni di sicurezza o ordine pubblico", e "tentativo d'influenzare il corso della giustizia", così come ritardare il traffico e i trasporti. I manifestanti che si ritiene violino la legge subiranno fino a cinque anni di prigione e/o considerevoli multe fino a 100.000 lire egiziane (10.740 euro) Queste restrizioni e punizioni , che vanno ben al di la di quanto previsto dal diritto internazionale, limiteranno notevolmente l'esercizio del diritto di riunione pacifica in Egitto.

La legge impone proibizioni assolute di manifestazioni e incontri pubblici di "natura politica" in luoghi di culto. Dalla "rivoluzione del 25 gennaio" molte marce di protesta sono cominciate dopo le preghiere nelle moschee, una tradizione continuata dai sostenitori di Mohamed Morsi dopo la sua deposizione nel luglio 2013.

Il ministero dell'interno e i governatori  potranno anche usare la nuova legge per dichiarare interdetti alle manifestazioni determinati spazi pubblici, tra cui le aree pubbliche nei pressi di palazzi presidenziali, parlamenti, ministeri, missioni diplomatiche o ambasciate, tribunali, ospedali, prigioni, stazioni o posti di polizia, zone militari e siti archeologici.

Gli organizzatori delle manifestazioni dovranno presentare al ministero, almeno tre giorni prima, i programmi completi di ogni raduno che superi le 10 persone. Insieme ai poteri ministeriali di cancellare una manifestazione o cambiare il suo percorso, ciò vorrà dire di fatto che le manifestazioni potranno svolgersi solo previa autorizzazione del ministero.

Dalla "rivoluzione del 25 gennaio" gruppi e attivisti per i diritti umani lottano per difendere i loro spazi di protesta conquistati con grande difficoltà. Il governo,  che continua a mostrare un'attenzione puramente formale ai sacrifici compiuti dai manifestanti durante quel periodo,  ha prodotto ora una copertura legale per vietare completamente le proteste e dare briglia sciolta alle forze di sicurezza, nonostante il loro terribile campionario di uso eccessivo e letale della forza per disperdere le manifestazioni a loro capriccio", ha affermato Sahraoui.

"Invece di svolgere indagini sul gran numero di manifestanti uccisi dalla 'rivoluzione del 25 gennaio' e punire i responsabili, l'attuale governo sembra voler gratificare le forze di sicurezza per i loro eccessi e dotarle di ulteriori mezzi legali per calpestare i diritti" - ha concluso Sahraoui.

Ulteriori informazioni
Il 24 ottobre 2013 Amnesty International aveva inviato un memorandum al presidente Adly Mansour esortandolo a non firmare la" bozza di legge 107 del 2013 contenente norme sul diritto di svolgere raduni pubblici, cortei e manifestazioni pacifiche". Nonostante siano stati introdotti alcuni emendamenti al precedente disegno di legge, la legge adottata viola ancora gli obblighi dell'Egitto ai sensi del Patto internazionale sui diritti civili e politici relativi al rispetto della libertà di riunione e del diritto alla vita.

I precedenti tentativi, sotto il governo Morsi, di far passare in precedenza una legge restrittiva dello stesso tipo erano stati ostacolati dalle proteste delle Ong per i diritti umani, dei partiti politici e di ulteriori oppositori.

Dal 3 luglio più di 1300 persone sono morte durante le proteste e la violenza politica, molte per l'uso eccessivo e ingiustificato della forza letale da parte delle forze di sicurezza. Non sono state avviate indagini adeguate sulle violazioni commesse dalla forze di sicurezza. Al contrario, migliaia di manifestanti pro Morsi sono stati arrestati - molti durante la dispersione dei sit in e delle manifestazioni - e Amnesty International ha espresso preoccupazione per il mancato rispetto del loro diritto a un giusto processo.