Nonostante le prove sostanziali e di pubblico dominio sul fatto che migranti, rifugiati e richiedenti asilo siano ancora soggetti a gravi abusi dei diritti umani in Libia, il 3 aprile 2012, l'Italia ha firmato un nuovo accordo sul controllo dell'immigrazione con questo paese.
Amnesty International ha ripetutamente chiesto alle autorità italiane di rendere pubblico il contenuto dell'accordo, ma queste richieste non hanno avuto seguito. A seguito della pressione pubblica di Amnesty International e dell'impegno di un giornalista de La Stampa, il testo dell'accordo è trapelato e solleva in effetti profonde preoccupazioni: l'Italia continua a chiedere supporto alla Libia per fermare le partenze dei migranti e si impegna a fornire strumenti per i controlli delle frontiere libiche, chiudendo un occhio sulle gravi violazioni che migranti e rifugiati subiscono in Libia. Gli accordi non contengono alcuna salvaguardia concreta per i diritti umani né meccanismi di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.
Nel febbraio 2012, la prassi dei respingimenti in mare attuata in precedenza dall'Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti umani nel caso Hirsi Jamaa e altri c. Italia e il governo italiano si è pubblicamente impegnato a dare attuazione alla sentenza.
Dopo la diffusione pubblica del contenuto degli accordi del 3 aprile e il lancio di questo appello, alcuni esponenti del governo hanno dichiarato pubblicamente che i "respingimenti" non sono nell'agenda dell'esecutivo, per la prima volta rigettando pubblicamente questa prassi: è un risultato molto importante, ma è ora essenziale tenere alta l'attenzione affinché il Ministero dell'Interno agisca coerentemente mettendo da parte gli accordi conclusi in Libia!
Scrivi al ministro dell'Interno italiano, chiedendole di proteggere i diritti di migranti, rifugiati e richiedenti asilo.