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Algeria

Repubblica algerina democratica e popolare

Capo di Stato: Abdelaziz Bouteflika
Capo del governo: Ahmed Ouyahiya (subentrato a Abdelaziz Belkhadem a giugno)
Pena di morte: abolizionista de facto
Popolazione: 34,4 milioni
Speranza di vita: 71,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 34/30‰
Alfabetizzazione adulti: 69,9%

  1. Contesto
  2. Controterrore e sicurezza
  3. Libertà di espressione
  4. Libertà di religione
  5. Diritti dei migranti
  6. Impunità
  7. Pena di morte
  8. Violenza contro donne e ragazze
  9. Rapporti di Amnesty International

Persone sospettate di terrorismo sono state detenute in incommunicado e sottoposte a processi iniqui. Le autorità hanno continuato a vessare difensori dei diritti umani e giornalisti. Persone convertite dall'Islam e altre ritenute aver offeso i suoi precetti sono state perseguite. Migranti irregolari hanno dovuto affrontare arresti, detenzione a tempo indefinito, maltrattamenti ed espulsioni collettive. Centinaia di persone sono state condannate a morte ma non vi sono state esecuzioni. L'impunità ha continuato a essere la norma per i membri di gruppi armati e delle forze di sicurezza che perpetrarono gravi violazioni dei diritti umani durante il conflitto interno degli anni Novanta.

Contesto

Secondo fonti di stampa, un numero compreso tra 60 e 90 civili sono stati uccisi in un clima di continue violenze politiche, molti dei quali in attentati dinamitardi, di cui un gruppo firmatosi Organizzazione di al-Qaeda nel Maghreb islamico ha rivendicato la responsabilità. Decine di sospetti membri di gruppi armati sono rimasti uccisi in tafferugli e operazioni di perquisizione da parte delle forze di sicurezza; per alcuni potrebbe trattarsi di esecuzioni extragiudiziali.

A maggio, il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura (CAT) ha raccomandato che il governo adottasse misure per combattere l'impunità, indagasse tutti i casi di tortura presenti e passati, comprese le sparizioni forzate e gli stupri, e assicurasse che i provvedimenti anti-terrorismo messi in atto dall'Algeria fossero in linea con gli standard internazionali sui diritti umani. Tuttavia, il governo non ha intrapreso alcuna iniziativa in tal senso.

Il 12 novembre, il parlamento ha approvato un emendamento costituzionale che revoca il limite di due mandati presidenziali, aprendo in tal modo strada a Abdelaziz Bouteflika, al potere dal 1999, di candidarsi per un terzo mandato alle elezioni presidenziali fissate per l'aprile 2009.

Controterrore e sicurezza

Le autorità, compresa l'agenzia d'intelligence militare Dipartimento per l'informazione e la sicurezza (DRS), hanno continuato a detenere sospetti terroristi in incommunicado, esponendoli al rischio di tortura e altri maltrattamenti. Tra i detenuti vi erano diversi cittadini algerini rimpatriati da altri Stati.

*Rabah Kadri, un cittadino algerino rimpatriato dalla Francia ad aprile, stando alle fonti, è stato arrestato al suo arrivo e quindi trattenuto in incommunicado dal DRS fino al suo rilascio avvenuto dopo 12 giorni.

*Sette ex detenuti della base navale statunitense di Guantánamo Bay sono stati rimpatriati in Algeria nel corso dell'anno. Tutti sono stati tratti in arresto e detenuti in incommunicado al rientro per periodi variabili da otto a 13 giorni. Al rilascio, essi sono stati posti sotto controllo giudiziario e dovevano rispondere dell'accusa di appartenenza a gruppi terroristici all'estero. Quattordici cittadini algerini continuavano a essere detenuti a Guantánamo Bay.

Persone sospettate di attività sovversive o terrorismo hanno continuato ad affrontare processi iniqui. Ad alcuni è stato negato l'accesso a un legale mentre erano in custodia pre-processuale. I tribunali hanno iscritto agli atti "confessioni" che gli imputati hanno asserito essere state loro estorte sotto tortura o altre forme di coercizione senza indagare in merito.

*A gennaio, le autorità del carcere militare di Blida hanno ammesso per la prima volta la detenzione di Mohamed Rahmouni, sebbene egli fosse trattenuto da ben sei mesi. Nonostante si trattasse di un civile, egli avrebbe dovuto comparire di fronte a una corte militare a Blida per accuse collegate al terrorismo. Non gli è stato concesso di vedere il suo avvocato, il quale ha tentato per almeno sei volte, inutilmente, di incontrarlo.

*A luglio, il processo di Malik Mejnoun e Abdelhakim Chenoui per le accuse di appartenenza a un gruppo armato terroristico e omicidio del cantante Lounes Matoub è stato aggiornato in data da definirsi. I due uomini, i quali erano trattenuti senza processo da nove anni, parte dei quali in detenzione segreta e in incommunicado, a fine anno erano ancora in carcere. Entrambi hanno accusato di essere stati torturati in detenzione ma le autorità non hanno disposto indagini, sebbene Abdelhakim Chenoui abbia affermato che la sua "confessione", che implicava Malik Mejnoun, era stata estorta sotto coercizione.

*Almeno 30 detenuti trattenuti per accuse collegate al terrorismo presso il carcere di El Harrach hanno affermato di essere stati duramente picchiati dalle guardie carcerarie a febbraio dopo che si erano rifiutati di rientrare nelle loro celle in segno di protesta contro la trasformazione della loro zona dedicata alla preghiera. Sulle accuse non sono state disposte indagini.

A maggio, il CAT ha richiesto alle autorità di assicurare che nessun detenuto fosse trattenuto oltre il periodo massimo consentito della detenzione pre-processuale, di indagare le segnalazioni di centri di detenzione segreta e di porre tutti i centri di detenzione del DRS sotto il controllo dell'amministrazione carceraria e dell'autorità giudiziaria civili.

Libertà di espressione

Giornalisti e difensori dei diritti umani hanno continuato a subire vessazioni. Alcuni sono stati perseguiti per diffamazione o altre accuse penali per aver criticato funzionari o istituzioni pubbliche.

*L'avvocato per i diritti umani Amine Sidhoum è stato giudicato colpevole ad aprile di aver screditato la magistratura, in relazione ad alcuni commenti attribuitigli in un articolo di quotidiano del 2004. Egli è stato condannato a sei mesi di reclusione e al pagamento di un'ammenda. Dopo che una corte d'appello ne aveva confermato il verdetto di colpevolezza a novembre, il caso è stato trasferito alla Corte Suprema a seguito degli appelli avanzati sia dalla pubblica accusa che da Amine Sidhoum.

*Hassan Bourras, un giornalista del quotidiano El Bilad, è stato condannato a due mesi di reclusione e multato a ottobre dopo che la Corte d'appello di Saida ne aveva confermato la condanna per diffamazione, comminatagli dopo che aveva pubblicato un articolo riguardo alla presunta corruzione nella città di El-Bayadh. Egli è rimasto in libertà in attesa di un possibile ulteriore appello.

*Hafnaoui Ghoul, giornalista e attivista dei diritti umani della sezione di Djelfa della Lega algerina per la difesa dei diritti umani, era imputato in quattro procedimenti giudiziari separati per accuse di diffamazione e oltraggio dopo che cinque funzionari del governatorato di Djelfa avevano sporto denuncia in merito ad articoli da lui pubblicati sul quotidiano Wasat riguardanti casi di malversazione e corruzione. La accuse si riferivano anche ad alcune sue affermazioni relative a centri di detenzione segreta e torture.

Libertà di religione

La Costituzione considera l'Islam religione di Stato ma garantisce libertà di coscienza. In seguito a indicazioni di un'espansione delle Chiese cristiano-evangeliche in Algeria, è stato segnalato che le autorità avevano ordinato la chiusura di decine di luoghi di culto della Chiesa protestante d'Algeria. Il ministro per gli Affari Religiosi e le Donazioni ha negato che una qualsiasi chiesa "autorizzata" fosse mai stata chiusa.

Almeno 12 cristiani e convertiti al Cristianesimo dall'Islam sono stati perseguiti con l'accusa di violazione dell'Ordinanza 06-03, promulgata nel febbraio 2006, che regolamenta le fedi religiose diverse dall'Islam. L'Ordinanza criminalizza l'incitamento, la coercizione o altri mezzi "seduttivi" finalizzati a convertire persone di fede musulmana a un'altra religione e le attività religiose che non sono regolamentate dallo Stato. Diverse delle persone perseguite, stando alle fonti, sono state condannate a pene detentive con sospensione e multate.

*Habiba Kouider, una cristiana convertita dall'Islam, è stata arrestata a marzo dopo che la polizia aveva trovato copie della Bibbia nella sua borsa. La donna è stata accusata di «praticare una fede diversa dall'Islam senza autorizzazione». Il processo a suo carico è stato aggiornato a maggio e, stando alle fonti, funzionari giudiziari le hanno comunicato che il procedimento sarebbe stato archiviato se avesse riabbracciato l'Islam.

*Sei uomini sono stati processati a giugno per aver, stando alle accuse, violato l'Ordinanza 06-03. Due hanno negato di aderire al Cristianesimo e sono stati prosciolti; gli altri sono stati giudicati colpevoli e condannati a pene detentive con sospensione e multati.

Altre persone sono state accusate di «denigrare il dogma o i precetti dell'Islam».

*Dieci uomini sono stati processati in due casi giudiziari separati a settembre per aver pubblicamente interrotto il digiuno del mese sacro del Ramadan. Sei sono stati prosciolti in appello, essendo stati condannati a quattro anni di carcere e al pagamento di pesanti ammende da una corte di primo grado di Biskra. Gli altri sono stati condannati a tre anni di carcere e multati da una corte di Beir Mourad Rais. La sentenza è stata ridotta a due mesi di reclusione con sospensione della pena in appello a novembre.

Diritti dei migranti

Migliaia di algerini e cittadini in prevalenza di Paesi dell'Africa subsahariana hanno tentato di emigrare in Europa dall'Algeria. Centinaia sono stati intercettati via mare.

Il 25 giugno, il parlamento ha approvato la legge 08-11, che regolamenta l'ingresso, la permanenza e lo spostamento degli stranieri in Algeria. La legge consente agli stranieri per i quali è stato emesso ordine di espulsione dal ministero dell'Interno la sospensione del provvedimento in attesa dell'appello, ma conferisce ai governatori il potere di ordinare espulsioni senza diritto di appello per gli stranieri ritenuti essere entrati o risiedere illegalmente in Algeria. Questo aspetto accresce il rischio di espulsioni arbitrarie e collettive. La legge prevede inoltre l'istituzione di centri "d'attesa" per i migranti irregolari dove essi potrebbero essere soggetti a detenzione indefinita, e fissa pene severe per trafficanti e qualsiasi altro soggetto che aiuti gli stranieri a entrare o a permanere in modo irregolare in Algeria.

Ad agosto, il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge per emendare il codice penale allo scopo di introdurre pene più severe per il traffico di migranti e rendere un reato penale punibile fino a sei mesi di reclusione lasciare illegalmente l'Algeria.

Impunità

Il governo non ha intrapreso iniziative per affrontare le gravi e dilaganti violazioni dei diritti umani commesse da gruppi armati e forze di sicurezza durante il conflitto interno degli anni Novanta, in cui si ritiene siano state uccise almeno 200.000 persone.

A maggio, il CAT ha sollecitato il governo a emendare gli artt.45 e 46 del Decreto attuativo della Carta della pace e la riconciliazione nazionale (legge 06-01) del 2006, che garantisce l'immunità alle forze di sicurezza e consente l'imposizione di pene alle vittime e alle loro famiglie, ai difensori dei diritti umani e a chiunque critichi la condotta delle forze di sicurezza durante il conflitto interno.

***Sparizioni forzate

Le autorità non hanno ancora indagato sulla sorte di migliaia di persone vittime di sparizione forzata.

A maggio, un alto funzionario ha dichiarato che 5.500 famiglie di vittime di sparizioni forzate avevano accettato risarcimenti ma che altre 600 li avevano rifiutati, insistendo che fosse detta loro la verità sulla sorte dei loro congiunti. In seguito, il presidente della Commissione consultiva nazionale per la promozione e la protezione dei diritti umani ha affermato che il 96-97% delle famiglie delle persone scomparse avevano accettato di ricevere dei risarcimenti, ma non ha fornito dettagli. Ai sensi della legge 06-01, i parenti possono richiedere un risarcimento se ottengono un certificato di morte dalle autorità per la persona scomparsa. Alcune famiglie hanno denunciato di aver ricevuto pressioni per richiedere questo tipo di certificato.

Le famiglie delle vittime hanno continuato a essere oggetto di vessazioni quando cercavano di ottenere verità e giustizia.

*Non sono stati compiuti progressi nella risoluzione del caso della sparizione forzata di Salah Saker, un insegnante arrestato da agenti statali nel 1994. Ad agosto, sua moglie, Louisa Saker, presidente dell'Associazione delle famiglie degli scomparsi di Constantine, ha perso il ricorso presentato contro una decisione delle autorità giudiziarie del Tribunale di Constantine di archiviare la sua denuncia relativa alla scomparsa del marito. A novembre, la Corte d'appello di Constantine ha confermato il verdetto di condanna nei confronti della donna per partecipazione a una "marcia disarmata" non autorizzata, in relazione a una manifestazione pacifica nel 2004 delle famiglie di tutte le vittime di sparizione forzata. Louisa Saker è stata condannata al pagamento di un'ammenda con sospensione della sanzione. Louisa Saker ha presentato appello contro la sentenza. I suoi due coimputati, che erano stati processati in contumacia, sono stati condannati a un anno di reclusione e multati.

Pena di morte

Centinaia di persone sono state condannate a morte, la maggior parte per accuse collegate al terrorismo, ma le autorità hanno mantenuto una moratoria de facto sulle esecuzioni. Molti dei condannati erano membri di gruppi armati, processati e condannati in contumacia.

A dicembre, l'Algeria ha co-promosso una risoluzione all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per una moratoria mondiale sulle esecuzioni.

Violenza contro donne e ragazze

Secondo la polizia giudiziaria, tra il mese di gennaio e giugno sono state ricevute 4.500 denunce di violenza e molestie nei confronti di donne. Si ritiene che la cifra reale sia molto più elevata.

A novembre sono stati approvati emendamenti costituzionali che comprendono un provvedimento che sollecita la promozione dei diritti politici delle donne.

Il rapporto del 2008 della Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne ha apprezzato gli avanzamenti nei diritti delle donne in Algeria, ma criticato il fallimento delle autorità nell'affrontare in modo appropriato la violenza e la discriminazione nei confronti delle donne. La Relatrice Speciale ha richiesto alle autorità di indagare la violenza sessuale commessa durante il conflitto interno, di risarcire le sopravvissute e di assicurare i responsabili alla giustizia.

Rapporti di Amnesty International

Algeria: Briefing to the Committee against Torture (MDE 28/001/2008)

Algeria: Amnesty International condemns bomb attacks in Issers and in Bouira (MDE 28/006/2008)