Capo di Stato e di governo: Cristina Fernández
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 39,9 milioni
Speranza di vita: 74,8 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 17/13 ‰
Alfabetizzazione adulti: 97,2 %
Sebbene vi siano stati alcuni progressi nell'assicurare alla giustizia i responsabili di passate violazioni dei diritti umani, l'anno ha fatto registrare diversi passi indietro. Scioperi e manifestazioni sono risultati diffusi. Diversi agenti di polizia sono stati portati in giudizio per uccisioni illegali di manifestanti o sospetti criminali. Le condizioni di detenzione, soprattutto per i minorenni, hanno continuato a destare preoccupazione.
A marzo un decreto governativo che aumentava le tasse di esportazione sui cereali ha fatto scoppiare in tutto il Paese scioperi e blocchi stradali. A luglio il Senato ha respinto un progetto di legge che ratificava tali misure e il governo ha revocato il decreto.
Sono stati segnalati sgomberi forzati di popolazioni indigene durante i quali sia la polizia che guardie di sicurezza privata sono ricorse a un uso eccessivo della forza. Gli sfratti sono proseguiti nonostante una legge di emergenza approvata nel 2006 riguardo al diritto alla terra delle popolazioni indigene richiedesse la sospensione delle ordinanze di sfratto in attesa di una revisione e della registrazione dei diritti di proprietà terriera delle popolazioni indigene.
A novembre la Corte Suprema ha dichiarato incostituzionale un articolo della legge sul sindacato che negava a coloro che non facevano parte di un sindacato non riconosciuto dal governo il diritto di rappresentare i lavoratori. Tale decisione ha posto in evidenza la necessità di allineare la legge sul sindacato con gli standard internazionali sui diritti umani.
Ad agosto il Senato ha abrogato il Codice militare di giustizia del 1951, creando un nuovo sistema per giudicare i membri delle forze armate tramite i tribunali ordinari e abolendo la pena di morte per tutti i reati. A settembre l'Argentina ha ratificato il Secondo protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti civili e politici, finalizzato all'abolizione della pena di morte e il Protocollo alla Convenzione americana sui diritti umani per l'abolizione della pena di morte.
Il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate o involontarie, nel corso di una visita in Argentina a luglio, ha osservato che erano state comminate più di 20 condanne a carico di perpetratori di passate violazioni dei diritti umani mentre rimanevano aperti 1.000 procedimenti criminali. Tuttavia, diversi sospettati erano morti prima di poter testimoniare in casi chiave, mentre sono state segnalate minacce nei confronti di testimoni e difensori dei diritti umani.
*Ad aprile, con una sentenza storica, Osvaldo Rivas e María Cristina Gómez sono stati condannati rispettivamente a otto e sette anni di carcere per «l'appropriazione» di María Eugenia Sampallo, figlia di una coppia di vittime di sparizione forzata nel 1977. L'ex capitano dell'esercito che aveva sottratto la bambina e l'aveva data alla coppia è stato condannato a 10 anni ad aprile.
*Ad aprile un tribunale ha incriminato sette ufficiali dell'esercito di «appropriazione indebita» di bambini prelevati dall'ospedale militare di Campo de Mayo, dove le loro madri erano detenute. A luglio Jorge Rafael Videla, ex capo della giunta militare, è stato incriminato per gli stessi reati.
*Ad aprile Juan Evariso Puthod, sopravvissuto a un centro di detenzione segreta, testimone di processi e difensore dei diritti umani, è stato rapito a Buenos Aires da uomini non identificati. È stato rilasciato 28 ore più tardi, dopo essere stato interrogato in merito alla sua attività a favore dei diritti umani.
*A luglio, cinque ex ufficiali, tra cui l'ex generale dell'esercito Luciano Benjamín Menéndez, sono stati condannati per rapimento, tortura e omicidio di quattro attivisti politici, avvenuti nel 1977. Altri tre hanno ottenuto condanne minori. Anche Luciano Menéndez è stato processato, insieme all'ex governatore provinciale Domingo Antonio Bussi, per l'accusa di «corresponsabilità» nella sparizione forzata nel 1976 del senatore di Tucumán Guillermo Vargas Aignasse. Entrambi ad agosto sono stati condannati all'ergastolo.
*A luglio due ex agenti di polizia sono stati condannati all'ergastolo per il loro coinvolgimento nell'agosto 1976 nel "massacro di Fátima", in cui 30 tra uomini e donne furono prelevati e condotti a Buenos Aires prima di essere vittime di esecuzione extragiudiziale.
*Sono proseguite le indagini sul caso di cinque ex ufficiali della Marina accusati di essere coinvolti nel "massacro di Trelew" del 1972 in cui 16 prigionieri furono uccisi a colpi d'arma da fuoco dopo aver tentato la fuga dal penitenziario federale nella città di Trelew.
*L'ex ufficiale della Marina Ricardo Antonio Cavallo è stato estradato in Argentina dalla Spagna nel mese di marzo, e incriminato a luglio per la sparizione forzata dello scrittore Rodolfo Walsh.
*Ha continuato a essere ignoto il luogo in cui si trova Jorge Julio Lopez, il principale testimone e accusatore nel caso dell'ex direttore investigativo della polizia provinciale di Buenos Aires Miguel Etchecolatz. Di lui non si hanno più notizie dal settembre 2006.
*A dicembre investigatori medico-legali hanno comunicato il ritrovamento di migliaia di frammenti ossei e di un muro con 200 fori di pallottole nel distaccamento di polizia di Arana, nei pressi di Buenos Aires; si tratta del primo rinvenimento di un luogo di sepoltura di massa in una ex centro di detenzione segreta. Il processo di identificazione dei resti è stato avviato.
La polizia è stata accusata di uso eccessivo della forza contro manifestanti e durante dispute sulla terra. Vari agenti sono stati accusati e processati per uccisioni illegali.
*A giugno e luglio alcuni agenti di polizia sono stati condannati per il coinvolgimento nelle uccisioni illegali di Jonathan Oros a Mendoza nel gennaio 2007 e del dimostrante Carlos Fuentealba nell'aprile 2007 a Neuquén, provincia omonima.
Nelle prigioni e nei centri di detenzione sono state segnalate condizioni precarie, sovraffollamento, tortura e maltrattamenti. A luglio un giudice ha ordinato la chiusura immediata di due ali del Centro di detenzione di La Plata che, stando alle fonti, ospitavano più di 50 detenuti minorenni, definendo come «inumane» le condizioni del luogo.