Capo di Stato: Serge Sargsian (subentrato a Robert Kocharian ad aprile)
Capo del governo: Tigran Sargsian (subentrato a Serge Sargsian ad aprile)
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 3 milioni
Speranza di vita: 71,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 36/31‰
Alfabetizzazione adulti: 99,4%
Le proteste di massa tenutesi nel contesto delle discusse elezioni presidenziali di febbraio hanno portato alla proclamazione di uno stato di emergenza di 20 giorni e a un giro di vite sui diritti civili e politici durante l'intero arco dell'anno. Le libertà di riunione ed espressione sono state pesantemente ridotte. Attivisti dell'opposizione e dei diritti umani hanno subito violenti attacchi da parte di persone non meglio identificate. Obiettori di coscienza hanno continuato a essere incarcerati. Le strutture e le risorse per combattere la violenza sulle donne sono rimaste inadeguate.
Il 1° marzo, la polizia è ricorsa alla forza nella capitale Yerevan per disperdere le proteste che erano in corso da quando erano stati pubblicati i risultati delle elezioni presidenziali del 19 febbraio. Serge Sargsian, primo ministro entrante e stretto collaboratore dell'uscente presidente Robert Kocharian, è stato dato come vincitore ufficiale. Almeno 10 persone sono morte negli scontri, compresi due agenti di polizia, e più di 350 sono rimaste ferite, tra cui 58 poliziotti. Secondo quanto riportato, la polizia ha impiegato manganelli, barre di ferro, proiettili traccianti, gas lacrimogeni e dispositivi a conduzione elettrica. Le autorità hanno dichiarato lo stato di emergenza lo stesso giorno.
A giugno è stata istituita una commissione trimestrale incaricata di indagare sugli eventi di marzo. A metà ottobre, la commissione ha richiesto una proroga di due mesi allo scopo di includere i risultati di un secondo gruppo di inchiesta.
Decine di membri dell'opposizione sono stati arrestati sull'onda delle violenze del 1° marzo, comprese molte personalità di spicco associate con Levon Ter-Petrosian, principale rivale di Serge Sargsian, e membri del partito di opposizione, Repubblica. Secondo quanto riferito, alcuni degli arrestati sono stati picchiati o maltrattati mentre erano in custodia di polizia. A fine anno molti dei fermati erano ancora in detenzione pre-processuale. Il Consiglio d'Europa ha ripetutamente espresso preoccupazione per la lunghezza eccessiva dell'inchiesta ufficiale sugli eventi di marzo, e la continua carcerazione, in alcuni casi senza processo, di decine di sostenitori dell'opposizione. Il processo a carico di sette dei detenuti ha preso il via il 19 dicembre.
Il 17 marzo l'Assemblea Nazionale ha approvato emendamenti alla legge sulle riunioni pubbliche conferendo alle autorità locali il potere di mettere al bando le adunate pubbliche. Dopo la revoca dello stato di emergenza, si sono avute continue segnalazioni di estese detenzioni e vessazioni da parte di agenti delle forze di sicurezza nei confronti di cittadini in luoghi pubblici nel centro di Yerevan. Le preoccupazioni espresse dall'OSCE e dal Consiglio d'Europa hanno spinto le autorità armene a concordare il 22 aprile l'abrogazione o la revisione degli emendamenti di marzo. Ciononostante, le autorità municipali di Yerevan hanno continuato a vietare alcune manifestazioni dell'opposizione.
Giornalisti e mezzi di informazione impegnati nella cronaca delle attività dell'opposizione sono stati oggetto di vessazioni. La vaga formulazione delle restrizioni alla libertà di espressione hanno conferito alle autorità ampi poteri di limitare i media indipendenti o dell'opposizione. Diversi mezzi di informazione di quest'ultima hanno riportato la chiusura dei propri siti web, mentre edizioni dei quotidiani non hanno ricevuto il permesso di essere pubblicate. Il Circolo della stampa di Yerevan, il Comitato per la protezione della libertà di espressione, Internews, il Circolo Asparez della stampa di Giumri e l'organizzazione pubblica Femida hanno espresso il timore che ulteriori ritardi nel rilascio delle licenze di trasmissione da parte del governo avrebbero finito col limitare la pluralità dell'informazione.
*Ad agosto, il giornalista Lusineh Barseghian di Haykakan Zhamanak (Armenian Times) è stato picchiato da uomini non identificati. In precedenza lo stesso mese, Hratch Melkumian, presidente reggente della sede armena di Radio Free Europe/Radio Liberty, era stato percosso nel centro di Yerevan. Secondo quanto riportato, a fine anno non erano avuti progressi nelle indagini su queste aggressioni.
*Il canale televisivo indipendente con sede a Giumri Gala TV si è trovato al centro di pesanti vessazioni dopo che aveva trasmesso i discorsi propagandistici di Levon Ter-Petrosian. Il 19 marzo Gala TV è stata multata per una cifra di quasi 27 milioni di dram (circa 87.700 dollari USA) per presunta evasione fiscale; secondo quanto riferito, la somma è stata pagata grazie ai contributi di donazioni private. Ad aprile Gala TV ha ricevuto l'ingiunzione di sgomberare la propria sede presso la torre televisiva di Giumri, obbligando l'emittente a sospendere temporaneamente le trasmissioni.
Numerose aggressioni ai danni di attivisti dell'opposizione e per i diritti umani non sono state indagate tempestivamente o in modo approfondito. Il 21 maggio, Mikael Danielian, un eminente attivista per i diritti umani e direttore dell'Associazione Helsinki armena, una ONG di tutela dei diritti umani, è stato colpito da spari esplosi a bruciapelo da una pistola ad aria compressa, stando alle fonti, per mano di un ex leader di un partito politico. Mikael Danielian non ha riportato ferite gravi. Il 28 maggio, Arsen Kharatian, un leader del Movimento democratico giovanile armeno, è stato aggredito a Yerevan da uomini non identificati. Egli è stato ricoverato in ospedale con gravi ferite alla testa. Il 25 giugno, Narek Hovakimian, membro del movimento giovanile di Hima e della coalizione dell'opposizione Alternativa, è stato aggredito a Yerevan da due uomini non identificati. A fine anno nessuno era stato incriminato per queste aggressioni.
I Testimoni di Geova hanno continuato a subire carcerazioni a causa del loro credo. Alla data del 1° settembre, 77 giovani si trovavano in carcere per essersi rifiutati di prestare il servizio militare per motivi di coscienza. Le autorità non hanno ancora provveduto a introdurre un concreto servizio civile alternativo, malgrado i precedenti impegni assunti, mentre prosegue la supervisione militare sul servizio civile alternativo.
I Testimoni di Geova hanno riferito ulteriori problemi al rilascio. Le autorità si rifiutavano di fornire loro la certificazione relativa al completamento del servizio, senza la quale diventava difficile ottenere importanti documenti come passaporti e permessi di residenza interna.
Sono giunte inoltre segnalazioni di attacchi fisici ai danni di Testimoni di Geova, stando alle accuse anche da parte di sostenitori del gruppo religioso dominante del Paese. Le indagini su queste aggressioni sono risultate lente o inesistenti.
Circa un quarto delle donne in Armenia risulterebbero picchiate da un familiare e circa due terzi avrebbero subito abusi psicologici. Tuttavia, le autorità non hanno provveduto a impedire, indagare e punire la violenza sulle donne. Di fatto mancavano adeguate strutture e risorse per combattere la violenza sulle donne. Le case protesse gestite in precedenza da ONG erano state chiuse per mancanza di fondi agli inizi dell'anno; una è riuscita a riaprire a settembre. Un progetto di legge sulla violenza domestica, promosso dal Centro per i diritti delle donne, una ONG, è stato oggetto di pubblico dibattito.
Delegati di Amnesty International hanno visitato l'Armenia a febbraio, luglio e novembre.
Armenia: Fear of the freedom of conscience and religion: violations of the rights of Jehovah's Witnesses (EUR 54/001/2008)
Armenia: No pride in silence: countering violence in the family in Armenia (EUR 54/004/2008)