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Bangladesh

Repubblica popolare del Bangladesh

Capo di Stato: Iajuddin Ahmed
Capo del governo: Fakhruddin Ahmed
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 161,3 milioni
Speranza di vita: 63,1 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 68/67‰
Alfabetizzazione adulti: 47,5%

  1. Contesto
  2. Libertà di espressione, di riunione e di associazione
  3. Uso eccessivo della forza
  4. Esecuzioni extragiudiziali e impunità
  5. Passate violazioni dei diritti umani
  6. Pena di morte
  7. Missioni e rapporti di Amnesty International

Alle prime elezioni parlamentari nazionali tenutesi in sette anni, la Lega Awami ha vinto con larga vittoria ottenendo una valanga di voti ai seggi in votazioni che si sono svolte in un clima prevalentemente pacifico il 29 dicembre. Prima delle elezioni, nonostante l'allentamento dei provvedimenti di emergenza e riforme istituzionali, sono state mantenute le restrizioni alle libertà di riunione e di associazione e decine di migliaia di attivisti politici che, stando alle fonti, avevano cercato di radunarsi pacificamente negli uffici del loro partito sono stati detenuti in tutto il Paese. La polizia è ricorsa a un uso eccessivo della forza per disperdere raduni pacifici, ferendone i partecipanti. È stato calcolato che nella sola prima parte dell'anno almeno 54 persone siano morte in sospette esecuzioni extragiudiziali per mano della polizia e del Battaglione di intervento rapido (RAB). Nessuno è stato chiamato a rispondere per queste morti. Almeno 185 persone sono state condannate a morte e di cinque uomini è stata eseguita la sentenza.

Per tutto l'anno il governo tecnico ha rafforzato le riforme istituzionali. A settembre, è entrata in vigore l'ordinanza istitutiva di una Commissione nazionale sui diritti umani. A ottobre è stata emanata l'Ordinanza sul diritto di informazione, in base alla quale i cittadini possono richiedere di accedere alle informazioni conservate presso gli organi pubblici. Tuttavia, otto agenzie di sicurezza sono state esentate dall'ordinanza tranne che nei casi in cui le informazioni richieste riguardassero la corruzione e le violazioni dei diritti umani.

Contesto

L'anno ha preso il via con il governo tecnico sostenuto dai militari che ha continuato ad applicare restrizioni ai sensi dello stato di emergenza imposto l'11 gennaio 2007 ed è terminato con le elezioni che hanno consegnato una schiacciante maggioranza alla Lega Awami soltanto qualche settimana dopo la revoca dell'emergenza il 17 dicembre.

Le incertezze riguardanti l'impegno assunto dalle autorità militari di consentire la ripresa del processo democratico si sono dissipate con lo svolgimento delle elezioni parlamentari il 29 dicembre. Due alleanze politiche, una guidata da Sheikh Hasina della Lega Awami, e l'altra da Begum Khaleda Zia del Partito nazionalista del Bangladesh, hanno contestato le elezioni. Restava da vedere se il nuovo governo avrebbe sfruttato questa opportunità unica per tener fede agli impegni elettorali e rafforzare la protezione dei diritti umani.

Le donne hanno continuato a essere discriminate per legge e per prassi, e sono stati segnalati casi di violenza sulle donne come percosse, aggressioni con acido, e morti per motivi di dote. A marzo, il governo ha annunciato emendamenti alla Politica di sviluppo nazionale per le donne allo scopo di promuovere ulteriormente la parità per le donne. Tuttavia, gli emendamenti alla politica non sono stati attuati in quanto l'annuncio ha incontrato la strenua resistenza di gruppi islamisti che si sono radunati in protesta affermando che gli emendamenti sfidavano le leggi islamiche sull'eredità.

Coloni bengalesi hanno continuato a sottrarre terreni agli abitanti indigeni jumma degli Altipiani di Chittagong. Tre Relatori Speciali delle Nazioni Unite - sulla situazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali dei popoli indigeni, sul diritto a un'abitazione adeguata e sul diritto al cibo - hanno espresso preoccupazione che potesse essere in atto una sistematica campagna di sostegno al reinsediamento di persone non indigene sugli Altipiani di Chittagong allo scopo di porre in situazione di minoranza la comunità indigena locale.

Migliaia di abitanti delle baraccopoli sono stati sgomberati con la forza a Dhaka e in altre città principali. Le loro abitazioni sono state demolite senza che fosse previsto alcun indennizzo o fornita una sistemazione alternativa. Gli sfratti facevano seguito a ordinanze di tribunale che cercavano terreni liberi solitamente destinati a progetti di sviluppo edilizio.

L'Ordinanza anti-terrorismo è entrata in vigore. La sua ampia formulazione della definizione di atti di terrore ha eroso ulteriormente le tutele contro gli arresti e le detenzioni arbitrarie.

Gli standard di equità processuale hanno continuato a essere compromessi e sono risultati ulteriormente a rischio in seguito a disposizioni di emergenza in cui l'accesso degli imputati alle debite procedure legali è stato limitato.

Il governo ha continuato a impiegare l'esercito, a fianco della polizia, il RAB e altre forze di sicurezza per mantenere l'ordine pubblico. L'esercito, che veniva schierato per operazioni di ordine pubblico dal gennaio 2007, è stato temporaneamente ritirato agli inizi di novembre ma dispiegato nuovamente il 18 dicembre fino a dopo le elezioni.

Libertà di espressione, di riunione e di associazione

Le restrizioni alla libertà di espressione non sono state strettamente applicate e sono state alla fine revocate a novembre. Sebbene alcune limitazioni alle libertà di riunione e di associazione siano state eliminate a maggio e novembre, molte sono state mantenute ai sensi dello stato di emergenza finché anche questo non è stato revocato il 17 dicembre.

Il bando sui raduni politici al coperto è stato eliminato a maggio ma circa 30.000 attivisti politici di partiti diversi sono stati arrestati dopo che, stando alle fonti, si erano radunati negli uffici dei loro partiti poco dopo l'annuncio. La polizia li ha detenuti da un periodo di alcuni giorni fino a due mesi prima di rilasciarli, o senza incriminazione o su cauzione dopo che erano stati accusati di reati penali apparentemente non collegati.

Il 3 novembre, il governo ha annunciato il ritiro parziale del bando sui raduni pubblici ma questa decisione non è stata attuata fino al 12 dicembre.

Uso eccessivo della forza

In diverse occasioni la polizia è ricorsa a un uso eccessivo della forza contro manifestazioni pacifiche. Il 6 luglio, la polizia ha attaccato diverse centinaia di attivisti del Partito nazionalista del Bangladesh che si erano radunati pacificamente nel complesso della Clinica universitaria di Bangabandhu Sheikh Mujib per vedere un leader di partito detenuto mentre veniva condotto dall'ospedale a un'udienza di tribunale per accuse di corruzione. Almeno 15 persone sono rimaste ferite, compreso un fotoreporter che stava coprendo l'evento.

L'11 novembre, la polizia ha impiegato bastoni e calci di fucile per disperdere migliaia di attivisti di Jamaat-e-Islami alla moschea Baitul Mukarram di Dhaka. Nonostante l'annuncio del governo del 3 novembre con cui veniva revocato il bando sui raduni politici collegati alle elezioni, la polizia ha comunicato agli organizzatori del comizio che la revoca del bando non era ancora entrata in vigore e ha disperso con la forza il raduno pacifico, ferendo almeno 30 dimostranti.

Esecuzioni extragiudiziali e impunità

La polizia e il RAB hanno portato a termine almeno 54 sospette esecuzioni extragiudiziali durante la prima metà dell'anno mentre si ritiene che decine di altre siano state eseguite nei successivi sei mesi dell'anno. Nessun membro della polizia o del RAB è stato perseguito. Secondo il governo, erano state condotte inchieste ufficiali d'ufficio su tutte le sparatorie con esito mortale per mano della polizia e del RAB, i cui esiti avevano stabilito che queste erano state giustificate. Il numero delle inchieste giudiziarie condotte e i risultati delle stesse non sono stati resi noti.

*Il 27 luglio, la polizia ha annunciato la morte del dott. Mizanur Rahman Tulul, leader del fuorilegge Partito comunista Purbo Banglar (Fazione Bandiera Rossa) in un cosiddetto episodio di «fuoco incrociato», una definizione spesso usata per descrivere le esecuzioni extragiudiziali. La madre del dott. Tulul aveva riferito del suo arresto ai giornalisti il 26 luglio e si era pubblicamente appellata alle autorità per l'incolumità del figlio.

Passate violazioni dei diritti umani

Ad aprile, il consigliere agli Affari Esteri Iftehkar Ahmed Chowdhury ha discusso con il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, della possibilità di coinvolgimento delle Nazioni Unite nel porre fine all'impunità per le violazioni commesse nel 1971. Tuttavia, come per il passato, non è stata istituita alcuna ufficiale Commissione di inchiesta per indagare i crimini di guerra, i crimini contro l'umanità e altre gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario quale primo passo verso l'accertamento della verità e l'affermazione della giustizia e per fornire effettivi risarcimenti alle vittime. Il governo non ha intrapreso alcuna iniziativa concreta per dare attuazione alla legge sui crimini (tribunali) internazionali.

Pena di morte

Almeno 185 persone sono state condannate a morte, portando il numero stimato dei prigionieri del braccio della morte ad almeno 1.085. Cinque uomini giudicati colpevoli di omicidio sono stati messi a morte, uno a giugno e quattro a dicembre.

A dicembre, il Bangaldesh ha votato contro una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per una moratoria mondiale sulle esecuzioni.

Missioni e rapporti di Amnesty International

A gennaio, la Segretaria generale di Amnesty International ha visitato il Bangladesh e ha incontrato le vittime di violazioni dei diritti umani, gruppi della società civile e funzionari di partiti politici.

Bangladesh: Memorandum to the Caretaker Government of Bangladesh and political parties (ASA 13/001/2008)

Bangladesh: Submission to the UN Universal Periodic Review: Fourth session of the UPR Working Group of the Human Rights Council, February 2009 (ASA 13/006/2008)

Bangladesh: Elections present risks and opportunities for human rights (ASA 13/011/2008)