Capo di Stato: Alyaksandr Lukashenka
Capo del governo: Syarhey Sidorski
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 9,6 milioni
Speranza di vita: 68,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 14/10‰
Alfabetizzazione adulti: 99,6%
Il governo ha continuato a esercitare un controllo eccessivo sulla società civile. Il controllo statale sui media è aumentato, e non si sono allentate le restrizioni sui media indipendenti. Alcuni eventi pubblici sono stati messi al bando; manifestanti pacifici sono stati multati e detenuti per brevi periodi; attivisti della società civile e giornalisti sono stati oggetto di vessazioni. La Bielorussia ha continuato a comminare sentenze capitali e a mettere a morte prigionieri.
L'OSCE ha inviato una missione di osservatori alle elezioni parlamentari tenutesi il 28 settembre e ha rilevato che queste non erano in linea con gli standard dell'OSCE. Vi sono stati alcuni miglioramenti nell'accesso ai media per i candidati dell'opposizione ma la missione ha riscontrato che i votanti continuavano a non poter compiere una scelta informata. L'art.193-1 del codice penale ha continuato a limitare i diritti alle libertà di riunione ed espressione. Tale norma era stata introdotta con decreto presidenziale nel dicembre 2005, in vista delle elezioni presidenziali del marzo 2006, e penalizza l'appartenenza e le attività delle organizzazioni della società civile.
Si sono avuti segni di un accresciuto coinvolgimento con l'UE. In seguito al rilascio durante l'anno di alcuni prigionieri dell'opposizione, il 13 ottobre l'UE ha temporaneamente e parzialmente revocato il divieto di viaggiare che era stato imposto ad alcuni esponenti di punta del governo nel 2006.
Le autorità hanno continuato a limitare la libertà di riunione vietando o ricorrendo all'uso della forza per disperdere manifestazioni, detenendo dimostranti pacifici e sottoponendo a vessazioni attivisti della società civile e giornalisti.
*Il 10 e 21 gennaio e il 18 febbraio, più di 40 persone sono state detenute e condannate a sentenze massime di 15 giorni o multate per aver partecipato a manifestazioni contro il decreto n.760, che richiede alle piccole imprese di impiegare solamente familiari o in alternativa pagare una tassazione significativamente più elevata.
*Il 25 marzo, secondo quanto riportato, le forze di sicurezza sono ricorse a un uso eccessivo della forza contro manifestanti che si erano radunati nella capitale Minsk per commemorare la Giornata della Libertà (l'anniversario della creazione della Repubblica popolare bielorussa nel 1918). Circa 100 manifestanti sono stati detenuti e conseguentemente condannati al pagamento di un'ammenda o trattenuti in detenzione amministrativa. Le autorità sono intervenute in modo inedito contro i giornalisti che stavano dando copertura della manifestazione. Tra i detenuti figuravano Andrey Lyankevich, un fotoreporter del quotidiano Nasha Niva (Terra che ci nutre), il quale ha riferito di essere stato percosso. Egli è stato incriminato per organizzazione e partecipazione a un raduno non autorizzato. È stato rilasciato il 27 marzo ma il suo caso a fine anno era ancora oggetto di indagine. Secondo quanto riportato, due reporter televisivi lituani sono stati picchiati e la loro attrezzatura è stata danneggiata dalla polizia. Il 27 marzo, i Servizi di sicurezza di Stato, noti ancora con il nome di KGB, hanno condotto perquisizioni in tutta la nazione nelle abitazioni di giornalisti che lavoravano per media esteri. Il 31 marzo, l'UE ha espresso il proprio «forte disappunto per l'arresto di un gran numero di partecipanti, specialmente giovani» e ha condannato l'impiego di mezzi violenti per disperdere manifestanti pacifici.
Due attivisti dell'opposizione, Andrey Kim e Syarhey Parsyukhevich, sono stati conseguentemente incriminati ai sensi dell'art.364 del codice penale per aggressione ad agenti di polizia. Andrey Kim è stato condannato a 18 mesi di reclusione in base a questo capo d'imputazione il 22 aprile. Testimoni hanno sostenuto che era stato lui a essere stato colpito dall'agente, piuttosto che il contrario. Syarhey Parsyukhevich, il leader di un'organizzazione di piccoli imprenditori a Vitsyebsk, è stato posto sotto detenzione amministrativa per 15 giorni dopo la manifestazione del 10 gennaio. Il 24 aprile egli è stato condannato a due anni e mezzo di carcere per aggressione a un agente di polizia durante la detenzione, sebbene egli abbia asserito di essere stato condotto fuori dalla sua cella e picchiato da due agenti di polizia. Locali associazioni per i diritti umani hanno sostenuto che i casi giudiziari erano stati orditi ad arte, e che entrambi gli uomini venivano puniti per la pacifica espressione delle loro opinioni politiche. Entrambi sono stati rilasciati ad agosto per decreto presidenziale.
Attivisti per i diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender hanno visto negata l'autorizzazione a organizzare eventi. A Homyel e Minsk associazioni hanno presentato richiesta si autorizzazione per tenere piccole iniziative per strada rispettivamente il 4 e il 10 maggio, ma entrambe le domande sono state respinte dalle amministrazioni cittadine. Agli attivisti di Minsk è stato comunicato che la loro iniziativa avrebbe bloccato il traffico. Gli attivisti di Homyel sono stati informati che non era comprovato che essi avrebbero fornito adeguata assistenza medica o un servizio di accoglienza per i partecipanti all'evento, e che avrebbero ripulito al termine, sebbene essi avessero precisato tutte queste indicazioni nella loro domanda.
*Il 7 agosto, il presidente ha firmato una nuova legge sui mezzi di informazione di massa. L'Associazione bielorussa dei giornalisti ha dichiarato che la nuova legge avrebbe considerevolmente accresciuto le restrizioni alla libertà di espressione rendendo ancor più difficile per i mezzi di informazione e i giornalisti lavorare. A settembre, erano non più di 30 le pubblicazioni sociali e politiche indipendenti che continuavano a stampare, e metà di esse erano state escluse dai canali di distribuzione di proprietà dello Stato. Il rappresentante dell'OSCE sulla libertà dei media ha espresso preoccupazione per il fatto che la legge «estende il diritto del governo ad ammonire, sospendere e chiudere i mezzi di informazione». La nuova legge ha ulteriormente accresciuto le restrizioni sulla registrazione, vietato qualsiasi finanziamento proveniente dall'estero o da fonti non riconosciute, rendendo più facile per gli organi statali chiudere i media senza un'ordinanza di tribunale e dopo soltanto un unico ammonimento. La legge trova applicazione alle pubblicazioni in Internet e la vive presidente dell'Amministrazione presidenziale, Natalya Pyatkevich, ha dichiarato che sarebbe stata applicata ai siti web a causa della necessità di controllare «la disinformazione proveniente da siti esteri». La vice presidente ha affermato che le autorità avevano tratto «esperienza dalla Cina», che aveva chiuso l'accesso a questi siti sul proprio territorio.
A settembre, un'edizione del quotidiano indipendente Svaboda (Libertà) e alcuni materiali video, tra cui il film documentario polacco Una lezione di bielorusso. sono stati classificati come estremisti dalla Corte distrettuale Kastrychnitski di Hrodna, a seguito di una richiesta presentata dal dipartimento distrettuale di Hrodna del KGB. Svaboda aveva pubblicato un reportage su una manifestazione del movimento giovanile di opposizione Malady Front (Fronte della Gioventù) contro l'intervento militare russo nell'Ossezia del Sud. Il reportage incorreva nei rigori della legge per contrastare l'estremismo, ratificata nel 2007. Questa prevede che qualsiasi organizzazione ritenuta promuovere il rovesciamento violento dell'ordine costituzionale, sponsorizzare l'attività terroristica o incitare all'odio razziale, estremista o religioso, possa essere chiusa e ogni pubblicazione classificata come estremista possa essere distrutta. La decisione contro Svaboda è stata annullata in appello. A novembre la stessa corte aveva rifiutato di prendere in esame una richiesta di classificare il rapporto sui diritti umani 2004 dell'ONG Viasna (Primavera) come estremista.
*Il 18 gennaio, Alyaksandr Zdzvizhkou, già vice direttore del quotidiano Zhoda (Unità), è stato condannato a tre anni di reclusione da un tribunale della città di Minsk per «incitamento alla discordia razziale, nazionale o religiosa». Egli è stato condannato per la pubblicazione nel 2006 di vignette del profeta Maometto ritenute offensive da alcuni musulmani, originariamente pubblicate da un giornale danese nel 2005. Il procedimento penale era iniziato il 22 febbraio 2006 e il quotidiano era stato chiuso il mese successivo. Alyaksandr Zdzvizhkou lasciò la Bielorussia per evitare il perseguimento giudiziario, ma fu arrestato il 18 novembre 2007 mentre rientrava da una visita alla tomba del padre. Il capo della comunità musulmana in Bielorussia, stando alle fonti, si era opposto alla sentenza contro Alyaksandr Zdzvizhkou e alla chiusura del quotidiano Zhoda. Il 22 febbraio, la Corte Suprema della Bielorussia ha ridotto la sua sentenza di condanna di tre anni a tre mesi. La decisione ha determinato il suo immediato rilascio dal carcere di massima sicurezza dove era trattenuto.
*Zmitser Dashkevich, un leader del Malady Front, è stato rilasciato il 23 gennaio, due mesi prima del previsto. Egli era stato condannato a 18 mesi di reclusione nel novembre 2006 per «partecipazione a un'attività di un'organizzazione non governativa non registrata».
*Ad agosto, il presidente Lukashenka ha rilasciato Alyaksandr Kazulin, candidato presidenziale alle elezioni del marzo 2006, il quale era stato giudicato colpevole di «vandalismo» e «organizzazione di attività associazionistiche volte ad arrecare disturbo all'ordine pubblico» e condannato a cinque anni e mezzo di carcere nel luglio 2006.
Secondo fonti di stampa, quattro persone sono state condannate a morte durante l'anno. Il 5 febbraio Valery Harbaty, Syarhey Marozaw e Ihar Danchanka sono stati messi a morte. I tre uomini erano stati giudicati colpevoli di una serie di omicidi avvenuti nella regione di Homyel tra il 1990 e il 2004. Tutti e tre erano stati condannati alla fucilazione dalla Corte Suprema il 1° dicembre 2006. Il 9 ottobre 2007, Syarhey Marozaw, e Ihar Danchanka furono processati per altri omicidi e Syarhey Marozaw fu condannato nuovamente a morte. Secondo fonti di stampa, tutti e tre gli uomini si erano appellati alla clemenza del presidente Lukashenka. Il segretario generale del Consiglio d'Europa ha condannato le esecuzioni e accusato le autorità bielorusse di «plateale dispregio» dei valori umani.
Il 6 ottobre, Pavel Lenny, il quale era stato condannato a morte dalla Corte distrettuale di Homyel per lo stupro e l'omicidio di un minorenne, è stato messo a morte. A una conferenza stampa del 9 settembre, il presidente della Corte Suprema aveva dichiarato che era l'unica persona condannata a morte nel 2008. Il ministero dell'Interno ha comunicato a ottobre che si era in presenza di «un avanzamento irreversibile e graduale verso l'abolizione».
A dicembre, la Bielorussia si è astenuta dalla votazione di una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per una moratoria mondiale sulle esecuzioni.
Una delegata di Amnesty International ha visitato la Bielorussia a ottobre per condurre ricerche sulla pena capitale.