Capo di Stato e di governo: Evo Morales Ayma
Pena di morte: abolizionista per i reati comuni
Popolazione: 9,7 milioni
Speranza di vita: 64,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 64/55‰
Alfabetizzazione adulti: 86,7%
Tensioni tra governo e opposizione per l'introduzione della nuova costituzione e sue possibili implicazioni sul controllo dell'economia boliviana e le risorse naturali hanno portato a confronti ulteriori, per lo più di tipo violento, in cui sono rimaste uccise più di 20 persone. Giornalisti e mezzi di comunicazione sono stati oggetto di vessazioni e attacchi. Sono stati registrati sviluppi positivi nel campo dei diritti economici, sociali e culturali.
Disordini sociali e tensioni in ambito regionale e politico sono continuati in seguito all'appoggio da parte di diversi dipartimenti a un piano autonomista e al loro rifiuto della proposta di una nuova Costituzione. Quattro referendum dipartimentali sull'autonomia hanno avuto luogo a maggio e giugno ma sono stati dichiarati illegali dalla Commissione elettorale centrale. In un successivo referendum tenutosi ad agosto, il 67,4 % dei votanti ha confermato la presidenza di Morales. Lo scoppio della violenza nel dipartimento di Pando in settembre (cfr. oltre) ha portato il presidente Morales a dichiarare lo stato di emergenza che è durato per più di due mesi.
La comunità internazionale, in particolare la recente Unione delle Nazioni sudamericane (UNASUR), ha svolto un importante ruolo nei tentativi di trovare un soluzione pacifica alla crisi politica. A ottobre, il Congresso ha approvato un testo rivisto per la nuova Costituzione. Il nuovo testo sarebbe stato sottoposto a referendum nazionale nel gennaio 2009.
Nonostante gli immutati elevati livelli di povertà, in particolare tra la popolazione indigena, vi sono stati sviluppi positivi nel campo dei diritti economici, sociali e culturali. Tali sviluppi comprendono programmi di miglioramento dell'istruzione e della frequenza scolastica, lotta alla malnutrizione, incremento degli alloggi popolari e sviluppo della previdenza sociale. Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, la Bolivia continua ad avere la più alta incidenza di mortalità materna del Sud America (pari all'incirca a 290 ogni 100.000 nati vivi).
Sono proseguiti gli attacchi di matrice razziale, verso organizzazioni e soggetti singoli impegnati a favore dei diritti delle popolazioni indigene boliviane e dei campesinos (contadini). Il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sui popoli indigeni ha espresso preoccupazione riguardo al persistente razzismo in Bolivia. Egli ha osservato che il linguaggio razzista impiegato da alcuni partiti politici, da funzionari dei governi regionali e da comitati civici e diffusi da alcuni media, aveva colpito le popolazioni indigene a tutti i livelli della società. Dopo la sua visita di giugno, la Commissione interamericana dei diritti umani ha espresso preoccupazione circa l'elevato numero di famiglie indigene guaraní nella zona di Chaco, che vivevano in quella che la Commissione ha descritto come uno stato di assoggettamento analogo alla schiavitù. Più di quaranta persone sono rimaste ferite in febbraio e aprile quando proprietari terrieri e gruppi di uomini armati hanno attaccato membri della popolazione guaraní a Santa Cruz durante il processo per fare chiarezza sui titoli inerenti i diritti di appartenenza delle terre tradizionali dei guaraní.
*A maggio, indigeni e campesinos sostenitori di Evo Morales sono stati assaliti da attivisti di un gruppo di opposizione, nella piazza principale di Sucre, dove sono stati picchiati, le loro camicie strappate, ed essi sono stati obbligati a bruciare i loro tradizionali abiti e le loro bandiere e a inneggiare slogan di critica verso il presidente.
*A settembre gli uffici di diverse ONG che lavorano per le comunità indigene e i campesinos sono stati attaccati in numerose città, compresa Santa Cruz. Attrezzature d'ufficio e documenti sono stati distrutti.
Diciannove persone, in maggioranza campesinos, sono stati uccisi a colpi d'arma da fuoco e altri 53 sono rimasti feriti, in seguito a un'escalation di violenza nel dipartimento di Pando a settembre. La violenza è scaturita nel contesto di una mobilitazione di gruppi di campesinos, l'11 settembre. Secondo quanto riferito, alcuni rappresentanti della prefettura e membri delle commissioni civiche sono stati anch'essi temporaneamente trattenuti dai campesinos.
I risultati delle indagini dettagliate svolte dall'UNASUR e dall'Ufficio nazionale del Difensore civico sulle uccisioni sono stati resi pubblici a novembre. Nel rapporto si afferma che la prefettura (opposta al governo) e le commissioni civiche avevano avuto un ruolo diretto nelle uccisioni, procurando veicoli e materiali per bloccare il passaggio dei campesinos e procurare rinforzi. Le indagini hanno inoltre evidenziato la mancata protezione nei confronti dei campesinos da parte delle forze di polizia. L'Ufficio del Difensore civico e l'UNASUR hanno concluso che le uccisioni costituivano crimini contro l'umanità.
Il 16 settembre, Leopoldo Fernández, prefetto del dipartimento di Pando, è stato arrestato su ordine del ministro del Governo e della Difesa Nazionale e a fine anno si trovava ancora in custodia. Sono state sollevate preoccupazioni riguardo alle accuse a carico di Leopold Fernández e al fatto che nessun altro fosse stato incriminato in relazione alle uccisioni.
Secondo l'Associazione nazionale della stampa, tra gennaio e ottobre sono stati registrati 96 casi di aggressione fisica e verbale contro la stampa. A settembre diversi mezzi di informazione filo-governativi sono stati attaccati da gruppi di studenti universitari e di giovani oppositori del governo. Sono state distrutte attrezzature e diversi i mezzi di informazione hanno sospeso le trasmissioni per timori sulla loro sicurezza.
*A febbraio, il giornalista Carlos Quispe Quispe di Radio Municipal Pucarani di La Paz, è morto dopo essere stato duramente picchiato da oppositori del sindaco, di posizione filo-governativa.
*A ottobre, circa 200 membri del filo-governativo Comitato civico popolare e il gruppo radicale Aymara, i "poncho rossi", hanno attaccato giornalisti fuori della prigione San Pedro a La Paz, dove il membro dell'opposizione ed ex prefetto Leopoldo Fernández era trattenuto in seguito alle uccisioni avvenute a Pando a settembre. Secondo alcuni testimoni, la polizia non è intervenuta a proteggere i giornalisti.
A ottobre, è stata presentata al governo degli Stati Uniti una richiesta di estradizione per l'ex presidente Gonzalo Sánchez de Lozada e due ex ministri, Carlo Sánchez Berzaín e Jorge Berindoague. Tutti erano accusati di coinvolgimento in genocidio per il loro ruolo nell'uccisione di 67 persone durante le manifestazioni a El Alto nel 2003. In Bolivia, diversi ex ministri e militari sono stati accusati a novembre di coinvolgimento nelle uccisioni. Tuttavia, sono state espresse preoccupazioni riguardo ai ritardi nell'inizio dei procedimenti giudiziari. A novembre sono stati emanati provvedimenti legislativi che, oltre a riconoscere la responsabilità dello Stato, prevedono risarcimenti per coloro che erano rimasti feriti durante gli scontri e per i familiari delle persone uccise.
Bolivia: Respect for human rights is fundamental to stop escalation of violence (AMR 18/002/2008)