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Brasile

Repubblica Federativa del Brasile

Capo di Stato e di governo: Luiz Inácio Lula da Silva
Pena di morte: abolizionista per i reati ordinari
Popolazione: 194,2 milioni
Speranza di vita: 71,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 32/24‰
Alfabetizzazione adulti: 88.6%

  1. Contesto
  2. Violenze nelle zone rurali e sgomberi forzati
  3. Diritti dei popoli indigeni
  4. Difensori dei diritti umani
  5. Polizia e forze di sicurezza
  6. Tortura e altri maltrattamenti
  7. Diritti delle donne
  8. Missioni e rapporto di Amnesty International

La società brasiliana ha continuato a presentare un profondo divario nel godimento dei diritti umani. La crescita economica e i progetti sociali sostenuti dal governo hanno contribuito a una certa riduzione delle disuguaglianze economiche. Tuttavia, nonostante i modesti miglioramenti nella riduzione della povertà, le disparità nella distribuzione dei redditi e della ricchezza si sono mantenute tra i più alti livelli della regione e le violazioni dei diritti umani subite dalle milioni di persone in permanente condizioni di povertà sono rimaste in larga parte senza risposta. Le comunità più povere hanno continuato a non avere accesso ai servizi, a vivere sulla propria pelle situazioni di elevata violenza fra bande, subendo sistematiche violazioni dei diritti umani da parte della polizia.

Le comunità urbane più emarginate hanno continuato a subire gli effetti di una protezione sociale insufficiente, politiche di sviluppo urbano discriminatorie e della mancanza di condizioni di sicurezza pubblica. In conseguenza di ciò, molte persone si sono trovate intrappolate nelle favelas o in abitazioni inadeguate, nella scomoda posizione di subire alternativamente il crimine violento o gli abusi della polizia.

Nelle zone rurali, i lavoratori senza terra e le popolazioni indigene hanno ricevuto intimidazioni e hanno subito minacce di violenza e di sgombero forzato. L'espansione del settore agro-industriale unitamente ai progetti di sviluppo pubblici e privati hanno rinvigorito decenni di discriminazione e di povertà nelle comunità agricole. I diritti costituzionali e i diritti umani di queste comunità sono stati regolarmente ignorati, sia per l'impossibilità di accesso alla giustizia e ai servizi sociali sia a causa della violenza e delle intimidazioni da parte di società di sicurezza private a difesa di potenti interessi economici.

Molti attivisti impegnati nella difesa dei diritti umani delle comunità più emarginate, fra cui avvocati, sindacalisti e leader di comunità, sono stati criminalizzati dalle autorità e hanno ricevuto minacce da parte di coloro che vedevano i propri interessi messi in pericolo.

Contesto

Nel mese di ottobre in tutto il Brasile si sono svolte elezioni municipali generali. A Rio de Janeiro, dove gruppi para-polizieschi (noti come milícias), formati da ex agenti di polizia o da poliziotti, pompieri e soldati fuori servizio, e bande di narcotrafficanti controllavano gran parte della città, la situazione era così instabile che è stato impiegato l'esercito per garantire la sicurezza dei candidati. A novembre le inondazioni hanno devastato parte dello Stato di Santa Catarina, causando oltre 100 morti e lasciando più di 30.000 persone senza tetto.

La corruzione ha continuato a deteriorare sia la gestione dei servizi pubblici sia l'accesso alla giustizia. Nel mese di maggio un'indagine della polizia federale ha smascherato un sistema che dirottava fondi pubblici del Banco brasiliano dello sviluppo per incarichi contrattati dalle amministrazioni locali negli Stati di São Paulo, Rio, Paraíba e Rio Grande do Norte. A dicembre, nel contesto di un'altra indagine per corruzione nello Stato di Espírito Santo, la polizia federale ha arrestato il presidente del Tribunale supremo dello Stato, insieme a giudici, avvocati e un membro della Procura, per il presunto coinvolgimento nella compravendita di sentenze giudiziarie.

Il lungo periodo di impunità registrato dal Brasile per i crimini compiuti dal regime militare (1964-1985) ha subito una prima seria battuta d'arresto. A luglio il ministro della Giustizia Tarso Genro ha riaperto il dibattito, affermando che la tortura non era un reato politico e pertanto non rientrava nella legge di amnistia del 1979. Le sue affermazioni sono state respinte dal ministro della Difesa e da membri delle forze armate. A ottobre l'Ordine brasiliano degli avvocati ha chiesto alla Corte suprema di pronunciarsi sull'interpretazione della legge di amnistia.

A ottobre, il colonnello in congedo dell'esercito Carlos Alberto Brilhante Ustra è stato la prima persona a essere giudicata colpevole in una causa civile di tortura durante il governo militare. In modo contraddittorio, avvocati del governo federale hanno annunciato che avrebbero difeso il colonnello Ustra e un altro imputato, l'ex colonnello Audir dos Santos Maciel in una causa civile separata, con la motivazione che la legge di amnistia li avrebbe esentati dall'incriminazione.

In ambito internazionale, in aprile il Brasile ha presentato un rapporto al nuovo sistema di controllo del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, la Revisione periodica universale. Il governo federale ha accettato le raccomandazioni del Consiglio, che includevano l'adozione di misure per ridurre l'uso eccessivo della forza da parte della polizia, migliorare le condizioni nel sistema carcerario, e garantire la protezione per i difensori dei diritti umani. La proposta di adeguare la legislazione brasiliana allo Statuto di Roma della Corte penale internazionale a fine anno era in attesa di ratifica da parte del Senato e della Camera dei deputati.

Violenze nelle zone rurali e sgomberi forzati

Si sono registrate continue violenze nei confronti dei lavoratori senza terra, spesso compiute da società di sicurezza private, lasciate pressoché libere di muoversi al di fuori di ogni regola, ingaggiate dai proprietari terrieri, o da milizie illegali. Si sono ripetuti sgomberi forzati, in molti casi nella totale mancanza di rispetto della legge. Vi sono stati tentativi di criminalizzare i movimenti che sostengono i senza terra nei loro sforzi di difendere la terra e la riforma agraria.

Nello Stato di Rio Grande do Sul la procura e la polizia militare hanno aperto un fascicolo che raccoglie numerose accuse nei confronti di membri del Movimento dei lavoratori rurali senza terra (Movimento dos trabalhadores rurais sem terra - MST), definite da quest'ultimo come un tentativo di limitare le proprie attività e di criminalizzare i suoi membri. Il dossier, che comprendeva accuse di legami del MST con gruppi terroristici internazionali, è stato usato a sostegno delle richieste legali di sgomberi, diversi dei quali sono stati eseguiti dalla polizia attraverso un uso eccessivo della forza.

Nello Stato di Paraná, milizie armate illegali legate ai proprietari terrieri hanno continuato ad aggredire lavoratori senza terra.

*L'8 marzo, 15 uomini armati hanno fatto irruzione in un insediamento di 35 famiglie a Terra Livre, Ortigueira, minacciando i bambini, colpendo donne e uomini e dando fuoco alle loro cose. Sette degli uomini armati sono stati successivamente arrestati. Tre settimane più tardi, due uomini incappucciati hanno ucciso a colpi d'arma da fuoco, davanti alla moglie e i figli, il dirigente locale del MST di Terra Livre, Eli Dallemore.

*L'8 maggio, uomini armati hanno invaso con trattori ed escavatori i campi di 150 famiglie vicino a Cascavel, sparando e distruggendo i raccolti, una scuola e una chiesa. Gli uomini armati hanno ingaggiato un conflitto a fuoco con la polizia prima di arrendersi. Dieci persone sono state arrestate in relazione a questa aggressione.

Lo Stato di Parà ha continuato a registrare il più alto numero di minacce e uccisioni nei confronti di attivisti per la terra; pressoché nessuno è stato chiamato a risponderne di fronte alla giustizia.

*Nel mese di maggio, il nuovo processo a carico di Vitalmiro Bastos de Moura per l'omicidio dell'ambientalista e attivista della terra Suor Dorothy Stang avvenuto nel febbraio 2005, si è concluso con la sua assoluzione e rilascio. Un precedente processo lo aveva condannato a 30 anni di carcere. L'assoluzione è stata ampiamente condannata, fra altri, anche dal presidente Lula e da funzionari governativi. La pubblica accusa è ricorsa in appello, e a fine anno il caso era ancora in corso.

Diritti dei popoli indigeni

Le popolazioni indigene impegnate nella lotta per i loro diritti costituzionali alle terre ancestrali hanno continuato a subire uccisioni, violenze, intimidazioni, discriminazioni, sgomberi forzati e altre violazioni dei diritti umani, che spesso li hanno fatti sprofondare in condizioni di sempre più pesante povertà. I ritardi nelle decisioni giudiziarie hanno contribuito alla persistente violenza contro le popolazioni indigene. Dopo la sua visita in Brasile in agosto, il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sui popoli indigeni ha criticato «la persistente discriminazione che pervade la creazione di politiche, l'offerta di servizi e l'amministrazione della giustizia» che «ha talmente infestato parte della società da sfociare in violenza».

Nel mese di maggio, uomini incappucciati hanno sparato e tirato bombe incendiarie contro un gruppo di indigeni nella riserva Raposa Serra do Sol nello Stato di Roraima, ferendo 10 persone. Gli attacchi sono stati attribuiti a coltivatori di riso su vasta scala che continuavano a occupare illegalmente le terre indigene sancite ufficialmente dal presidente Lula nel 2005. Gli sforzi della polizia federale per far sgomberare gli agricoltori sono stati bloccati da un controverso appello da parte del governo statale alla Corte Suprema sulla legalità del processo di demarcazione. Nonostante nel mese di dicembre otto degli 11 giudici della Corte Suprema abbiano votato per confermare la demarcazione originale di Raposa Serra do Sol, la sentenza finale è stata posticipata al 2009 dopo che uno dei giudici aveva richiesto tempo per ulteriori riflessioni.

*Nello Stato di Pernambuco, ad agosto, Mozeni Araújo de Sá, un leader indigeno truká, è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco in un'affollata via della città di Cabrobó. Era un testimone chiave nel caso dell'uccisione di altri due membri del popolo truká, assassinati durante le feste della comunità nel giugno 2005. Era anche candidato alle elezioni locali. Il killer è stato arrestato e a fine anno era in attesa di processo.

Difensori dei diritti umani

In tutto il Paese, i difensori dei diritti umani hanno continuato a essere oggetto di minacce, intimidazioni e aggressioni.

*A gennaio, a Rio de Janeiro, João Tancredo, presidente dell'Istituto dei difensori dei diritti umani, è sopravvissuto a un attentato che ha visto la sua auto blindata colpita da quattro proiettili. Egli stava tornando da un incontro con gli abitanti della favela Furquim Mendes, dove aveva raccolto denunce contro un agente di polizia conosciuto come "il predatore", accusato di aver ucciso cinque persone in quella comunità.

Il Pará è rimasto lo Stato con il maggior numero di difensori dei diritti umani a rischio. Secondo il programma per la protezione dei difensori dei diritti umani dello Stato del Pará, erano almeno 50 i difensori a rischio, meno 10 dei quali ricevevano protezione adeguata.

Polizia e forze di sicurezza

Il sistema giudiziario penale brasiliano ha continuato a essere caratterizzato da negligenza, discriminazione e corruzione. Nonostante vi sia stata una diminuzione del numero complessivo degli omicidi, le comunità più povere nei centri urbani e nelle piccole città dell'interno hanno continuato a registrare alti livelli di crimini violenti e omicidi. Elementi appartenenti alle forze di sicurezza e di polizia sono risultati coinvolti in squadroni della morte, milícias o attività criminali.

Vi è stato un limitato progresso nel Programma nazionale di sicurezza pubblica e cittadinanza (Programa Nacional de Segurança Pública com Cidadania - PRONASCI) volto alla prevenzione del crimine e all'inclusione sociale nei centri urbani più violenti del Brasile, mentre solo alcuni Stati avevano avviato progetti di finanziamento in merito.

***Rio de Janeiro

Le autorità statali hanno continuato a sostenere la linea dura nelle attività di controllo, attraverso operazioni su vasta scala che hanno visto il dispiegamento di un gran numero di agenti, veicoli blindati ed elicotteri in incursioni nelle favelas della città. Sei persone sono state uccise in un'operazione nelle favelas Jacarezinho e Mangueira a gennaio. Nel mese di aprile, due operazioni, una nelle favelas Coréia e Vila Aliança, l'altra a Vila Cruzeiro, hanno causato 20 morti; almeno sette abitanti sono stati uccisi da pallottole vaganti. Altre 10 persone sono state uccise ad agosto durante un'operazione a Duque de Caxias, nella Baixada Fluminense.

Sebbene il numero degli omicidi nella città di Rio de Janeiro sia diminuito rispetto al 2007, la percentuale delle uccisioni da parte della polizia registrate come «atti di resistenza» è stata pari all'incirca una su sette del numero complessivo di uccisioni registrato tra gennaio e ottobre. Si sono continuate a registrare uccisioni compiute da poliziotti fuori servizio. Indagini della polizia civile hanno rivelato che 12 agenti di polizia, fra cui due appartenenti alla squadra operativa speciale (Batalhão de Operações Especiais - Bope), erano stati assoldati come killer. Sono continuate anche le intimidazioni contro chi si opponeva alla criminalità organizzata. Almeno 17 pubblici ufficiali, fra i quali tre giudici, sette procuratori, cinque capi della polizia e un deputato statale, hanno ricevuto minacce di morte dalle milícias e da bande criminali. A fine anno molti erano sotto protezione della polizia.

Nel mese di giugno il parlamento ha avviato un'inchiesta sul ruolo delle milícias, che si riteneva avessero il controllo di circa 170 favelas. Essa aveva fatto seguito alla notizia secondo cui le milícias che controllavano la favela di Batan, nella zona occidentale di Rio de Janeiro, avevano sequestrato e torturato tre reporter del quotidiano O Dia e un abitante della favela. L'inchiesta ha rivelato una rete di racket di protezione, manipolazioni elettorali, violenza e corruzione, che si estendeva fino al cuore delle istituzioni statali, con estesi collegamenti fra agenti di polizia corrotti, milícias e politici statali e comunali. A seguito dell'inchiesta, diversi uomini chiave delle milícias sono stati arrestati, compreso un deputato statale.

*Ad agosto, uomini a volto coperto ritenuti collegati a gruppi paramilitari hanno ucciso a colpi d'arma da fuoco sette abitanti della favela di Barbante, fra cui un negoziante locale, il quale si era rifiutato di pagare la "tassa" alle milícias.

***São Paulo

Nonostante si sia registrata una diminuzione del numero globale di omicidi, le statistiche ufficiali relative alle uccisioni compiute dalla polizia militare dello Stato di São Paulo sono lievemente aumentate nel periodo compreso tra gennaio e settembre a 353, rispetto alle 325 registrate nel medesimo arco di tempo del 2007. Contemporaneamente, si è avuta notizia di omicidi plurimi. Squadroni della morte con legami con la polizia hanno continuato ad agire nella periferia della città di São Paulo.

*Fra aprile e ottobre, cinque cadaveri decapitati sono stati trovati abbandonati a Itapecerica da Serra. La polizia civile stava indagando sul possibile coinvolgimento di uno squadrone della morte conosciuto come "The Highlanders", formato presumibilmente da 10 agenti della polizia militare.

***Il Nord-Est

Nel rapporto su una sua visita in Brasile nel novembre 2007, il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie ha affermato che «la procura di Pernambuco stimava che circa il 70% degli omicidi nello Stato di Pernambuco erano stati commessi da squadroni della morte» e che secondo una commissione parlamentare federale d'inchiesta «l'80% dei reati compiuti da gruppi di sterminio coinvolgevano poliziotti o ex poliziotti».

A Macéio, nello Stato di Alagoas, la popolazione era lasciata alla mercé delle bande legate al traffico di droga.

*A Benedito Bentes, un quartiere povero alla periferia di Macéio, i leader della comunità e il sindaco eletto sono stati ripetutamente minaccianti da bande di narcotrafficanti locali. A novembre i trafficanti hanno ordinato il coprifuoco, chiudendo anche la scuola e l'associazione dei residenti locali, dopo una sparatoria che aveva causato due morti e sei feriti.

Tortura e altri maltrattamenti

Nonostante numerose iniziative del governo, fra cui la ratifica del Protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura, l'uso della tortura da parte degli agenti delle forze dell'ordine è rimasto diffuso durante le fasi dell'arresto, gli interrogatori e la detenzione. Rari sono stati i casi di denuncia, indagine e azione giudiziaria ai sensi della legge sulla tortura del 1997.

*Nello Stato di Piauí due ufficiali del 4° battaglione di polizia militare della città di Picos sono stati accusati di aver torturato due giovani che avevano arrestato a ottobre perché sospettati di furto. I due erano stati percossi sui genitali e sulla schiena. Un esame medico aveva evidenziato un forte edema ai testicoli ed estese contusioni. A fine anno, due membri della polizia militare erano sotto processo e il comandante del battaglione era stato rimosso dall'incarico in attesa dei risultati delle indagini.

Molti centri di detenzione sono risultati di fatto controllati al loro interno da bande criminali e i detenuti sono stati spesso sottoposti a torture e maltrattamenti e talvolta uccisi dalle guardie o da altri detenuti. Alcuni Stati hanno continuato ad applicare un sistema di isolamento prolungato nelle carceri di massima sicurezza, in violazione degli standard internazionali.

*A settembre, tre reclusi sono stati trovati uccisi a coltellate nel penitenziario Paulo Sarasate a Fortaleza, nello Stato di Ceará. Altri due sono bruciati vivi nelle loro celle a novembre. Il totale dei carcerati uccisi nei centri di detenzione nel corso dell'anno era di 18 persone. Le autorità hanno attribuito le cause a conflitti fra bande rivali nelle carceri.

Con una decisione storica, il Procuratore generale ha rivolto una richiesta alla Corte suprema federale, richiedendo l'intervento federale nello Stato di Rondônia per prevenire le sistematiche violazioni compiute nel centro di detenzione José Mário Alves, conosciuto come Urso Branco. La richiesta arrivava dopo otto anni di rapporti da parte di ONG nazionali e locali, di Global Justice e della Commissione giustizia e pace in merito a violazioni che comprendevano esecuzioni sommarie e tortura.

Si sono avute continue notizie di maltrattamenti e abusi nel sistema carcerario minorile.

*A luglio, nel complesso carcerario di Fundação CASA (Centro de atendimento socioeducativo adolescente) di São Paulo, detenuti nell'ala Franco da Rocha hanno affermato che in seguito a una rivolta, erano stati rinchiusi nelle loro celle e percossi con bastoni, pezzi di legno ricoperti di chiodi, sbarre di ferro e una zappa.

*A novembre, nel complesso carcerario DEGASE (Departamento geral de ações socio educativas) di Rio de Janeiro, un ragazzo di 17 anni è morto per ferite alla testa riportate nel centro di detenzione Educandário Santo Expedito di Bangu. Testimoni hanno riferito che il ragazzo era stato picchiato dalle guardie. Sul caso è stata aperta un'indagine della polizia.

Diritti delle donne

Le donne hanno continuato a subire violenza e sopraffazioni. Le sopravvissute a tali abusi residenti nelle comunità più povere non hanno potuto disporre dei servizi di base e hanno avuto limitato accesso alla giustizia. Spesso i loro contatti con il sistema giudiziario hanno avuto come risultato maltrattamenti e minacce.

Le donne residenti in comunità dominate da bande criminali o milícias hanno dovuto affrontare sopraffazioni con scarse prospettive di risarcimento.

*Nel mese di agosto, uno studio sulle milícias realizzato dall'Università statale di Rio de Janeiro ha documentato il trattamento subito da una donna accusata di infedeltà a Bangu, un quartiere controllato dalle milícias: la donna era stata spogliata davanti alla sua casa, le era stato rasato il capo ed era stata costretta a camminare nuda per la favela.

Il numero di donne detenute è continuato ad aumentare. I dati diffusi dal Depen, Dipartimento nazionale per le carceri, ha mostrato un incremento del 77% della popolazione penitenziaria femminile negli ultimi otto anni, una percentuale di aumento maggiore rispetto agli uomini. Le donne in carcere hanno continuato a subire maltrattamenti, sovraffollamento, assistenza inadeguata in caso di parto e mancanza di servizi di assistenza per i figli.

Missioni e rapporto di Amnesty International

Delegati di Amnesty International hanno visitato il Brasile a maggio e novembre. Ad aprile hanno osservato la presentazione del Brasile alla Revisione periodica universale.

Brazil: Picking up the pieces - Women's experience of urban violence in Brazil (AMR 19/001/2008)