1. Contenuto della pagina
  2. Menu principale di navigazione
  3. Menu di sezione
Vai alla pagina iniziale
Testata per la stampa
  1. contattaci
  2. Utilizza la tecnologia RSS per rimanere sempre aggiornato
  3. amnesty.org
 


ricerca avanzata

Contenuto della pagina

Ciad

Repubblica del Ciad

Capo di stato: Idriss Déby Itno
Capo di governo: Youssouf Saleh Abbas (subentrato a Nouradine Delwa Kassiré Koumakoye ad aprile)
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 11,1 milioni
Speranza di vita: 50,4 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 195/180‰
Alfabetizzazione adulti: 25,7%

  1. Contesto
  2. Conflitto armato - attacco a N'Djamena
  3. Sparizioni forzate
  4. Arresti e detenzioni arbitrarie
  5. Uso eccessivo della forza
  6. Esecuzioni extragiudiziali
  7. Violenza contro donne e ragazze
  8. Sgomberi forzati
  9. Profughi e sfollati
  10. Pena di morte
  11. Bambini-soldato
  12. Libertà di espressione - giornalisti
  13. Difensori dei diritti umani
  14. Violazioni da parte di gruppi armati
  15. Missioni e rapporti di Amnesty International

Centinaia di civili sono rimasti uccisi o feriti durante due giornate di combattimenti occorsi in febbraio tra l'esercito ciadiano e una coalizione di gruppi di opposizione armata. Oltre 50.000 civili hanno lasciato il Paese.

Civili sono rimasti vittime di sparizioni forzate, e alcuni sono stati arrestati illegalmente, detenuti in modo arbitrario e torturati o altrimenti maltrattati. Giornalisti e difensori dei diritti umani sono stati oggetto di intimidazioni e vessazioni. Minorenni sono stati rapiti e reclutati come soldati. Nell'est del Paese la situazione relativa alla sicurezza è rimasta altamente aleatoria.

Migliaia di persone sono state sfrattate con la forza dalle loro abitazioni senza previa consultazione e senza che fosse loro fornita una sistemazione alternativa o forma di risarcimento.

Contesto

Il 14 febbraio, il presidente Déby ha dichiarato lo stato di emergenza, limitando drasticamente le libertà di movimento e di espressione. Il decreto è stato prorogato il 29 febbraio fino al 15 marzo. Il 15 aprile, il presidente Déby ha nominato un governo a guida del primo ministro Youssouf Saleh Abbas. Il 23 aprile, quattro membri dell'opposizione sono stati nominati ministri.

Il Ciad e il Sudan si sono accusati a vicenda di sostenere i rispettivi oppositori. A maggio il Ciad ha chiuso il proprio confine con il Sudan, e quest'ultimo ha interrotto le relazioni diplomatiche con il Ciad. A novembre, in seguito alla mediazione della Libia, i due governi hanno ripristinato i rapporti diplomatici.

Nell'est del paese sono proseguiti sporadici combattimenti tra le forze governative e i gruppi armati ciadiani, così come è continuata la violenza intercomunitaria principalmente tra i gruppi etnici tama e zaghawa. L'insicurezza, caratterizzata da stupri e uccisioni, ha segnato la popolazione. Il personale umanitario internazionale operante nella regione si è trovato esposto ad atti di banditismo, come dirottamenti d'auto e rapine armate.

Il Ciad orientale ha ospitato oltre 290.000 profughi provenienti dalla regione sudanese del Darfur e oltre 180.000 sfollati interni. I campi profughi e sfollati sono stati utilizzati dai gruppi armati ciadiani e sudanesi per reclutare combattenti. Sono pervenute notizie di armi vendute all'interno dei campi profughi e siti ospitanti sfollati nell'est del Paese.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha esteso al 15 marzo 2009 il mandato della Missione delle Nazioni Unite nella Repubblica Centrafricana e nel Ciad (MINURCAT). A fine anno, la MINURCAT aveva rappresentanti a N'Djamena, Ciad orientale e Bangui nella Repubblica Centrafricana. Il dispiegamento del contingente ciadiano addestrato dalla MINURCAT ha avuto inizio a settembre. Il mandato dell'operazione militare dell'Unione Europea nota come EUFOR nel Ciad orientale e nella Repubblica Centrafricana è stato prorogato al marzo 2009.

Il 31 marzo, il presidente Déby ha graziato sei membri dell'ente di beneficenza L'Arche de Zoé (L'Arca di Zoe), i quali nel 2007 erano stati giudicati colpevoli del rapimento di 103 bambini. Un tribunale di N'Djamena li aveva condannati a otto anni di carcere ai lavori forzati. Furono trasferiti in Francia, dove una sentenza di tribunale decretò che la condanna ai lavori forzati non poteva essere applicata ai sensi della legge francese, trasformandola in una pena a otto anni di reclusione. A ottobre, il Ciad ha chiesto alla Francia di risarcire le famiglie dei bambini, ma a fine anno nessuno aveva ricevuto alcun indennizzo francese.

Conflitto armato - attacco a N'Djamena

Il 31 gennaio, gruppi di opposizione armata hanno lanciato una importante offensiva su N'Djamena. Per due giornate la città è stata teatro di pesanti combattimenti. Almeno 700 civili sono rimasti uccisi e altre centinaia feriti. Oltre 50.000 persone sono fuggite nel vicino Camerun. L'attacco è stato condotto da una coalizione di tre gruppi armati: l'Unione delle forze per la democrazia e lo sviluppo (Union des forces pour la Démocratie et le Développement - UFDD), l'Unione delle forze per la democrazia e lo sviluppo-fondamentali (Union des forces pour la Démocratie et le Développement-Fondamentale - UFDD-Fondamentale), e il Raggruppamento delle forze per il cambiamento (Rassemblement des Forces pour le Changement - RFC).

A settembre è stato reso pubblico il rapporto di una Commissione nazionale d'inchiesta istituita su nomina governativa allo scopo di indagare la violenza. Nel rapporto si concludeva che la maggior parte delle violazioni dei diritti umani erano state commesse dopo che i gruppi armate avevano lasciato la città e si raccomandava l'istituzione di un comitato di follow-up con il compito di dare attuazione alle raccomandazioni stesse. A settembre il presidente Déby ha istituito il suddetto comitato formato unicamente da ministri del governo. Organizzazioni della società civile hanno invocato un comitato maggiormente indipendente.

Sparizioni forzate

Le autorità si sono rifiutate di rivelare la localizzazione di alcuni uomini scomparsi dopo il loro arresto per mano delle forze governative.

*Della sorte e localizzazione di oltre 14 ufficiali dell'esercito e civili arrestati nell'aprile 2006 perché sospettati di coinvolgimento nell'attacco a N'Djamena del 2006 non si è più saputo nulla.

*Sei membri del gruppo etnico tama arrestati a Guéréda nel novembre 2007 continuavano a risultare scomparsi. Harun Mahamat, sultano del dipartimento di Dar Tama, il quale era stato arrestato assieme ai sei uomini, è stato rilasciato il 3 maggio dopo essere stato tradotto in una struttura militare di N'Djamena.

*La Commissione nazionale di inchiesta non è stata in grado di stabilire la localizzazione del leader dell'opposizione Ibni Oumar Mahamat Saleh, il quale era stato arrestato dalle forze governative il 3 febbraio. Essa ha dedotto che potesse essere morto.

Arresti e detenzioni arbitrarie

Personale della sicurezza e soldati hanno arrestato e detenuto civili, in particolare in seguito all'attacco a N'Djamena.

*Tre leader dell'opposizione, l'ex presidente Lol Mahamat Choua, Ngarlegy Yorongar e Ibni Oumar Mahamat Saleh, sono stati arrestati il 3 febbraio. Lol Mahamat è stato in seguito rilasciato e Ngarlegy Yorongar è ricomparso in Camerun. Ibni Oumar Mahamat Saleh risultava scomparso (v. sopra).

Uso eccessivo della forza

Le forze di sicurezza hanno impiegato forza eccessiva e indebitamente letale contro civili.

*Almeno 68 seguaci dello sceicco Ahmet Ismael Bichara e quattro gendarmi sono stati uccisi il 29 giugno a Kouno, quando gendarmi hanno aperto indiscriminatamente il fuoco mentre tentavano di arrestare lo sceicco il quale, stando alle fonti, aveva minacciato di lanciare una jihad. Egli è stato in seguito arrestato assieme a cinque suoi assistenti e trasferito in un centro di detenzione a N'Djamena.

Esecuzioni extragiudiziali

Forze governative hanno compiuto esecuzioni extragiudiziali sull'onda dell'attacco a N'Djamena. Alcuni cadaveri, compreso quello di Adam Bachir Abeldielil, sono stati rinvenuti lungo le rive del fiume Chari. Analoghe uccisioni sono state riportate nell'est del Paese. Il governo non ha intrapreso alcuna iniziativa per assicurare alla giustizia i sospetti responsabili delle uccisioni.

*Doungous Ngar è stato arrestato dalle forze di sicurezza il 5 febbraio e il giorno successivo il suo cadavere è stato rinvenuto presso l'obitorio di un ospedale di N'Djamena. Egli era stato arrestato sul posto di lavoro da soldati i quali lo accusavano di aver rubato una motocicletta e, legatolo mani e piedi, lo avevano caricato su un veicolo militare.

*Adam Hassan e Bineye Mahamat, due negozianti di Farcha, un sobborgo di N'Djamena, sono stati arrestati il 23 febbraio da soldati che li accusavano di sostenere l'opposizione armata. Essi sono stati picchiati e gettati a bordo del veicolo dei militari. I loro corpi sono stati trovati sulle rive del fiume Chari.

Violenza contro donne e ragazze

Ragazze e giovani donne hanno continuato a essere vittime di stupri e altre forme di violenza sessuale. Ragazze sfollate sono state stuprate quando si avventuravano al di fuori dei campi. Nel periodo successivo all'attacco a N'Djamena sono stati riportati alcuni stupri da parte di soldati ciadiani, spesso nel contesto della perquisizione di abitazioni in cerca di armi e di saccheggi di beni.

È continuata la pratica della mutilazione genitale femminile e sono stati imposti matrimoni forzati, anche nei campi profughi e sfollati.

*Il 21 maggio, una donna di 55 anni madre di cinque figli è stata stuprata da tre soldati governativi che facevano la guardia a un punto di incrocio di una trincea scavata nei dintorni di N'Djamena per proteggere la città dall'attacco armato. La donna è in seguito fuggita in Camerun per evitare lo stigma sociale.

Sgomberi forzati

Il governo ha ordinato la demolizione di migliaia di abitazioni a N'Djamena, lasciando decine di migliaia di persone senzatetto, in seguito a decreto presidenziale del 22 febbraio. Il consiglio comunale di N'Djamena ha sostenuto che le case distrutte erano state costruite senza autorizzazione su terreno demaniale. Il governo non ha provveduto a consultarsi prima con i proprietari né ha offerto loro una sistemazione alternativa o una forma di risarcimento.

Profughi e sfollati

A fine anno, il Ciad ospitava all'incirca 250.000 profughi dal Darfur in 12 campi. Oltre 13.000 profughi sono entrati nel Paese durante l'anno, in fuga dal conflitto in Sudan. Gli sfollati ciadiani si attestavano a oltre 180.000. Circa 50.000 profughi della Repubblica Centrafricana continuavano a vivere nel Ciad meridionale.

Pena di morte

Ad agosto, un giudice ciadiano ha ritenuto colpevoli, condannandoli a morte, l'ex presidente in esilio Hissène Habré e 11 leader dell'opposizione armata, tra cui Timane Erdimi, leader del raggruppamento delle forze per il cambiamento, e Mahamat Nouri, leader dell'Alleanza Nazionale. La corte li ha giudicati colpevoli in contumacia per crimini contro «l'ordine costituito, l'integrità territoriale e la sicurezza» del Ciad.

Bambini-soldato

Sia l'esercito ciadiano sia i gruppi armati hanno continuato a reclutare e impiegare bambini-soldato. Secondo le Nazioni Unite, l'esercito ciadiano contava tra i 7.000 e i 10.000 bambini arruolati in gruppi armati.

Nell'est del Paese, gruppi armati sudanesi, i Toro Boro e il Movimento giustizia ed eguaglianza, hanno reclutato bambini dei campi profughi. Anche il Fronte unito per il cambiamento democratico ciadiano (Front uni pour le changement démocratique) ha reclutato bambini dei campi profughi e sfollati.

Libertà di espressione - giornalisti

Giornalisti hanno continuato a essere oggetto di intimidazioni, vessazioni e arresti. I giornalisti che si erano occupati della cronaca del conflitto in corso nell'est del Paese o delle relazioni con il Sudan sono stati accusati di essere «nemici dello Stato».

Non sono state tollerate critiche nei confronti delle autorità, e alcuni giornalisti sono stati costretti a lasciare il Paese. Durante lo stato di emergenza, un decreto presidenziale ha limitato la libertà di espressione e ha aumentato le pene in cui potevano incorrere i giornalisti. Il decreto è rimasto in vigore anche dopo la fine dello stato di emergenza a marzo.

*Il 16 gennaio, la polizia ha arrestato Maji-maji Oudjitan, direttore della programmazione della stazione radiofonica FM Liberté, chiudendo la stessa. La radio è stata riaperta il 27 maggio per ordine del nuovo primo ministro. Il direttore generale della stazione, Djekourninga Kaoutar Lazare, è rimasto detenuto dal 16 al 22 gennaio.

*Il 16 febbraio, Sonia Roley, corrispondente per Radio France Internationale (RFI) e unica giornalista estera rimasta nel Paese ha visto revocato il suo accredito, fatto che l'ha costretta a lasciare il Ciad.

Difensori dei diritti umani

Difensori dei diritti umani hanno subito minacce, attacchi e arresti.

*Il 28 luglio il ministro degli Affari Interni ha ordinato la chiusura dell'Associazione ciadiana delle vittime della repressione e criminalità politica. Il 31luglio, il presidente dell'associazione, Clément Abaïfouta, è stato arrestato, accusato di incitamento all'odio etnico, falsificazione e impiego di documenti contraffatti. È stato rilasciato il 1° agosto ma ha continuato a subire vessazioni.

*Deouzoumbé Daniel Passalet, presidente di Human Rights without Borders, è stato arrestato il 9 gennaio dopo che aveva commentato la sparizione forzata di un funzionario governativo. A febbraio è entrato in clandestinità.

Violazioni da parte di gruppi armati

Nel Ciad orientale, diversi gruppi armati ciadiani e sudanesi hanno commesso nei confronti di civili uccisioni, stupri, reclutamento di bambini e rapimenti a scopo di riscatto. Hanno inoltre attaccato operatori umanitari.

Uccisioni illegali di civili nell'est del Paese da parte di gruppi armati sono continuati per tutto l'anno. persone sono state inoltre uccise nel contesto di scontri intercomunitari, specialmente tra membri dei gruppi etnici tama e zaghawa. Molte delle uccisioni hanno avuto luogo ad aprile, in particolare a Guéréda.

A luglio a Kerfi, nel Ciad orientale sono scoppiate violenze tra i gruppi etnici moro e dadjo. Un alto funzionario di etnia moro è rimasto ucciso negli scontri e migliaia di dadjo sono stati costretti a fuggire dalla zona.

*Ad aprile, Ramadan Djom, un autista di Save The Children UK, è stato ucciso da uomini armati vicino al confine con il Sudan. Il 1° maggio, Pascal Marlinge, direttore dell'organizzazione nel Paese, è stato ucciso da uomini armati tra Farchana e Hajir Hadid, vicino al confine sudanese.

Si sono avuti casi di bambini rapiti da banditi armati a scopo di riscatto, e uccisi nel caso in cui i loro genitori non riuscissero a pagare.

Missioni e rapporti di Amnesty International

Delegati di Amnesty International hanno visitato il Ciad a maggio.

Double misfortune: The deepening human rights crisis in Chad (AFR 20/007/2008)

Chad: Security forces shot 68 people in an attempt to arrest a Muslim spiritual leader (AFR 20/006/2008)