Capo di Stato e di governo: Álvaro Uribe Vélez
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 46,7 milioni
Speranza di vita: 72,3 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 29/22‰
Alfabetizzazione adulti: 92,8%
Molte centinaia di migliaia di persone hanno continuato a essere colpite dal conflitto armato interno in corso. I civili sono stati le principali vittime del conflitto, con popolazioni indigene, afrodiscendenti e campesinos (contadini) maggiormente a rischio; molte vivevano in zone di interesse economico e strategico per le parti in lotta. Tutte le parti in conflitto, dalle forze di sicurezza, ai paramilitari e ai gruppi della guerriglia, si sono rese responsabili di diffuse e sistematiche violazioni dei diritti umani dei diritti umani e violazioni del diritto internazionale umanitario. Mentre alcuni indicatori sullo stato dei diritti umani connessi alla violenza del conflitto, come i sequestri e la presa di ostaggi, hanno continuano a migliorare, altri sono peggiorati. Si è verificato un peggioramento della situazione dello sfollamento interno e un incremento di minacce nei confronti di difensori dei diritti umani e di uccisioni di sindacalisti. Le uccisioni di civili da parte delle forze di sicurezza sono diminuite per la prima volta dopo diversi anni, rimanendo tuttavia numerose. I paramilitari hanno continuato a essere attivi, nonostante le affermazioni contrarie del governo. L'uccisione di decine di giovani da parte dell'esercito ha condotto alla destituzione di membri dell'esercito e alle dimissioni forzate del comandante in capo dell'esercito, generale Mario Montoya. Diversi ostaggi di alto profilo hanno riacquistato la libertà dopo anni di prigionia nelle mani delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia - FARC), ma centinaia di persone rimanevano in ostaggio delle FARC e dell'Esercito di liberazione nazionale (Ejército de Liberacion Nacional - ELN). Le FARC sono state nuovamente ritenute responsabili di attentati dinamitardi in zone urbane. Si sono avuti progressi nelle inchieste giudiziarie in casi emblematici inerenti i diritti umani, sebbene l'impunità sia rimasta un grave problema. L'estradizione di leader paramilitari negli Stati Uniti con l'accusa di traffico di droga ha indebolito le indagini riguardanti i diritti umani in Colombia.
Nel periodo di 12 mesi terminato nel mese di giugno 2008, più di 1.492 civili sono stati uccisi nel conflitto e più di 182 persone sono state vittime di sparizioni forzate, paragonate al precedente periodo di 12 mesi, quando i dati erano rispettivamente di 1.348 e di 119.
*Il 26 maggio, un indigeno, Oscar Dogirama Tequia, è stato ucciso dalle FARC nella municipalità di Ríosucio, dipartimento del Chocó. Era stato accusato di essere un informatore dell'esercito.
A ottobre, a seguito di manifestazioni di massa della popolazione indigena nel dipartimento del Cauca, nel contesto delle proteste nazionali a sostegno del loro diritto alla terra e contro le violazioni dei diritti umani, sono giunte segnalazioni di uso eccessivo della forza da parte della polizia antisommossa (ESMAD) e di ricorso a violenze da parte di alcuni dei manifestanti. Decine di dimostranti e membri delle forze di sicurezza sono rimasti feriti mentre, stando alle notizie, diversi dimostranti hanno perso la vita. In tutto il Paese si è avuta un'ondata di uccisioni e minacce contro leader indigeni, afrodiscendenti e comunità di campesinos, alcuni dei quali erano impegnati in campagne per i diritti della terra.
*Il 16 dicembre, soldati dell'esercito hanno sparato mortalmente a Edwin Legarda, marito della leader indigena Aída Quilcué, in circostanze controverse. Al momento del fatto, Edwin Legarda si stava dirigendo con la sua auto verso la città di Popayán, dipartimento del Cauca, per prendere sua moglie, la quale stava rientrando da Ginevra dove aveva partecipato a una sessione sulla Colombia del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani.
*Il 14 ottobre, Walberto Hoyos Rivas, un leader della comunità afrodiscendente del bacino fluviale di Curvaradó nel dipartimento del Chocó, è stato ucciso dai paramilitari nella Zona umanitaria di Caño Manso, una delle diverse comunità promosse dalla popolazione locale per affermare il loro diritto in quanto civili a non essere trascinati nel conflitto. Egli era impegnato nella protezione del diritto delle comunità afrodiscendenti alla proprietà collettiva delle terre nel bacino fluviale di Curvaradó, ed era sopravvissuto a un attentato nel 2007. Quando è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco era stato convocato a testimoniare a un processo a carico di due paramilitari implicati nell'uccisione di un altro leader della comunità.
Vi è stato un significativo incremento di nuovi casi di sparizioni forzate, da 191.000 nella prima metà del 2007, a 270.000 nella prima metà del 2008. Il sud del Paese è stato particolarmente colpito a causa dei combattimenti in corso tra le forze di sicurezza e i paramilitari e i gruppi della guerriglia. Gli sfollati a causa del conflitto hanno dovuto affrontare condizioni di profonda e radicata discriminazione ed emarginazione, che hanno reso ancor più difficile per loro accedere a servizi di base come sanità e istruzione.
I gruppi della guerriglia e paramilitari hanno reclutato forzatamente bambini. Le forze di sicurezza hanno utilizzato bambini come informatori, contravvenendo alla Direttiva del 2007 emessa dal ministero della Difesa che proibiva l'impiego di bambini per scopi di intelligence. Il 12 febbraio, il governo ha alla fine accettato il meccanismo di relazione e monitoraggio stabilito dalla Risoluzione 1612 (2005) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite su bambini e conflitto armato, ma ha espresso riserve circa la sua estensione ai casi di violenza sessuale.
Ad aprile, il governo ha pubblicato il Decreto 1290, che ha creato un programma per consentire alle vittime di violazioni da parte dei gruppi della guerriglia e paramilitari di ricevere un risarcimento economico dallo Stato. Tuttavia, non è stato affrontato il tema della restituzione delle terre rubate o altre forme di riparazione, o di risarcimento per le vittime di violazioni da parte delle forze di sicurezza.
Un progetto di legge per la riparazione dovuta alle vittime di violazioni dei diritti umani, approvato da una commissione congressuale a novembre, a fine anno non era stato votato dal Congresso. L'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani in Colombia ha affermato che, allo stato attuale, il progetto di legge, che risultava indebolito in maniera significativa dalla maggioranza filogovernativa della commissione, era discriminatorio.
L'uccisione di decine di giovani di Soacha, vicino alla capitale Bogotá, ha finalmente costretto il governo a riconoscere la responsabilità delle forze di sicurezza nelle esecuzioni extragiudiziali. Le uccisioni, che erano state falsamente presentate dai militari come «guerriglieri uccisi in combattimento», secondo quanto riportato erano state eseguite in collusione con i gruppi paramilitari o bande criminali. A ottobre, lo scandalo ha condotto alla destituzione di 27 ufficiali dell'esercito, inclusi tre generali, e a novembre ha costretto alle dimissioni il comandante in capo dell'esercito, generale Mario Montoya, il quale era stato collegato alle violazioni dei diritti umani. Il presidente Uribe ha affermato che le indagini per le uccisioni di Soacha sarebbero state assegnate ai tribunali civili piuttosto che al sistema di giustizia militare, che sovente rivendica la giurisdizione su tali casi per poi chiuderli senza condurre indagini scrupolose.
Nel corso dell'anno almeno 296 persone sono state vittime di esecuzioni extragiudiziali da parte delle forze di sicurezza, nel periodo di 12 mesi terminato nel mese di giugno 2008, paragonate alle 287 del precedente periodo di 12 mesi. Il sistema di giustizia militare ha rivendicato la giurisdizione su molti di questi casi.
A novembre, durante una visita in Colombia, l'Alto Commissario delle Nazioni Uniti per i diritti umani ha affermato che le esecuzioni extragiudiziali in Colombia apparivano sistematiche e diffuse.
I gruppi paramilitari sono rimasti attivi, nonostante l'affermazione del governo secondo cui tutti i paramilitari erano stati smobilitati a seguito del processo promosso dallo stesso avviato nel 2003. I paramilitari hanno continuato a uccidere civili e a commettere altre violazioni dei diritti umani, a volte con il supporto o l'acquiescenza delle forze di sicurezza. Circa 461 uccisioni sono state attribuite ai paramilitari nel periodo di 12 mesi terminato nel mese di giugno 2008, paragonate alle 233 del precedente periodo di 12 mesi.
*Il 14 giugno membri del gruppo paramilitare Forze contadine di autodifesa di Nariño sono entrati in San José de la Turbia nella municipalità di Olaya Herrera, dipartimento di Nariño. Essi hanno avvisato la comunità che stavano operando insieme alle forze della Marina che si trovavano nelle vicinanze. Hanno chiamato il nome di Tailor Ortiz e quando questi ha alzato la mano, i paramilitari hanno detto «Questo lo uccidiamo subito». Lo hanno legato e gli hanno sparato alla testa. Poi hanno detto: «Ogni volta che verremo, verremo per qualcun altro».
Circa 1.778 corpi di vittime di sparizioni forzate da parte dei paramilitari sono stati esumati dalle autorità da 1.441 fosse tra il 2006 e il 2008. Alla fine del 2008 solamente i resti di circa 300 vittime erano stati identificati e restituiti alle loro famiglie. Le esumazioni sono state caratterizzate da gravi irregolarità, rendendo più difficile identificare sia le vittime sia i perpetratori.
Le forze di sicurezza hanno continuato a utilizzare presunti paramilitari smobilitati in operazioni militari e di intelligence nonostante il divieto, introdotto nel 2007, su questo tipo di impiego.
Più di 130.000 vittime della violenza paramilitare hanno fatto richiesta ufficiale di risarcimento nell'ambito del Processo giustizia e pace. Il processo consente ai paramilitari che hanno deposto le armi di beneficiare di significative riduzioni di pena in cambio della confessione riguardo alle violazioni dei diritti umani e del risarcimento alle vittime. Tuttavia, il 90% dei paramilitari non possono rientrare nel processo e così eludono la giustizia. Sono continuate minacce e uccisioni contro le vittime che testimoniano al processo, mentre molti paramilitari non hanno collaborato pienamente con i tribunali del Processo giustizia e pace, in particolare non hanno restituito le terre di cui si erano appropriati. Tutto ciò ha continuato a compromettere il diritto delle vittime alla verità, giustizia e riparazione.
A maggio, 15 leader paramilitari nazionali sono stati estradati negli Stati Uniti con accuse connesse al traffico di droga. La loro estradizione ha fatto seguito alle affermazioni del governo colombiano secondo le quali gli stessi non avevano rispettato i termini del Processo giustizia e pace. Il governo degli Stati Uniti ha assicurato l'accesso ai paramilitari estradati da parte degli investigatori della Colombia. Tuttavia, a seguito dell'estradizione rimanevano le preoccupazioni per l'indebolimento delle indagini in Colombia relativamente alle violazioni dei diritti umani commesse dai paramilitari e ai legami che gli stessi avevano avuto con politici colombiani e altri funzionari dello Stato.
A maggio la Corte Costituzionale ha affermato che il programma di protezione governativo per le vittime e i testimoni che partecipano al Processo giustizia e pace era in contrasto con la Costituzione dello Stato e con gli obblighi internazionali per prevenire la discriminazione e la violenza contro le donne.
Circa 70 membri del Congresso erano ancora sotto indagine per presunti legami con gruppi paramilitari. Tuttavia, molti parlamentari si sono dimessi dal loro incarico, assicurando in tal modo il trasferimento della responsabilità per le indagini dalla Corte suprema di giustizia alle unità locali dell'Ufficio del procuratore generale, aumentando il rischio di possibili manipolazioni politiche. Mentre i casi contro alcuni deputati sono stati chiusi, altri sono stati giudicati colpevoli dalla Corte suprema e condannati a periodi di carcerazione.
È aumentata la tensione tra il governo e la Corte suprema per lo scandalo, con il primo a sostenere che la Corte suprema era politicamente motivata e la seconda ad accusare il governo di cercare di compromettere le indagini. La maggior parte dei parlamentari implicati nello scandalo erano membri della coalizione filogovernativa. A dicembre, la Commissione interamericana dei diritti umani ha accordato misure precauzionali a favore del giudice della Corte Suprema incaricato di coordinare l'inchiesta sullo scandalo para-politico, Iván Velásquez. Queste hanno vincolato il governo ad assumersi degli obblighi in merito alla sicurezza del giudice.
Le FARC e l'ELN hanno continuato a uccidere civili e a effettuare rapimenti. Più di 166 uccisioni di civili sono state attribuite ai gruppi della guerriglia nel periodo di 12 mesi terminato nel mese di giugno 2008, paragonati alle 214 del precedente periodo di 12 mesi.
*Il 16 gennaio, due ragazzi di 12 e 14 anni sono stati uccisi, presumibilmente dalle FARC, nella municipalità di La Hormiga, dipartimento di Putumayo. Le abitazioni delle loro famiglie sono state bruciate. Le uccisioni sarebbero state effettuate per rappresaglia a causa del rifiuto dei ragazzi ad arruolarsi nelle FARC.
L'uso di mine terrestri da parte dei gruppi della guerriglia è risultato diffuso. Nel corso dell'anno, più di 45 civili e 102 membri delle forze di sicurezza sono rimasti uccisi e rispettivamente 160 e 404 sono rimasti feriti.
*Il 27 giugno, tre bambini indigeni della riserva di Las Planadas Telembí nella municipalità di Samaniego, dipartimento di Nariño sono rimasti uccisi dopo aver pestato mine sistemate dalla guerriglia.
Si sono avuti una serie di attentati dinamitardi in centri urbani, alcuni dei quali attribuiti alle FARC dalle autorità, e in cui i civili sono stati le vittime principali.
*Le autorità colombiane hanno accusato le FARC per l'esplosione di un ordigno a Ituango, dipartimento di Antioquia, il 14 agosto. L'esplosione ha ucciso sette persone e ferito più di 50 in una zona della città dove si teneva una fiesta. Le FARC hanno negato la loro responsabilità per l'attacco.
A marzo, truppe colombiane hanno attaccato una base delle FARC in Ecuador, uccidendo il secondo comandante del gruppo, "Raúl Reyes". L'operazione ha causato il deterioramento delle relazioni tra la Colombia e i Paesi confinanti.
Il governo della Colombia ha affermato che le informazioni ricavate dal computer di "Raul Reyes" a seguito del raid avevano rivelato l'esistenza di una "rete di supporto" in diversi Paesi europei, come pure i nominativi di politici colombiani collegati alle FARC. Il leader delle FARC "Manuel Marulanda" è morto a marzo, sebbene per cause naturali.
L'impunità ha continuato a rappresentare la norma nella maggior parte di casi di violazioni dei diritti umani. Tuttavia, si sono registrati costanti progressi in diverse indagini di alto profilo, principalmente a seguito della pressione esercitata a livello internazionale. Tra questi si citano i casi delle uccisioni da parte dell'esercito e dei paramilitari di otto membri della Comunità di Pace di San José de Apartadó, nella municipalità omonima, dipartimento di Antioquia, avvenute nel febbraio 2005; e dell'uccisione da parte dell'esercito di 10 agenti della polizia giudiziaria, un informatore della polizia e un civile, nel maggio 2006 a Jamundí, dipartimento di Valle del Cauca.
Tuttavia, nella maggior parte dei casi si sono avuti scarsi, se non nulli progressi nell'individuazione delle responsabilità della catena di comando.
Vi è stato un incremento delle minacce contro difensori dei diritti umani e delle uccisioni di sindacalisti, specialmente in prossimità della manifestazione del 6 marzo in Colombia e all'estero di protesta per le violazioni dei diritti umani commesse dai paramilitari e dalle forze di sicurezza. La responsabilità per questi attacchi è stata attribuita ai paramilitari.
Almeno 46 sindacalisti sono stati uccisi nel corso dell'anno, paragonati ai 39 del 2007. Circa 12 difensori dei diritti umani sono stati uccisi nel 2008, una cifra che rispecchia il dato registrato nel 2007.
*Il 20 settembre, due uomini armati di pistola a bordo di una motocicletta hanno sparato e ucciso Ever González nella municipalità di Bolívar, dipartimento del Cauca. Ever González, un leader contadino dell'ONG CIMA, aveva richiamato l'attenzione pubblica sulle esecuzioni extragiudiziali nel Cauca.
Il presidente Uribe ha nuovamente fatto dichiarazioni che mettono a repentaglio la legittimità del lavoro a favore dei diritti umani.
*A novembre, a seguito della pubblicazione di rapporti sulla Colombia da parte di Amnesty International e di Human Rights Watch (HRW), il presidente ha accusato Amnesty International di «cecità», «fanatismo» e «dogmatismo». Ha anche pubblicamente accusato il Direttore di HRW per le Americhe, di essere un «sostenitore» e un «complice» delle FARC.
L'ex candidata presidenziale Ingrid Betancourt è stata il principale ostaggio di alto profilo che ha riguadagnato la libertà nel corso dell'anno dopo anni di prigionia nelle mani delle FARC. Ingrid Betancourt e altri 14 ostaggi sono stati liberati a seguito di un'operazione militare il 2 luglio. L'operazione si è svolta in circostanze controverse, in quanto uno dei soldati coinvolti indossava un emblema della Croce Rossa, in violazione del diritto internazionale umanitario.
Il 4 febbraio e il 20 luglio, milioni di persone hanno organizzato marce in Colombia e nel mondo per protestare contro i rapimenti delle FARC. Le FARC e l'ELN hanno continuato a trattenere centinaia di ostaggi.
Il numero dei rapimenti ha continuato a diminuire; i rapimenti registrati nel corso dell'anno sono stati 437 paragonati ai 521 del 2007. La maggior parte dei rapimenti commessi durante l'anno sono stati attribuiti a bande criminali. I gruppi della guerriglia si sono resi responsabili della maggior parte dei rapimenti connessi al conflitto.
Tutte le parti in conflitto hanno continuato a sottoporre donne e ragazze ad abusi sessuali e altre forme di violenza. È stato riferito che i gruppi della guerriglia hanno costretto donne combattenti ad abortire o ad assumere contraccettivi, in violazione dei loro diritti riproduttivi.
*Il 24 settembre, un uomo armato ha sparato ed ucciso Olga Marina Vergara, una leader della coalizione femminile Ruta Pacífica de Mujeres, nella sua abitazione nella città di Medellín. Nell'attacco sono rimasti uccisi anche il figlio, la nuora e il nipote di cinque anni. Le uccisioni hanno coinciso con il lancio di un nuovo rapporto della Ruta Pacifica sulla violenza contro le donne nel contesto del conflitto armato.
Il 14 aprile, la Corte Costituzionale ha emesso un decreto giudiziario sui diritti delle donne sfollate a causa del conflitto. Il decreto ha indicato un esplicito legame tra sfollamento e violenza sessuale, e ha concluso che il conflitto aveva un impatto sproporzionato sulle donne. Il decreto ha altresì richiesto al governo di stabilire 13 specifici programmi per proteggere le donne sfollate a causa del conflitto.
Nel 2008, gli aiuti degli Stati Uniti alla Colombia sono stati pari a circa 669,5 milioni di dollari USA. Questi comprendono circa 543 milioni di dollari USA derivanti dalla legge per il finanziamento delle operazioni all'estero, di cui 235 milioni erano destinati a progetti economici e sociali. I restanti 307 milioni erano stati stanziati per le forze di sicurezza e il 30% di questi era condizionato ai progressi delle autorità colombiane su alcuni indicatori per i diritti umani. Ciò ha segnato la continuazione della tendenza verso un riallineamento del disequilibrio negli aiuti degli Stati Uniti tra sicurezza e preoccupazioni di natura socio-economica. Ad agosto il Congresso ha autorizzato l'erogazione dell'ultima parte dei 55 milioni di dollari USA per il finanziamento militare di competenza dell'anno fiscale 2006 che aveva sospeso nell'aprile 2007 a causa delle preoccupazioni circa le esecuzioni extragiudiziali commesse dalle forze di sicurezza. Sempre ad agosto, il Congresso ha bloccato il pagamento di 72 milioni di dollari USA supplementari per finanziamenti militari di competenza per gli anni fiscali 2007 e 2008 per gli stessi motivi.
Secondo quanto riferito, in reazione alle uccisioni di Soacha, il Dipartimento di Stato americano ha posto il veto a tre unità militari, per cui le stesse sono divenute non idonee a ricevere aiuti militari dagli Stati Uniti.
Il rapporto sulla Colombia dell'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, pubblicato a febbraio, asserisce che, sebbene ci siano stati dei miglioramenti «la situazione dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario rimane motivo di preoccupazione». Nei termini della lotta contro l'impunità il rapporto afferma che «permangono problemi strutturali nell'amministrazione della giustizia». Il rapporto esprime anche preoccupazione circa la persistenza di esecuzioni extragiudiziali da parte delle forze di sicurezza e le gravi e sistematiche violazioni del diritto internazionale umanitario da parte dei gruppi della guerriglia. Il rapporto sottolinea anche i legami tra alcuni membri delle forze armate e quelli che il rapporto definisce «nuovi gruppi armati illegali».
Il Rappresentante del Segretariato generale delle Nazioni Unite sui diritti umani delle persone sfollate ha visitato la Colombia a novembre, mentre il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie si è recato in visita a ottobre.
A dicembre, la situazione dei diritti umani in Colombia è stata sottoposta all'attenzione del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani in base al meccanismo di Revisione periodica universale.
Delegati di Amnesty International hanno visitato il Paese in febbraio, marzo, aprile, giugno, luglio e ottobre.
"Leave us in Peace" - Targeting civilians in Colombia's internal armed conflict (AMR 23/023/2008)
Colombia: Ingrid Betancourt gains her freedom (AMR 23/024/2008)
Colombia: Amnesty International condemns bomb attack (AMR 23/030/2008)
Colombia: Killing of Indigenous and Afro-descendant land right activists must stop (AMR 23/038/2008)