Capo di Stato: Stjepan Mesić
Capo del governo: Ivo Sanader
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 4,6 milioni
Speranza di vita: 75,3 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 8/7‰
Alfabetizzazione adulti: 98,1%
Nonostante la lentezza dei procedimenti giudiziari per i crimini di guerra compiuti da membri dell'Esercito croato e delle forze di polizia contro serbo-croati e altre minoranze durante la guerra del 1991-1995, il Paese ha continuato ad avanzare verso una completa integrazione con l'UE. Sono aumentate le aggressioni fisiche e le intimidazioni nei confronti di giornalisti.
A novembre, il Rapporto della Commissione Europea sull'avanzamento della Croazia ha stabilito che la Croazia sarebbe stata in grado di completare i negoziati di accessione entro la fine del 2009, e che l'ingresso nell'UE sarebbe avvenuto al più tardi entro il 2011.
In seguito alle elezioni del novembre 2007, a gennaio l'Unione democratica croata ha formato un governo di coalizione con il sostegno del Partito contadino croato, il Partito social-liberale croato e il Partito indipendente democratico serbo. Un rappresentante parlamentare della comunità rom è entrato nella coalizione di governo.
A luglio la Croazia ha firmato i protocolli di adesione alla NATO e il processo di ratifica è proseguito.
A gennaio è stato istituito l'ufficio di Zagabria dell'OSCE, che ha rilevato la Missione dell'OSCE in Croazia, operativa dal 1996. L'ufficio svolge attività di monitoraggio sui processi per crimini di guerra e riferisce sull'attuazione dei programmi di assegnazione delle abitazioni per i ritornati.
Il Tribunale penale internazionale per l'ex Iugoslavia (Tribunale) ha continuato a perseguire casi giudiziari di alto profilo per crimini di guerra e crimini contro l'umanità compiuti durante la guerra del 1991-1995 in Croazia.
Il processo a carico di tre generali dell'Esercito croato, Ante Gotovina, Ivan Čermak e Mladen Markač, è iniziato a marzo. Essi sono stati accusati di responsabilità di comando per crimini di guerra e crimini contro l'umanità compiuti durante l'Operazione Tempesta tra l'agosto e il novembre 1995. Il procuratore del Tribunale ha espresso gravi preoccupazioni per la mancanza di cooperazione da parte delle autorità croate, anche in riferimento all'omissione intenzionale di documenti militari riguardanti l'Operazione Tempesta.
Vladimir Gojanović, un testimone dell'accusa nel procedimento giudiziario a carico dei tre generali dell'Esercito croato, è stati minacciato al suo rientro in Croazia a maggio, presumibilmente da parte di membri di associazioni di veterani. Il 28 maggio, un gruppo di 20 uomini hanno cercato di aggredirlo davanti all'Università di Šibenik ma sono stati fermati dall'intervento della polizia.
Una visita da parte della vice premier ai tre generali dell'Esercito croato presso il centro di detenzione del Tribunale a febbraio è stata vista da alcuni come un tacito appoggio da parte del governo nei loro confronti.
Diversi casi giudiziari riguardanti crimini di guerra a carico di perpetratori di grado inferiore sono stati dibattuti dalla magistratura interna. Tuttavia, secondo un rapporto dell'ufficio di Zagabria dell'OSCE, l'etnia delle vittime e dei perpetratori ha continuato a influenzare i procedimenti per crimini di guerra. Nella vasta maggioranza dei casi giudiziari, le vittime erano di etnia croata e i perpetratori membri dell'Esercito popolare iugoslavo (JNA) o di gruppi paramilitari serbi. Si sono susseguiti costanti fallimenti nelle indagini riguardanti la maggior parte dei crimini di guerra commessi dall'Esercito croato e delle forze di polizia, ed è prevalsa l'impunità per i responsabili.
Malgrado la creazione nel 2003 di camere processuali specializzate nel perseguire crimini di guerra presso quattro tribunali distrettuali, i casi dibattuti nel corso del 2008 sono stati soltanto due, entrambi per crimini di guerra compiuti contro serbo-croati. La vasta maggioranza dei casi giudiziari per crimini di guerra hanno continuato a essere trattati da tribunali locali nelle comunità dove i presunti reati erano stati commessi. In alcuni casi i testimoni si sono rifiutati di deporre in aula in quanto temevano per la propria incolumità.
Il processo a carico di Branimir Glavaš, attualmente membro del Parlamento, e altre sei persone è proseguito presso il Tribunale della contea di Zagabria. Gli accusati erano incriminati per l'arresto illegale, la tortura e l'uccisione di civili serbo-croati a Osijek nel 1991. Branimir Glavaš è stato anche incriminato per non aver impedito ai suoi subalterni di detenere, maltrattare e uccidere civili e per aver partecipato direttamente in alcuni dei suddetti crimini, in quanto leader militare locale nel 1991.
Il processo è stato riavviato diverse volte dall'inizio, l'ultima nel novembre 2008 in seguito all'incapacità da parte del giudice di aggiornare l'udienza non oltre i tre mesi. In altre occasioni, le udienze sono state rinviate dopo che gli accusati o i loro legali rappresentanti non si erano presentati in aula, per motivi di salute o perché insoddisfatti dal modo in cui il giudice stava gestendo il caso. Il 24 novembre, uno degli accusati, Ivica Krnjak, ha lasciato l'aula di tribunale in segno di protesta contro la decisione della corte che lo aveva ritenuto in grado di sostenere un processo. Come conseguenza l'udienza è stata aggiornata. A giugno, Branimir Glavaš ha svelato pubblicamente a una televisione locale di Osijek l'identità di uno dei testimoni sotto protezione.
Due ex generali dell'Esercito croato, Mirko Norac e Rahim Ademi, sono stati processati dal Tribunale della contea di Zagabria. A maggio, la corte ha prosciolto Rahim Ademi da tutte le accuse mentre Mirko Norac è stato giudicato colpevole di alcuni dei capi di imputazione e condannato a sette anni di carcere. Il caso era stato trasferito dal Tribunale alla magistratura croata nel 2005. Gli accusati erano incriminati per crimini di guerra, tra cui omicidi, trattamento inumano, saccheggio e vandalismo, nei confronti di civili serbo-croati e prigionieri di guerra durante operazioni militari nel 1993. Sono state sollevate gravi preoccupazioni per il numero di testimoni che si erano rifiutati di deporre in aula, alcuni perché temevano per la propria incolumità. A ottobre, la Procura di Stato ha presentato ricorso contro la sentenza in relazione a entrambi agli accusati.
Poco è stato fatto per stabilire la sorte di oltre 2.000 persone ancora mancanti all'appello dalla guerra del 1992-1995, sebbene le autorità croate si siano assunte la piena responsabilità, ricevendola dall'ICRC nel 2007, di indagare su queste sparizioni.
L'impunità per le sparizioni forzate ha continuato a rappresentare un grave problema a causa dell'incapacità delle autorità croate di condurre indagini approfondite e di assicurare alla giustizia i responsabili.
È stato registrato un aumento del numero di aggressioni fisiche e di omicidi di giornalisti. La maggior parte di questi episodi sono stati perpetrati contro giornalisti impegnati in inchieste su crimini di guerra e criminalità organizzata.
*Ivo Pukanić, proprietario del settimanale Nacional, e il suo collega Niko Franjić sono rimasti uccisi a ottobre da un'autobomba a Zagabria. Secondo quanto riferito, l'uccisione era da ricondursi alle inchieste intraprese dal suo giornale sulle attività del crimine organizzato nell'ex Iugoslavia. Sul caso è stata avviata un'indagine e il governo ha annunciato misure speciali per combattere le strutture del crimine.
*A febbraio e novembre il giornalista Drago Hedl, un testimone dell'accusa nel processo a Branimir Glavaš, ha rievuto minacce di morte in seguito ad alcuni suoi articoli riguardanti il ruolo di Branimir Glavaš nell'omicidio di serbo-croati nella zona di Osijek durante la guerra del 1991-1995. Il presunto responsabile dell'episodio di novembre è stato identificato e a fine anno era in corso un'indagine nei suoi confronti.
*A novembre, una bomba fasulla è stata sistemata sotto l'auto del giornalista Hrvoje Appelt. Si ritiene che il fatto sia collegato a una sua inchiesta sul contrabbando di petrolio da altri Paesi dell'Europa sud-orientale che vedeva coinvolte strutture criminali organizzate.
*Dušan Miljuš, un giornalista del quotidiano Jutarnji List, è stato duramente picchiato a giugno da ignoti davanti alla sua casa di Zagabria in seguito ai suoi reportage sui legami tra politici e attività imprenditoriali illegali.
*Ad aprile il giornalista freelance Željko Peratović ha ricevuto due minacce di morte postate sul suo blog. Una di queste è stata indagata dalla polizia e dalla procura di Stato, ma i risultati non sono stati resi pubblici. Si ritiene che l'altra minaccia di morte non sia stata seguita da indagini.
Le autorità croate non hanno provveduto ad affrontare il problema delle persone che occupavano appartamenti popolari, e che avevano perso i loro diritti di locazione durante la guerra (molti dei quali erano serbo-croati). A giugno, è stato varato un Piano d'azione sull'attuazione di programmi di alloggi popolari ma ONG serbo-croate hanno contestato i dati ufficiali relativi al numero di persone inserito nei programmi. Secondo quanto riferito, molti dei potenziali richiedenti non sono stati in grado di registrare la loro domanda a causa dei ristretti termini di scadenza.
Serbo-croati ritornati hanno incontrato problemi nell'accesso all'impiego, anche presso istituzioni pubbliche.
Bambini rom hanno continuato a subire discriminazioni nell'ambito dell'istruzione e le autorità non hanno elaborato e attuato una concreta strategia per affrontare il problema del loro accesso all'istruzione. la segregazione dei rom in alcune scuole ha continuato a destare preoccupazione.
Le autorità non hanno provveduto a fornire l'insegnamento delle lingue rom, fatto che ha limitato i progressi di alcuni studenti rom. L'impiego di insegnanti di sostegno rom è risultato sporadico. Tra i rom la frequenza di programmi prescolastici è stata bassa.
La Croazia ha continuato a essere Paese di origine e di transito per le donne trafficate a scopo di sfruttamento sessuale. Sempre più spesso, durante i mesi estivi, la Croazia è divenuta una destinazione per le donne trafficate da altri paesi dell'Europa sud-orientale ai servizi dell'industria del turismo.
A gennaio è entrata in vigore una nuova legge sugli stranieri, che concede il rilascio di permessi temporanei di soggiorno per motivi umanitari per le persone vittime della tratta, e che fornisce ad adulti e minorenni un periodo di riflessione pari rispettivamente a 30 e 90 giorni.
Delegati di Amnesty International hanno visitato la Croazia a febbraio e una delegazione di alto livello si è recata nel Paese ad aprile.
Croatia: Set of recommendations to combat impunity for war crimes (EUR 64/004/2008)