Capo di Stato e capo di governo: Rafael Vicente Correa Delgado
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 13,5 milioni
Speranza di vita: 74,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 29/21‰
Alfabetizzazione adulti: 91%
Con un referendum tenutosi a settembre è stata approvata la nuova Costituzione. A giugno la Commissione verità sulle violazioni dei diritti umani commesse in passato ha presentato un primo rapporto. La riforma del sistema carcerario, annunciata nel 2007, e ribadita alla Revisione periodica universale delle Nazioni Unite per l'Ecuador nel mese di aprile, è rimasta in sospeso. Sono proseguite le segnalazioni di violazioni nei confronti di attivisti indigeni e ambientalisti, oltre che nei riguardi di persone che avevano accusato il governo per il crescente clima di intolleranza nei confronti del dissenso.
L'Assemblea Costituente, che aveva dato il via al processo di riforme nel novembre del 2007, ha presentato una bozza della nuova Costituzione a luglio. In essa sono stati accresciuti i poteri presidenziali mentre al governo viene conferito un maggiore controllo sulle industrie estrattive e sulla distribuzione della terra. Inoltre, viene riconosciuta la natura multietnica e multiculturale dell'Ecuador e si attribuisce un potere consultivo alle comunità locali sui progetti estrattivi delle compagnie minerarie e petrolifere. A fine anno era ancora in discussione un progetto di legge sui diritti minerari, tra le proteste di gruppi della società civile, preoccupati della possibile attribuzione di un eccessivo potere alle grandi società minerarie, a discapito delle piccole comunità e dell'ambiente.
La Commissione verità, istituita nel maggio 2007 per indagare sulle violazioni dei diritti umani commesse sotto il governo di León Febres Cordero (1984-1988), ha cominciato a raccogliere testimonianze a febbraio e un primo rapporto parziale è stato pubblicato nel mese di settembre. L'ex presidente Febres Cordero è morto a dicembre.
A marzo, il vice comandante delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia Raúl Reyes è stato ucciso nel corso di un'operazione delle forze di sicurezza colombiane in territorio ecuadoregno (cfr. Colombia).
In un rapporto pubblicato ad agosto, il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sui popoli indigeni ha espresso preoccupazione riguardo alle violazioni segnalate e ha dichiarato che avrebbe continuato a monitorare i conflitti tra le aziende petrolifere transnazionali e gli indigeni o altre comunità locali.
*Tra maggio e luglio Esther Landetta Chica, un'ambientalista e attivista per i diritti delle donne, ha ricevuto una serie di minacce di morte anonime, per aver dato voce alle preoccupazioni della comunità circa le possibili conseguenze negative delle attività minerarie abusive nella provincia di Guayas.
A marzo l'Assemblea Costituente ha decretato l'amnistia per alcune centinaia di detenuti, la maggior parte dei quali erano stati arrestati nel corso delle proteste ambientaliste. Tra questi figuravano 37 persone arrestate nel dicembre 2007 nella città di Dayuma, provincia di Orellana, dopo che il governo aveva dichiarato lo stato di emergenza in risposta alle proteste contro le operazioni di estrazione petrolifera. Inoltre, alcuni detenuti che erano stati accusati di terrorismo, tra cui la Prefetta provinciale Guadalupe Llori, hanno visto archiviare le accuse nei loro confronti. Tuttavia, Guadalupe Llori è rimasta in carcere per l'accusa di frode per quasi 10 mesi. È stata prosciolta per tutte le accuse a suo carico e rilasciata a settembre.
A novembre il governo ha ritirato la controversa concessione mineraria alla società canadese Copper Mesa Mining Corporation (già Ascendant Copper). Questa e altre decisioni di ritiro delle concessioni minerarie sono state prese in seguito all'approvazione, ad aprile, da parte dell'Assemblea Nazionale e dell'Assemblea Costituente di un Mandato sulle miniere, con lo scopo di proteggere l'ambiente e le popolazioni locali dall'impatto negativo delle estrazioni.
Il Comitato delle Nazioni Unite sull'eliminazione della discriminazione contro le donne, nelle sue osservazioni conclusive sull'Ecuador, pubblicate a novembre, ha espresso preoccupazione circa la violenza nei confronti delle ragazze nelle scuole. Il Comitato ha inoltre evidenziato la persistenza di elevati livelli di povertà e di esclusione sociale tra le donne indigene e afrodiscendenti, le quali devono affrontare numerosi ostacoli nell'accesso all'istruzione e alla sanità, coltre che nella partecipazione ai processi decisionali. Il Comitato ha esortato l'Ecuador a pianificare e attuare una strategia ad ampio raggio, con risorse specifiche e appropriate, per combattere e sradicare tutte le forme di violenza contro donne e ragazze. Il Comitato ha inoltre espresso preoccupazione riguardo all'alto tasso di mortalità materna nel Paese. Ha inoltre osservato che la seconda causa principale di mortalità materna era l'aborto e che le dimensioni del fenomeno degli aborti clandestini nel Paese e dei suoi effetti rimanevano sottostimate e sconosciute.
Le tensioni tra il governo e alcuni settori dell'informazione sono aumentate. A luglio, due stazioni televisive figuravano tra i vari esercizi confiscati dallo Stato per recuperare i debiti risultanti da uno scandalo bancario. I direttori dei telegiornali delle due stazioni sono stati licenziati e sostituiti da incaricati del governo, fatto che ha destato preoccupazione per l'imposizione di un controllo editoriale da parte dello Stato.
A giugno, un giudice ha ordinato la chiusura di un procedimento a carico di Francisco Vivanco Riofrío, direttore del quotidiano La Hora per «mancanza di rispetto» nei confronti del presidente Correa, originato dalla pubblicazione nel marzo 2007 di un editoriale critico nei confronti del governo.
La polizia è ricorsa a un uso eccessivo della forza contro i dimostranti. Sono stati riportati casi di arresti arbitrari e maltrattamenti, in particolare contro persone indigene o appartenenti ad altre minoranze etniche.
*Il 13 aprile la polizia ha arrestato 23 ecuadoregni afrodiscendenti nel parco La Carolina di Quito, secondo quanto riferito, perché ritenuti in «atteggiamento sospetto». Diversi di loro sono stati trattenuti per alcuni giorni, prima di essere rilasciati senza accusa. In seguito, il ministro dell'Interno si è pubblicamente scusato. In seguito a un suo rapporto di luglio, il Comitato delle Nazioni Unite per l'eliminazione della discriminazione razziale ha espresso preoccupazione per questi episodi.
*A febbraio tre agenti di polizia, accusati dell'omicidio del diciassettenne Paúl Alejandro Guañuna Sanguña, nel gennaio 2007, sono stati condannati a 20 anni di carcere ciascuno.