Capo di Stato: Muhammad Hosni Mubarak
Capo del governo: Ahmed Nazif
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 76,8 milioni
Speranza di vita: 70,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 37/29‰
Alfabetizzazione adulti: 71,4%
La proroga di altri due anni dello stato di emergenza ha suscitato malcontento generale. L'aumento dei prezzi dei beni alimentari e una povertà crescente hanno alimentato un'ondata di scioperi dei lavoratori sia del settore privato che pubblico. Alcune proteste sono sfociate in scontri violenti tra la polizia e i manifestanti, e alcuni di questi sono stati perseguiti, anche di fronte a tribunali di emergenza. Una frana che ha travolto la baraccopoli di Al-Duwayqah a settembre ha ucciso almeno 100 persone e posto in primo piano la piaga degli abitanti delle baraccopoli del Cairo che si ritiene comprendano quasi un terzo della popolazione della capitale. Giornalisti sono rimasti esposti a minacce di carcerazione per diffamazione e altri reati. Centinaia di attivisti politici, per lo più appartenenti alla Fratellanza Musulmana, sono stati arrestati, anche nel periodo antecedente le elezioni locali di aprile. Mentre era in preparazione una nuova legge anti-terrorismo, migliaia di prigionieri politici hanno continuato a essere trattenuti in detenzione amministrativa ai sensi della legislazione di emergenza, molti dei quali da oltre un decennio. Tortura e altri maltrattamenti sono risultati fenomeni diffusi. Migranti sono stati uccisi dalle forze di sicurezza egiziane mentre cercavano di raggiungere Israele, e all'incirca 1.200 richiedenti asilo eritrei sono stati rimpatriati forzatamente in Eritrea nonostante i timori per la loro incolumità in quel Paese. La pratica delle mutilazioni genitali femminili (MGF) è stata proibita per legge.
Ad aprile è stata approvata una legge che proibisce la manifestazioni all'interno dei luoghi di culto e che prevede una pena fino a un anno di reclusione per i trasgressori. Gli emendamenti alla legge sull'infanzia approvati a giugno pongono fuorilegge le MGF e il matrimonio al di sotto dei 18 anni di età, consentono alle donne di registrare i loro figlio con il proprio cognome e prevedono pene detentive per la vendita, le molestie sessuali e lo sfruttamento dei minorenni.
Diverse proposte di legge pongono a repentaglio i diritti umani. La bozza legislativa sui media audiovisivi, che limiterebbe ulteriormente la libertà di espressione, è stata ampiamente dibattuta. Giornalisti ritenuti arrecare danni alla «quiete sociale», all'«unità nazionale» e ai «valori pubblici» potrebbero incorrere in pene detentive fino a tre anni di carcere.
Lo stato di emergenza, in vigore incessantemente dal 1981, è stato prorogato a maggio, in attesa dell'introduzione di una nuova legge anti-terrorismo che dovrebbe conferire permanentemente alle autorità poteri di emergenza analoghi a quelli che attualmente favoriscono gravi violazioni dei diritti umani.
Tribunali militari e speciali hanno continuato a celebrare processi gravemente iniqui. Tra gli imputati processati davanti a questo tipo di tribunali vi erano civili, in violazione degli standard internazionali sull'equo processo.
*Venticinque membri della Fratellanza Musulmana sono stati condannati ad aprile fino a 10 anni di carcere dal tribunale militare di Haikstep, compresi sette che erano stati processati in contumacia. Khairat al-Shatir, un leader della Fratellanza Musulmana, ha ricevuto una sentenza a sette anni di carcere. Cinque imputati sono stati prosciolti e rilasciati ma interdetti dal recarsi all'estero. Tutti sono stati processati per accuse collegate al terrorismo e al riciclaggio di denaro, accuse da essi respinte. Essi hanno presentato istanza di appello. Osservatori di Amnesty International non hanno ricevuto il permesso di assistere al processo.
*Ad agosto è iniziato il processo davanti al Tribunale (di emergenza) per la sicurezza di Stato di Tanta a carico di 49 persone accusate di coinvolgimento nelle violente proteste occorse il 6 aprile (cfr. oltre). Gli imputati hanno affermato di essere stati tenuti bendati per nove giorni e torturati da funzionari dell'Unità investigativa per la sicurezza di Stato (SSI) a Mahalla e a Lazoghly Square, al Cairo, dopo il loro arresto. Tra i metodi citati vi erano percosse, scosse elettriche e minacce di stupro nei confronti di loro parenti di sesso femminile. Le autorità non hanno provveduto a disporre un'inchiesta indipendente sulle loro denunce, mentre le confessioni che, stando alle accuse, erano state ottenute tramite tortura, sono state ammesse agli atti come principali prove a carico degli imputati. A dicembre ventidue degli imputati sono stati condannati a pene detentive fino a cinque anni di carcere.
Il ministero dell'Interno ha dichiarato a gennaio che il numero dei detenuti amministrativi non eccedeva i 1.500. Tuttavia, fonti non ufficiali suggeriscono che la cifra reale sia considerevolmente più elevata, presumibilmente pari a circa 10.000, e che comprenderebbe persone trattenute in via continuativa senza accusa né processo da anni. I detenuti amministrativi, reclusi per ordine del ministro dell'Interno, sono stati tenuti in condizioni tali da configurarsi come trattamento crudele, inumano e degradante, e alcuni in conseguenza di ciò si sarebbero ammalati. Molti sono rimasti in carcere malgrado i ripetuti ordini di tribunale per il rilascio. Ad agosto, il ministero dell'Interno ha accordato di pagare una somma complessiva pari a 10 milioni di sterline egiziane (1,87 milioni di dollari USA) quale risarcimento a circa 1.000 islamisti i quali erano stati detenuti senza processo o erano rimasti incarcerati malgrado l'ordine di rilascio nel corso degli anni Novanta.
*Musaad Suliman Hassan (conosciuto come Musaad Abu Fagr), romanziere e fondatore del movimento Wedna Na'ish (Vogliamo vivere) con sede nel Sinai, è stato detenuto nella Prigione di Borg Al-Arab, ad Alessandria, e in seguito nella prigione di Abu Zaabal del Cairo, su disposizione del ministro dell'Interno nonostante le numerose ordinanze di tribunale per il suo rilascio. Il ministro ne ha disposto la detenzione a febbraio dopo che un tribunale di El-Arish lo aveva prosciolto dalle accuse di incitamento alla protesta e resistenza alle autorità. Egli era stato arrestato nel dicembre 2007 in seguito alle manifestazioni del mese di luglio e dicembre dello stesso anno che invocavano il rispetto dei diritti economici, sociali e culturali dei beduini del Sinai.
Un numero imprecisato di egiziani, considerati sospetti terroristi e rimpatriati forzatamente dagli Stati Uniti e da altri governi in anni precedenti, hanno continuato a essere detenuti; secondo segnalazioni ricevute alcuni sono stati torturati dalle forze di sicurezza egiziane.
Tortura e altri maltrattamenti sono risultati fenomeni sistematici nelle stazioni di polizia, nelle carceri e nei centri di detenzione dell'SSI. La maggior parte dei perpetratori hanno continuato a godere dell'impunità, esacerbata dalla minaccia della polizia di riarrestare le proprie vittime o di arrestarne i familiari nel caso avessero osato sporgere denuncia. Tuttavia, durante l'anno, alcuni dei presunti torturatori sono stati processati.
*A ottobre, Mervat Abdel Salam è deceduta dopo che agenti di polizia avevano fatto irruzione nella sua abitazione di Samalut, governatorato di Minya, picchiandola mentre la interrogavano su una rapina. Sebbene fosse incinta e sanguinante, stando alle fonti, i poliziotti l'avevano chiusa a chiave nella sua abitazione, ritardando il soccorso medico. La sua famiglia ha sporto denuncia presso il pubblico ministero, il quale ha disposto un'indagine. Una perizia medica iniziale ha tuttavia concluso che non vi erano segni esterni di violenza malgrado le ferite che erano state riscontrate dai suoi familiari. Gli avvocati della famiglia hanno richiesto un referto medico indipendente, che ha in seguito confermato la presenza di segni di violenza sul suo corpo. La polizia ha detenuto diversi componenti della famiglia di Mervat Abdel Salam, apparentemente al fine di premere su di loro affinché ritirassero la denuncia.
Sono stati segnalati diversi decessi in custodia, apparentemente in conseguenza di torture a altri maltrattamenti.
*Ali Muhammad Muhammad Abd-al-Salam è deceduto nella Prigione di Asyut, Alto Egitto, l'8 settembre. I suoi compagni di cella hanno affermati che una guardia carceraria lo aveva aggredito e ucciso. Il ministero dell'Interno ha dichiarato che egli era morto mentre era in isoamento in seguito a una lite con altri prigionieri.
Il giro di vite del governo sui gruppi politici di opposizione, in particolare la Fratellanza Musulmana, si è intensificato nel mese di aprile. Il 5 del mese, a tre giorni dalle elezioni locali e un giorno prima di uno sciopero generale in programma, il governo ha vietato ogni tipo di manifestazione. Nonostante ciò, proteste si sono svolte a Mahalla, nord del Cairo, represse con la violenza, e in altre città. Almeno tre persone sono state uccise a colpi d'arma da fuoco e decine sono rimaste ferite in seguito all'impiego di forza eccessiva da parte delle forze di sicurezza.
*Il 23 luglio, 14 membri del gruppo "Giovani del 6 aprile" un collettivo di blogger, attivisti e altre persone che avevano indetto uno sciopero generale il 6 aprile a sostegno dei lavoratori tessili in sciopero a Mahalla, sono stati arrestati durante una protesta pacifica ad Alessandria. Alcuni dei detenuti sono stati maltrattati in custodia di polizia. Tutti sono stati rilasciati senza accusa tra la fine di luglio e gli inizi di agosto.
Le autorità si sono servite di leggi repressive per imbavagliare le critiche e il dissenso. Hanno perseguito giornalisti per diffamazione e altri reati, censurato libri e edizioni di quotidiani esteri, e imposto restrizioni ai media egiziani. Alcuni siti web sono stati bloccati e blogger e altre persone che avevano criticato il governo sono stati arrestati. A diversi canali televisivi satellitari è stata notificata la chiusura dei loro uffici al Cairo o la sospensione delle trasmissioni in Egitto. Il direttore di Cairo News è stato multato per 150.000 sterline egiziane (27.000 dollari USA) e le sue attrezzature di trasmissione confiscate per aver diffuso un filmato di dimostranti che distruggevano un manifesto che raffigurava il presidente Mubarak durante le manifestazioni di aprile a Mahalla.
*A marzo, Ibrahim Eissa, direttore del quotidiano Al-Dustour, è stato condannato a sei mesi di reclusione, ridotti a due in appello a settembre, per aver scritto un articolo che metteva in discussione la salute del presidente. Egli è stato accusato ai sensi del codice penale per pubblicazione di informazioni considerate arrecanti danno al pubblico interesse e alla stabilità nazionale. Egli ha beneficiato della grazia presidenziale a ottobre. Ad agosto, un'edizione di Al-Dustour è stata censurata.
Difensori dei diritti umani, compresi avvocati, che cercavano di far luce su abusi o di difendere vittime di tortura sono stati oggetto di vessazioni e procedimenti giudiziari da parte delle autorità. Tuttavia, a marzo, il Centro per i servizi sindacali e dei lavoratori, chiuso dalle autorità nel 2007, ha potuto registrarsi come ONG e riprendere l'attività. A ottobre, l'Associazione per i diritti umani e l'assistenza legale ha vinto una causa contro la chiusura.
*Il 30 aprile, Magda Adly, direttrice del Centro Nadim, che fornisce servizi essenziali alle vittime di tortura, ha riportato fratture e altre ferite in seguito a un'aggressione all'interno dell'edificio che ospita il tribunale Kafr Dawwar. Il suo aggressore è stato catturato dalla folla; egli ha affermato che aveva messo in atto l'aggressione su ordine di un poliziotto locale.
Gli emendamenti alla legge sull'infanzia approvati ad a giugno rendono fuorilegge le mutilazioni genitali femminili eccetto che nei casi «necessari da un punto di vista medico», definizione da più parti ritenuta compromettere il divieto stesso. I trasgressori sono passibili di pene detentive fino a due anni di reclusione o al pagamento di una cospicua ammenda.
A ottobre un tribunale del Cairo ha condannato un uomo a tre anni di carcere per aver ripetutamente palpato una donna dalla propria auto affiancandola mentre quest'ultima camminava per strada.
Nel corso di un giro di vite iniziato nell'ottobre 2007, sono stati arrestati 24 uomini al Cairo e ad Alessandria con l'accusa di «depravazione abituale», un'accusa penale impiegata per perseguire gli atti sessuali consensuali tra uomini. Dodici che erano sospettati di essere sieropositivi all'HIV sono stati arrestati al Cairo, quindi torturati e altrimenti maltrattati dalla polizia, anche tramite percosse, e sottoposti al test dell'HIV/AIDS senza consenso informato. Coloro che erano risultati positivi sono stati incatenati ai loro letti di ospedale fino a febbraio, quando il ministero della Salute e della Popolazione ha disposto la rimozione delle catene in seguito a proteste internazionali. La maggior parte degli uomini sono stati sottoposti con la forza a visite anali per "provare" che avevano avuto rapporti omosessuali; questo tipo di esame condotto senza consenso costituisce tortura. Nove degli uomini sono stati in seguito condannati da uno a tre anni di carcere; le accuse a carico di altri tre sono state archiviate. Quattro di coloro che erano stati condannati a un anno di carcere hanno beneficiato del rilascio anticipato a settembre dopo che avevano scontato tre quarti della loro sentenza.
Undici dei 12 arrestati ad Alessandria ad aprile hanno avuto la condanna a due anni di carcere confermata dalla Corte d'appello di Alessandria ad agosto. Tutti erano stati sottoposti a visita anale forzata.
La Corte suprema amministrativa ha ribaltato la linea politica del governo a gennaio sentenziando che i bahaiti, la cui religione non è riconosciuta dallo Stato, potevano ottenere documenti di identità senza dover dichiarare la loro fede. A febbraio la corte ha stabilito che i cristiano-copti convertiti all'Islam avrebbero potuto riconvertirsi al Cristianesimo e veder riconosciuta la loro religione sulla carta di identità. Ciononostante le autorità hanno continuato a dimostrarsi riluttanti a conformarsi alle disposizioni della corte. Le carte di identità sono essenziali per poter accedere a servizi basilari.
Secondo segnalazioni ricevute, gli attacchi settari alla comunità cristiano-copta, che comprende dai 6 agli 8 milioni di persone in Egitto, sono aumentati. Scontri sporadici tra cristiano-copti e musulmani hanno causato otto morti.
Sono state comminate almeno 87 condanne capitali e almeno due persone sono state messe a morte. È cresciuto il dibattito sull'impiego della pena di morte; una conferenza di giudici e giuristi ha concordato di promuovere una campagna per limitarne il campo di applicazione.
A dicembre l'Egitto ha votato contro una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per una moratoria mondiale sulle esecuzioni.
Le forze di sicurezza sono ricorse a un uso eccessivo della forza contro i migranti, tra cui possibili rifugiati e richiedenti asilo, la maggior parte dei quali provenienti dal Sudan ed Eritrea, nel tentativo di attraversare il confine dall'Egitto per raggiungere Israele; 28 persone sono state uccise a colpi d'arma da fuoco e decine sono rimaste ferite. Centinaia di migranti sono stati processati davanti a un tribunale militare per «tentata fuoriuscita illegale dal confine egiziano orientale»; a nessuno di loro è stato concesso di accedere a rappresentanti dell'UNHCR in Egitto per chiedere asilo. Molti migranti, comprese persone provenienti dall'Eritrea e dal Sudan, sono stati rimpatriati forzatamente in Paesi dove erano esposti al rischio di subire gravi violazioni dei diritti umani.
*A giugno, circa 1.200 richiedenti asilo eritrei sono stati rimpatriati forzatamente in Eritrea dove erano a rischio di tortura e altre gravi violazioni dei diritti umani. La maggior parte di essi sono stati immediatamente detenuti dalle autorità eritree in capi di addestramento militare.
Oltre 100 residenti di Al-Duwayqah sono rimasti uccisi in una frana il 6 settembre. L'acqua colata dalla collina Al-Moqattam era stata il preavviso di un possibile disastro, ma le autorità non erano intervenute in maniera appropriata. Dopo una tragedia analoga occorsa nella vicina baraccopoli di Zabaleen nel 1993, il governo aveva ordinato lo sgombero di Al-Duwayqah nel 1999, ma molti residenti si erano rifiutati di andarsene poiché, secondo quanto riferito, le autorità non avevano fornito loro una sistemazione alternativa adeguata.
La polizia ha transennato la scena del disastro e vietato l'accesso a giornalisti e organizzazioni umanitarie, sebbene l'esercito e la Mezzaluna Rossa egiziana avessero stabilito campi per i sopravvissuti. Questi ultimi hanno protestato e alla maggior parte di loro, ma a non tutti, è stato fornito un alloggio alternativo. Fonti hanno riferito che il pubblico ministero ha aperto un'inchiesta sulla causa delle morti.
La tragedia ha rammentato in modo crudo i rischi cui sono esposti molti abitanti delle baraccopoli in Egitto, il cui numero va dai 5 agli 11 milioni di persone, secondo cifre ufficiali, e che vivono in circa un migliaio di sovraffollati insediamenti (ashwaiyyat) privi di adeguati servizi di base.
Il 4 settembre, un tribunale amministrativo del Cairo ha ritenuto che il trasferimento del primo ministro ai sensi di un decreto del 2007 delle strutture sanitarie dell'Organizzazione sanitaria assicurativa, ente pubblico no-profit, compresi beni e consociate, alla Società sanitaria egiziana costituiva una violazione del dovere statale di garantire il diritto alla salute. Il tribunale ha inoltre stabilito che il trasferimento contravveniva alla Costituzione e agli obblighi assunti dell'Egitto ai sensi del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali. Il tribunale ha argomentato che le persone che non possono permettersi le cure mediche ne sarebbero così state private. Il tribunale ha altresì affermato che il diritto alle cure sanitarie a un costo ragionevole avrebbe dovuto guidare il governo nell'introduzione di nuovi metodi amministrativi.
Delegati di Amnesty International hanno visitato l'Egitto a febbraio nel vano tentativo di osservare un processo davanti a un tribunale militare, così come a maggio e luglio per partecipare a conferenze e seminari.
Egypt: 117 NGOs slam HIV-based arrests and trials - doctors helping police denounced for breaching medical ethics, human rights, 7 aprile 2008
Egypt: Sentences against Muslim Brothers a perversion of justice, 15 aprile 2008
Egypt: Deadly journeys through the desert (MDE 12/015/2008)
Egypt: No justice for 49 facing trial before emergency court (MDE 12/019/2008)
Egypt: Amnesty International voices concern over pattern of reckless policing (MDE 12/023/2008)