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Filippine

Repubblica delle Filippine

Capo di Stato e di governo: Gloria Macapagal-Arroyo
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 89,7 milioni
Speranza di vita: 71 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 32/21‰
Alfabetizzazione adulti: 92,6%

  1. Conflitto armato - Mindanao
  2. Sparizioni forzate ed esecuzioni extragiudiziali
  3. Libertà di espressione
  4. Diritti dei popoli indigeni
  5. Condizioni carcerarie

Il riacutizzarsi del conflitto armato ha provocato oltre 610.000 sfollati e la morte di oltre 100 civili nel sud delle Filippine. I colloqui di pace tra il governo e gruppi armati diversi sono giunti a un punto di stallo. La maggioranza delle uccisioni extragiudiziali e delle sparizioni forzate sono rimaste irrisolte. La cultura dell'impunità ha continuato a incoraggiare le uccisioni per mano di vigilantes. Le popolazioni indigene hanno continuato a lottare per i loro diritti sulla terra mentre il governo non ha provveduto a ottemperare ai propri obblighi per ottenere il consenso libero, anticipato e informato da parte delle popolazioni indigene in merito ai programmi di sviluppo nei loro territori tradizionali. Sono persistite condizioni di detenzione crudeli, inumane e degradanti e minorenni al di sotto dei 18 anni hanno subito abusi nei centri minorili di detenzione.

Conflitto armato - Mindanao

Ad agosto, sono scoppiati aspri combattimenti tra le forze di sicurezza governative e il Fronte di liberazione islamica Moro (MILF) dopo che la Corte Suprema aveva emesso un'ordinanza temporanea di restrizione relativamente a un Protocollo d'intesa sui domini ancestrali, firmato in precedenza. Il Protocollo ha ampliato la Regione autonoma musulmana di Mindanao e ha conferito maggiori poteri politici ed economici alla leadership musulmana delle regione.


Sia le forze governative sia il MILF hanno compiuto violazioni dei diritti umani e infrazioni del diritto internazionale umanitario nel contesto del rinnovato conflitto. Oltre 610.000 persone sono risultate sfollate in seguito allo stesso e la loro situazione si è aggravata a causa di inondazioni, tifoni e casi riportati di blocco degli aiuti da parte dei governi locali o dei militari. Oltre un centinaio di civili sono rimasti uccisi, alcuni presi deliberatamente di mira e altri attaccati indiscriminatamente da combattenti del MILF. Secondo le accuse, entrambe le parti hanno bruciato almeno 500 case.

*Ad agosto, il MILF ha ucciso almeno 33 civili e catturato oltre 70 ostaggi, compresi anziani, donne e bambini, in un attacco ai civili della provincia di Lanao del Norte.

Secondo quanto riferito, il MILF ha addestrato bambini anche di 13 anni per le Forze armate islamiche Bangsamoro.

I militari filippini non hanno provveduto a proteggere i civili dagli attacchi del MILF, e hanno essi stessi ucciso diversi civili nel corso di attacchi via terra e bombardamenti aerei. Stando alle accuse, le forze di sicurezza hanno torturato diversi civili musulmani, causando almeno tre morti, nel contesto della loro caccia ai comandanti del MILF.

Il governo ha armato milizie. Ad agosto, la polizia ha annunciato che avrebbe distribuito 12.000 fucili agli "ausiliari". Alcuni funzionari locali hanno incoraggiato civili ad armarsi per proteggersi.

Sparizioni forzate ed esecuzioni extragiudiziali

La politica anti-insurrezionalista non ha fatto distinzioni tra combattenti del Nuovo Esercito popolare, l'ala militare del Partito comunista delle Filippine (CPP), e gli attivisti di organizzazioni legali. Non sono cessate le accuse di sparizioni forzate, esecuzioni extragiudiziali e cause penali a carico di attivisti, dissidenti politici e operatori di ONG sulla base di motivazioni apparse come pretestuose.

Ad aprile, il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie ha presentato il proprio rapporto affermando che «le uccisioni hanno eliminato leader della società civile, compresi difensori dei diritti umani, sindacalisti e fautori delle riforme sulla terra, intimidito un gran numero di attori della società civile e ristretto il dibattito politico all'interno del Paese».

A novembre, il Comitato diritti umani delle Nazioni Unite ha concluso che il governo aveva violato le disposizioni del Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR) in riferimento all'omicidio degli attivisti Eden Marcellana e Eddie Gumanoy, affermando che l'incapacità di indagare sulle uccisioni «costituiva una negazione della giustizia».

Poche indagini effettive sono state condotte in merito alle accuse di sparizioni forzate ed esecuzioni extragiudiziali, e i verdetti di colpevolezza pronunciati nei confronti dei responsabili sono stati rari. Molti casi non sono approdati in tribunale per mancanza di prove, spesso perché i testimoni temevano rappresaglie. Delle centinaia di casi che erano stati denunciati in anni precedenti, soltanto due sono stati risolti e hanno portato al perseguimento giudiziario di ufficiali di alto rango.

*Con una sentenza storica di luglio, un tribunale regionale della provincia di Agusan del Sur ha ritenuto il caporale dell'esercito Rodrigo Billones colpevole del rapimento e della detenzione illegale, nel 2000, di sei persone, sospettate di essere insorti comunisti. Un testimone dell'esercito ha dichiarato che vittime furono torturate. Rodrigo Billones è stato condannato all'ergastolo.

*A settembre, l'attivista per i diritti dei popoli indigeni e cofondatore del gruppo Alleanza dei popoli della Cordigliera (CPA) James Balao è stato rapito da uomini armati qualificatisi come poliziotti. La CPA riteneva che James Balao fosse detenuto in una struttura sconosciuta delle forze di sicurezza.

*Sempre a settembre, la Corte d'appello ha accolto le istanze di amparo e habeas corpus delle famiglie delle studentesse scomparse Sherlyn Cadapan e Karen Empeño, le quali furono rapite nel 2006. la Corte ha ordinato il rilascio delle studentesse, affermando che la decisione riguardava «poche fuorviate, autodeterminate persone che avevano fatto ricorso a procedure extragiudiziali per neutralizzare coloro che erano in disaccordo con il sistema di governo democratico del Paese». Tuttavia, la Corte non ha consentito l'ispezione di campi e strutture militari e la localizzazione delle due studentesse è rimasta ignota.

*A ottobre, la Corte Suprema ha confermato una decisione della Corte d'appello che garantiva ai fratelli Raymond e Reynaldo Manalo protezione dalle vessazioni per mano delle forze di sicurezza ai sensi di un'ordinanza di amparo. I due fratelli furono detenuti illegalmente e sottoposti a tortura e trattamento crudele, inumano e degradante da parte dei militari per 18 mesi prima di fuggire nel 2007.

Libertà di espressione

Almeno 11 giornalisti, in maggioranza commentatori di radio locali, sono stati uccisi in episodi distinti per mano di ignoti. Secondo il Giudice presidente della Corte Suprema, tra il 2001 e il 2008 sono stati uccisi circa 70 giornalisti, e dei casi giudiziari aperti per queste uccisioni, soltanto uno era stato risolto, sei erano in corso di processo e 18 erano sotto indagine.

Diritti dei popoli indigeni

Nonostante la protezione legislativa, i popoli indigeni hanno lottato per affermare i loro diritti sulla terra e per incidere sullo sviluppo dei propri territori e le risorse all'interno degli stessi.

Il governo ha intensificato gli sforzi per attrarre le società minerarie a investire nell'enorme quantità di giacimenti minerari inesplorati del Paese, la maggior parte dei quali si trovano all'interno dei territori tradizionali indigeni. Nei siti minerari di tutto il Paese, i popoli indigeni sono stati sfollati e a centinaia sfrattati con la forza. In molti casi non era stato ricercato alcun consenso libero, anticipato e informato. A ottobre, il Segretario alla difesa ha annunciato che il governo avrebbe schierato un maggior numero di truppe nelle zone minerarie e avrebbe concesso alle compagnie minerarie di formare milizie proprie, il cui addestramento e la cui supervisione sarebbe spettata all'esercito, allo scopo di assicurare i propri interessi minerari nei confronti dell'NPA.

Condizioni carcerarie

Sono persistite condizioni crudeli, inumane e degradanti. I centri di detenzione e le prigioni hanno continuato a essere caratterizzati da sovraffollamento e spesso il cibo è risultato avariato.

Nonostante le tutele legislative e procedurali, i minorenni in detenzione sono stati trattenuti assieme agli adulti, in condizioni precarie ed esposti costantemente al rischio di abusi fisici o sessuali.

I media hanno messo in evidenza la discriminazione presente nelle carceri, riportando la presenza di almeno 6.000 speciali cabine private, alcune contenenti beni di comfort come letti di grandi dimensioni e televisori LCD, riservati a prigionieri ricchi o influenti.