Capo di Stato: Mikheil Saakashvili (subentrato a Nino Burdzhanadze a gennaio)
Capo del governo: Grigol Mgaloblishvili (subentrato a Vladimer "Lado" Gurgenidzea a novembre)
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 4,4 milioni
Speranza di vita: 70,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 45/37‰
Le forze georgiane non sono parse intraprendere le misure necessarie per proteggere i civili nel contesto del conflitto armato con la Russia nell'Ossezia del Sud. Nel periodo successivo al conflitto, gruppi di miliziani dell'Ossezia del Sud si sono dati al saccheggio e incendio di diversi insediamenti a maggioranza georgiana della regione. Quasi 200.000 persone sono state sfollate, sebbene a fine anno la maggior parte di esse avessero già fatto ritorno. Sono stati segnalati casi di vessazioni di attivisti e media dell'opposizione.
Il 5 gennaio Mikheil Saakashvili è stato riletto presidente con stretta misura nel corso di elezioni indette anticipatamente in seguito alle proteste di massa del novembre 2007. I risultati di un'inchiesta sullo scioglimento violento delle suddette proteste a fine anno non erano stati ancora pubblicati. Il partito di governo, Movimento unito nazionale, ha vinto le elezioni parlamentari di maggio. Le tensioni nelle zone di conflitto dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud si sono acuite a partire da aprile, con crescenti segnalazioni di bombardamenti e lanci di granate e presunti violazioni dello spazio aereo. Ostilità su vasta scala sono scoppiate in Ossezia del Sud il 7 agosto, determinando una guerra di 5 giorni tra forze georgiane e russe in cui sono morte oltre 600 persone, più della metà delle quali erano civili. Le forze russe hanno rapidamente spinto le forze georgiane fuori dall'Ossezia del Sud e, fino agli inizi di ottobre, hanno occupato ulteriori zone di territorio georgiano indiscusso, definite come "zona cuscinetto". Il 26 agosto la Federazione Russa ha riconosciuto l'indipendenza dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud; a fine anno il Nicaragua era l'unico altro Stato ad averlo fatto.
Ad aprile, la NATO ha deciso di non offrire alla Georgia lo status di membro aderente, ma a dicembre ha concordato di intensificare la cooperazione con la stessa, utilizzando l'esistente quadro della Commissione NATO-Georgia, allo scopo di riesaminare l'avanzamento della Georgia verso un Piano d'azione per l'adesione.
Le forze armate georgiane non sono parse intraprendere misure precauzionali appropriate per proteggere i civili durante il loro assalto alla capitale dell'Ossezia del Sud, Tskhinvali, la notte tra il 7 e l'8 agosto. Decine di civili sono rimasti uccisi durante l'attacco, che ha anche causato danni estesi alle infrastrutture civili. Gran parte dei danni sono stati provocati da razzi GRAD, un'arma conosciuta per la difficoltà di essere indirizzata con precisione e pertanto non adatta per essere impiegata su zone civili densamente popolate. Il governo georgiano ha in seguito ammesso l'utilizzo di munizioni a grappolo contro obiettivi militari. A causa della loro elevata percentuale di inesplosi, le munizioni a grappolo continuano a ferire e mutilare indiscriminatamente anche dopo la cessazione di un conflitto.
A settembre, il Parlamento georgiano ha istituito una commissione incaricata di indagare tutti gli aspetti della guerra; anche l'Ufficio del procuratore ha lanciato un'indagine sulla conduzione delle ostilità da ciascuna delle parti.
Nel periodo successivo al ritiro georgiano dall'Ossezia del Sud, gruppi di miliziani fedeli alle autorità de facto dell'Ossezia del Sud hanno condotto saccheggi e incendi su vasta scala di diversi insediamenti a maggioranza georgiana della regione. Questi insediamenti si trovavano all'epoca sotto controllo militare russo, sebbene le forze russe non siano intervenute per fermare le attività delle milizie. Sono giunte inoltre segnalazioni di uccisioni e pestaggi di persone di etnia georgiana. I saccheggi e gli incendi non si sono estesi a tutti gli insediamenti georgiani dell'Ossezia del Sud, ma erano concentrati nelle aree in precedenza associate con l'amministrazione alternativa presieduta da Dmitri Sanakoev e appoggiata dalle autorità georgiane. Immagini satellitari hanno confermato la distruzione su vasta scala di questi insediamenti come riportato da testimoni oculari. Le autorità dell'Ossezia del Sud hanno impedito l'accesso umanitario alle zone sotto il loro controllo nel periodo successivo al conflitto.
All'apice del conflitto, erano 190.000 le persone sfollate o (nel caso degli osseti sfollati nella Federazione Russa) divenute rifugiate, sebbene la maggior parte di loro sia stata in grado di far in seguito ritorno. Tra gli sfollati vi erano circa 2.000 persone dell'Abkhazia del Nord, in precedenza l'unica parte dell'Abkhazia sotto controllo georgiano, in seguito alle ostilità tra forze abkhaze e georgiane nella zona in contemporanea con le ostilità in corso tra truppe georgiane e russe nell'Ossezia del Sud. Le autorità georgiane hanno dichiarato che erano circa 25.000 gli sfollati dall'Ossezia del Sud che avevano dovuto affrontare una condizione di sfollamento a lungo termine, i quali andavano ad aggiungersi alle circa 220.000 persone sfollate dai conflitti dei primi anni Novanta. Altre circa 10.000 persone non erano state in grado di far ritorno a casa nell'ex zona cuscinetto, parte della quale è rimasta sotto controllo militare russo fino a ottobre, a causa dei danni alle case o del rischio continuo di finire nel mirino di sparatorie o di rapimenti.
Diversi membri e attivisti dell'opposizione sono stati aggrediti da uomini non identificati, in alcuni casi a volto coperto, tra la fine di maggio e gli inizi di giugno. Tra le vittime vi erano membri della coalizione di partiti Opposizione Unita, e in particolare dei partiti Repubblicano e Nuovi Diritti. Secondo il Difensore civico, nel periodo successivo alle elezioni parlamentari di maggio avevano avuto luogo 12 aggressioni. Gli attacchi erano avvenuti principalmente nella capitale Tbilisi, e alcuni sono stati segnalati a Gori. A fine anno non vi erano stati progressi nelle indagini su queste aggressioni.
Il 30 maggio, i direttori di Imedi TV, un canale televisivo nazionale noto per i suoi editoriali critici nei confronti del governo non disponibili su altri canali, sono stati licenziato in seguito al cambio di proprietà dell'azienda. Imedi TV ha ripreso in parte a trasmettere a maggio dopo che i suoi uffici erano stati occupati dalla polizia antisommossa nel novembre 2007 e il canale era stato sospeso dalle trasmissioni.
Maestro TV, un canale regionale in onda nella capitale e in altre tre città della Georgia orientale, ha visto rifiutata l'autorizzazione a trasmettere programmazione politica il 4 aprile da parte della Commissione nazionale georgiana per le telecomunicazioni.
Il 24 gennaio, l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (PACE) ha approvato una risoluzione sull'adempimento degli impegni e obblighi assunti dalla Georgia. La PACE ha osservato che «[a] livello formale, erano stati realizzati un numero significativo di impegni [...], sebbene persistessero ancora diverse importanti mancanze». La risoluzione ha posto in evidenza le continue preoccupazioni riguardo alle condizioni di detenzione, alla prevenzione della tortura e al rispetto delle minoranze, dei diritti religiosi o di proprietà. Il 2 ottobre, la PACE ha pubblicato una risoluzione che affronta le conseguenze della guerra tra Georgia e Russia, nella quale si descrive l'assalto georgiano a Tskhinvali come «un impiego sproporzionato della forza armata».
Delegati di Amnesty International hanno visitato la Georgia a luglio, agosto e ottobre.
Civilians in the line of fire: the Georgia/Russia conflict (EUR 04/005/2008)