Capo del governo: Aso Taro (subentrato a Fukuda Yasuo a settembre)
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 127,9 milioni
Speranza di vita: 82,3 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 5/4‰
Sono aumentate le esecuzioni. I prigionieri hanno continuato a essere sottoposti a periodi prolungati di isolamento e non hanno avuto adeguato accesso alle cure mediche. Ai sensi del sistema di detenzione pre-processuale daiyo kangoku, la polizia ha interrogato sospetti senza la presenza di un avvocato e spesso in assenza di registrazioni elettroniche. Nonostante le pressioni esercitate a livello internazionale, il governò giapponese non si è assunto la piena responsabilità per il sistema di schiavitù sessuale messo in atto dal Giappone durante la Seconda guerra mondiale né ha fornito adeguati risarcimenti alle sopravvissute.
A settembre, un'impasse politica all'interno della Dieta (Parlamento) tra il Partito democratico liberale, al governo, e l'opposizione ha portato alle dimissioni del primo ministro Fukuda Yasuo, il quale rivestiva la carica da meno di un anno.
Durante l'anno sono state condotte 15 esecuzioni, il numero più altro registrato dal 1975. Un centinaio di prigionieri rimanevano nel braccio della morte.
*A giugno, il Giappone ha messo a morte tre uomini, tra cui Miyazaki Tsutomu. Secondo il suo avvocato, egli soffriva di mente ed era in cura psichiatrica nel centro di detenzione da oltre un decennio.
I reclusi del braccio della morte hanno continuato a essere confinati in celle singole, giorno e notte, con scarse opportunità di fare movimento o di socializzare. Normalmente essi venivano informati dell'esecuzione la mattina stessa in cui questa aveva luogo e le loro famiglie ne ricevevano comunicazione quando questa era già avvenuta.
A dicembre, il Giappone ha votato contro una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per una moratoria mondiale sulle esecuzioni.
Ai sensi dei nuovi regolamenti carcerari introdotti dal ministero della Giustizia, il numero di prigionieri in isolamento è aumentato. Coloro che erano classificati come detenuti di massima sicurezza, esclusi dai limiti di tempo in isolamento e dall'accesso ai meccanismi di reclamo, potevano rimanere in isolamento a tempo indefinito. I prigionieri in isolamento venivano posti in celle singole, giorno e notte, senza poter comunicare con gli altri reclusi e venivano loro concessi solamente 15 minuti al giorno per fare movimento.
I prigionieri hanno continuato ad avere inadeguato accesso alle cure mediche. A causa della carenza di medici, i reclusi venivano spesso visitati da infermiere, che prescrivevano anche i farmaci. Rapporti hanno indicato che era difficile per i prigionieri ottenere il permesso dalla direzione del carcere per essere visitati da specialisti esterni alla prigione a causa della carenza di organico delle guardie carcerarie. Le autorità carcerarie hanno impedito ai prigionieri di accedere ai loro referti medici.
*A febbraio, un gruppo di circa 20 reclusi ed ex detenuti della prigione di Tokushima hanno sporto denuncia penale contro un medico del carcere il quale, stando alle accuse, aveva abusato di loro dal maggio 2004 al novembre 2007. Uno dei prigionieri, il quale si era rivolto al medico per dei capogiri, ha asserito che il medico lo aveva curato pizzicandolo all'interno delle cosce, montandogli sulla caviglia e sottoponendolo a esame rettale. Egli ha successivamente sviluppato un'infezione in seguito all'esame e ha dovuto sottoporsi a intervento chirurgico in un ospedale privato.
A ottobre, il Comitato diritti umani delle Nazioni Unite ha esaminato il rapporto del Giappone in riferimento al Patto internazionale sui diritti civili e politici. Il Comitato ha reiterato proprie preoccupazioni sollevate nel 2007 dal Comitato contro la tortura, relativamente al fatto che il daiyo kangoku (un sistema di detenzione pre-processuale) non era conforme agli standard internazionali.
Il Comitato diritti umani ha espresso il timore che un sistema che consente la detenzione di sospetti per 23 giorni con limitato accesso a un avvocato aumentava il rischio di metodi di interrogatorio abusivi allo scopo di ottenere confessioni.
Il governo ha continuato a espellere richiedenti asilo la cui domanda era stata respinta in Paesi in cui rischiavano tortura e altri maltrattamenti. Vi sono stati inoltre casi in cui il governo ha espulso richiedenti asilo respinti immediatamente dopo la conclusione delle procedure amministrative e prima che essi potessero appellarsi contro la decisione presso un tribunale. A dicembre, il governo ha sospeso l'assistenza economica per i richiedenti asilo durante il processo di determinazione.
I parlamenti di Taiwan e Corea del Sud hanno approvato risoluzioni che chiedono giustizia per le sopravvissute al sistema di schiavitù sessuale messo in atto dal Giappone durante la Seconda guerra mondiale. Il Comitato diritti umani delle Nazioni Unite ha raccomandato che il Giappone porgesse le proprie scuse e ammettesse la responsabilità legale per il cosiddetto sistema delle «donne di conforto». I consigli comunali di Takarazuka, Kiyose e Sapporo hanno approvato risoluzioni che chiedono al governo giapponese di risolvere la questione.
Delegati di Amnesty International hanno visitato il Giappone a febbraio e marzo.
Japan: New executions emphasize need for death penalty moratorium in Japan (ASA 22/008/2008)
Japan: Fear of imminent execution - Makino Tadashi (ASA 22/010/2008)
Japan: Amnesty International Submission to the UN Human Rights Committee, September 2008 (ASA 22/012/2008)