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Giordania

Regno Ascemita di Giordania

Capo di Stato: re Abdullah II bin al-Hussein
Capo del governo: Nader al-Dahabi
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 6,1 milioni
Speranza di vita: 71,9 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 23/19‰
Alfabetizzazione adulti: 91,1%

  1. Controterrore e sicurezza
  2. Sistema giudiziario - detenzione amministrativa
  3. Tortura e altri maltrattamenti
  4. Processi iniqui - Corte per la sicurezza di Stato
  5. Libertà di espressione, associazione e riunione
  6. Violenza e discriminazione contro le donne
  7. Diritti dei migranti - lavoratrici domestiche
  8. Rifugiati e richiedenti asilo
  9. Pena di morte
  10. Missioni e rapporti di Amnesty International

Sono stati segnalati casi di tortura e altri maltrattamenti ai danni di prigionieri. Migliaia di persone sono state trattenute senza accusa né processo ai sensi di un vasto provvedimento che prevede la detenzione amministrativa. Le procedure che hanno caratterizzato i processi davanti alla Corte per la sicurezza di Stato hanno violato gli standard internazionali sull'equo processo. Il Parlamento ha approvato nuove restrizioni alle libertà di espressione, di associazione e di riunione. Le donne hanno affrontato forme di discriminazione e non hanno ricevuto protezione adeguata contro la violenza domestica. I lavoratori domestici migranti sono stati oggetto di sfruttamento e abusi, e non sono stati adeguatamente protetti dalla legge. Almeno 14 persone sono state condannate a morte ma non vi sono state esecuzioni.

Controterrore e sicurezza

Due sospetti della sicurezza sono stati rilasciati dopo essere stati trattenuti in detenzione prolungata senza processo presso il Dipartimento generale di intelligence ad Amman.

*'Isam al-'Utaibi, conosciuto anche come sceicco Abu Muhammad al-Maqdisi, è stato posto in libertà il 12 marzo dopo quasi tre giorni di isolamento. A gennaio il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie ha dichiarato che la sua detenzione era arbitraria.

*Samer Helmi al-Barq è stato rilasciato a gennaio, dopo essere rimasto detenuto dall'ottobre 2003 quando fu trasferito illegalmente in Giordania dalle autorità statunitensi. Arrestato in Pakistan, egli vi rimase detenuto per 14 giorni e quindi fu consegnato alle autorità statunitensi, le quali lo trattennero in una prigione segreta fino al suo trasferimento in Giordania.

Sistema giudiziario - detenzione amministrativa

Migliaia di persone sono state trattenute ai sensi della legge sulla prevenzione del crimine del 1954, che conferisce ai governatori delle province il potere di autorizzare la detenzione senza accusa né processo di chiunque sia sospettato di aver commesso un reato o sia «ritenuto un pericolo per la società». Questo tipo di ordinanze di detenzione possono essere imposte per un anno e sono rinnovabili. A marzo il Centro nazionale per i diritti umani, a sovvenzione statale, ha invocato l'abrogazione della legge e ha osservato che nel 2007 ai sensi della stessa erano stati detenuti circa 12.178 uomini e 81 donne.

Tortura e altri maltrattamenti

Sono giunte nuove segnalazioni di torture e altri maltrattamenti di prigionieri. A ottobre, Human Rights Watch ha riportato che più della metà dei 110 prigionieri che aveva intervistato nel corso della propria visita a sette carceri avevano affermato di essere stati torturati o maltrattati, alcuni citando i direttori degli istituti di pena. Le autorità hanno disconosciuto i risultati presentati dall'organizzazione.

*Secondo quanto riportato, Firas al-'Utti, Hazim Ziyada e Ibrahim al-'Ulayan sono morti in un incendio divampato il 14 aprile, dopo che le guardie della prigione di Muwaqqar li avevano costretti a rimanere nella loro cella. Secondo le accuse, due di loro erano stati torturati tramite percosse e sospensione da un muro cui erano stati appesi con le mani legate dietro la schiena. Il Dipartimento di pubblica sicurezza, stando alle fonti, ha condotto un'inchiesta sui decessi, i cui risultati non sono stati tuttavia rivelati, e non è noto se siano stati avviati procedimenti giudiziari in merito.

*Due agenti carcerari sono stati condannati ciascuno a 30 mesi di reclusione da una corte di polizia a maggio per aver picchiato a morte Firas Zaidan nel marzo 2007 nella prigione di Aqaba. Un terzo agente è stato prosciolto.

A febbraio, il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla tortura ha riportato che le autorità non avevano dato applicazione a "meccanismi concreti" per impedire la tortura e altri maltrattamenti o per assicurare il perseguimento giudiziario dei perpetratori, richiesta da lui avanzata in seguito a una sua visita in Giordania nel 2006.

Processi iniqui - Corte per la sicurezza di Stato

I processi celebrati davanti alla SSC hanno continuato a violare gli standard internazionali sull'equo processo. In particolare, la corte, che ha giurisdizione di processare i casi giudiziari che riguardano reati contro la sicurezza di Stato, compresa sedizione e insurrezione armata, e reati finanziari e di droga, ha continuato ad ammettere come prove a carico degli imputati "confessioni" che, stando alle accuse, erano state ottenute sotto tortura durante la detenzione pre-processuale senza condurre indagini adeguate.

*A maggio, la SSC ha condannato a morte Nidal Momani, Sattam Zawahra e Tharwat 'Ali Draz commutando immediatamente dopo le loro sentenze a 15 anni di carcere dopo averli giudicati colpevoli di aver pianificato un attentato contro il presidente degli Stati Uniti George W. Bush nel corso di una sua visita in Giordania nel 2006. Gli imputati hanno negato le accuse e hanno asserito che le loro "confessioni" erano false e che erano state ottenute sotto tortura.

Libertà di espressione, associazione e riunione

Sono state avanzate nuove proposte di legge che limiterebbero ulteriormente i diritti alle libertà di espressione, associazione e riunione. Il Parlamento ha approvato la legge sulle associazioni e la legge sui raduni pubblici, le quali erano in attesa di convalida da parte del re. La prima avrebbe accresciuto il controllo da parte del governo sulle ONG, richiedendo loro di fornire su richiesta la programmazione delle loro attività e di ottenere l'approvazione ufficiale prima di ricevere fondi dall'estero. La legge avrebbe inoltre conferito alle autorità il potere di ordinarne la chiusura anche per infrazioni minime o di nominare un impiegato statale quale presidente temporaneo delle stesse. La seconda legge avrebbe allentato qualche tipo di controllo, permettendo alle ONG di tenere riunioni assembleari generali senza previa autorizzazione, ma quelle che avevano in programma raduni pubblici avrebbero dovuto prima ottenere l'approvazione del governatore amministrativo, il quale avrebbe avuto la facoltà di concludere o disperdere riunioni o raduni nel caso in cui questi contravvenissero ai propositi concordati in precedenza.

Giornalisti e altre persone hanno continuato a incorrere in procedimenti giudiziari per aver esercitato il loro diritto alla libertà di espressione.

*Fayez al-Ajrashi, direttore del periodico settimanale El-Ekhbariya, è stato arrestato e detenuto per diversi giorni prima di essere incriminato per «incitamento alla lotta settaria» e «cospirazione finalizzata alla discordia nazionale». Il caso giudiziario era scaturito in seguito ad alcuni suoi articoli che criticavano il governatore di Amman e che facevano riferimento alla corruzione nella capitale. È stato rilasciato su cauzione. Il processo a suo carico si sarebbe celebrato davanti alla SSC; se ritenuto colpevole, potrebbe essere condannato a tre anni di carcere.

Violenza e discriminazione contro le donne

A gennaio il Parlamento ha approvato la legge sulla protezione dalla violenza in ambito familiare. La legge trova applicazione nei casi denuncia di violenza domestica, compresa la violenza e le molestie sessuali, e di risarcimento per le vittime. Essa tuttavia non criminalizza in modo esplicito la violenza domestica né interviene in modo adeguato nel perseguimento dei perpetratori.

Emendamenti temporanei legislativi che accorderebbero alla donna il diritto di divorziare senza il consenso del marito e in grado di stabilire pene per i responsabili di uccisioni all'interno della famiglia erano da sette anni all'esame del Parlamento.

Nel corso dell'anno sono state almeno 16 le donne uccise in nome dei cosiddetti delitti d'onore. L'art.98 del codice penale ha continuato a essere chiamato in causa in difesa di uomini che avevano ucciso familiari di sesso femminile. L'articolo prevede una riduzione di pena laddove l'uccisione sia ritenuta essere stata commessa «in un accesso d'ira causato da azioni illecite o pericolose da parte della vittima».

*A marzo la Corte penale ha imposto una condanna a tre mesi di reclusione a un uomo che nel 2007 aveva ucciso a colpi d'arma da fuoco sua sorella coniugata in conseguenza di ciò che egli aveva definito «comportamento immorale» da parte della stessa, che comprendeva l'essere uscita di casa senza il consenso del marito e l'aver parlato ad altri uomini tramite il suo telefono cellulare.

Secondo quanto riferito decine di donne sono state sottoposte a detenzione amministrativa senza accusa né processo. Si ritiene che alcune di loro, tra cui vittime di stupro, donne rimaste incinte al di fuori del matrimonio ed altre accusate di rapporti sessuali extraconiugali o di essere delle prostitute, fossero trattenute al fine di proteggerle dalla loro famiglia o da membri della loro comunità. Una casa protetta a gestione statale per le donne che necessitavano di protezione dalla violenza domestica è divenuta operativa, ma a fine anno erano poche le donne che ne avevano usufruito.

Diritti dei migranti - lavoratrici domestiche

Decine di migliaia di lavoratrici domestiche migranti si sono trovate ad affrontare condizioni di abusi economici, fisici e psicologici con scarsa se non nessuna protezione da parte dello Stato. Molte lavoravano fino a 19 ore al giorno senza alcuna giornata libera e veniva loro negata parte o anche l'intero ammontare del loro salario. Molte erano di fatto imprigionate all'interno dell'abitazione del loro datore di lavoro. Un gran numero di altre venivano picchiate dai loro datori di lavoro e dai rappresentanti delle agenzie di lavoro. Pochi sono stati i responsabili di tali abusi perseguiti o altrimenti sanzionati.

A luglio, il Parlamento ha approvato una serie di emendamenti alla legge sul lavoro in seguito ai quali le lavoratrici domestiche non sono più esplicitamente escluse dal campo di applicazione della legge. Una normativa separata sarebbe stata emanata per regolamentare le condizioni di impiego delle lavoratici domestiche migranti.

*Una lavoratrice indonesiana di 22 anni ha tentato il suicidio dopo essere stata stuprata per tre volte dal figlio del suo datore di lavoro ed aver subito violenza sessuale per due volte dal suo datore di lavoro stesso. Quando la moglie di quest'ultimo è venuta a conoscenza della cosa, ha picchiato la giovane.

Rifugiati e richiedenti asilo

La Giordania ha continuato a ospitare circa 500.000 rifugiati iracheni, la maggior parte dei quali erano fuggiti dall'Iraq all'indomani dell'invasione guidata dagli Stati Uniti del 2003. Gran parte di essi non avevano status legale in quanto non in grado di adempiere ai ristretti requisiti per ottenere il permesso di soggiorno e pertanto non avevano i titoli per poter lavorare legalmente. L'accesso in Giordania per gli iracheni in cerca di protezione internazionale è rimasto molto limitato e a maggio il governo ha introdotto nuovi requisiti per l'ottenimento dei visti obbligando gli iracheni a munirsi di visto in Iraq, prima di cercare di entrare in Giordania.

Pena di morte

Sono state condannate a morte almeno 14 persone ma non vi sono state esecuzioni. Bozze di emendamenti legislativi proposte nel 2006 finalizzate a ridurre il numero dei reati capitali erano all'esame del Parlamento.

A dicembre, la Giordania si è astenuta alla votazione di una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per una moratoria mondiale sulle esecuzioni.

Missioni e rapporti di Amnesty International


Delegati di Amnesty International hanno visitato la Giordania a marzo e ottobre.


Isolated and abused - Women migrant domestic workers in Jordan denied their rights (MDE 16/002/2008)

Lenient sentences for perpetrators of "honour killings" a step backwards for protection of women in Jordan (MDE 16/001/2008)