Capo di Stato: Moussa Dadis Camara (subentrato a Lansana Conté a dicembre)
Capo del governo: Kabiné Komara (subentrato a Ahmed Tidiane Souaré a dicembre, a sua volta succeduto a Lansana Kouyaté a maggio)
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 9,6 milioni
Speranza di vita: 54,8 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 163/144‰
Alfabetizzazione adulti: 29,5%
Si sono avute proteste contro l'interruzione delle forniture di acqua ed elettricità, l'aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, e l'assenza di strutture scolastiche e sanitarie. Le forze di sicurezza sono ricorse a un uso eccessivo della forza contro i manifestanti. Sono scoppiate rivolte, guidate da soldati e poliziotti rimasti senza stipendi e diversi civili sono rimasti uccisi negli scontri tra i soldati ammutinati e le guardie presidenziali.
Tortura e altri maltrattamenti hanno continuato a essere dilaganti. La Commissione d'inchiesta istituita per indagare gravi violazioni dei diritti umani non è stata in grado di operare. Giornalisti indipendenti sono stati oggetto di intimidazioni, vessazioni e arresti arbitrari.
Il presidente Lansana Conté, che aveva governato la Guinea per oltre 24 anni, è morto il 22 dicembre. Subito dopo la sua morte, una giunta militare guidata da Moussa Dadis Camara ha assunto il potere e promesso di indire le elezioni presidenziali nel 2010. In base alla Costituzione, è il presidente dell'Assemblea Nazionale ad assumere i poteri sino a nuove elezioni, che devono aver luogo entro 60 giorni. Il colpo di Stato è stato accolto con favore dalla maggior parte dei guineani, anche da esponenti della società civile, ma condannato dalla comunità internazionale, compresa l'Unione Africana che ha sospeso la Guinea. La giunta militare ha nominato Kabiné Komara quale primo ministro.
A maggio e giugno, snella capitale Conakry, a Nzérékoré e a Kindia sono scoppiate rivolte armate da parte di soldati e poliziotti che chiedevano il pagamento degli stipendi. I soldati ammutinati si sono scontrati con le guardie presidenziali e i soldati hanno tratto in stato di fermo il vice comandante in capo dell'esercito quando questi ha cercato di negoziare. Durante le proteste, diverse persone sono rimaste uccise da proiettili vaganti e decine sono rimaste ferite. La maggior parte delle vittime erano civili, compresa una donna a Kindia. Nessuna inchiesta ufficiale è stata aperta sulle uccisioni. A giugno i poliziotti che chiedevano il pagamento degli stipendi arretrati hanno sparato in aria prendendo in ostaggio almeno 10 ufficiali di polizia, successivamente rilasciati.
La Commissione d'inchiesta istituita nel 2007 per indagare le gravi violazioni dei diritti umani commesse nel 2006 e 2007 non ha condotto alcuna indagine. A maggio, il presidente della Commissione ha accusato il governo di aver congelato i fondi stanziati. In una dichiarazione alle Nazioni Unite nel mese di ottobre, il Relatore speciale sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie ha espresso preoccupazione per la mancanza di progressi e l'incapacità di assicurare fondi o di stabilire un meccanismo di protezione dei testimoni. Egli ha affermato che la situazione aveva tutte le caratteristiche di una Commissione formata allo scopo di distogliere l'attenzione e promuovere l'impunità.
Le forze di sicurezza sono ricorse a un uso eccessivo della forza contro i manifestanti a Conakry e Boké e dintorni, che stavano protestando contro il costo elevato dei beni di prima necessità, compreso il riso. Almeno cinque persone sono rimaste uccise e all'incirca 20 ferite dopo che e forze di sicurezza avevano soffocato le manifestazioni.
*A ottobre, Abdoulaye Cissé, un ragazzo di 13 anni, e un'altra persona sono stati uccisi dale forze di sicurezza durante le manifestazioni.
*Due persone sono state uccise e altre sette sono rimaste gravemente ferite dopo che le forze di sicurezza avevano disperso alcune manifestazioni a Mambya, nei pressi di Kindia a ottobre. I manifestanti stavano protestando contro la mancanza di elettricità, acqua, scuole e strutture sanitarie.
*Sempre a ottobre, le forze di sicurezza si sono rese responsabili dell'esecuzione extragiudiziale di uno dei presunti organizzatori delle manifestazioni di Boké. Karamba Dramé, presidente di un'associazione giovanile di Khoréra, nei pressi di Boké, è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco a Khoréra da soldati che indossavano berretti rossi. Questi erano giunti espressamente da Conakry, dopo che lo avevano identificato tramite il suo telefono cellulare.
Sulle uccisioni non è stata avviata alcuna indagine durante l'anno.
Tortura e altri maltrattamenti hanno continuato a essere dilaganti e sistematici durante e dopo le fasi di arresto. A settembre e ottobre, poco dopo le manifestazioni di Conakry e Boké, più di 10 persone sono state arrestate e trattenute per qualche giorno senza accusa. Durante la loro detenzione a Boké, le persone fermate sono state trattenute in una cella minuscola, circondate da escrementi e urina, e frustate con strisce di gomma dai soldati. I detenuti sono stati costretti a contare e, in caso di errore, a ripartire da zero. Aboubakar Fofana, uno studente, è entrato in coma in seguito alle frustate per mano dei soldati ed è stato ricoverato in ospedale a Boké.
Giornalisti indipendenti sono stati oggetto di intimidazioni, vessazioni, e arresti arbitrari. Si sono avute restrizioni alle libertà di parola e di stampa, in particolare nel caso di critiche nei confronti delle autorità.
*Ad agosto, Lansana Babara Camara, un giornalista di La Guinée Actuelle, un quotidiano a capitale privato, è stato aggredito da un membro del Battaglione autonomo per la sicurezza presidenziale mentre svolgeva un'inchiesta su una visita del presidente Conté a Kindia.
*A ottobre, Facely Traoré, corrispondente di Familia FM, una stazione radiofonica privata, è stato arrestato e brevemente detenuto presso il Dipartimento indagini penali della polizia. Il giornalista è stato arrestato mentre indagava sull'arresto di due poliziotti accusati del furto di due sacchi di riso.
A ottobre, il Consiglio nazionale delle comunicazioni ha revocato tutti i divieti riguardanti i quotidiani. L'unico quotidiano vietato all'epoca era La Verité che aveva pubblicato un articolo in cui veniva criticato un ministro del governo il cui nome era stato omesso.
Oltre 26 persone rimanevano nel braccio della morte della prigione civile di Conakry e del carcere di massima sicurezza di Kindia, a est della capitale.
Tre persone, Boubacar Sidy Diallo, Moustapha Bangoura e Naby Camara, sono state condannate a morte nel corso della sessione della Corte di assise di Conakry a novembre e dicembre.
A dicembre la Guinea si è astenuta alla votazione di una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per una moratoria mondiale sulle esecuzioni.
Guinea: Excessive use of force and torture following demonstrations against the high cost of living (AFR 29/001/2008)