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India

Repubblica dell'India

Capo di Stato: Pratibha Patil
Capo del governo: Manmohan Singh
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 1 miliardo e 186.200
Speranza di vita: 63,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 78/83‰
Alfabetizzazione adulti: 61%

  1. Contesto
  2. Violenza contro le minoranze
  3. Sgomberi forzati
  4. Violenza tra forze di sicurezza, milizie e maoisti
  5. Sicurezza e diritti umani
  6. Jammu e Kashmir
  7. Impunità
  8. Pena di morte
  9. Missioni e rapporti di Amnesty International

La polizia o è rimasta inerte o ha risposto con un uso eccessivo della forza per fronteggiare la violenza settaria contro le minoranze religiose e linguistiche e gli scontri di matrice etnica. Gli adivasi (comunità indigene) e i piccoli agricoltori hanno continuato a protestare contro la loro esclusione dal processo decisionale del governo riguardo ai nuovi progetti di sviluppo che potrebbero minacciare il loro sostentamento e portare a sfratti forzati. È proseguito il conflitto a basso livello tra i maoisti e il governo e le milizie, da più parti ritenute essere appoggiate dal governo: entrambe le parti si sono rese responsabili di abusi come la presa di mira di civili. Esplosioni di ordigni in varie parti del Paese hanno ucciso centinaia di persone. In risposta, il governo ha arbitrariamente detenuto e torturato sospetti. In seguito agli attacchi di novembre a Mumbai, in cui sono rimaste uccise più di 170 persone, il governo ha rafforzato la legislazione in materia di sicurezza e istituito un'agenzia federale per indagare sugli attacchi terroristici. Le procedure giudiziarie non sono state in grado far valere la giustizia per le molte vittime della violenza tra comunità. I tribunali hanno condannato a morte almeno 70 persone, ma non ci sono state esecuzioni.

Mentre l'India ha continuato a conoscere condizioni di crescita economica, un quarto della sua popolazione, all'incirca 300 milioni di persone, il 70% delle quali abitante nelle zone rurali, hanno continuato a vivere una situazione di povertà. Le autorità indiane non sono riuscite ad assicurare i diritti di comunità già emarginate come i contadini senza terra e gli adivasi, i quali si oppongono allo sfruttamento della loro terra e di altre risorse per progetti industriali.

Contesto

Oltre alle 170 persone uccise negli attacchi di novembre a Mumbai, più di altre 400 persone sono rimaste uccise in attentati dinamitardi nelle città di Jaipur, Ahmedabad, Bangalore, Malegaon, Delhi e Imphal e negli Stati di Tripura e Assam.

Le relazioni tra India e Pakistan si sono deteriorate in seguito ad accuse avanzate dalle autorità indiane secondo cui gli attacchi di novembre a Mumbai erano stati messi a punto da persone o gruppi con base in Pakistan. Le iniziative di pace India-Pakistan, compresi i colloqui sul Kashmir, non hanno fatto registrare progressi.

La risposta del governo alla dilagante violenza sulle donne è rimasta inadeguata.

Violenza contro le minoranze

Ad agosto, un locale leader di spicco indù e quattro suoi assistenti, i quali erano impegnati in campagne contro la conversione al Cristianesimo sono rimasti uccisi nello Stato dell'Orissa, scatenando due mesi di attacchi contro le minoranze cristiane. Gli attacchi, che hanno provocato almeno 25 morti, sono stati guidati da sostenitori di organizzazioni nazionaliste indù, presumibilmente alleate con il partito Bharatiya Janata, della coalizione di governo dell'Orissa, e hanno portato a incendi, saccheggi e aggressioni sessuali contro donne. La polizia o non è intervenuta o è ricorsa a un uso eccessivo della forza che ha determinato sparatorie in cui sono morte 15 persone. Almeno 15.000 persone, in maggioranza cristiani, sono risultate sfollate in seguito alle violenze. In almeno due campi sfollati, i cristiani hanno continuato a essere sottoposti ad aggressioni violente da parte di sostenitori di organizzazioni nazionaliste indù.

Durante i due mesi di violenza, sono state arrestate 250 persone in relazione con gli attacchi, ma a fine anno nessuna inchiesta giudiziaria era stata ancora conclusa.

A settembre, sostenitori di organizzazioni nazionaliste indù hanno danneggiato circa 30 luoghi di culto cristiani nel Karnataka. I presunti responsabili sono stati arrestati solo in seguito alle proteste da parte del partito di opposizione.

Nella città di Mumbai e in altre località del Maharashtra, le minoranze linguistiche degli Stati settentrionali sono state sottoposte a d attacchi ripetuti da parte di sostenitori del Maharashtra Navnirman Sena, che hanno causato la fuga dallo Stato di circa un migliaio di lavoratori migranti. L'intervento della polizia è risultato lento a fermare gli attacchi e arrestare i sospetti responsabili.

Più di 50 persone sono rimaste uccise in scontri inter-etnici tra membri della comunità musulmana e la comunità bodo nei distretti a prevalenza bodo dell'Assam. Le autorità non sono intervenute tempestivamente per impedire le violenze.

Durante i mesi di luglio e agosto, le proteste comunitarie nel Jammu e Kashmir sono aumentate a livelli mai visti in anni recenti, fino a sfociare in violenza in diverse occasioni. La polizia è ricorsa a un uso eccessivo della forza nella gestione della violenza aprendo il fuoco e uccidendo più di 60 persone.

Membri delle comunità dalit di diversi Stati hanno continuato a subire attacchi e discriminazioni. Le autorità non hanno provveduto ad applicare speciali leggi vigenti emanate per perseguire i responsabili di violenze etniche.

Difensori dei diritti umani impegnati nel lavoro a favore dei diritti delle minoranze, compresi i dalit e gli adivasi del Chhattisgarh, hanno continuato a essere oggetto di vessazioni, comprese detenzioni arbitrari da parte della polizia dello Stato.

La legislazione presentata nel 2005 per contrastare la violenza tra comunità a fine anno era ancora all'esame del Parlamento.

Sgomberi forzati

Le autorità locali hanno sfollato o sfrattato con la forza comunità emarginate delle zone rurali, compresi contadini senza terra e adivasi per far posto a progetti minerari, di irrigazione, elettricità, e per infrastrutture urbane e a destinazione industriale diversa. In alcuni Stati, le autorità hanno sfrattato adivasi da terreni demarcati come esclusivamente adivasi per disposizione costituzionale. Le autorità non hanno rispettato le nuove norme legislative che garantiscono l'accesso all'informazione negando alle comunità colpite le informazioni sui progetti di sviluppo programmati. Nella maggior parte dei casi le comunità sono rimaste escluse dai processi decisionali. Leggi contenenti miglioramenti nelle procedure di acquisizione della terra e politiche di riabilitazione e reinsediamento erano all'esame del Parlamento.

Sono proseguite le proteste da parte delle comunità locali contro l'esproprio della terra e gli sfratti forzati. In alcuni casi, la polizia ha risposto caricando a manganellate dimostranti pacifici e detenendoli senza accusa anche per una settimana. La polizia non è intervenuta a proteggere i manifestanti quando milizie armate, presumibilmente alleate con i partiti politici di governo, hanno represso con violenza le proteste. Le autorità non hanno condotto inchieste tempestive in diversi episodi di questo tipo.

*Secondo quanto riferito, a maggio, milizie armate hanno ucciso a colpi d'arma di fuoco Amin Banra, un leader adivasi, durante una protesta contro lo sfollamento forzato per l'acciaieria di Kalinganagar, nell'Orissa. Le autorità hanno arrestato due persone ma non hanno provveduto a indagare le denunce secondo cui queste facevano parte di una più ampia milizia privata.

*Ad agosto, membri degli adivasi dongria khond, sotto minaccia nell'Orissa, hanno ripreso a protestare dopo che la Corte Suprema aveva autorizzato una compartecipazione tra la Vedanta, una multinazionale e il governo per aprire una miniera di bauxite in zone forestali protette su terreni dei dongria khond.

*Almeno 30 persone sono rimaste ferite nel corso di proteste durate sei mesi da parte di contadini e partiti di opposizione a Singur, West Bengal, contro l'esproprio delle loro terre per uno stabilimento di automobili senza consenso anticipato e informato dei contadini. I successivi negoziati tra i manifestanti e le autorità statali sono falliti, obbligando a far spostare il progetto nel Gujarat.

Difensori dei diritti umani

Difensori dei diritti umani impegnati in campagne per i diritti ambientali delle comunità rurali sono stati oggetto di vessazioni, tortura e altri maltrattamenti per mano della polizia e di aggressioni violente da parte di milizie armate, in alcuni casi con esito mortale. Il continuo monitoraggio delle comunità locali e dei difensori dei diritti umani ha fatto sì che in un esiguo numero di Stati fossero attuate nuove leggi finalizzate a garantire ai poveri delle campagne il diritto di lavorare per almeno 100 giorni all'anno.

Violenza tra forze di sicurezza, milizie e maoisti

Nel Chhattisgarh, sono continuati gli scontri tra gruppi armati maoisti e le forze statali affiancate dal Salwa Judum, una milizia da più parti ritenuta appoggiata dallo Stato. Entrambe le parti hanno preso di mira civili, principalmente adivasi che hanno riferito uccisioni, rapimenti e tortura e altri maltrattamenti. All'incirca 40.000 adivasi hanno continuato a essere sfollati, 20.000 dei quali nei campi del Chhattisgarh, e altri 20.000 sparpagliati nel vicino Andhra Pradesh.

A novembre, la Commissione nazionale per i diritti umani dell'India (NHRC) ha presentato i risultati di un'inchiesta durata un mese per verificare le denunce di violazioni dei diritti umani da parte del Salwa Judum e di gruppi armati maoisti. L'NHRC ha riscontrato che entrambe le parti si erano rese responsabili di abusi. Organizzazioni per i diritti umani hanno criticato i risultati affermando che l'NHRC non aveva provveduto a indagare pienamente gli abusi commessi dal Salwa Judum.

Nell'Orissa e nel Jharkhand la violenza tra gruppi armati maoisti e la polizia ha conosciuto un'escalation.

*Il 15 febbraio, più di 500 maoisti armati hanno effettuato un'irruzione nell'armeria della polizia del distretto di Nayagarh, nell'Orissa, uccidendo 16 poliziotti. In un'operazione combinata seguita all'irruzione, la polizia dell'Orissa ha ucciso a colpi d'arma da fuoco 20 persone nelle foreste vicine sostenendo che erano maoisti e loro sostenitori.

Difensori dei diritti umani nell'Orissa e nel Jharkhand che avevano messo in luce le violazioni commesse dalla parti in conflitto sono rimasti esposti al rischio di vessazioni da parte delle autorità.

*Il dott. Binayak Sen, impegnato a favore dei diritti degli adivasi e dei braccianti e che aveva criticato le milizie del Salwa Judum, è rimasto nel carcere di Chhattisgarh mentre proseguiva il processo a suo carico. Egli fu incarcerato nel 2007 per accuse collegate al favoreggiamento dei maoisti. Organizzazioni per i diritti umani hanno espresso preoccupazioni per l'equità del processo.

Sicurezza e diritti umani

Le autorità hanno risposto agli attacchi di novembre di Mumbai rafforzando le norme legislative in materia di sicurezza e istituendo un'agenzia investigativa federale. Gli emendamenti legislativi comprendono definizioni ampie e generiche di "atti di terrorismo" e di appartenenza a organizzazioni terroristiche ed estendono i periodi minimi e massimi di detenzione per i sospetti di terrorismo prima che venga formulato l'atto di accusa.

Più di 70 persone sono state detenute senza accusa, per periodi variabili da una settimana a due mesi in relazione a esplosioni di ordigni occorse in diversi Stati durante l'intero anno. Segnalazioni di tortura e altri maltrattamenti di sospetti hanno portato a proteste da parte sia di organizzazioni indù che musulmane.

*A novembre, le autorità dell'Andhra Pradesh hanno annunciato un risarcimento monetario per 21 musulmani che erano stati detenuti senza accusa da cinque a dieci giorni e torturati sulla scia delle molteplici esplosioni di ordigni avvenute a Hyderabad nell'agosto 2007. Contro i responsabili della loro tortura non è stato avviato alcun procedimento penale.

*A gennaio, Abujam Shidam, insegnante in un college e membro del Manipur People's Party, partito di opposizione, è stato arrestato e torturato in custodia di polizia per quattro giorni in seguito all'esplosione di un ordigno del dicembre 2007 in cui erano rimaste uccise sette persone nel Manipur. Nessun provvedimento è stato intrapreso contro i responsabili della sua tortura.

Nonostante le continue proteste, le autorità si sono rifiutate di abrogare la legge sui poteri speciali delle forze armate del 1958. Il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie ha dichiarato che la legge poteva favorire le esecuzioni extragiudiziali conferendo alle forze di sicurezza il potere di sparare per uccidere in circostanze in cui non erano necessariamente in pericolo imminente.

Il Gujarat, il Rajasthan e il Madhya Pradesh si sono aggiunti all'elenco degli Stati che applicano legislazioni speciali in materia di sicurezza volte a controllare le attività del crimine organizzato. La legislazione prevede la detenzione senza accusa per periodi che vanno dai sei mesi a un anno. L'Uttar Pradesh ha abrogato una legge analoga.

Jammu e Kashmir

Tra giugno e agosto, le forze centrali di sicurezza hanno sparato uccidendo almeno 40 persone che non avevano osservato le restrizioni dettate dal coprifuoco. Questo era stato imposto durante le manifestazioni e le contro-dimostrazioni riguardo alla proposta di trasferire terreni forestali al Consiglio dell'Amarnath Shrine.

Non è cessata l'impunità per i passati reati come la sparizione forzata di migliaia di persone durante il conflitto armato del Kashmir a partire dal 1989.

Impunità

L'impunità ha continuato a essere dilagante.

***Gujarat

I responsabili delle violenze del 2002 in cui migliaia di musulmani furono attaccati e oltre 2.000 uccisi hanno continuato a eludere ampiamente la giustizia. L'Alta Corte di Mumbai ha ottenuto pochi progressi verso l'attribuzione delle responsabilità giudicando colpevoli 12 persone a gennaio per un unico episodio di aggressione sessuale.

***Punjab

Molti dei poliziotti responsabili di gravi violazioni dei diritti umani tra il 1984 e il 1994 non sono stati assicurati alla giustizia. I risultati di un'inchiesta condotta dal Buerau centrale d'inchiesta sulle accuse di uccisioni illegali di 2.097 persone cremate dalla polizia non sono stati resi pienamente pubblici.

***Assam

Non è stata intrapresa alcuna azione in merito ai risultati di una commissione d'inchiesta pubblicata nel 2007 in cui era stato riscontrato che le uccisioni illegali di 35 persone avvenute tra il 1998 e il 2001 furono condotte per conto di un ex capo di dicastero e della polizia di Stato.

Pena di morte

Le autorità non hanno reso disponibili informazioni dettagliate riguardo al numero delle esecuzioni e delle persone nel braccio della morte. Tuttavia, non si è a conoscenza di esecuzioni avvenute durante l'anno. Nonostante le affermazioni del governo secondo cui la pena capitale veniva impiegata soltanto «in rarissimi casi», i tribunali hanno condannato a morte almeno 70 persone. L'NHRC ha avviato uno studio sull'applicazione della pena capitale.

A dicembre, l'India ha votato contro una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per una moratoria mondiale sulle esecuzioni.

Missioni e rapporti di Amnesty International

Delegati di Amnesty International hanno visitato l'India a maggio, tra luglio e agosto, e a dicembre, incontrando funzionari di governo e organizzazioni della società civile.


India: Concern over human rights violations during "recapture" of Nandigram by ruling CPI(M) supporters in West Bengal (ASA 20/001/2008)

India: Lethal Lottery - The Death Penalty in India - A study of Supreme Court judgments in death penalty cases 1950-2006 (ASA 20/007/2008)

India: Serious concerns over fair trial of human rights defender Dr. Binayak Sen in Chhattisgarh (ASA 20/013/2008)

India: Indigenous communities at risk of forced eviction in Orissa (ASA 20/017/2008)

India: Government should match its words with action and halt violence against Christian minorities in Orissa (ASA 20/021/2008)

India: Act with restraint during elections in Jammu & Kashmir (ASA 20/028/2008)

India: New threshold of violence in India, attacks an outrage (ASA 20/030/2008)

India: New anti-terror laws must meet international human rights standards (ASA 20/031/2008)

India: Repeal shoot on sight orders in Jammu & Kashmir, 13 agosto 2008