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Iran

Repubblica islamica dell'Iran

Capo di Stato: leader della Repubblica islamica dell'Iran: ayatollah Sayed 'Ali Khamenei
Capo del governo: presidente dott. Mahmoud Ahmadinejad
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 72,2 milioni
Speranza di vita: 70,2 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 35/34‰
Alfabetizzazione adulti: 82,4%

  1. Contesto
  2. Difensori dei diritti umani
  3. Discriminazione contro le donne
  4. Libertà di espressione e associazione
  5. Discriminazione - repressione delle minoranze
  6. Sistema giudiziario
  7. Tortura e altri maltrattamenti
  8. Pene crudeli, inumane e degradanti
  9. Pena di morte
  10. Rifugiati e richiedenti asilo
  11. Missioni e rapporti di Amnesty International

Le autorità hanno mantenuto rigide restrizioni alle libertà di espressione, associazione e riunione e attuato un giro di vite sugli attivisti della società civile, compresi difensori dei diritti umani, e attivisti impegnati nella difesa dei diritti delle donne e delle minoranze. Questi sono stati arrestati, detenuti e perseguiti, spesso al termine di processi iniqui, è stato loro impedito di recarsi all'estero e le loro riunioni spesso interrotte. Tortura e altri maltrattamenti di detenuti sono stati praticati abitualmente e nell'impunità. Sono state segnalate sentenze alla fustigazione e all'amputazione. Si è avuta notizia di almeno 346 esecuzioni, ma il numero reale delle persone messe a morte è da ritenersi più elevato. Due uomini sono stati lapidati. Tra le persone messe a morte vi erano condannati minorenni.

Contesto

Si sono verificati continuo disordini tra le principali minoranze etniche dell'Iran, come azeri, baluci, e curdi, riguardo al loro senso di emarginazione e all'incapacità del governo di affermare i loro diritti economici, sociali e culturali così come i loro diritti civili e politici.

Il governo ha proposto cambiamenti al codice penale e ad altre leggi che, se ratificati, eroderebbero ancor più i diritti umani.

Non sono cessate le tensioni sul piano internazionale per il programma di arricchimento nucleare dell'Iran. A marzo, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato la proroga delle sanzioni economiche e politiche imposte negli anni precedenti.

Sono proseguite le critiche internazionali per le violazioni dei diritti umani. In un rapporto diffuso a ottobre, il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban-Ki-moon ha richiesto al governo di assicurare che la legislazione iraniana si conformasse agli standard internazionali e di porre fine alla discriminazione contro le donne e le minoranze etniche e religiose. A novembre, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha esortato il governo a porre fine alle vessazioni, intimidazioni e persecuzioni di oppositori politici e di difensori dei diritti umani; di affermare i diritti dell'equo processo; e di far cessare l'impunità per le violazioni dei diritti umani. L'Assemblea Generale ha inoltre richiesto al governo di favorite le visite da parte di organismi delle Nazioni Unite sui diritti umani.

Difensori dei diritti umani

Difensori dei diritti umani sono stati oggetto di vessazioni e intimidazioni ma hanno continuato a premere per ottenere un maggiore rispetto per i diritti delle donne e delle minoranze etniche e per porre fine all'esecuzione di condannati minorenni. Alcuni sono stati arrestati e incarcerati, al termine di procedimenti giudiziari basati su imputazioni formulate in modo vago; ad altri è stato impedito di recarsi all'estero.

*Shirin Ebadi, Premio Nobel per la Pace e cofondatrice del Centro per i difensori dei diritti umani (CHRD) di Teheran, è stata bersaglio di crescenti vessazioni, minacce e intimidazioni da parte di organi statali. Il 29 dicembre, funzionari qualificatisi come ispettori del fisco hanno fatto irruzione nei suoi uffici e prelevato fascicoli riservati dei suoi clienti.

*Sempre a dicembre, il CHRD è stato sottoposto a chiusura da parte di funzionari della sicurezza poco prima che il centro ospitasse un evento organizzato per commemorare il 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani.

*Emadeddin Baghi, presidente dell'Associazione per la difesa dei diritti dei prigionieri (ADPR), è stato rilasciato a ottobre, dopo aver scontato una sentenza imposta al termine di un processo iniquo per «minacce alla sicurezza nazionale», a seguito di critiche che aveva espresso riguardo all'impiego della pena di morte. La sentenza era stata in un primo tempo sospesa. Funzionari carcerari avevano rinviato cure mediche urgenti, sebbene gli sia stato concesso un permesso per motivi di salute. Assieme ad alcuni suoi familiari egli era stato scagionato da una corte d'appello di ulteriori accuse relative alle loro attività in favore dei diritti umani, ma la magistratura, stando alle fonti, aveva trasferito il caso a un altro tribunale per nuove indagini. A novembre è iniziato il processo a carico di Emadeddin Baghi, per accuse riguardanti il suo lavoro per l'ADPR.

Discriminazione contro le donne

Le donne hanno continuato a incontrare discriminazioni per legge e per prassi, e quante erano impegnate nella difesa dei diritti delle donne sono state prese di mira dalla repressione di Stato. Il Parlamento ha discusso la legislazione in materia che, se applicata, limiterebbe l'accesso delle donne all'istruzione universitaria di loro scelta imponendo nuove restrizioni di residenza. Articoli controversi relativi al matrimonio inizialmente inseriti in bozza legislativa sono stati lasciati cadere su pressione degli attivisti per i diritti delle donne. Le autorità hanno chiuso il giornale Zanan (Donne), oscurato siti web per i diritti delle donne e disperso raduni pacifici di attiviste, come le appartenenti alla Campagna per l'uguaglianza che chiede di porre fine alla discriminazione legislativa contro le donne.

A febbraio la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, sue cause e conseguenze, ha riportato che il governo non aveva dato seguito a una sola comunicazione espressa nel 2007. A novembre, la Relatrice ha criticato l'Iran per la sua repressione nei confronti delle difensore dei diritti umani.

Decine di attiviste per i diritti delle donne sono state detenute, interrogate e in alcuni casi processate per le loro attività pacifiche, comprese circa 10, condannate da tribunali di prima istanza a pene detentive e, in almeno due casi, alla fustigazione.

*Maryam Hosseinkhah, Parvin Ardalan, Jelveh Javaheri e Nahid Kesharvarz sono state condannate a sei mesi di reclusione a settembre. Giudicate colpevoli di «diffusione di propaganda contro lo Stato», esse sono rimaste in libertà in attesa degli appelli. Le tre donne sono state accusate in seguito a tre articoli che avevano scritto per il sito web Campagna per l'uguaglianza e per Zanestan, un sito web a favore dei diritti delle donne chiuso dalle autorità nel 2007.

Libertà di espressione e associazione

Le autorità hanno continuato a reprimere il dissenso ponendo restrizioni all'accesso a Internet, vietando quotidiani e bollettini studenteschi, e perseguendo giornalisti i cui scritti erano ritenuti critici nei confronti delle autorità. Funzionari hanno vessato, intimidito e detenuto docenti universitari, sindacalisti e studenti che chiedevano riforme.

Decine di studenti sono stati sospesi o espulsi dall'università per aver sostenuto gruppi riformisti e i diritti degli studenti sospesi. Altri sono stati arrestati e detenuti, come possibili prigionieri di coscienza, per aver preso parte a manifestazioni.

Le autorità hanno vessato e intimidito persone per ciò che apparivano. A migliaia di futuri candidati è stato impedito di presentarsi alle elezioni parlamentari di marzo in seguito a criteri discriminatori di selezione, che pregiudicano le pari opportunità «sulla base delle opinioni politiche o dell'affiliazione religiosa». Criteri analoghi si applicano anche a quanti cercano un impiego nel settore pubblico.

*Ad agosto, le forze di sicurezza hanno impedito con la forza un raduno pacifico in un cimitero non contrassegnato di Teheran in commemorazione del 20° anniversario delle esecuzioni di massa iniziate nel 1988 per le quali nessuno era stato chiamato a rispondere. Almeno tre persone sono state successivamente condannate a pene detentive per aver preso parte alla commemorazione, o per aver programmato di farlo.

Discriminazione - repressione delle minoranze

L'impiego di lingue minoritarie nelle scuole e negli uffici pubblici ha continuato a essere vietato. Coloro che avevano promosso campagne per una maggiore partecipazione politica o il riconoscimento dei diritti economici, sociali e culturali delle minoranze sono stati oggetto di minacce, arresti e carcerazioni. Membri di minoranze non hanno potuto accedere al pubblico impiego ai sensi della legislazione nota come gozinesh. Molte donne sono risultate doppiamente svantaggiate, sia perché appartenenti a gruppi di minoranza etnica o religiosa marginalizzati sia a causa dello status subordinato riservato alle donne in alcune comunità, come i baluci e i curdi.

***Arabi

Membri della comunità araba ahwazi hanno continuato a protestare contro una percepita discriminazione, come nel caso dell'accesso alle risorse.

*Ma'soumeh Ka'bi è stata immediatamente detenuta assieme ai suoi cinque figli in seguito al oro rimpatrio forzato in Iran dalla Siria a ottobre, apparentemente al fine di premere sul marito, un attivista arabo ahwazi, a far ritorno in Iran dall'Europa e a consegnarsi alle autorità.

***Azeri

Attivisti hanno continuato a chiedere che la lingua turka-azera fosse impiegata nelle scuole e nei servizi statali nelle zone a maggioranza iraniano-azera. Decine di attivisti sono stati arrestati a febbraio in relazione alle manifestazioni organizzate per la Giornata internazionale delle lingua madre.

*Quattro attivisti sono stati trattenuti in isolamento tra settembre e novembre, con l'accusa di «aver agito contro la sicurezza nazionale». Essi figurano tra le 18 persone arrestate apparentemente per impedire il simbolico boicottaggio di un giorno di scuole e università per protestare contro l'assenza dell'insegnamento del turko-azero. Di loro non si sono più avute notizie.

*Asgar Akbarzadeh è stato condannato da un tribunale di Ardebil a dicembre a cinque anni di carcere, da scontarsi nella provincia di Sistan-Baluchistan, per l'accusa di formazione di partito politico illegale; preparazione e distribuzione di documenti "pan-turki"; partecipazione a raduni associati alla cultura azera, comprese danze tradizionali azere; e invio di informazioni a siti web a favore dei diritti umani.

***Baluci

Nelle zone baluci, il Movimento di resistenza popolare dell'Iran (PRMI), un gruppo armato conosciuto anche come Jondallah, è stato impegnato in scontri sporadici con le forze governative. A giugno il gruppo ha sequestrato 15 o 16 guardie di frontiera iraniane. Una è stata rilasciata ma il PRMI ha ucciso le altre a ottobre. Le autorità hanno intrapreso duri provvedimenti contro presunti membri e sostenitori del PRMI.

*Ya'qub Mehrnehad, un attivista civile e culturale baluci membro del Circolo voce di giustizia del popolo giovane, è stato messo a morte ad agosto al termine di un processo gravemente iniquo. Egli era stato arrestato per aver criticato le autorità locali. Stando alle fonti, era stato torturato, gli era stato negato l'accesso di un avvocato ed era stato giudicato colpevole di legami con Jondallah da un tribunale di Zahedan.

***Curdi

Membri del gruppo armato Partito per una vita libera nel Kurdistan, conosciuto con il suo acronimo curdo PJAK, hanno continuato ad attaccare le forze iraniane. Molti curdi detenuti erano stati accusati di appartenenza o sostegno al PJAK o ad altri gruppi. Alcuni, come l'insegnante Farzad Kamangar, che aveva negato le accuse ed era stato torturato, sono stati condannati a morte al termine di processi iniqui.

I fautori di un maggior riconoscimento della lingua curda e dei diritti culturali e di altro tipo sono stati arrestati e incarcerati al termine di processi iniqui.

Le autorità non sono intervenute per affrontare l'annoso problema della protezione delle donne dalla violenza all'interno della famiglia, nonostante il persistere di un'elevata incidenza di casi in cui donne si erano date fuoco, spesso perdendo la vita, apparentemente perché sottoposte a questo tipo di violenza.

Più di 50 prigionieri hanno intrapreso uno sciopero della fame tra agosto e ottobre per protestare contro l'applicazione della pena di morte nei confronti di prigionieri politici curdi e per richiedere il rispetto dei diritti civili dei prigionieri curdi.

*Mohammad Sadiq Kabudvand, fondatore e presidente dell'Organizzazione per i diritti umani del Kurdistan, detenuto dal luglio 2007, è stato condannato a 11 anni di carcere a maggio in seguito a un verdetto di colpevolezza al termine di un processo iniquo per «propaganda contro il sistema» e «l'aver agito contro la sicurezza di Stato attraverso l'istituzione dell'Organizzazione per i diritti umani del Kurdistan». Una corte d'appello ha ribaltato la sentenza a un anno di carcere per «propaganda contro il sistema» e ha confermato la condanna a 10 anni. Gli sono state negate le visite da parte della famiglia e del suo avvocato per un periodo prolungato, e le cure mediche di cui necessitava sono state ritardate.

***Turkmeni

Centinaia di membri della minoranza turkmena sono stati detenuti a gennaio sull'onda dei proteste contro l'uccisione di un giovane pescatore turkmeno da parte delle forze di sicurezza portuali alla fine del 2007 nelle vicinanze di Bandar-e-Torkman. A fine anno, stando alle notizie ricevute, gli autori dell'uccisione non erano stati consegnati alla giustizia. Almeno sei scolari al di sotto dei 15 anni di età sono stati trattenuti per circa 12 giorni e, stando alle fonti, torturati, anche tramite percosse, stupro con un oggetto e scosse elettriche.

***Minoranze religiose

I membri di alcune minoranze religiose hanno continuato a subire discriminazioni, vessazioni, arresti arbitrari e danni alla proprietà della comunità. Alcuni convertiti dall'Islam sono stati arrestati. Altri detenuti prima del 2008 sono stati processati; almeno due sono stati prosciolti dall'accusa di "apostasia" e tutti sono stati alla fine rilasciati. Gli aderenti alla fede bahaita hanno continuato a veder loro negato l'accesso all'istruzione superiore e alcuni siti considerati sacri dalla loro fede sono stati distrutti. Leader e altri membri dell'ordine sufita Gonabad sono stati oggetto di vessazioni e arresti. Almeno tre religiosi sunniti sono stati uccisi in circostanze sospette; altri sono stati detenuti e due messi a morte. Un seminario sunnita del Baluchistan è stato distrutto ad agosto. Ad amministratori scolastici è stato richiesto di riferire agli uffici locali della sicurezza la presenza nelle loro scuole di membri di "sette sovversive" come bahaiti, Ali-Ellahi e Ahl-e Haq.

*A marzo e maggio, sette leader della comunità bahaita sono stati arrestati da funzionari del ministero dell'Intelligence. Ad agosto sono stati accusati di reati vagamente formulati inerenti la sicurezza nazionale. Sono stati tutti considerati prigionieri di coscienza.

*L'ayatollah Hossein Kazemeyni Boroujerdi, un religioso oppositore del governo, è rimasto in carcere in precarie condizioni di salute a scontare una condanna a 11 anni di reclusione impostagli al termine di un processo iniquo dalla Corte speciale per il clero (SCC) nell'agosto 2007. La sentenza prevedeva anche l'esilio interno e a novembre egli è stato trasferito da Teheran a Yazd.

Sistema giudiziario

Decine di persone che avevano criticato il governo sono state arrestate, spesso da funzionari in borghese i quali non avevano esibito alcun distintivo di riconoscimento. Alcuni sono stati detenuti senza processo per lunghi periodi al di fuori del controllo della magistratura e, stando alle fonti, torturati o altrimenti maltrattati ed è stato loro negato l'accesso a cure mediche, agli avvocati e alle loro famiglie. Altri sono stati condannati a pene detentive al termine di processi iniqui o stavano scontando sentenze imposte in anni precedenti.

*I fratelli Arash e Kamiar Alaei, entrambi medici specializzati nella prevenzione e trattamento dell'HIV/AIDS, sono stati arrestati a giugno e detenuti senza accusa presumibilmente per i loro legami con ONG situate negli Stati Uniti e per le loro critiche nei confronti della politica di governo in materia di programmi sull'HIV/AIDS. Essi hanno affrontato un processo iniquo il 31 dicembre, accusati di aver «cooperato» con un «governo nemico» e di aver cercato di rovesciare il governo iraniano. Durante il processo, il pubblico ministero ha riferito alla corte di una prova segreta aggiuntiva, che il legale dei due fratelli non ha avuto l'opportunità di confutare in quanto non rivelata dalla pubblica accusa.

*Mansour Ossanlu, presidente del non riconosciuto Sindacato dei lavoratori del trasporto pubblico di Teheran, continuava a scontare una condanna a cinque anni di carcere confermata da una corte d'appello nell'ottobre 2007 a causa delle sue pacifiche attività sindacali. Prigioniero di coscienza e in precarie condizioni di salute, ha dovuto sottostare a ritardi nelle cure mediche che gli erano necessarie.

Tortura e altri maltrattamenti

Tortura e maltrattamenti di detenuti sono risultati fenomeni comuni, facilitati da detenzione pre-incriminazione prolungata, dal diniego d'accesso a un avvocato e alla famiglia, e da un consolidato schema di impunità per i perpetratori. Sono stati segnalati almeno quattro decessi in custodia. Non erano note inchieste indipendenti su questi casi né su altri due occorsi nel 2007.

*Abdolreza Rajabi, sostenitore della non autorizzata Organizzazione dei mujahedin del popolo dell'Iran, il quale si trovava in carcere dal 2001, è morto in custodia a ottobre. Secondo quanto riferito, egli sarebbe stato torturato.

Pene crudeli, inumane e degradanti

Sono state imposte ed eseguite sentenze alla fustigazione e all'amputazione giudiziale.

*Amir Ali Mohammad Labaf, un leader sufita Gonabad, stando alle fonti è stato condannato a novembre da un tribunale di Qom a cinque anni di carcere, alla fustigazione e all'esilio a Babak per «diffusione di menzogne».

Pena di morte

Sono state eseguite le condanne a morte di almeno 346 persone, compresi cinque condannati minorenni, i quali avevano meno di 18 anni al momento del reato. Si ritiene che la cifra complessiva sia maggiore, in quanto le autorità limitano la diffusione di notizie riguardanti le esecuzioni. Queste hanno avuto luogo per una vasta gamma di reati, tra cui omicidio, stupro, traffico di droga e corruzione. Almeno 133 condannati minorenni erano in attesa di esecuzione in violazione del diritto internazionale. Molti difensori dei diritti umani hanno condotto campagne per porre fine a questa pratica. Le autorità hanno cercato di giustificare le esecuzioni per omicidio motivandole con il fatto che si trattava di qesas (risarcimento), piuttosto che 'edam (esecuzione), una distinzione non riconosciuta dal diritto internazionale sui diritti umani. A gennaio, una nuova legge ha introdotto la pena di morte o la fustigazione per la produzione di video pornografici, e una proposta per prevedere la pena capitale per il reato di "apostasia" è stata dibattuta in Parlamento, ma a fine anno non era stata ancora promulgata.

A gennaio, il capo della magistratura ha ordinato di porre fine alle esecuzioni in pubblico per la maggior parte dei casi e ad agosto funzionari della giustizia hanno affermato che le esecuzioni per lapidazione erano state sospese, sebbene a fine anno fossero almeno 10 le persone condannate a morire lapidate che si trovavano ancora nel braccio della morte e due uomini siano stati lapidati nel mese di dicembre.

A dicembre l'Iran ha votato contro una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per una moratoria mondiale sulle esecuzioni.

Rifugiati e richiedenti asilo

L'Iran ha continuato ad accogliere quasi un milione di profughi, in maggioranza provenienti dall'Afghanistan. Secondo il governo, circa un altro milione di persone si trovavano in Iran illegalmente.

*Almeno 12 cittadini afghani, apparentemente di ritorno in Afghanistan dall'Iran, sono stati uccisi a colpi d'arma da fuoco dalla polizia di frontiera iraniana ad aprile in circostanze non chiarite.

Missioni e rapporti di Amnesty International

Le autorità non hanno risposto alle oltre 50 lettere inviate da Amnesty International e si sono rifiutate di discutere la possibilità per Amnesty International di visitare il Paese.


Iran: End executions by stoning (MDE 13/001/2008)

Iran: Women's rights defenders defy repression (MDE 13/018/2008)

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