Capo di Stato: Jalal Talabani
Capo del governo: Nuri al-Maliki
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 29,5 milioni
Speranza di vita: 57,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 105/98‰
Alfabetizzazione adulti: 74,1%
L'anno ha visto una significativa riduzione della violenza, benché tutte le parti impegnate nel conflitto in corso abbiano commesso gravi violazioni dei diritti umani. Migliaia di civili, bambini compresi, sono rimasti uccisi o feriti, per lo più in attentati suicidi e altri attacchi dinamitardi compiuti da gruppi armati opposti al governo e alla Forza multinazionale guidata dagli Stati Uniti (MNF). Civili sono stati uccisi anche dall'MNF e dalle forze governative irachene. Sia l'MNF sia le autorità irachene hanno trattenuto migliaia di detenuti, la maggior parte dei quali senza accusa né processo, alcuni anche da cinque anni. Le forze governative di sicurezza, comprese guardie carcerarie, stando alle segnalazioni si sono rese responsabili di torture, tra cui stupri, e uccisioni illegali. Le autorità sono ricorse a un uso estensivo della pena di morte. Più di quattro milioni di iracheni erano sfollati; due milioni erano profughi all'estero e altri sfollati all'interno dell'Iraq. La regione del Kurdistan ha continuato a essere interessata in tono minore dal conflitto ma sono pervenute continue segnalazioni di abusi per mano delle forze di sicurezza e di violenza sulle donne.
Il leader sciita Moqtada al-Sadr ha annunciato a febbraio una proroga di sei mesi del cessate il fuoco da parte dell'Esercito del Mahdi, che è stato poi esteso a tempo indefinito nel mese di agosto.
A ottobre le autorità irachene si sono assunte l'onere di fondare i Consigli del risveglio, a dominanza sunnita, formati con l'assistenza dei militari statunitensi per combattere contro il gruppo di opposizione armato di al-Qaeda in Iraq.
A novembre il Parlamento ha approvato l'Accordo sullo status delle forze (SOFA) tra i governi iracheno e statunitense, che sarebbe entrato in vigore dopo la scadenza, prevista il 31 dicembre 2008, del mandato delle Nazioni Unite, che prevedeva la presenza di truppe statunitensi in Iraq. Ai sensi del SOFA, le truppe statunitensi avrebbero ripiegato dalle zone urbane prima del luglio 2009, fino a ritirarsi completamente dall'Iraq entro la fine del 2011, dovendo quindi ottenere il permesso del governo iracheno per poter condurre operazioni militari, e consegnare alla custodia irachena tutti i detenuti in loro mani. Le autorità irachene avrebbero giurisdizione sui soldati e civili statunitensi che commettessero «gravi crimini premeditati» al di fuori delle strutture concordate e dello «status di servizio», sebbene spetti alle autorità statunitensi determinare quando queste condizioni siano applicabili. I contractor impiegati per conto del Dipartimento della difesa degli Stati Uniti perderebbero la loro immunità dall'essere perseguiti penalmente in Iraq ma il SOFA non fa riferimento ad altri privati, come i contractor militari e le guardie di sicurezza appaltati dal Dipartimento di Stato americano, i quali sono stati spesso accusati di uccisioni illegali di civili e di altri gravi abusi.
La situazione umanitaria è rimasta a un livello allarmante. Secondo le Nazioni Unite, almeno quattro milioni di iracheni continuavano a non ricevere cibo a sufficienza, e all'incirca il 40% della popolazione non aveva accesso ad acqua pulita e potabile, mentre il 30% non riceveva adeguati servizi sanitari. Il sistema scolastico era vicino al collasso con scuole e università prive di materiali essenziali come libri, mentre insegnanti e studenti vivevano terrorizzati dalla violenza. Molte scuole sono state bombardate. Il tasso di disoccupazione è rimasto estremamente elevato, ponendosi al 50% se non a un livello ancor più elevato.
Ad agosto l'Iraq ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani e degradanti e a novembre il Parlamento ha approvato una legge che istituisce l'Alta Commissione per i diritti umani.
Gruppi armati in conflitto contro il governo e le forze guidate dagli Stati Uniti hanno commesso una lunga serie di gravi violazioni dei diritti umani, così come i gruppi di miliziani affiliati a gruppi religiosi sciiti e i partiti politici rappresentati nel Parlamento iracheno. Tra le violazioni commesse si citano rapimenti, torture e omicidi. I gruppi hanno inoltre compiuto bombardamenti e altri attacchi indiscriminati nei confronti di civili, causando numerosi morti e feriti. Molti attacchi sono apparentemente stati condotti da al-Qaeda in Iraq. Tra gli obiettivi di rapimenti od omicidi vi erano membri di minoranze religiose ed etniche, come cristiani e palestinesi; membri di associazioni professionali, come medici, avvocati e giornalisti; e donne.
*Il 1° febbraio almeno 99 civili, compresi minorenni, sono rimasti uccisi quando due donne suicide si sono fatte esplodere in mercati affollati di Baghdad.
*Il 23 febbraio, Shihab al-Tamimi, giornalista e presidente del Sindacato iracheno dei giornalisti, ha perso la vita dopo che uomini armati gli avevano sparato nel distretto al-Waziriya di Baghdad. Egli era stato un acceso critico della violenza settaria.
*Il 14 agosto, attentatori suicidi hanno ucciso almeno 19 pellegrini sciiti a Iskandariya, mentre si dirigevano verso Karbala per un festival religioso.
*Almeno 28 persone, compresi 5 bambini, sono state uccise il 10 novembre, e altre 70 sono rimaste ferite, nel corso di attentati dinamitardi ad al-Adhamiya, un distretto sunnita di Baghdad.
Almeno 275 uomini e 10 donne sono stati condannati a morte. Vi sono state almeno 34 esecuzioni, comprese tre portate a termine nella regione del Kurdistan (cfr. oltre). Si ritiene che la cifra complessiva reale sia più elevata. La maggior parte delle sentenze di morte sono state comminate dalla Corte centrale penale dell'Iraq, le cui procedure non soddisfano gli standard internazionali sull'equo processo. Gli imputati hanno lamentato che le "confessioni" utilizzate come prove a carico erano state ottenute tramite tortura o altra forma di coercizione. I tribunali non hanno provveduto a indagare adeguatamente le suddette accuse.
*Ad aprile, un alto funzionario del ministero dell'Interno ha dichiarato che 28 persone di Bassora erano state messe a morte a Baghdad dopo essere state giudicate colpevoli di omicidi multipli e rapimenti.
A dicembre l'Iraq ha votato contro una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per una moratoria mondiale sulle esecuzioni.
Il Tribunale supremo penale iracheno (SICT) ha continuato a processare ex alti funzionari, membri del partito Ba'ath, ufficiali militari e altri associati al regime di Saddam Hussein. I processi sono stati viziati da interferenze politiche che hanno compromesso l'indipendenza e imparzialità del tribunale. È stato riportato a settembre che il governo iracheno aveva pianificato la destituzione di uno dei giudici che avevano processato l'ex presidente Saddam Hussein poco prima della conclusione nel 2006 del processo durato un anno, sostituendo il giudice con un altro considerato più incline all'imposizione della pena di morte.
*Il 2 dicembre, il SICT ha pronunciato la condanna a morte per 'Ali Hassan al-Majid e 'Abdul Ghani 'Abdul Ghafour, entrambi alti funzionari del regime di Saddam Hussein, dopo averli giudicati colpevoli di coinvolgimento nelle migliaia di uccisioni durante la rivolta del 1991 nel sud dell'Iraq. Altri dieci imputati hanno ricevuto sentenze di condanna variabili dai 15 anni di carcere all'ergastolo, mentre tre sono stati prosciolti. 'Ali Hassan al-Majid e due di coloro che avevano ricevuto pene detentive erano già stati condannati a morte al termine di un precedente processo nel 2007; a febbraio, il Consiglio presidenziale ha convalidato la sentenza di morte nei confronti di 'Ali Hassan al-Majid ma, stando alle fonti, ha decretato che gli altri due non dovevano essere messi a morte in quanto si trattava di ufficiali militari in servizio che avevano eseguito gli ordini all'epoca in cui furono commessi i crimini. A fine anno tutti e tre si trovavano ancora in custodia degli Stati Uniti.
I dipendenti di ditte di sicurezza straniere hanno continuato a godere dell'immunità dall'essere perseguibili penalmente per i reati commessi in Iraq. Nell'ottobre 2007 il governo aveva proposto una legge per revocarne l'immunità ma questa non era stata approvata dal Parlamento. Ad aprile le autorità statunitensi hanno rinnovato il contratto di appalto alla società statunitense Blackwater che si occupa della protezione dei diplomatici statunitensi malgrado il controverso caso dell'uccisione di civili iracheni per mano di guardie di sicurezza della Blackwater nel settembre 2007.
*Il 15 gennaio, cinque scolari sono rimasti uccisi dopo essere stati investiti da un'auto di un contractor della sicurezza di un convoglio che accompagnava un alto esponente della magistratura irachena a al-Salihiya, Baghdad. Secondo quanto riportato, il convoglio non si era fermato a un posto di blocco, causando uno scontro a fuoco tra le guardie di sicurezza private e la polizia.
*Il 7 dicembre, cinque guardie di sicurezza della Blackwater sono state incriminate negli Stati Uniti d'America per l'uccisione di 14 civili iracheni e il ferimento di altri 18 nel settembre 2007.
Migliaia di persone hanno continuato a essere detenute senza accusa né processo. Le forze statunitensi e quelle dell'MNF hanno trattenuto circa 15.000 detenuti, la maggior parte dei quali senza accusa né processo, a Camp Bucca, nei pressi di Bassora; a Camp Cropper, vicino all'aeroporto di Baghdad; e in altre località. Alcuni erano trattenuti da cinque anni. Le autorità irachene, stando alle fonti, trattenevano almeno 26.000 detenuti, molti senza accusa né processo. Si ritiene che alcuni fossero detenuti in incommunicado in strutture di detenzione segreta.
Il 27 febbraio è entrata in vigore una legge di amnistia che avrebbe portato al rilascio della maggior parte dei detenuti e dei sospettati di reati minori. Nel corso dell'anno, diverse migliaia di reclusi sono stati rilasciati dall'MNF e dalle autorità irachene, un numero molto lontano dai 23.000 di cui era stato raccomandato il rilascio dal Consiglio supremo della magistratura.
Le forze governative si sono rese responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, comprese torture, ed esecuzioni extragiudiziali. È stato riportato che guardie carcerarie e forze di sicurezza avevano torturato e altrimenti maltrattato detenuti, compresi minorenni. Tra i metodi elencati figurano percosse con cavi e tubi, sospensione prolungata per gli arti, tortura tramite la somministrazione di scosse elettriche, arti fratturati, rimozione di unghie con tenaglie e perforazioni del corpo con il trapano. I detenuti in mano a funzionari del ministero dell'Interno sono risultati particolarmente a rischio di tortura.
*È stato riportato che detenuti minorenni maschi sono stati aggrediti fisicamente e sessualmente presso la struttura di detenzione minorile di Tobchi, Baghdad ovest. Inquirenti statunitensi hanno riscontrato prove attendibili che due minorenni sunniti erano stati uccisi dalla guardie carcerarie agli inizi dell'anno.
*Detenuti minorenni maschi hanno denunciato stupri e altre torture presso il carcere minorile di al-Karkh, a Baghdad.
Le forze statunitensi hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani, comprese uccisioni illegali di civili e arresti arbitrari. Diversi soldati statunitensi sono stati processati davanti a tribunali militari negli Stati Uniti per reati commessi in Iraq; coloro che erano stati giudicati colpevoli hanno ricevuto condanne lievi non commisurate alla gravità dei reati commessi.
*Il 4 febbraio, un missile lanciato da un elicottero statunitense ha ucciso nove civili iracheni, tra cui un bambino, ferendone altri tre. Secondo quanto segnalato, il missile era stato sparato per errore su una folla nei pressi di un posto di blocco militare gestito da sostenitori del governo e truppe dell'MNF. I militari statunitensi hanno dichiarato che sull'episodio era stata aperta un'inchiesta.
*Il 19 settembre, tre donne e cinque uomini di una stessa famiglia sono rimasti uccisi durante un attacco aereo statunitense al villaggio di al-Dawr, nei pressi di Tikrit. Le autorità statunitensi hanno confermato l'attacco, dichiarando che quattro degli uccisi erano «sospetti terroristi».
*Michael C. Behenna, un soldato statunitense accusato di aver sparato al detenuto 'Ali Mansour Mohammad, uccidendolo, il 16 maggio nei pressi di Beiji, a nord di Baghdad, è stato incriminato per omicidio premeditato. Michael Behenna è stato accusato di aver detenuto 'Ali Mansour Mohammad 11 giorni prima e di averlo aggredito.
*Christopher Shore, un soldato statunitense accusato di aver ucciso un uomo iracheno disarmato nel giugno 2007 nei pressi di Tikrit, è stato prosciolto dall'accusa di omicidio da un tribunale militare statunitense a febbraio ma condannato a 120 giorni di reclusione per aggressione aggravata. L'accusa è stata in seguito declassata ad aggressione, un reato minore punibile con 70 giorni di carcere.
Le donne sono state oggetto di minacce e attacchi per non aver osservati i rigidi codici di comportamento, compreso quello relativo all'abbigliamento, e le autorità non hanno assicurato adeguata protezione alle donne contro la violenza, anche da parte degli altri componenti della famiglia. Alcune donne sono state uccise apparentemente da parenti maschi che le autorità non hanno provveduto ad assicurare alla giustizia.
*Leila Hussein è stata uccisa a colpi d'arma da fuoco il 17 maggio a Bassora mentre camminava assieme ad altre due donne, le quali sono rimaste ferite. Era risaputo che la sua vita era in pericolo poiché aveva denunciato e abbandonato il marito dopo che questi a marzo aveva ucciso la loro figlia adolescente, Rand Abd al-Qader, a causa della sua amicizia con un soldato britannico. Su nessuno dei due omicidi è nota l'apertura di alcun fascicolo giudiziario.
Diversi milioni di iracheni rimanevano sfollati, compresi circa due milioni che avevano cercato rifugio in Siria, Giordania e in altri Paesi. All'incirca due milioni e settecentosettantamila altri erano sfollati all'intermo dell'Iraq, secondo l'UNHCR, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. Centinaia di profughi erano rientrati, molti grazie all'aiuto del governo; alcuni hanno affermato che il loro ritorno era dovuto al miglioramento delle condizioni di sicurezza in Iraq; altri hanno dichiarato che il loro rientro era invece dovuto al deteriorarsi delle condizioni di vita nei Paesi ospitanti.
*A ottobre, circa 13.000 cristiani sono fuggiti da Mosul in seguito ad atti di violenza contro la minoranza cristiana della città. La maggior parte di essi ha trovato rifugio nei villaggi vicini o a Dohuk, Erbil o Kirkuk, ma circa 400 sono fuggiti in Siria. Stando alle fonti, a fine anno, un terzo degli sfollati avevano fatto ritorno a Mosul.
La regione del Kurdistan iracheno, amministrata dal Governo semi-autonomo regionale del Kurdistan (KRG), ha continuato a essere interessata in tono minore dal conflitto in corso rispetto ad altre parti dell'Iraq e ha visto diversi sviluppi positivi. Centinaia di prigionieri politici, compresi molti che erano detenuti senza processo da anni, sono stati rilasciati. Una nuova legge sulla stampa adottata a settembre ha abolito il carcere quale pena per il reato di diffamazione. Emendamenti al codice sullo status personale, comprese restrizioni sulla poligamia, sono stati approvati a ottobre.
Sono tuttavia pervenute continue segnalazioni di violazioni dei diritti umani: la polizia di sicurezza del KRG, l'Asayish, ha di fatto operato nell'impunità; si sono avute nuove notizie di arresti arbitrari; e le autorità non hanno provveduto a far luce sulla sorte delle vittime di sparizioni forzate.
Sono giunte segnalazioni di tortura e altri maltrattamenti da parte dell'Asayish.
*Melko 'Abbas Mohammad e sua madre di 60 anni, Akhtar Ahmad Mostafa, sono stati detenuti in isolamento per 19 giorni in seguito al loro arresto avvenuto a marzo in quanto sospettati di un attentato dinamitardo. Mentre erano trattenuti presso la prigione Gishti dell'Asayish a Sulaimaniya, secondo quanto riferito, Melko 'Abbas Mohammad è stato torturato tramite sospensione degli arti, percosso con un cavo e sottoposto a scosse elettriche. L'uomo e sua madre sono stati prosciolti da tutte le accuse a novembre da una corte che ne ha ordinato il rilascio, ma l'Asayish ha continuato a detenerli.
Sono pervenute segnalazioni di violenza domestica, di donne cui era stato dato fuoco e di donne uccise, anche per mano dei loro parenti maschi. Attiviste per i diritti umani sono state minacciate a causa del loro lavoro, anche da familiari maschi delle donne loro assistite. In alcuni casi le autorità non sono state in grado di identificare o arrestare gli autori di violenza sulle donne.
*L'11 maggio, una donna che aveva trovato protezione presso una casa protetta gestita dall'organizzazione per i diritti delle donne Asuda a Sulaimaniya è rimasta gravemente ferita quando uomini armati, ritenuti suoi parenti, hanno aperto il fuoco all'interno della casa.
Almeno nove persone sono state condannate a morte e almeno tre sono state le esecuzioni portate a termine. Almeno 84 persone si trovavano nel braccio della morte, comprese 33 a Erbil e 47 a Sulaimaniya. A giugno, il Parlamento curdo ha prorogato l'applicazione della legge anti-terrorismo del 2006, che ha aumentato il numero dei reati capitali, per altri due anni.
*Due uomini sono stati messi a morte ad aprile dopo essere stati giudicati colpevoli in relazione all'esplosione di un'auto nel maggio 2005 a Erbil in cui morirono 48 persone.
Diversi giornalisti e scrittori che avevano riportato casi di corruzione o criticato le politiche del KRG e dei due principali partiti politici curdi hanno ricevuto minacce di morte o sono incorsi in procedimenti giudiziari. Un giornalista è stato assassinato.
*Souran Mama Hama è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco il 21 luglio davanti all'abitazione dei suoi genitori a Kirkuk, di fatto sotto controllo di sicurezza del KRG, da uomini in borghese a bordo di un'auto. Egli aveva pubblicato articoli che criticavano la corruzione e il nepotismo all'interno dei due principali partiti politici curdi.
*'Adil Hussain, un medico, è stato condannato a sei mesi di reclusione e al pagamento di un'ammenda a novembre in seguito a un articolo che aveva scritto in materia di sesso e omosessualità da un punto di vista medico e che era stato pubblicato dal quotidiano Hawlati. Egli è stato rilasciato il 7 dicembre in seguito a proteste internazionali.
Delegati di Amnesty International hanno visitato la regione del Kurdistan iracheno tra maggio e giugno.
Carnage and despair - Iraq five years on (MDE 14/008/2008)
Iraqi refugees in Syria (MDE 14/010/2008)
Rhetoric and reality - the Iraqi refugee crisis (MDE 14/011/2008)
Al-Tanf camp - Trauma continues for Palestinians fleeing Iraq (MDE 14/012/2008)