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Kazakistan

Repubblica del Kazakistan

Capo di Stato: Nursultan Nazarbaev
Capo del governo: Karim Massimov
Pena di morte: abolizionista per i reati ordinari
Popolazione: 15,5 milioni
Speranza di vita: 65,9 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 32/23‰
Alfabetizzazione adulti: 99,5%

  1. Contesto
  2. Tortura e altri maltrattamenti
  3. Sviluppi legislativi
  4. Rifugiati e richiedenti asilo
  5. Libertà di religione
  6. Missioni e rapporti di Amnesty International

Tortura e altri maltrattamenti da parte di membri delle forze di sicurezza hanno continuato a essere fenomeni diffusi, commessi di fatto nell'impunità, malgrado gli annunciati tentativi da parte delle autorità di introdurre tutele. Rifugiati e richiedenti asilo dall'Uzbekistan e dalla Cina sono risultati a rischio di rapimento e rimpatrio forzato. Membri di minoranze religiose hanno ricevuto crescenti pressioni da parte delle autorità.

Contesto

A gennaio, Rakhat Aliev, ex genero in esilio del presidente Nursultan Nazarbaev, è stato condannato in contumacia a 20 anni di carcere per accuse comprendenti rapimento, riciclaggio di denaro, aggressione e omicidio. A marzo un tribunale militare lo ha ritenuto colpevole, assieme ad altri 15 coimputati, di aver pianificato il rovesciamento del presidente e di aver svelato segreti di Stato, e lo ha condannato a ulteriori 20 anni di carcere. Rakhat Aliev ha sostenuto che le accuse a suo carico erano politicamente motivate.

Organizzazioni nazionali e internazionali hanno monitorato i preparativi delle autorità in vista dell'assunzione da parte del Kazakistan della presidenza a rotazione dell'OSCE prevista nel 2010. L'OSCE deciso che il Kazakistan avrebbe assunto la presidenza alla fine del 2007, dopo che quest'ultimo aveva concordato di varare riforme al fine di allinearsi con i requisiti dell'OSCE in materia di democratizzazione e diritti umani.

Tortura e altri maltrattamenti

A febbraio, il Kazakistan ha aderito alle disposizioni sancite dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura che consentono ai singoli individui di sporgere denuncia presso il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura. A giugno, il Kazakistan ha ratificato il Protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura.

A novembre, il Comitato contro la tortura ha esortato le autorità ad «adottare un atteggiamento di tolleranza-zero nei riguardi del persistente problema della tortura». Il Comitato ha inoltre sollecitato le autorità ad «applicare disposizioni concrete e tempestive al fine di assicurare che una persona non sia sottoposta di fatto a detenzione non riconosciuta e che tutti i sospetti detenuti vedano riconosciute, per prassi ordinaria, tutte le fondamentali garanzie di tutela legale durante la loro detenzione».

***Polizia e forze di sicurezza

Malgrado le dichiarazioni espresse dalle autorità, tortura e altri maltrattamenti hanno continuato a essere fenomeni diffusi e sono stati compiuti nell'impunità. Le percosse da parte di agenti delle forze dell'ordine sono risultate prassi di routine, specialmente nei centri di detenzione pre-processuale temporanea, per la strada o durante i trasferimenti tra centri di detenzione diversi. Pochi agenti sono finiti sotto processo e sono stati chiamati a rispondere di violazioni, tortura compresa, nonostante siano state decine le persone che avevano accusato di essere state torturate in custodia allo scopo di ottenere una confessione. Le prove basate su questo tipo di confessioni hanno continuato a essere abitualmente ammesse agli atti in tribunale.

Secondo le segnalazioni, il Servizio di sicurezza nazionale (NSS) si è servito di operazioni anti-terrorismo per prendere di mira gruppi vulnerabili percepiti come una minaccia alla sicurezza nazionale e regionale, come richiedenti asilo dell'Uzbekistan e della Cina e membri o sospetti tali di gruppi islamici o di partiti islamisti al bando.

*A febbraio, un tribunale di Shimkent ha condannato 14 uomini a lunghi termini di detenzione, fino a 19 anni, per aver pianificato un attentato terroristico al locale dipartimento dell'NSS. La maggior parte degli accusati erano stati trattenuti presso strutture di detenzione dell'NSS con scarsissima possibilità di accedere a un avvocato, ai familiari o all'assistenza medica. Le accuse di tortura e altri maltrattamenti al fine di estorcere loro confessioni non sono state indagate. Le informazioni ottenute tramite questo tipo di confessioni, ottenute presumibilmente sotto tortura, sono state ammesse come prove agli atti dal giudice che presiedeva al processo.

Sviluppi legislativi

Ad agosto è entrata in vigore una legge che introduce una revisione giudiziaria dell'ordine di detenere una determinata persona agli arresti. Benché si tratti di un provvedimento positivo, esso non consente al detenuto o al suo rappresentante legale di impugnare la legalità della detenzione così come richiesto dagli standard internazionali.

Rifugiati e richiedenti asilo

Le autorità hanno continuato a cooperare con Uzbekistan, Russia e Cina in nome della sicurezza nazionale e della "guerra al terrore" con modalità che hanno infranto i loro obblighi assunti ai sensi delle leggi in materia di diritti umani e dei rifugiati.

La polizia dell'immigrazione del Kazakistan ha continuato a collaborare con la loro controparte uzbeka, trasmettendole informazioni su richiedenti asilo e rifugiati. Le autorità uzbeke hanno esercitato pressioni sui parenti in Uzbekistan per far sì che coloro che ricercavano protezione facessero ritorno spontaneamente nel Paese, in alcuni casi pagando addirittura ai parenti il viaggio verso il Kazakistan per rintracciare i rifugiati e convincerli a ritornare.

*A maggio, tre richiedenti asilo uzbeki sono stati detenuti da agenti della polizia kazaka dopo che avevano lasciato l'ufficio dell'UNHCR, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, nel centro di Almaty. Essi sono stati interrogati da agenti kazaki e uzbeki e minacciati di essere rimpatriati forzatamente in Uzbekistan. Essi sono stati rilasciati soltanto in seguito a un intervento congiunto di rappresentanti dell'ufficio dell'UNHCR e del Bureau internazionale per i diritti umani del Kazakistan.

Libertà di religione

A gennaio, il presidente Nazarbaev ha attaccato le minoranze religiose in quanto giudicate una minaccia ai valori e alla sicurezza della nazione. Egli ha asserito che migliaia di missionari ed estremisti stavano minacciando il tessuto della società. Agenti delle forze dell'ordine, specialmente dell'NSS, hanno rinvigorito le loro vessazioni nei confronti di gruppi non tradizionali come la comunità degli Hare Krishna, dei Testimoni di Geova, e delle Chiese evangeliche e protestanti.

A novembre, il Parlamento si è affrettato a redigere una controversa bozza di legge sulla libertà di coscienza che, tra le altre restrizioni, vieterebbe l'attività a tutte le religioni non registrate e richiederebbe a tutte le comunità religiose di registrasi nuovamente.

Missioni e rapporti di Amnesty International

Delegati di Amnesty International hanno visitato il Kazakistan a febbraio.

Central Asia: Summary of human rights concerns, March 2007-March 2008 (EUR 04/001/2008)

Kazakstan: Summary of concerns on torture and ill-treatment - a briefing to the United Nations Committee against Torture (EUR 57/001/2008)