Capo di Stato: Valdis Zatlers
Capo di governo: Ivars Godmanis
Pena di morte: abolizionista per i reati ordinari
Popolazione: 2,3 milioni
Speranza di vita: 72 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 16/11‰
Alfabetizzazione adulti: 99,7%
Circa 400.000 persone continuavano a essere apolidi, caratteristica che le ha lasciate esposte a varie forme di discriminazione. Migranti e rom sono stati vittime di discriminazioni e di attacchi di matrice razzista. Persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) sono state oggetto di discriminazioni. Le autorità hanno invocato una revisione della legge sull'abolizione della pena di morte.
Le autorità lettoni sono state criticate sia dalle Nazioni Unite sia dal Consiglio d'Europa per il trattamento impartito alle persone di cittadinanza non lettone, comprese le persone apolidi, la maggior parte delle quali erano nate in Lettonia o vi avevano vissuto per gran parte della loro vita. Le persone apolidi hanno continuato a subire un accesso limitato, se non inesistente, a una vasta gamma di diritti, come il diritto a partecipare alla vita politica, e il diritto a un impiego nel settore pubblico e privato. Anche le restrizioni sui diritti di proprietà hanno avuto effetti negativi sulla loro capacità di accedere ad altri diritti.
La Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza (ECRI), nel suo terzo rapporto pubblicato a febbraio, ha osservato che «il numero delle differenze tra i cittadini lettoni e i non cittadini rimane significativo per ciò che concerne alcuni diritti politici, civili, sociali e di altro tipo».
A marzo, il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul razzismo, nel riferire di una sua visita compiuta nel settembre 2007, ha espresso preoccupazione per il gran numero di cittadini non lettoni residenti in Lettonia. Egli ha esortato il governo a rivedere gli attuali requisiti richiesti per la naturalizzazione, specialmente per i figli di cittadini non lettoni nati in Lettonia e le persone anziane, le quali avrebbero potuto godere di un più facile accesso alla cittadinanza lettone.
Non sono cessati gli attacchi di matrice razzista e le autorità non hanno provveduto a dare risposte adeguate. Cittadini rom e migranti dall'aspetto appartenente a etnie di minoranza hanno subito crescenti episodi di violenza di stampo razzista, situazione che li ha portati a vivere in condizioni di costante paura di essere aggrediti.
L'ECRI e il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul razzismo hanno espresso preoccupazioni riguardo all'assenza di una legislazione organica nazionale che tratti tutte le forme di razzismo. Le forze dell'ordine hanno tendenzialmente perseguito le aggressioni di stampo razzista più come atti di teppismo o vandalismo, non tenendo conto delle connotazioni razziste del reato.
Sia l'ECRI che il Relatore Speciale hanno osservato l'impiego di un linguaggio razzista da parte di alcuni politici e dei media, e hanno sollecitato il governo a varare leggi che criminalizzino in maniera inequivocabile ogni tipo di reati dettati dall'odio.
Il 31 maggio, a Riga si è tenuta una marcia Pride per celebrare i diritti LGBT. La marcia è stata protetta dalle forze dell'ordine e non si sono verificati attacchi di rilievo nei confronti dei partecipanti. Tuttavia, numerosi contro-manifestanti hanno lanciato insulti nei loro confronti. Secondo quanto riferito, precedentemente all'evento, un funzionario dell'ufficio del sindaco di Riga aveva usato espressioni denigratorie nei confronti delle persone LGBT.
A marzo, il Comitato europeo per la prevenzione della tortura, nel riferire di una sua visita compiuta nel dicembre 2007, ha fortemente criticato le autorità per non aver provveduto a indagare in maniere esauriente le accuse di maltrattamento di detenuti da parte di agenti delle forze dell'ordine e del personale carcerario, esortandole a migliorare le condizioni di detenzione nelle stazioni di polizia e nelle carceri. In alcune occasioni queste si erano configurate come inumane e degradanti.
Il Comitato ha riportato segnalazioni di deliberati maltrattamenti fisici di detenuti da parte di personale del carcere di Daugavpils e della Prigione centrale di Riga. Il Comitato ha inoltre ricevuto segnalazioni di maltrattamenti psicologici, come insulti verbali da parte delle guardie carcerarie all'indirizzo dei detenuti e minacce di mandare i reclusi in cella con altri detenuti inclini alla violenza.
Il Comitato ha espresso particolare preoccupazione riguardo alle accuse di frequenti e gravi episodi di violenza tra detenuti in varie prigioni. Tra questi si citano percosse, aggressioni sessuali (stupro compreso) e minacce. il Comitato ha messo in evidenza il caso di un detenuto minorile del carcere di Šķirotava a Riga, il quale era stato ripetutamente stuprato dai compagni di prigionia. Il Comitato ha espresso sconcerto per il fatto che il personale fosse in apparenza consapevole della situazione, ma che non sia intervenuto in maniera concreta per proteggere il minore.
A settembre diversi politici, tra cui il presidente della Commissione parlamentare sui diritti umani, il ministro della Giustizia e quello dell'Interno, hanno invocato una revisione della legge sull'abolizione della pena di morte auspicandone la sua reintroduzione. Il presidente dell'Assemblea parlamentare del consiglio d'Europa ha espresso la propria preoccupazione per queste dichiarazioni.
Latvia and Lithuania: Human rights on the march (EUR 53/001/2008)