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Libano

Repubblica libanese

Capo di Stato: Michel Suleiman (a partire da maggio)
Capo del governo: Fouad Siniora
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 4,1 milioni
Speranza di vita: 71,5 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 30/20‰
Alfabetizzazione adulti: 88,3%

  1. Contesto
  2. Impunità
  3. Caso Rafiq al-Hariri
  4. Conseguenze della guerra del 2006
  5. Tortura e altri maltrattamenti
  6. Uso eccessivo della forza
  7. Violenza e discriminazione contro le donne
  8. Rifugiati e richiedenti asilo
  9. Detenzione arbitraria
  10. Difensori dei diritti umani
  11. Pena di morte
  12. Missioni di Amnesty International

Almeno 30 civili hanno perso la vita nel contesto di violenze di matrice politica. Sono giunte segnalazioni di tortura e altri maltrattamenti di detenuti. Le donne hanno incontrato discriminazioni e non hanno ricevuto adeguata protezione contro la violenza. Lavoratori domestici migranti sono stati oggetto di sfruttamento e abusi. Rifugiati palestinesi hanno dovuto affrontare continue discriminazioni sebbene siano state intraprese iniziative per rendere meno ardue le condizioni dei più vulnerabili. Il ministro della Giustizia ha proposto una legge per abolire la pena di morte.

Contesto

In seguito a rigurgiti di violenza politica tra sostenitori del governo e Hezbollah e altri partiti, le due parti hanno raggiunto un accordo il 21 maggio nel Qatar che ha posto fine a una situazione di stallo politico durata 18 mesi. Il Parlamento ha poi eletto un nuovo presidente. A luglio è stato formato un governo di unità nazionale e a settembre è stata approvata una nuova legge elettorale. Era in fase di elaborazione un Piano d'azione per i diritti umani. Il 15 ottobre Libano e Siria hanno concordato di stabilire relazioni diplomatiche.

Almeno 30 civili risultavano tra le circa 160 persone uccise nel contesto di violenze di matrice politica. Più della metà hanno perso la vita in seguito a scontri armati tra forze filo-governative e dell'opposizione a guida Hezbollah nel mese di maggio, quando sono state uccise circa 70 persone, o in combattimenti tra gruppi rivali a Tripoli nei mesi di giugno e luglio.
*Il 13 agosto, cinque civili e 10 soldati sono rimasti uccisi in un attentato dinamitardo a un autobus di Tripoli.

*Il 10 settembre, Saleh Aridi, un membro di spicco del Partito democratico, fautore di stretti legami con la Siria, è rimasto ucciso da un'autobomba.

Impunità

Poco è stato fatto per affrontare il fenomeno dell'impunità per le uccisioni politiche, le sparizioni forzate, la tortura e altri abusi commessi durante la guerra civile (1975-1990) e da allora in poi. Le autorità libanesi avevano affermato nel 1992 che erano oltre 17.000 le persone scomparse mentre erano in custodia delle parti impegnate nel conflitto.

*A marzo, Milad Barakat ha fatto ritorno in Libano dopo 16 anni di carcere in Siria. Funzionari della sicurezza libanesi lo avevano detenuto nel 1992 consegnandolo poi alle autorità siriane, le quali lo avevano condannato a 15 anni di carcere per aver combattuto contro l'esercito siriano. Non si sono tuttavia avute informazioni riguardo a circa 650 tra cittadini libanesi e di altra nazionalità che, stando alle fonti, erano scomparsi in custodia delle autorità siriane dopo essere stati rapiti o detenuti in Libano. Ad agosto le autorità hanno affermato di essere «impegnate a seguire la questione dei cittadini libanesi scomparsi o detenuti in Siria».

Nessun partecipante appartenente a una o all'altra parte nella guerra tra Israele e Hezbollah del 2006 è stato assicurato alla giustizia per le gravi violazioni del diritto internazionale umanitario.

Caso Rafiq al-Hariri

Il 2 dicembre, la Commissione internazionale indipendente delle Nazioni Unite ha pubblicato il suo 11° rapporto sulle indagini relative all'uccisione dell'ex primo ministro Rafiq al-Hariri e altre 22 persone nel febbraio 2005 e ad altri 20 attentati dinamitardi e assassinii. Il Tribunale speciale per il Libano, incaricato di svolgere ulteriori indagini e istruire i casi giudiziari, sarebbe stato operativo a partire dal 1° marzo 2009.

*Ad agosto, Ayman Tarabay e Moustapha Talal Mesto, due dei nove uomini detenuti senza accusa nel 2005 in relazione all'inchiesta sull'uccisione di Rafiq al-Hariri, sono stati rilasciati su cauzione. Gli altri sette continuavano a essere detenuti senza accusa né processo nonostante il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie avesse decretato nel novembre 2007 che sei di loro erano detenuti arbitrariamente.

Conseguenze della guerra del 2006

Una persona è rimasta uccisa e altre sette che lavoravano per conto di squadre di bonifica sono rimaste ferite, così come 22 civili, da bombe a grappolo inesplose lanciate dalle forze armate israeliane durante la guerra del 2006. Le autorità israeliane hanno continuato a rifiutarsi di fornire dati per facilitare la bonifica dalle munizioni inesplose e a fine anno stavano ancora occupando il villaggio di confine di Ghajar.

Il 16 luglio i corpi dei due soldati israeliani catturati da Hezbollah nel nord di Israele nel luglio 2006 sono stati consegnati alle autorità israeliane in cambio di cinque prigionieri libanesi, quattro dei quali erano membri di Hezbollah, e i resti di quasi 200 cittadini arabi.

Tortura e altri maltrattamenti

Le accuse di tortura e altri maltrattamenti in custodia non sono state indagate in modo indipendente, e le "confessioni" che, stando alle denunce, erano state rese sotto tortura sono state utilizzate come prova nel corso di processi. Il 7 ottobre un gruppo di organizzazioni per i diritti ha fornito l'elenco di 27 persone decedute in custodia dal 2007, 15 delle quali nel corso del 2008.

A dicembre il Libano ha ratificato il Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura.

*Il 5 giugno è iniziato il processo davanti alla Corte militare di Beirut a carico di Hassan Naba' e altre 12 persone note come la "Rete dei 13". Arrestati nel dicembre 2005 e gennaio 2006, essi sono stati accusati di «pianificazione finalizzata a commettere atti terroristici». In tribunale, diversi degli imputati hanno rinnegato le "confessioni" rese mentre erano trattenuti in custodia pre-processuale presso la Divisione informativa del Dipartimento per la sicurezza interna a Beirut e hanno asserito che queste erano state fornite sotto «tortura e brutalità della polizia», ma la corte non ha provveduto a indagare le loro accuse. Tre degli imputati sono stati rilasciati su cauzione il 25 settembre.

Non sono state condotte indagini sulle segnalazioni di natura attendibile secondo cui la maggioranza dei 316 sospetti membri o simpatizzanti di Fatah al-Islam arrestati in seguito agli scontri avvenuti tra maggio e settembre 2007 nel campo profughi palestinese di Nahr al-Bared erano stati torturati in detenzione. Tra i metodi citati vi era il metodo del ballanco (sospensione per i polsi legati dietro la schiena), elettrocuzione, inserimento di una bottiglia di vetro nell'ano, percosse e insulti verso la religione. Decine dei detenuti hanno affermato che in seguito a questo tipo di trattamento avevano reso delle "confessioni".

Uso eccessivo della forza

Sette dimostranti sono stati uccisi, secondo quanto riferito, da parte di soldati dell'esercito libanese e da soggetti non identificati, il 27 gennaio nel corso di manifestazioni contro i tagli all'elettricità che avevano interessato i quartieri sud di Beirut a maggioranza sciita. Undici soldati e due ufficiali dell'esercito accusati di «omicidio colposo involontario» figuravano tra le oltre 70 persone incriminate in relazione agli eventi.

Violenza e discriminazione contro le donne

Lavoratrici domestiche migranti hanno continuato a non ricevere protezione adeguata dallo sfruttamento sul posto di lavoro e da abusi fisici, sessuali e psicologici. Almeno 45 sono morte per cause non naturali, molte apparentemente in seguito a suicidio o precipitate mentre cercavano di fuggire da alti edifici in cui lavoravano. Generalmente le autorità non hanno condotto indagini adeguate sui decessi o sugli abusi che potrebbero averli preceduti. Il 4 settembre, il religioso sciita Sayyed Muhammad Hussein Fadlallah ha esortato i datori di lavoro a non abusare delle lavoratrici domestiche e ha invocato le autorità a fornire una protezione migliore.

*Il 17 gennaio il corpo della lavoratrice domestica migrante etiope Enate Belachew è stato rinvenuto nella casa del suo datore di lavoro a Beirut sud; la donna si sarebbe impiccata.

A febbraio, il Comitato delle Nazioni Unite sull'eliminazione della discriminazione contro le donne ha raccomandato alle autorità libanesi di legiferare in materia di violenza sulle donne, assicurare che le donne e le ragazze che avevano subito violenza potessero accedere immediatamente a un programma di protezione, di perseguire e punire i perpetratori, e di emendare il codice penale per far sì che i responsabili dei cosiddetti delitti d'onore non sfuggissero alla giustizia. Il Comitato ha altresì richiesto la criminalizzazione dello stupro maritale, la promulgazione di un disegno di legge che regolamenti l'impiego dei lavoratori domestici, i quali sono esclusi dalle legge sul lavoro, e di proteggere le lavoratrici domestiche dallo sfruttamento e dagli abusi.

Rifugiati e richiedenti asilo

Diverse centinaia di migliaia di profughi palestinesi hanno continuato a subire restrizioni discriminatorie che ne hanno colpito i diritti economici e sociali, come nell'accesso a un impiego, all'assistenza sanitaria, alla sicurezza sociale, all'istruzione e agli alloggi.

Il 19 agosto è stato annunciato che circa 2.500 profughi palestinesi "privi di identità", i quali non erano registrati presso le autorità libanesi o l'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA) e che conseguentemente incorrevano in maggiori restrizioni dei loro diritti umani rispetto ai profughi palestinesi registrati, erano stati dotati di ufficiali carte d'identità temporanee che avrebbero loro permesso di accedere a diritti e servizi in precedenza negati. Un numero analogo di palestinesi "privi di identità" non si erano ancora rivolti alle autorità per ottenere le carte d'identità, apparentemente temendo di essere arrestati.

Soltanto una piccola parte dei 27.000 profughi palestinesi sfollati dal campo di Nahr al-Bared dal conflitto che vi aveva avuto luogo tra maggio e settembre 2007 hanno potuto far ritorno a casa.

Il 21 febbraio l'UNHCR ha espresso apprezzamento per le iniziative del governo per fornire documenti di lavoro e di residenza a circa 50.000 iracheni in vista di un loro riconoscimento come rifugiati, i quali erano stati in precedenza considerati illegali e sottoposti a carcerazioni ed espulsioni.

Detenzione arbitraria

Le autorità non hanno provveduto a rettificare la situazione di Nehmet Na'im al-Haj e Yusef Cha'ban, i quali sono rimasti in detenzione nonostante il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie avesse decretato nel 2007 che i due erano detenuti arbitrariamente.

Difensori dei diritti umani

Le organizzazioni per i diritti umani hanno generalmente potuto operare senza indebite interferenze da parte delle autorità. Tuttavia, l'avvocato Muhamad Mugraby è stato oggetto di vessazioni. Il 27 novembre un tribunale di Beirut lo ha scagionato dall'accusa di oltraggio a pubblico ufficiale, in riferimento a un discorso in materia di diritti umani pronunciato al Parlamento Europeo nel novembre 2003. Tuttavia, la decisione della corte è stata impugnata a dicembre dal procuratore generale. Nell'aprile 2006 la Corte militare di Cassazione aveva archiviato la medesima accusa nei suoi confronti.

Pena di morte

Il braccio della morte contava almeno 40 prigionieri ma non sono state comminate nuove condanne a morte e non vi sono state esecuzioni.

A ottobre, il ministro della Giustizia ha annunciato di aver presentato al Consiglio dei ministri una legge per l'abolizione della pena di morte.

A dicembre il Libano si è astenuto alla votazione di una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per una moratoria mondiale sulle esecuzioni.

Missioni di Amnesty International

La Segretaria generale di Amnesty International ha incontrato il presidente Michel Suleiman, il primo ministro Fouad Siniora e il presidente dell'Assemblea Nazionale Nabih Berri a Beirut nel mese di luglio. Delegati di Amnesty International hanno visitato il Libano a ottobre e novembre per prendere parte ad alcuni convegni.