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Libia

Gran Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista

Capo di Stato: Mu'ammar al-Gheddafi
Capo del governo: al-Baghdadi Ali al-Mahmudi
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 6,3 milioni
Speranza di vita: 73,4 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 20/19‰
Alfabetizzazione adulti: 84,2%

  1. Contesto
  2. Repressione del dissenso
  3. Libertà di associazione
  4. Controterrore e sicurezza
  5. Impunità
  6. Rifugiati, richiedenti asilo e migranti
  7. Missioni e rapporti di Amnesty International

La situazione dei diritti umani con il persistere di violazioni ha gettato ombre sulle migliorate relazioni diplomatiche intrattenute dalla Libia sul piano internazionale. Le libertà di espressione, associazione e riunione sono rimaste soggette a stringenti limitazioni, in un clima caratterizzato dalla repressione del dissenso e dall'essenza di ONG indipendenti a difesa dei diritti umani. Rifugiati, richiedenti asilo e migranti hanno continuato a essere detenuti a tempo indefinito e maltrattati. Almeno otto cittadini stranieri sono stati messi a morte. L'eredità delle passate violazioni dei diritti umani è rimasta inaffrontata

Contesto

L'anno ha conosciuto ulteriori miglioramenti nelle relazioni diplomatiche tra la Libia, gli Stati Uniti e Paesi europei. A settembre, la segretaria di Stato americana Condoleeza Rice si è recata in visita a Tripoli dopo che i due Stati avevano raggiunto ad agosto un accordo relativo ad alcune vertenze, tra cui l'abbattimento aereo di Lockerbie. Sempre ad agosto, il governo ha concordato un Trattato di amicizia, partnership e cooperazione con l'Italia, che comprende misure per interventi bilaterali finalizzati a combattere «la migrazione illegale». A novembre, hanno preso il via negoziati con l'UE in merito a un Accordo quadro riguardante temi come la cooperazione economica e le politiche in materia di immigrazione. Lo stesso mese il governo ha tenuto negoziati ad alto livello con la Russia in settori come la cooperazione energetica, lo sviluppo nucleare civile e la politica estera.

Il governo non ha esteso gli inviti a visitare il Paese al Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla tortura e al Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie malgrado le richieste avanzate.

Repressione del dissenso

Il governo non ha tollerato critiche o dissenso e ha mantenuto leggi draconiane volte a dissuadere ogni tentativo in tal senso. Si sensi del codice penale e della legge 71 del 1972 sulla criminalizzazione dei partiti, l'espressione politica indipendente e l'associazionismo sono vietati e coloro che esercitano pacificamente i loro diritti alle libertà di espressione e di associazione possono incorrere nella pena di morte. Le autorità hanno continuato a intervenire contro chiunque affrontasse apertamente questioni tabù come la pessima situazione dei diritti umani in Libia o la leadership di Mu'ammar al-Gheddafi.

*Il prigioniero di coscienza Fathi el-Jahmi ha continuato a essere trattenuto presso il Centro medico di tripoli. Arrestato nel marzo 2004 dopo che aveva invocato riforme politiche e criticato il leader libico in occasione di interviste rilasciate a media internazionali, egli è stato dichiarato mentalmente incapace quando è stato condotto di fronte a un tribunale nel settembre 2006. Nel mese di marzo 2008 egli è stato esaminato da un medico indipendente per conto dell'ONG Medici per i diritti umani, con base negli Stati Uniti, che ha valutato l'assenza di segni di incapacità mentale ma ne ha riscontrato le precarie condizioni di salute e la necessità di sottoporsi a un intervento chirurgico.

*Idriss Boufayed e altri 11 sono stati processato davanti al Tribunale per la sicurezza di Stato, creato nell'agosto 2007 per processare persone accusate di attività politica non autorizzata e reati contro al sicurezza di Stato e le cui procedure non sono conformi agli standard internazionali sull'equo processo. Idriss Boufayed e altri 10 sono stati condannati a pene detentive fino a 25 anni di carcere dopo essere stati giudicati colpevoli di accuse vagamente formulate come «tentato rovesciamento del sistema politico», «diffusione di dicerie false riguardanti il regime libico» e «comunicazione con potenze nemiche». Il dodicesimo imputato è stato prosciolto. Gli imputati non hanno avuto accesso a un legale d'ufficio al di fuori dell'aula di tribunale e tutti tranne uno non hanno potuto nominare un avvocato difensore di propria scelta. Idriss Boufayed e i suoi co-accusati furono arrestati nel febbraio 2007 dopo che egli ed altri tre avevano rilasciato una dichiarazione riguardante una protesta pacifica programmata per commemorare l'uccisione di almeno 12 persone durante una manifestazione svoltasi nel febbraio 2006 a Bengasi. Altre due persone detenute all'epoca dei fatti non sono state processate: Jum'a Boufayed è stato rilasciato dalla prigione di Ain Zara il 27 maggio dopo più di un anno di detenzione in incommunicado senza processo; di Abdelrahman al-Qateewy, invece, non si è più saputo nulla. Idriss Boufayed è stato rilasciato a ottobre, e otto suoi co-imputati sono stati rilasciati a novembre. Non è stata fornita alcuna spiegazione in merito ai rilasci. I due uomini condannati assieme a loro sono rimasti in carcere.

Libertà di associazione

Il diritto alla libertà di associazione è stato gravemente limitato e il governo non ha autorizzato ONG indipendenti a favore dei diritti umani. L'unica organizzazione autorizzata a operare in materia di diritti umani è stata la Società dei diritti umani della Fondazione internazionale Gheddafi per la beneficenza e lo sviluppo (GDF), presieduta da Saif al-Islam al-Gheddafi, figlio di Mu'ammar al-Gheddafi. A luglio, la GDF ha lanciato la "chiamata al-Gheddafi", una iniziativa che incoraggiava la gente a fornire informazioni e denunce riguardanti violazioni dei diritti umani.

*A marzo, un gruppo di avvocati, giornalisti e scrittori hanno presentato domanda di registrazione per una nuova ONG, il Centro per la democrazia, che si prefiggeva di «diffondere i valori democratici, i diritti umani e lo Stato di diritto in Libia», richiesta che è stata in seguito abbandonata. Secondo il presidente del comitato fondatore della stessa, ciò è avvenuto perché le autorità avevano opposto parere negativo ai 12 nomi dei fondatori dell'organizzazione e a causa di un attacco a Dhow Al Mansouri, il quale presiedeva il comitato fondatore dell'Associazione dei magistrati per i diritti umani all'interno del Centro per la democrazia. Egli è stato rapito e aggredito a giugno da tre aggressori non identificati i quali lo hanno ammonito a non dar corso alla creazione dell'ONG.

Controterrore e sicurezza

Ad aprile, la GDF ha annunciato che 90 membri del Gruppo combattente islamico libico erano stati rilasciati dal carcere in seguito a negoziati guidati dalla GDF stessa con i leader del gruppo. La GDF ha dichiarato che si trattava di un terzo dei membri del gruppo.

Le autorità non hanno rivelato informazioni riguardanti due cittadini libici, Abdesalam Safrani e Abu Sufian Ibrahim Ahmed Hamuda, i quali furono detenuti al loro rimpatrio dalla custodia statunitense a Guantánamo Bay, rispettivamente nel dicembre 2006 e settembre 2007. L'assenza di informazioni a riguardo ha fatto temere per la loro incolumità e quella di altri libici che potrebbero essere rimpatriati in circostanze analoghe. Ameno altri sette cittadini libici continuavano a essere trattenuto dalle autorità statunitensi a Guantánamo Bay.

Impunità

Le autorità non hanno provveduto ad affrontare i persistente modello di impunità per i responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. Non sono state rese disponibili informazioni riguardanti le indagini sugli eventi occorsi nel 1996 nella prigione di Abu Salim a Tripoli, in cui, stando alle accuse, furono uccisi centinaia di prigionieri. La GDF ha annunciato che un rapporto preliminare che stabiliva le responsabilità penali e legali dell'episodio sarebbe stato presentato alle autorità giudiziarie, ma non ha fornito alcuna data. A giugno, è stato riportato che il tribunale di Bengasi nord aveva ordinato alle autorità di rivelare la sorte di circa 30 prigionieri che si teme siano morti in detenzione durante gli eventi di Abu Salim, ma non sono state fornite ulteriori informazioni. Alcune fonti suggeriscono che le autorità avevano concordato di corrispondere risarcimenti economici a circa 35 famiglie dei prigionieri morti in cambio del loro consenso a non richiedere rimedi giudiziari.

Le autorità non hanno intrapreso iniziative per affrontare l'eredità delle gravi violazioni dei diritti umani commesse in anni precedenti, ovvero negli anni Settanta, Ottanta e Novanta, compresa la sparizione forzata di centinaia di critici e oppositori del governo. Si teme che molti di loro siano deceduti o siano stati uccisi in custodia.

Le autorità non hanno inoltre provveduto a indagare propriamente un decesso in detenzione avvenuto in circostanze sospette nel corso dell'anno.

*A maggio, stando alle fonti, Mohammed Adel Abu-Ali è deceduto in custodia in seguito alla sua espulsione dalla Svezia avvenuta in precedenza lo stesso mese. Egli era stato arrestato al suo arrivo in Libia. Le autorità hanno dichiarato che si era suicidato; un'inchiesta condotta dal ministero svedese degli Affari Interni ha concluso che era stato impossibile stabilire le cause del decesso.

Rifugiati, richiedenti asilo e migranti

Sono pervenuti persistenti rapporti di tortura e altri maltrattamenti di migranti, rifugiati e richiedenti asilo in stato di detenzione; a questi ultimi non è stata fornita protezione, come richiesto dal diritto internazionale sui migranti. Il 15 gennaio, le autorità hanno annunciato l'intenzione di espellere tutti i «migranti illegali», e hanno conseguentemente condotto espulsioni si massa di ghanesi, maliani, nigeriani e cittadini di altri Paesi. Almeno 700 eritrei, tra uomini, donne e bambini sono stati detenuti ed erano a rischio di rimpatrio forzato malgrado i timori che li avrebbero visti esposti a gravi violazioni dei diritti umani in Eritrea.

*Il 21 giugno, le autorità hanno informato circa 230 cittadini eritrei trattenuti in un centro di detenzione di Misratah, 200 km a est di Tripoli, che sarebbero stati trasportati in aereo in Italia più tardi quello stesso giorno per essere reinsediati, aggiungendo di prepararsi per la visita medica e il trasporto verso l'aeroporto. Tuttavia, ciò è parso essere un espediente e che le autorità intendessero invece rimpatriarli forzatamente in Eritrea. A fine anno non si era a conoscenza di alcun eritreo espulso, apparentemente perché era intervenuto l'UNHCR. Si ritiene che molti fossero fuggiti dall'Eritrea per cercare rifugio all'estero.

Missioni e rapporti di Amnesty International

Le autorità non hanno permesso ad Amnesty International di visitare il Paese.

Libya: Mass expulsion of irregular migrants would be a violation of human rights, 18 gennaio 2008

Libya: Prisoner of conscience Idriss Boufayed released (MDE 19/008/2008)