Capo di Stato: Valdas Adamkus
Capo del governo: Andrius Kubilius (subentrato a Gediminas Kirkilas a dicembre)
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 3,4 milioni
Speranza di vita: 72,5 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 13/9‰
Alfabetizzazione adulti: 99,6%
Sono stati continuamente registrati attacchi di matrice razzista e casi di discriminazione nei confronti di migranti non europei e della comunità rom. Manca ancora una legge specifica che affronti la violenza domestica contro le donne. Le autorità non hanno provveduto a rispettare i diritti di persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) e a condannare azioni che hanno limitato, e in alcuni casi negato, il loro diritto alle libertà di espressione, riunione pacifica e associazione.
A febbraio, il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul razzismo, nel riferire su una sua visita compiuta nel settembre 2007, ha espresso preoccupazione riguardo alla situazione delle minoranze in Lituania, osservando la profonda discriminazione incontrata dai rom nei campi dell'impiego e dell'abitazione. Il tasso di disoccupazione tra i rom è rimasto svariate volte maggiore rispetto a quello delle persone di etnia lituana, e le condizioni di vita negli insediamenti rom erano in alcuni casi al di sotto degli standard minimi, mancando di elettricità e di riscaldamento, così come di acqua potabile e di servizi igienici.
Il Relatore ha espresso preoccupazione in merito all'aumento di attacchi di matrice razzista contro i migranti, specialmente di origine non europea, e di discorsi dettati dall'odio. Nonostante la Costituzione vieti espressamente l'incitamento all'odio razziale, nella realtà soltanto un numero esiguo di casi viene perseguito dalla giustizia.
Il Relatore ha esortato le autorità lituane e riconoscere nel codice penale il razzismo quale fattore aggravante.
Nelle sue osservazioni conclusive, pubblicate a luglio, il Comitato delle Nazioni Unite sull'eliminazione della discriminazione contro le donne (CEDAW), ha espresso preoccupazione per la mancanza di una legge specifica sulla violenza domestica, specialmente in considerazione dell'elevato livello di violenza sulle donne. Il CEDAW ha osservato che l'assenza di una normativa in materia poteva far sì che «questo tipo di violenza sia considerata una questione privata, in cui le conseguenze della relazione tra la vittima e il suo aguzzino non sono pienamente comprese dalla polizia e dagli operatori sanitari, e in senso lato dalle autorità preposte e dalla società». Il CEDAW ha osservato che le autorità avevano contribuito al perpetuarsi degli atteggiamenti e degli stereotipi patriarcali relativamente al ruolo e alle responsabilità delle donne tramite l'adozione a giugno del Concetto statale di politica della famiglia.
Le autorità municipali della Lituania hanno rilasciato dichiarazioni denigratorie nei confronti delle persone LGBT. Un'iniziativa itinerante a bordo di un camion promossa dall'UE, "Per la diversità, contro la discriminazione", finalizzata a sensibilizzare l'opinione pubblica riguardo alla legislazione dell'UE che vieta la discriminazione per motivi di genere, disabilità, età, religione e credo, razza ed etnia, e orientamento sessuale, è stata messa al bando ad agosto per il secondo anno consecutivo dalle autorità cittadine di Vilnius. Il sindaco ha negato il permesso al camion di entrare in centro città per l'evento previsto il 20 agosto, sostenendo che la partecipazione di attivisti LGBT sarebbe stata «propaganda a favore dell'omosessualità». Anche il sindaco di Kaunas ha vietato l'iniziativa dell'UE, affermando che «[il] festival omosessuale avrebbe potuto suscitare tante emozioni negative».
Latvia and Lithuania: Human rights on the march (EUR 53/001/2008)