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Mali

Repubblica del Mali

Capo di Stato: Amadou Toumani Touré
Capo del governo: Modibo Sidibé
Pena di morte: abolizionista de facto
Popolazione: 12,7 milioni
Speranza di vita: 53,1 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 206/189‰
Alfabetizzazione adulti: 24%

  1. Contesto
  2. Uso eccessivo della forza
  3. Conflitto armato - regione del Kidal
  4. Tortura e altri maltrattamenti
  5. Pena di morte

Almeno 10 persone sono rimaste uccise nel contesto del conflitto intensificatosi nel nord del Paese. Una persona è morta dopo che le forze di sicurezza erano ricorse a un uso eccessivo della forza contro manifestanti che protestavano contro i progetti di privatizzazione dell'acqua. Due detenuti mauritani hanno affermato di essere stati torturati in detenzione. I legislatori hanno rinviato un progetto di legge per l'abolizione della pena di morte.

Contesto

Si sono tenute marce di protesta pacifiche contro l'aumento dei prezzi dei beni di prima necessità e contro i progetti di privatizzazione dell'acquedotto nel nord-ovest del Paese.

Durante l'anno almeno 250 migranti arrestati in Spagna sono statti rimandati a Bamako, la capitale. Oltre un centinaio di migranti arrestati e trattenuti in Libia sono stati anch'essi rimandati in Mali. Alcuni hanno lamentato di essere stati picchiato dalle forze si sicurezza spagnole e libiche.

Il conflitto in corso nella regione nord-occidentale di Kidal è andato intensificandosi, in particolare tra marzo e aprile.

Uso eccessivo della forza

A novembre, le forze di sicurezza sono ricorse a un uso eccessivo della forza contro persone che protestavano contro i progetti di privatizzazione dell'acqua a Léré, nel nord-ovest del Paese. Almeno sei persone sono rimaste ferite, e uno di loro, Kassim Sidibé, è in seguito deceduto.

Conflitto armato - regione del Kidal

Il conflitto in corso tra un gruppo armato a guida tuareg capeggiato da Ibrahim Ag Bahanga e l'esercito ha provocato almeno cinque morti tra i civili, alcuni in seguito all'esplosione di mine terrestri, e vittime tra i tuareg che varcavano il confine con il Burkina Faso.

A marzo, il gruppo armato tuareg ha nuovamente violato un cessate il fuoco di sei mesi. In due occasioni a marzo e settembre, più di 30 persone, sia civili che miliari, sono state rapite dal gruppo e trattenute nel deserto. Altri risultavano detenuti dal 2007. Tutti sono stati rilasciati a seguito della mediazione della Libia, e Ibrahim Ag Bahanga ha lasciato il Paese per l'esilio in Libia.

Due turisti austriaci presi in ostaggio in Tunisia da un gruppo vicino ad al-Qaeda nel Maghreb sono stati trasferiti in Mali a marzo e rilasciati a ottobre.

A settembre, un gruppo armato di autodifesa, noto come "Ganda Izo", guidato da un ex militare, stando alle accuse si è reso responsabile dell'uccisione di quattro tuareg. Il leader del gruppo e almeno 30 suoi membri sono stati in seguito arrestati.

Tortura e altri maltrattamenti

Nel corso di una missione in Mauritania, delegati di Amnesty International hanno incontrato due cittadini mauritani, i quali erano stati arrestati alla fine del novembre 2007 e accusati di appartenenza ad al-Qaeda nel Maghreb. Essi sono stati trasferiti in Mauritania nel febbraio 2008 dove sono rimasti detenuti. I due uomini hanno riferito ad Amnesty International si essere stati torturati in un centro di detenzione segreta a Bamako. Tra i metodi impiegati si citano calci, percosse, scosse elettriche, sospensione per le braccia e privazione del sonno.

Pena di morte

Il disegno di legge finalizzato ad abolire la pena di morte non è stato preso in esame durante la sessione parlamentare terminata a luglio. I parlamentari hanno rinviato la lettura e l'adozione della bozza legislativa a una sessione successiva. A maggio, quando il Mali è stato esaminato in riferimento alla Revisione periodica universale delle Nazioni Unite, un rappresentante del governo ha affermato che il suo Paese era impegnato nell'abolizione e che il disegno di legge relativo sarebbe stato approvato prima del 2012.

Almeno 15 persone sono state condannate a morte.

*A Segou, nel mese di luglio, una Corte di assise ha condannato a morte Broulaye Bagayogo per tentato omicidio e Najim Lakhal Aly per cospirazione, rapimento, rapina e possesso illegale di armi.

Non sono state condotte esecuzioni.