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Marocco e Sahara Occidentale

Regno del Marocco

Capo di Stato: re Mohamed VI
Capo del governo: Abbas El Fassi
Pena di morte: abolizionista de facto
Popolazione: 31,6 milioni
Speranza di vita: 70,4 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 42/28‰
Alfabetizzazione adulti: 52,3%

  1. Contesto
  2. Repressione del dissenso
  3. Uso eccessivo della forza
  4. Controterrore e sicurezza
  5. Giustizia transizionale
  6. Discriminazione e violenza contro le donne
  7. Discriminazione - carcerazione per "comportamento omosessuale"
  8. Rifugiati, richiedenti asilo e migranti
  9. Missioni e rapporti di Amnesty International

I diritti alle libertà di espressione, associazione e riunione hanno continuato a essere limitati. Le critiche verso la monarchia o le opinioni contrapposte alla posizione ufficiale riguardo a tematiche politiche delicate sono state sanzionate. Le autorità sono ricorse a un uso eccessivo della forza nel disperdere manifestazioni anti-governative. I fautori dell'auto-determinazione del popolo del Sahara Occidentale sono stati oggetto di vessazioni e perseguimenti giudiziari. Le accuse di tortura non sono state indagate, e le vittime di passate violazioni dei diritti umani non hanno di fatto avuto accesso alla giustizia. Le autorità hanno continuato ad arrestare, detenere e espellere collettivamente migliaia di cittadini stranieri. Almeno quattro persone sono state condannate a morte, ma il governo ha mantenuto una moratoria de facto sulle esecuzioni.

Contesto

A marzo, i colloqui mediati dalle Nazioni Unite sul Sahara Occidentale tra il governo marocchino e il Fronte Polisario, che rivendica uno Stato indipendente nel Sahara Occidentale e che guida un auto-proclamato governo in esilio in campi profughi nell'Algeria sud-occidentale, si sono conclusi con un nulla di fatto. Il Marocco insisteva per un piano di autonomia per il territorio annesso nel 1975, mentre il Fronte Polisario invocava un referendum sull'autodeterminazione, come concordato in precedenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Quest'ultimo ha esteso il mandato della Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale fino al 30 aprile 2009. Il mandato non prevede un monitoraggio sulla situazione dei diritti umani.

A ottobre, l'UE e il Marocco hanno concordato "un'ambiziosa roadmap" verso la concessione al Marocco di uno "status avanzato" con l'UE, che comprende una maggiore sicurezza, e una cooperazione in ambito politico, commerciale e di altro tipo.

Tra le raccomandazioni espresse da diversi Stati in occasione dell'esame del Marocco secondo il processo di Revisione periodica universale ad aprile si citano un'armonizzazione della legislazione interna con gli standard internazionali e il rispetto dei diritti dei migranti. Tuttavia, la questione dell'impunità per i torturatori non è stata sollevata.

Repressione del dissenso

***Critiche alla monarchia

Le critiche nei confronti della monarchia sono rimaste argomento tabù. Difensori dei diritti umani, giornalisti e altre persone sono stati perseguiti per aver espresso opinioni ritenute dalle autorità offensive nei riguardi del re e della famiglia reale.

*A febbraio, la Corte di Cassazione ha confermato le pene detentive comminate a tre membri dell'Associazione marocchina per i diritti umani (AMDH) per «indebolimento della monarchia» per aver partecipato a una protesta pacifica nel giugno 2007. Ad aprile, ai tre e ad altri 14 membri dell'AMDH accusati per motivazioni analoghe, è stata concessa la grazia da parte del re.

*A settembre, la Corte d'appello di Agadir ha ribaltato per motivi procedurali la sentenza a due anni di reclusione nei confronti del blogger Mohamed Erraji. Egli era stato giudicato colpevole di «mancanza del dovuto rispetto nei riguardi del re» per aver scritto un articolo on-line che lasciava intendere che il re incoraggiasse una cultura di dipendenza economica.

*A novembre, la Corte d'appello di Marrakesh ha confermato il verdetto di condanna nei confronti di Yassine Bellasal, di 18 anni, per aver insultato il re ma ne ha sospeso la pena detentiva a un anno di reclusione imposta da una corte di grado inferiore. Egli aveva scritto su un muro della scuola «Dio, la Nazione, Barça» quest'ultima in riferimento alla squadra di calcio del Barcellona, in un gioco di parole riguardante il motto nazionale «Dio, la Nazione, il Re».

***Attivisti saharawi

Attivisti per i diritti umani saharawi hanno continuato a essere oggetto di vessazioni, anche tramite accuse politicamente motivate, limitazioni di movimento e ostacoli amministrativi finalizzati a impedire la registrazione legale delle loro organizzazioni.

*Ennaâma Asfari, co-presidente del Comitato per il rispetto delle libertà e i diritti umani nel Sahara Occidentale, residente in Francia, ha accusato di essere stato torturato dalle forze di sicurezza marocchine quando fu detenuto mentre era in visita alla regione nel mese di aprile. Le autorità non hanno indagato queste accuse ed egli è stato giudicato colpevole di comportamento violento e incarcerato per due mesi.

*Brahim Sabbar, presidente dell'Associazione delle vittime di gravi violazioni dei diritti umani commesse dallo Stato marocchino (ASVDH), è stato informato dalle autorità di sicurezza che non avrebbe potuto visitare le zone di Laayoune in cui vivevano altri membri dell'ASVDH dopo il suo rilascio dal carcere nel mese di giugno.

Centinaia di saharawi sospettati di aver manifestato contro il dominio marocchino o di aver distribuito materiale favorevole al Fronte Polisario sono stati arrestati. Alcuni sono stati rilasciati dopo essere stati interrogati; altri sono finiti sotto processo con l'accusa di comportamento violento in procedimenti che, stando alle fonti, non erano conformi agli standard internazionali di equità processuale. Molti hanno lamentato di essere stati torturati o altrimenti maltrattati dalle forze di sicurezza durante gli interrogatori e che le informazioni che sarebbero state ottenute sotto tortura erano state utilizzate come prove decisive nel verdetto di condanna.

*A ottobre, Yahya Mohamed ElHafed Iaazza, membro del Collettivo dei difensori dei diritti umani saharawi, è stato giudicato colpevole di comportamento violento e condannato a 15 anni di carcere in relazione a una sua partecipazione a una protesta svoltasi a Tan Tan contro il dominio marocchino. Altri otto imputati hanno ricevuto sentenze di condanna fino a quattro anni di reclusione. Le accuse secondo cui essi erano stati torturati durante gli interrogatori non sono state indagate.

***Attivisti di Al-Adl wal-Ihsan

Centinaia di membri della non autorizzata organizzazione politica Al-Adl wal-Ihsan sono stati interrogati dalla polizia e almeno 188 sono stati incriminati per partecipazione a incontri non autorizzati o appartenenza a un'organizzazione non registrata. Il processo a carico della portavoce dell'organizzazione, Nadia Yassine, accusata nel 2005 di diffamazione della monarchia, è stato rinviato.

Uso eccessivo della forza

Le forze di sicurezza hanno fatto ricorso a un uso eccessivo della forza per disperdere manifestazioni anti-governative, ponendo in evidenza l'incapacità delle autorità di dare attuazione a una raccomandazione chiave della Commissione equità e riconciliazione (IER). Istituita nel 2004 per far luce sulle gravi violazioni dei diritti umani commesse tra il 1956 e il 1999, l'IER aveva espresso un richiamo nel 2006 per migliorare le norme che regolano il funzionamento delle forze di sicurezza dello Stato.

*Il 7 giugno, secondo quanto riportato, le forze di sicurezza sono ricorse a un uso eccessivo della forza per porre fine a un blocco nel porto di Sidi Ifni stabilito in segno di protesta il 30 maggio. Stando alle fonti, le forze di sicurezza hanno sparato proiettili di gomma e gas lacrimogeni contro i manifestanti e impiegato manganelli e cani poliziotto. Esse hanno inoltre condotto incursioni non autorizzate nelle abitazioni, confiscato beni, sottoposto persone a vessazioni verbali e sessuali, ed eseguito arresti e detenzioni arbitrarie. Successivamente, 21 persone, tra cui quattro membri del Centro marocchino per i diritti umani (CMDH), sono state accusate di comportamento violento. Un rapporto della commissione parlamentare istituita il 18 giugno per indagare sugli eventi di Sidi Infi è stato reso pubblico nel mese di dicembre. Mentre si afferma che l'intervento della sicurezza era giustificato, il rapporto delinea una serie di abusi commessi dalle forze dell'ordine, comprese violenze nei confronto di singole persone. Nel rapporto si esortano le autorità a individuare e assicurare alla giustizia tutti i cittadini e membri delle forze di sicurezza responsabili di condotta illegale e di violazioni dei diritti umani. A fine anno Amnesty International non era a conoscenza di alcun agente delle forze dell'ordine incriminato in relazione agli eventi.

*A luglio, Brahim Sabbaa Al-Layl, un membro del CMDH, è stato incarcerato per sei mesi dopo aver dichiarato in una intervista al canale televisivo Al Jazeera che a Sidi Ifni vi erano stati casi di uccisioni e stupri. Le autorità hanno ritirato l'accredito al giornalista che lo aveva intervistato e un tribunale gli ha imposto di pagare una pesante ammenda.

*Secondo quanto riferito, le forze di sicurezza hanno impiegato un uso eccessivo della forza per impedire una marcia di protesta studentesca in programma presso l'Università Cadi Ayyad di Marrakesh a maggio. Esse hanno fatto irruzione nel campus universitario, aggredendo e detenendo arbitrariamente gli studenti, e confiscando loro gli effetti personali. Diciotto membri del Sindacato nazionale degli studenti marocchini sono stati arrestati, compresi sostenitori del movimento di sinistra Cammino democratico. A giugno, sette persone sono state condannate a un anno di reclusione per comportamento violento; gli altri a fine anno erano in attesa di processo. Tutti hanno asserito di essere stati torturati e altrimenti maltrattati in custodia di polizia.

Controterrore e sicurezza

Circa 190 sospetti militanti islamisti sono stati giudicati colpevoli di reati legati al terrorismo e condannati a pene detentive variabili dai sei mesi di reclusione all'ergastolo. Secondo alcune fonti, tra questi vi era un cittadino marocchino il quale era stato rimpatriato con la forza dalla Spagna.

A febbraio, le autorità hanno dichiarato di aver sgominato una rete terroristica capeggiata da Abdelkader Belliraj, dalla doppia cittadinanza belga-marocchina. Circa 35 persone sono state arrestate, compresi i leader di tre partiti politici: Al-Badil al-Hadari, Al Oumma e il Partito della giustizia e dello sviluppo. Il primo ministro ha quindi emesso un decreto di scioglimento di Al-Badil al-Hadari, e un tribunale ha rigettato la domanda di registrazione legale presentata da Al Oumma. I 35 dovevano rispondere di una serie di reati, tra cui tentato omicidio, riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo. Il processo a loro carico è iniziato a ottobre e a fine anno non si era ancora concluso. Alcuni avvocati della difesa hanno lamentato che le autorità non avevano provveduto a fornire loro la completa documentazione dei fascicoli giudiziari, altri hanno riferito che i loro assistiti erano stati torturati in custodia.

Centinaia di prigionieri islamisti giudicati colpevoli dopo gli attentati dinamitardi di Casablanca del 2003 hanno continuato a richiedere la revisione giudiziaria dei loro processi, molti dei quali erano stati viziati da accuse non indagate di confessioni estorte sotto tortura.

Giustizia transizionale

Il Consiglio consultivo dei diritti umani, incaricato di proseguire il lavoro dell'IER, non aveva ancora pubblicato l'elenco di tutti i casi di sparizioni forzate indagati dall'IER. Il rapporto finale di quest'ultima, pubblicato nel gennaio 2006, raccomandava misure per assicurare il non ripetersi di gravi violazioni dei diritti umani attraverso un articolato programma di riforme giuridiche e istituzionali, ma queste non erano stata ancora attuate. D'altro canto, non vi erano stati neppure progressi verso un effettivo accesso alla giustizia da parte delle vittime o per portare in giudizio i responsabili, temi rimasti esclusi dal mandato dell'IER.

A giugno, un tribunale ha ordinato al quotidiano Al-Jarida Al-Oula di sospendere la pubblicazione di testimonianze rese all'IER da alti funzionari pubblici, in seguito a una denuncia da parte del presidente del Consiglio consultivo dei diritti umani. L'intervento è stato ampiamente criticato da locali organizzazioni dei diritti umani.

Discriminazione e violenza contro le donne

A gennaio il Comitato delle Nazioni Unite sull'eliminazione della discriminazione contro le donne ha esaminato il terzo e quarto rapporto periodico del Marocco sulla sua applicazione della relativa Convenzione. Pur apprezzando le iniziative positive intraprese dal governo per affrontare la discriminazione nei confronti delle donne, il Comitato ha tuttavia chiesto di criminalizzare la violenza sulle donne e di adottare misure per combatterla. A novembre il ministero dello Sviluppo Sociale, della Famiglia e della Solidarietà ha annunciati che questo tipo di legislazione era in corso di elaborazione.

A dicembre, in un'ulteriore iniziativa positiva, re Mohamed VI ha annunciato che il Marocco avrebbe ritirato le sue riserve alla ratifica nella Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne.

Discriminazione - carcerazione per "comportamento omosessuale"

A gennaio una corte d'appello ha confermato le pene detentive fino a 10 mesi di reclusione per sei uomini giudicati colpevoli di "comportamento omosessuale" a Ksar El-Kebir, nel Marocco nord-occidentale. Essi erano stati arrestati nel novembre 2007 in seguito a pubbliche denunce secondo cui nel corso di una festa privata avevano tenuto un "matrimonio gay". La legge marocchina criminalizza le relazioni omosessuali tra adulti consenzienti.

A novembre, una corte d'appello ha confermato il verdetto di condanna e la pesante ammenda imposta da un tribunale di grado inferiore al caporedattore di Al-Massaa per diffamazione di procuratori aggiunti della Corona di Ksar El-Kebir, per aver lasciato intendere che un procuratore della Corona era presente al presunto "matrimonio gay". Con ogni probabilità l'ammenda avrebbe costretto il quotidiano a cessare le pubblicazioni.

Rifugiati, richiedenti asilo e migranti

Migliaia di persone sospettate di essere migranti irregolari sono state arrestate ed espulse collettivamente, la maggior parte delle quali senza tener conto delle loro necessità di protezione e del loro diritto ai sensi della legislazione marocchina di contestare la decisione di espellerli o di veder esaminate le motivazioni che sottendevano alla stessa. Le autorità hanno dichiarato di aver impedito10.235 tentativi di immigrazione tra gennaio e novembre. Secondo quanto riferito, alcuni migranti sono stati sottoposti a un uso eccessivo della forza e ad altri maltrattamenti durante le fasi dell'arresto o nel corso della loro detenzione o espulsione; alcuni sarebbero stati scaricati al confine con l'Algeria e la Mauritania senza cibo e acqua adeguati.

*Almeno 28 migranti, tra cui quattro bambini, sono annegati al largo di Al Hoceima il 28 aprile. I sopravvissuti hanno raccontato che funzionari marocchini che avevano intercettato il loro gommone lo avevano bucato e colpito quando i migranti si erano rifiutati di fermarsi. Le autorità hanno negato che propri funzionari fossero responsabili ma non hanno condotto alcuna inchiesta. I sopravvissuti sono stati trasportati nella città di Oujda nel Marocco orientale e lasciati alla frontiera con l'Algeria.

***Campi del Polisario

Scarse sono state le informazioni indipendenti disponibili riguardo alle condizioni nei campi profughi gestiti dal Fronte Polisario in Algeria. Non erano note iniziative intraprese per affrontare il problema dell'impunità per quanti erano stati accusati di aver commesso violazioni dei diritti umani nei campi negli anni Settanta e gli anni Ottanta.

Missioni e rapporti di Amnesty International

Una delegazione di Amnesty International ha visitato il Marocco e Sahara Occidentale tra febbraio e marzo.

Morocco/Western Sahara: Investigate allegations of torture and grant detainees a fair trial (MDE 29/013/2008)