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Mauritania

Repubblica islamica della Mauritania

Capo di Stato: generale Mohamed Ould Abdel Aziz (subentrato a Sidi Mohamed Ould Cheikh Abdallahi ad agosto)
Capo del governo: Moulaye Ould Mohamed Laghdaf (subentrato a Yahya Ould Mohamed El Waghef ad agosto, a sua volta succeduto a Zeine Ould Zeidane a maggio)
Pena di morte: abolizionista de facto
Speranza di vita: 63,2 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 98/85‰
Alfabetizzazione adulti: 51,2%

  1. Contesto
  2. Detenzioni arbitrarie
  3. Controterrore e sicurezza - detenzione in incommunicado
  4. Prigionieri di coscienza
  5. Tortura e altri maltrattamenti
  6. Condizioni carcerarie
  7. Diritti dei migranti
  8. Pena di morte
  9. Schiavitù
  10. Missioni e rapporti di Amnesty International

Un colpo di Stato militare ha ribaltato il governo eletto, e diversi ex funzionari sono stati detenuti e considerati prigionieri di coscienza. Durante l'intero anno si sono succedute notizie di tortura e altri maltrattamenti. Presunti attivisti islamisti sono stati trattenuti in prolungata detenzione in incommunicado ai sensi di provvedimenti anti-terrorismo. Centinaia di migranti sono stati detenuti ed espulsi senza avere l'opportunità di contestare la legalità della loro detenzione o dell'espulsione collettiva. Le condizioni carcerari sono risultate pessime.

Contesto

Ad agosto, un gruppo di ufficiali militari ha rovesciato e arrestato il presidente Sidi Mohamed Ould Cheikh Abdallahi, in carica dalle elezioni presidenziali del marzo 2007, con cui era stato ristabilito il governo civile del Paese.

Il colpo di Stato dell'agosto 2008 è stato preceduto da divergenze tra il presidente e alcuni ufficiali dell'esercito, in special modo riguardo alla destituzione del capo di Stato maggiore. Il generale Mohamed Ould Abdel Aziz, alla guida del golpe, ha formato un Alto consiglio di Stato comprendente 11 membri delle forze armate. L'Alto consiglio di Stato si è impegnato a organizzare al più presto le elezioni.

La comunità internazionale ha invocato il rilascio del presidente e il ritorno all'ordine costituzionale. L'UE e gli USA hanno congelato i loro aiuti non umanitari e l'UA ha sospeso la Mauritania. Alcune manifestazioni pacifiche hanno chiesto il rilascio del presidente e il ripristino dell'ordine costituzionale. A seguito di una decisione di settembre da parte del governatore della capitale Nouakchott di sospendere tutte le manifestazioni politiche, alcune proteste sono state disperse con la forza o impedite.

Detenzioni arbitrarie

Il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie ha espresso preoccupazione per l'assenza di un controllo effettivo da parte del pubblico ministero sull'azione della polizia e sulla situazione dei detenuti in custodia. Molti detenuti hanno raccontato al Gruppo di lavoro come abuso di potere, corruzione, tortura e altri maltrattamenti fossero fenomeni comuni in custodia e che spesso i detenuti venivano costretti a confessare sotto coercizione. Secondo quanto riferito, soltanto in casi eccezionali le denunce a carico della polizia sono state indagate.

Controterrore e sicurezza - detenzione in incommunicado

Decine di persone, per lo più presunti attivisti islamisti, sono state arrestate nel contesto di provvedimenti anti-terrorismo. Tra di esse figurano uomini accusati dell'uccisione di quattro turisti francesi ad Aleg nel dicembre 2007 e coloro che erano stati incriminati per l'attacco all'ambasciata israeliana a Nouakchott a febbraio. Altri erano sospettati di aver preso parte direttamente o indirettamente in azioni terroristiche. Tra gli arrestati vi erano parenti di presunti attivisti islamisti. Alcuni sono stati rilasciati nell'arco di due settimane, ma a fine anno molti erano ancora trattenuti senza processo.

Molti detenuti, inclusi coloro che erano stati accusati di appartenenza ad al-Qaeda in Maghreb, sono stati trattenuti in incommunicado per periodi prolungati, ben oltre il 15 giorni permessi dalla legge. Le forze di sicurezza e gli agenti di custodia si sono rifiutati di concedere alcune visite familiari autorizzate dal magistrato.

*La madre di un presunto attivista islamista, arrestato nella sua abitazione il 30 aprile e detenuto presso il quartier generale del comando dell'esercito, non ha potuto visitare il figlio nonostante avesse ottenuto l'autorizzazione per una visita da parte di un magistrato.

Prigionieri di coscienza

In seguito al colpo di Stato di agosto, il presidente Sidi, il primo ministro Yahya Ould Mohamed El Waghef, il ministro dell'Interno e altri due alti funzionari sono stati arrestati. Alcuni sono stati rilasciati dopo qualche giorno. Il presidente Sidi è rimasto detenuto fino al 13 novembre quando è stato trasferito al suo villaggio di origine di Lemdem e trattenuto agli arresti domiciliari. Egli è stato alla fine rilasciato il 22 dicembre. A settembre, Isselmou Ould Abdelkhader, già ministro della Salute, è stato arrestato per aver criticato il colpo di Stato di agosto.

Tortura e altri maltrattamenti

Tortura e altri maltrattamenti sono stati costantemente riportati durante tutto l'anno in moltissimi centri di detenzione, compresa la prima brigata di polizia e in complessi privati a Nouakchott. Tra i metodi più comuni riferiti si citano calci, scosse elettriche, bruciature di sigaretta, violenza sessuale, sospensione per le braccia, incatenamento in posizioni dolorose, e privazione del sonno e del cibo.

Il limitato accesso al mondo esterno e l'incapacità di stabilire meccanismi efficaci di denuncia e indagine hanno continuato a rappresentare fattori chiave nel permettere il perpetuarsi del fenomeno della tortura.

Accuse di tortura e altri maltrattamenti sono state raccolte da decine di persone, compresi i detenuti del carcere di Dar Naïm. Alcuni reclusi, in special modo gli attivisti islamisti, hanno riferito di essere stati torturati con scosse elettriche. Uno di essi ha affermato che gli erano state inflitte scosse elettriche sotto la pianta dei piedi. Un altro ha dichiarato di essere stato bendato, legato mani e piedi dietro la schiena e sottoposto a scosse elettriche. Un terzo ha raccontato ad Amnesty International che le forze di sicurezza gli avevano urinato addosso e che gli avevano inserito un manganello nell'ano.

Condizioni carcerarie

Centinaia di detenuti hanno continuato a essere tenuti in condizioni caratterizzate da sovraffollamento e inadeguatezza di servizi igienici e sanitari, e da pessima qualità del cibo. I detenuti delle carceri di Dar Naïm e Nouadhibou erano stipati gli uni contro gli altri con un caldo soffocante e di rado veniva loro concesso di uscire dalle celle. Le autorità carcerarie hanno confermato che gli istituiti di pena Dar Naïm e Nouadhibou non erano in linea con gli standard nazionali. Esse hanno citato le particolari inadeguatezze del sistema idrico-fognario, l'umidità e la mancanza di ventilazione nelle celle.

Una trentina di prigionieri affetti da problematiche di salute mentale sono stati lasciati vagare per le celle senza assistenza medica nel carcere di Dar Naïm. I detenuti delle carceri civili di Nouadhibou, Dar Naïm e Nouakchott hanno lamentato brutalità e punizioni corporali. I prigionieri venivano regolarmente picchiati dalle guardie se chiedevano di incontrare l'amministrazione delle carceri o chiedevano assistenza medica. Un prigioniero ha denunciato di essere stato picchiato e lasciato legato per due settimane dopo che un gruppo di prigionieri avevano denunciato la mancanza di cibo e di cure mediche. Almeno otto detenuti islamisti trattenuti nel carcere civile di Nouakchott sono stati percossi dalle guardie a ottobre.

Diritti dei migranti

Centinaia di persone sospettate di aver tentato di raggiungere Paesi europei sono state detenute arbitrariamente durante l'anno, senza che vi fosse prova delle loro intenzioni e nonostante non costituisca reato lasciare irregolarmente la Mauritania. Molti sono stati espulsi dalla Mauritania, non necessariamente verso i loro Paesi di origine, e spesso in grandi gruppi. Essi non hanno avuto la possibilità di contestare la legalità della loro detenzione o dell'espulsione collettiva. Tali provvedimenti sono parsi essere una conseguenza della pressione esercitata dall'UE, in particolare la Spagna, per il controllo dell'immigrazione verso l'Europa.

Molti migranti sono stati trattenuti in un centro di detenzione di Nouadhibou, nel nord della Mauritania, conosciuto localmente col nome di "Guantanamito", dove alcuni sono stati maltrattati. Questo ex istituto scolastico ha accolto circa 300 persone al mese non è stato oggetto di alcun controllo da parte della magistratura.
 
***Rifugiati e richiedenti asilo
Alcuni rifugiati e richiedenti asilo sono stati privati dei loro diritti. La maggior parte di essi proveniva dall'Africa occidentale, in particolare dalla Liberia e dalla Sierra Leone.

Pena di morte

Secondo dati ufficiali, 37 persone erano in attesa di esecuzione, detenute assieme ad altri prigionieri in sei carceri, compresi quelli di Dar Naïm e di Nouadhibou. Alcuni hanno sostenuto che il processo a loro carico era stato iniquo, asserendo che non era stato loro permesso di difendersi appropriatamente o di non aver avuto un avvocato. Un prigioniero ha accusato di essere stato condannato unicamente sulla base di confessioni ottenute sotto tortura. Un altro ha sostenuto di essere stato condannato dopo essere stato costretto a firmare un verbale di polizia in una lingua a lui sconosciuta.

Schiavitù

Sebbene la schiavitù sia stata ufficialmente abolita nel 1981 e ascritta a reato penale nel 2007, la realtà dei fatti ne ha comprovato la continua esistenza. Persone erano ritenute essere sottoposte a regime di lavori forzati o di schiavitù nelle regioni di Tiris Zemour e Nema. A settembre un ex schiavo ha scritto alle autorità chiedendo loro di cercare 14 suoi familiari tenuti ancora in regime di schiavitù a Tiris Zemour.

Missioni e rapporti di Amnesty International

Delegati di Amnesty International hanno visitato la Mauritania a gennaio, febbraio, luglio e novembre.

Mauritania: "Nobody wants to have anything to do with us" - arrests and collective expulsions of migrants denied entry into Europe (AFR 38/001/2008)

Mauritania: Amnesty International calls for the release of the President of the Republic and respect for fundamental freedoms (AFR 38/007/2008)

Mauritania: Peaceful demonstrations demanding restoration of the rule of law violently repressed (AFR 38/008/2008)