Capo di Stato: Nambaryn Enkhbayar
Capo del governo: Sanjaagiin Bayar
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 2,7 milioni
Speranza di vita: 65,9 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 57/49‰
Alfabetizzazione adulti: 97,8%
A luglio sono scoppiati disordini nella capitale, Ulaanbaatar, tra accuse di diffusi brogli elettorali, in seguito ai quali sono rimaste uccise cinque persone e centinaia ferite. La polizia ha arrestato più di 700 persone negando loro l'accesso a un avvocato, ai familiari e alle cure mediche. Sono giunte segnalazioni di detenuti picchiati durante la custodia di polizia. La pena di morte ha continuato a essere applicata in segreto.
Il 29 giugno si sono tenute le elezioni parlamentari. È stato formato un governo di coalizione con la partecipazione del Partito popolare rivoluzionario della Mongolia e il Partito democratico, di minoranza.
Il 1° luglio, a seguito di accuse di brogli elettorali, a Ulaanbaatar manifestanti hanno incendiato il quartier generale del Partito popolare rivoluzionario della Mongolia e saccheggiato alcuni uffici commerciali. Il 2 luglio, è stato dichiarato uno stato di emergenza della durata di quattro giorni. Centinaia di persone, tra cui agenti di polizia, sono rimaste ferite. Media locali hanno riportato che la polizia aveva impiegato gas lacrimogeni, proiettili di gomma e munizioni cariche per reprimere i rivoltosi. Cinque persone hanno perso la vita, quattro a seguito di ferite da arma da fuoco. In relazione alle sparatorie sono stati arrestati dieci poliziotti e il capo della polizia è stato rimosso dall'incarico. I direttori della Polizia di Ulaanbaatar, della Polizia di sicurezza e della Pattuglia di polizia sono stati trasferiti a posizioni presso l'Accademia di polizia. A fine anno, sulle suddette sparatorie era in corso un'inchiesta della Procura generale di Stato.
*Il 2 luglio, a Ulaanbaatar la polizia ha sparato a Enkhbayar Dorjsuren, di 24 anni, colpendolo al collo. Quando il giorno successivo non si era presentato al lavoro, la sua famiglia lo ha cercato e ha scoperto il suo cadavere all'obitorio. Un'autopsia era stata già condotta a loro insaputa. Non sono state rese note informazioni riguardo all'inchiesta sull'uccisione.
Nelle prime ore del 2 luglio, la polizia ha arrestato più di 700 persone nelle vicinanze dei disordini. Duecentocinquantanove di esse, tra cui 27 bambini, sono state accusate di reati come l'aver creato il caos, furto e rapina. In alcuni casi minorenni sono stati trattenuti con gli adulti. Nelle prime settimane della detenzione è stato loro negato l'accesso a un avvocato e alle cure di un medico. Sono stati segnalati casi di pestaggi di detenuti, in alcuni casi al fine di ottenere da loro confessioni, e alcuni detenuti hanno riferito di essere stati percossi da altri reclusi.
*Il 3 luglio, la polizia ha arrestato Davaasuren Batzaya, di 23 anni, per incitamento al disordine pubblico e saccheggio. Egli è stato condotto nel Centro di detenzione di Chingeltei. Nonostante fosse sordo, a Davaasuren Batzaya non è stato concesso di accedere a un interprete o a un avvocato. Secondo la famiglia, egli è stato percosso dalla polizia e da altri detenuti. Il 6 luglio, è stato trasferito nel Centro di detenzione di Kudag prima di essere rilasciato su cauzione il 10 luglio.
*Il 5 luglio, la polizia ha arrestato Jalbasuren Batzandan, presidente del Partito movimento civile. Il 7 luglio, anche il vicepresidente Otgonjargal Magnai è stato arrestato. Secondo alcuni familiari, entrambi avevano pronunciati discorsi di protesta in cui avevano citato le accuse di brogli elettorali chiedendo manifestazioni non violente. Jalbasuren Batzandan è stato rilasciato su cauzione il 19 agosto. Otgonjargal Magnai è stato rimesso in libertà sempre su cauzione il 28 agosto. Entrambi dovevano rispondere di accuse come «banditismo» e «creazione di disordini di massa». Otgonjargal Magnai è stato incriminato anche per aggressione. Il reato di «banditismo» prevede una sentenza minima di 20-25 anni di carcere o la pena di morte.
Le autorità hanno arrestato o multato persone che avevano espresso critiche nei confronti della gestione dei disordini da parte dei governo. Soltanto il canale televisivo a sovvenzione statale è stato autorizzato a trasmettere durante lo stato di emergenza.
Le esecuzioni sono state condotte in segreto e non erano disponibili dati statistici ufficiali sulle sentenze di morte o sulle esecuzioni. Le condizioni di detenzione dei prigionieri del braccio della morte sono state segnalate come precarie. I prigionieri solitamente rimangono nel braccio della morte per 12 mesi, ma alcuni vi si trovavano da oltre 24.
A dicembre la Mongolia ha votato contro una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per una moratoria mondiale sulle esecuzioni.
La Mongolia ha aderito al Protocollo per prevenire, sopprime e punire la tratta di persone, specialmente donne e bambini, allegato alla Convenzione delle Nazioni Unite sul crimine organizzato transnazionale (Protocollo di Palermo).