Capo di Stato: Filip Vujanović
Capo del governo: Milo Đukanović (subentrato a Željko Šturanović a febbraio)
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 0,6 milioni
Speranza di vita: 74,1 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 25/23‰
Alfabetizzazione adulti: 96,4%
Le autorità non hanno trovato soluzioni al fenomeno dell'impunità per i casi sparizione forzata, presunte uccisioni politiche e maltrattamenti da parte della polizia. Giornalisti hanno visto negata la libertà di espressione. Ai rom, compresi rifugiati del Kosovo, è stato negato l'accesso a diritti basilari.
Milo Đukanović è stato eletto primo ministro per la terza volta. A marzo egli è stato chiamato in causa dalle autorità italiane in relazione a un'inchiesta sul riciclaggio di denaro e di contrabbando di sigarette tra il Montenegro e l'Italia tra il 1994 e il 2002, accuse per le quali a ottobre sono stati incriminati sei suoi stretti collaboratori.
A luglio, il Collegio d'appello del Tribunale penale internazionale per l'ex Iugoslavia ha deciso che l'ex comandante dell'Esercito nazionale iugoslavo (JNA) Pavle Strugar doveva essere incriminato di due ulteriori capi d'imputazione, in aggiunta al verdetto di colpevolezza raggiunto nel 2005 per non essere intervenuto a impedire l'attacco del 1991 su Dubrovnik lanciato dal Montenegro. Tuttavia, la sua originaria sentenza di condanna a otto anni di carcere è stata ridotta a sei mesi per motivi di salute.
Ad agosto, quattro ex riservisti montenegrini del JNA, incriminati da tribunali del Montenegro, sono stati arrestati per la tortura e il trattamento inumano di 169 civili e prigionieri di guerra croati nel campo di Morinj tra il 1991 e il 1992. Sette ex soldati del JNA sono stati anch'essi arrestati per l'omicidio di 23 civili albanesi del Kosovo nei pressi di Rozaje nell'aprile 1999.
Sono avanzate lentamente le indagini giudiziarie sulla sparizione forzata nel 1992 di 83 bosniaco-musulmani, i quali erano fuggiti in Montenegro dall'allora Repubblica di Bosnia ed Erzegovina (RBiH). A maggio, un agente di polizia in congedo ha testimoniato che l'allora ministro dell'Interno Pavel Bulatović aveva ordinato che i bosniaco-musulmani fossero detenuti e consegnati all'allora Esercito serbo-bosniaco. A giugno, il primo ministro Milo Đukanović, il quale ricopriva la carica di primo ministro anche nel 1992, ha negato di essere a conoscenza delle "deportazioni".
Il 25 dicembre, il governo ha riconosciuto la responsabilità dello Stato per le sparizioni forzate. Con una decisone senza precedenti, il governo ha accordato di fornire indennizzi a nove sopravvissuti e alle loro famiglie, così come ai parenti di coloro che furono uccisi in seguito alla loro illecita "deportazione" da parte della polizia montenegrina alle forze militari serbo-bosniache.
Non vi sono stati progressi nell'assicurare alla giustizia i responsabili della presunta tortura di alcuni membri di un gruppo etnico albanese arrestati nel settembre 2006 nel corso dell'Operazione Orlov let (Volo d'Aquila).
Il procedimento giudiziario a carico di 12 uomini, tra cui 4 cittadini statunitensi, e altri cinque imputati era stato avviato nel maggio 2007 presso la Corte distrettuale di Podgorica. Il caso non si è svolto in conformità con gli standard internazionali in quanto le prove a loro carico comprendevano testimonianze estorte sotto coercizione o erano state ottenute in maniera illecita. Ad agosto, 12 dei 17 uomini sono stati giudicati colpevoli di associazione con fini terroristici e condannati a pene detentive fino a sei anni e mezzo di carcere. Gli altri sono stati ritenuti colpevoli di possesso di armi da fuoco e hanno ricevuto condanne con sospensione della pena, sebbene la corte abbia successivamente disposto la loro detenzione.
A ottobre, cinque membri dell'Unità speciale anti-terrorismo coinvolti nell'Operazione Orlov let sono stati giudicati colpevoli e condannati a tre mesi di reclusione per il maltrattamento di Peter Sinistaj, padre di uno dei detenuti.
Accuse di maltrattamento hanno fatto seguito all'arresto di oltre un centinaio di persone coinvolte nelle manifestazioni di ottobre contro il riconoscimento del Kosovo da parte del Montenegro; sono state avviate indagini, anche in riferimento alle accuse avanzate da Aleksandar Pejanović secondo cui egli era stato percosso con bastoni da agenti di polizia a volto coperto.
*Il 9 settembre ha preso il via il procedimento giudiziario a carico di Damir Mandić, dopo che la Corte d'appello aveva ribaltato il suo proscioglimento nel dicembre 2006 per l'omicidio di Duško Jovanović, caporedattore del quotidiano Dan, avvenuto nel 2004.
Giornalisti che avevano criticato il governo sono stati perseguiti penalmente per diffamazione.
*A maggio Željko Ivanović, direttore amministrativo del quotidiano Vijesti, che aveva accusato il primo ministro Milo Đukanović di complicità in un aggressione nei suoi confronti nel 2007, è stato giudicato colpevole di aver causato sofferenze psicologiche al primo ministro e multato per 20.000 euro.
*Sempre a maggio, il giornalista sportivo Mladen Stojović, collaboratore di un'inchiesta della stazione radiofonica Belgrade-radio B92 sulla mafia nel mondo del calcio, è stato oggetto di una grave aggressione nel suo appartamento della città di Bar.
Le autorità non hanno provveduto ad affrontare la discriminazione nei confronti dei rom, la maggior parte dei quali ha visto negato l'accesso all'ottenimento della cittadinanza a causa dell'assenza di documenti, con conseguente esclusione dall'accesso a diritti basilari. Circa il 60% dei bambini rom non poteva accedere all'istruzione e circa l'82% degli adulti non aveva un'occupazione.
L'UNHCR, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha riportato che 4.458 tra profughi rom, ashkali ed egiziani del Kosovo erano rimasti in Montenegro; definiti come persone sfollate e privati dello status di rifugiati, essi sono rimasti a rischio di essere apolidi.
A luglio, il Montenegro ha ratificato la Convenzione del Consiglio d'Europa sull'azione contro la tratta di esseri umani. A giugno le autorità hanno arrestato un gruppo responsabile di aver trafficato, attraverso il Montenegro, due donne ucraine a scopo di sfruttamento sessuale in Kosovo.
Malgrado un aumento del numero di denunce alla polizia relative a episodi di violenza domestica, le percentuali di arresti, procedimenti e condanne hanno continuato a essere minime.
Montenegro: Submission to the UN Universal Periodic Review (EUR 66/001/2008)