Capo di Stato: sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani
Capo del governo: sceicco Hamad bin Jassim bin Jabr al-Thani
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 856.000
Speranza di vita: 75 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 9/12‰
Alfabetizzazione adulti: 89%
Centinaia di persone sono state arbitrariamente private della loro nazionalità. Le donne hanno continuato a incontrare discriminazioni e violenze. Lavoratori stranieri migranti sono stati oggetto di sfruttamento e abusi, e non hanno ricevuto adeguata protezione dalla legge. Almeno 20 persone si trovavano nel braccio della morte ma non vi sono state esecuzioni.
Il governo ha continuato a negare la nazionalità del Qatar a centinai di persone, le quali hanno visto conseguentemente negate le opportunità di ottenere un impiego, di accedere alla sicurezza sociale e ai servizi sanitari o alle quali è stato rifiutato l'ingresso in Qatar. La maggior parte di queste persone erano appartenenti alla tribù al-murra, ed erano state private della nazionalità in seguito a un fallito colpo di Stato nel 1996 per il quale le autorità avevano attribuito la responsabilità a membri della tribù. Essi non hanno potuto far valere alcun diritto di risarcimento in tribunale.
*Hamad Abdel Hadi Hamad Al-Hamran e la sua famiglia hanno continuato a veder loro negato l'ingresso nel Paese. Essi erano stati privati della loro nazionalità all'indomani del tentato colpo di Stato del 1996 e avevano cercato asilo negli Emirati Arabi Uniti dove avevano stabilito la loro residenza.
*'Abdul Hameed Hussain al-Mohammed, i suoi sei figli e a due fratelli, stando alle fonti erano stati privati della loro nazionalità del Qatar ed era stata disposta la loro espulsione nell'ottobre 2002, dopo che l'uomo e i suoi due fratelli erano stati condannati a pene detentive. Non era stata fornita loro alcuna motivazione per la decisione né hanno potuto presentare ricorso contro la stessa e di conseguenza sono stati licenziati dal lavoro, sono stati privati dell'assistenza per trovare un alloggio, perdendo i loro diritti di impiego. Essi sono rimasti in Qatar e rischiavano l'espulsione.
Le donne hanno continuato a incontrare discriminazioni per legge e per prassi e non hanno ricevuto un'adeguata protezione contro la violenza all'interno della famiglia. In particolare, il diritto di famiglia discrimina le donne, rendendo molto più semplice per un uomo divorziare rispetto a una donna e pone le donne abbandonate dal marito o che cercano di divorziare in condizioni economiche svantaggiate.
Ad agosto, il governo ha introdotto condizioni di parità riguardo alla legge sui risarcimenti il cui ammontare era fino ad allora pari alla metà per la perdita della vita umana di una donna rispetto alla morte di un uomo.
Lavoratori stranieri migranti, i quali costituiscono una vasta percentuale della forza lavoro del Qatar, hanno continuato a essere esposti ad abusi e sfruttamento da parte dei loro datori di lavoro, oltre che a non ricevere adeguata protezione in merito a questi fenomeni. Le lavoratrici migranti sono risultate particolarmente a rischio di sfruttamento e abusi come percosse, stupri e altre violenze di tipo sessuale. Secondo notizie ricevute, nel solo 2007 erano stati circa 20.000 i lavoratori fuggiti dai loro datori di lavoro in seguito a ritardi o al mancato pagamento dei salari, a un eccessivo orario e precarie condizioni di lavoro.
A giugno, il Consiglio consultivo ha redatto una bozza di legge che migliora le condizioni dei lavoratori migranti richiedendo ai loro datori di lavoro di consentire giornate di riposo e tre settimane di ferie all'anno, pena l'imposizione di ammende o il carcere. La legge non era stata ancora emanata.
A maggio il governo ha aderito alla Convenzione anti-terrorismo del Consiglio di cooperazione del Golfo del 2004. La convenzione dà una definizione molto ampia e vaga del terrorismo, che potrebbe consentire la limitazione o la soppressione di attività che costituiscono il legittimo esercizio dei diritti alle libertà di espressione, associazione e riunione. Le leggi anti-terrorismo del Qatar sono inoltre oltremodo vaghe e permettono alle autorità di detenere sospetti fino a sei mesi senza accusa e fino a due anni senza processo in seguito ad accuse vagamente formulate.
A luglio, le autorità statunitensi hanno rilasciato Jarrallah al-Marri, cittadino del Qatar, da Guantánamo Bay e lo hanno rimpatriato in Qatar. A suo carico non sono state formulate accuse e pertanto egli è stato rilasciato. Suo fratello, Ali al-Marri, continuava a essere detenuto dalle autorità statunitensi come presunto "combattente nemico".
Almeno 20 persone erano nel braccio della morte, comprese 17 condannate nel 2001 per coinvolgimento nel tentato colpo di Stato del 1996, ma non vi sono state esecuzioni. Wabran al-Yami, un cittadino saudita condannato nel caso giudiziario riguardante il tentato colpo di Stato, è stato rilasciato a luglio su richiesta del ministro dell'Interno saudita e gli è stato concesso di far ritorno nel suo Paese.
A dicembre, il Qatar ha votato contro una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per una moratoria mondiale sulle esecuzioni.
Un delegato di Amnesty International ha visitato il Qatar a gennaio e dicembre.