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Regno Unito

Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord

Capo di Stato: regina Elisabetta II
Capo del governo: Gordon Brown
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 61 milioni
Speranza di vita: 79 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 6/6‰

  1. Controterrore e sicurezza
  2. Polizia e forze di sicurezza
  3. Irlanda del Nord: collusione e omicidi politici
  4. Rifugiati e richiedenti asilo
  5. Tratta di esseri umani
  6. Diritti dell'infanzia
  7. Missioni e rapporti di Amnesty International

Sulla base di "rassicurazioni diplomatiche" non tutelabili in giudizio, il governo ha proseguito nel tentativo di espellere persone verso Stati in cui avrebbero corso un rischio reale di gravi violazioni dei diritti umani. La segretezza adottata nell'applicazione di misure anti-terrorismo ha causato procedimenti giudiziari non equi. L'accertamento delle responsabilità per violazioni avvenute in passato, compresa la presunta collusione dello Stato negli omicidi compiuti in Irlanda del Nord, ha continuato a essere fallimentare.

Controterrore e sicurezza

***Estensione della detenzione preventiva

Nel mese di ottobre, la Camera dei Lord - la Camera Alta del Parlamento - ha votato contro alcune proposte contenute nel disegno di legge anti-terrorismo 2008, volte ad aumentare da 28 a 42 giorni il periodo di detenzione preventiva senza incriminazione per le persone sospettate di reati connessi al terrorismo.

Il governo ha risposto al voto contrario ritirando le proposte dal disegno di legge e presentando una nuova bozza di legge contenente norme analoghe. La ministra degli Interni ha dichiarato al Parlamento che il governo avrebbe chiesto di approvare tale legge in futuro «se dovesse accadere il peggio e se un complotto terroristico avesse colto di sorpresa [le autorità] e avesse minacciato le attuali capacità investigative».

Sempre a ottobre, prima del voto della Camera dei Lord, il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti aveva espresso considerevole preoccupazione riguardo alle norme in vigore, e ancora di più su quelle proposte, in merito alla lunghezza ammissibile della detenzione preventiva per i casi previsti dalla legislazione anti-terrorismo.

***Modifiche alle inchieste dei coroner

A ottobre, il governo ha eliminato dal disegno di legge anti-terrorismo le norme relative alle inchieste dei coroner (che sono incaricati delle indagini sui casi di morte violenta, improvvisa o sospetta), annunciando l'intenzione di reintrodurre le proposte in una futura bozza di legge di riforma complessiva delle procedure di inchiesta. Se approvate, tali proposte avrebbero conferito a un ministro del governo il potere di ordinare, laddove lo avesse ritenuto necessario nell'interesse della nazione, che le deposizioni, intere o parziali, raccolte durante un'inchiesta del coroner fossero raccolte in segreto, senza la presenza della famiglia o dei legali della persona deceduta.

***Ordini di controllo

Al 10 di dicembre erano in vigore 15 ordini di controllo, previsti dalla legge del 2005 per la prevenzione del terrorismo. Tali misure consentono al governo di imporre restrizioni di movimento e associazione a persone sospettate di attività legate al terrorismo, se ritenuto necessario per la protezione della nazione.

Nel mese di ottobre la Corte d'appello di Inghilterra e Galles ha emesso un verdetto per quattro ricorsi presentati da persone sottoposte a ordini di controllo, conosciute soltanto con le iniziali dei nomi. In tre dei quattro casi - quelli di A.F., A.M. e A.N. - l'Alta Corte aveva concluso che il procedimento contro i tre uomini non era stato equo, mentre aveva stabilito il contrario per il quarto caso, quello di A.E.

In ognuno dei casi, il governo aveva fatto notevole affidamento su informazioni che non erano state rese note agli interessati o ai loro avvocati e che erano state esaminate in udienze segrete in tribunale, dalle quali essi erano stati esclusi.

La Corte d'appello ha stabilito che si può sostenere che «non esiste un principio in base al quale un'udienza non può non definirsi equa se [alla persona controllata] non viene comunicata, anche a livello minimo, l'esistenza di accuse o prove a suo carico», ma che, anche se tale livello minimo di informazione fosse stato richiesto per garantire l'equità, ciò «è stato raggiunto nel caso [di A.F.], al quale sono state fornite informazioni, per quanto estremamente ridotte». La Corte d'appello ha deciso che i casi di A.F. e A.N. dovevano essere riesaminati dall'Alta Corte. Nel caso di A.M., per motivi che sono rimasti totalmente segreti, la Corte d'appello ha respinto il ricorso del governo contro la decisione dell'Alta Corte, anch'essa mantenuta segreta. Per A.E., invece, ha confermato il verdetto dell'Alta Corte, stabilendo che l'udienza era stata equa.

A fine anno era ancora pendente un appello contro alcuni aspetti di tali decisioni presentato alla corte suprema del Regno Unito, il Comitato di appello della Camera dei Lord (Law Lords). Nel mese di luglio il Comitato diritti umani delle Nazioni Unite ha rimarcato che le udienze per gli ordini di controllo «in pratica [negano] alla persona a cui l'ordine è intimato la possibilità diretta di contestare efficacemente le accuse a suo carico», e ha raccomandato che il Regno Unito «garantisca che il procedimento giudiziario [...] rispetti il principio della parità tra le parti, che richiede che la persona interessata e il legale di sua scelta abbiano accesso alle prove sulla base delle quali viene emesso l'ordine di controllo».

***Detenzione senza processo

*Nel mese di febbraio, la Corte d'appello di Inghilterra e Galles ha ordinato alla ministra degli Interni di rivedere la decisione del governo con cui si rifiutava di indennizzare Lotfi Raissi.

Il 21 settembre 2001, il cittadino algerino Lotfi Raissi fu arrestato a Londra per presunta partecipazione agli attentati dell'11 settembre negli Stati Uniti. Dopo il fermo rimase detenuto per quasi cinque mesi, sulla base di una richiesta di estradizione delle autorità statunitensi. Nell'aprile 2002 un giudice respinse la richiesta affermando che «non vi era alcuna prova» a sostegno dell'accusa che Lotfi Raissi fosse coinvolto in attività terroristiche.

Nel febbraio 2007 l'Alta Corte aveva appoggiato il rifiuto dell'allora ministro degli Interni di indennizzare Lotfi Raissi. La Corte d'appello ha capovolto tale decisione, stabilendo che il procedimento di estradizione era stato «utilizzato come accorgimento per aggirare il principio di legalità britannico».

A fine anno non era ancora stata assunta una decisione sull'indennizzo.

***Tortura e altri maltrattamenti

Non sono cessati i tentativi di espellere persone accusate di minacciare la sicurezza nazionale verso Paesi in cui avrebbero realmente rischiato gravi violazioni dei diritti umani, tra cui tortura e altri maltrattamenti. Il governo ha continuato a sostenere che le "rassicurazioni diplomatiche" - promesse non tutelabili in giudizio fatte dai Paesi in cui dovevano essere riportate tali persone - erano sufficienti a ridurre il rischio che esse correvano.

Ad aprile la Corte d'appello di Inghilterra e Galles ha stabilito che il Regno Unito non poteva procedere con l'espulsione in due casi per i quali aveva ricevuto rassicurazioni diplomatiche.

Nel caso di due cittadini libici, conosciuti come "A.S." e "D.D.", la Corte d'appello ha confermato il giudizio della Commissione speciale di appello per l'immigrazione (SIAC) - il tribunale che esamina i ricorsi contro le espulsioni per ragioni di sicurezza nazionale - secondo cui le rassicurazioni ottenute dalle autorità libiche non erano sufficienti a proteggerli da un rischio reale di tortura o altri maltrattamenti.

Per il caso del cittadino giordano Omar Othman (conosciuto anche come Abu Qatada), la Corte d'appello ha stabilito che il processo che avrebbe subito in Giordania - un processo per il quale la SIAC aveva rilevato esistere un'alta probabilità di impiego nei suoi confronti di prove che potevano essere state estorte sotto tortura o con trattamenti inumani o degradanti - sarebbe stata una palese violazione del diritto a un processo equo e che le rassicurazioni fornite dalla Giordania alle autorità britanniche non avrebbero potuto impedire tale mancanza di equità processuale.

A seguito di questi pronunciamenti, la ministra degli Interni ha annunciato che il governo aveva "deciso di desistere dall'espulsione nei [casi di D.D. e A.S.] e nei casi di altri dieci cittadini libici". Più tardi, almeno cinque di essi sono stati sottoposti a ordini di controllo.

Nel mese di ottobre, i Law Lords hanno esaminato il ricorso presentato dal governo contro la decisione della Corte d'appello riguardante Abu Qatada. Contemporaneamente, i Law Lords hanno valutato i ricorsi di due cittadini algerini, noti come "B.B." e "U." contro un precedente verdetto della Corte d'appello che aveva confermato le conclusioni della SIAC, la quale aveva ritenuto valide le rassicurazioni ottenute dalle autorità di Algeri e stabilito che i due uomini potevano essere rimpatriati senza rischi per la loro sicurezza.

I Law Lords dovevano esaminare l'affidabilità delle rassicurazioni diplomatiche e la correttezza della SIAC nell'aver prestato fede a informazioni segrete.

A fine anno non era ancora stato emesso alcun giudizio per nessuno dei casi. Gli uomini a rischio di espulsione sono rimasti in detenzione o in libertà sotto condizioni estremamente restrittive.

***Rendition

Nel mese di febbraio il ministro degli Esteri ha annunciato di essere stato informato dagli Stati Uniti che, contrariamente alle ripetute precedenti rassicurazioni, nel 2002, in almeno due occasioni gli Stati Uniti avevano utilizzato il territorio britannico d'oltremare di Diego Garcia per trasferire detenuti nell'ambito del programma di rendition e detenzione segreta. Il ministro non ha fatto il nome dei detenuti coinvolti.

*Il cittadino etiope già residente in Gran Bretagna Binyam Mohamed è rimasto in custodia statunitense nel centro di Guantánamo Bay, a Cuba. A maggio il ministro degli Esteri ha riferito al Parlamento che «funzionari [britannici] continuavano a discutere il suo caso con gli Stati Uniti», ma che questi ultimi «non erano al momento inclini ad aderire alla richiesta [britannica] di rilascio e rimpatrio».

A ottobre, un'udienza tenutasi dinanzi all'Alta Corte ha confermato che un agente dei servizi segreti britannici (MI5) aveva interrogato Binyam Mohamed nel maggio 2002 mentre era detenuto in Pakistan. I servizi segreti avevano fornito informazioni alle autorità statunitensi perché le utilizzassero durante l'interrogatorio di Binyam Mohamed, pur sapendo che egli era detenuto in incommunicado e che gli era stata negata l'assistenza legale. Gli agenti dei servizi segreti inglesi avevano continuato a fornire informazioni da usare negli interrogatori anche quando era divenuto palese che egli non era più detenuto in Pakistan ma era stato trasferito in un Paese terzo, in cui agenti statunitensi continuavano a interrogarlo direttamente.

L'Alta Corte ha stabilito che, in linea di principio, il governo avrebbe dovuto rendere note agli avvocati di Binyam Mohamed le informazioni in suo possesso, che avrebbero potuto rafforzare la sua denuncia per le torture e i maltrattamenti subiti, in base al fatto che «il rapporto del governo [britannico] con le autorità [statunitensi] in merito a [Binyam Mohamed] andava ben oltre quello di un semplice terzo o testimone dei presunti illeciti».

Nel mese di ottobre, la ministra degli Interni ha chiesto alla procuratrice generale di indagare in merito a possibili «illeciti penali» commessi da agenti britannici e statunitensi nel trattamento di Binyam Mohamed.

***Guantánamo Bay

Nel mese di marzo, un giudice spagnolo ha stabilito che la salute fisica e mentale di Jamil El Banna e Omar Deghayes, due residenti britannici rimpatriati nel Regno Unito da Guantánamo Bay nel 2007, era stata danneggiata così gravemente dal trattamento subito durante gli anni di detenzione che sarebbe stato «impossibile, persino inumano» procedere con la loro estradizione per portarli a giudizio in Spagna.

A fine anno non era ancora stato deciso se riconfermare a questi due uomini o a un terzo, Abdennour Sameur, ritornato da Guantánamo nello stesso periodo, il permesso indefinito di soggiorno nel Regno Unito, di cui avevano goduto prima della detenzione e del trasferimento a Guantánamo.

***Forze armate britanniche in Iraq

A marzo il ministro della Difesa ha ammesso che, nel caso di Baha Mousa, vi era stata «un'effettiva violazione degli artt.2, diritto alla vita, e 3, proibizione della tortura, della Convezione europea sui diritti umani» e che un'analoga violazione dell'art.3 aveva avuto luogo nel trattamento di un certo numero di altre persone detenute insieme a lui.

Baha Mousa morì nel settembre 2003 in una struttura di detenzione gestita dal Regno Unito in Iraq, dopo essere stato torturato e maltrattato da soldati britannici per un periodo di 36 ore. Anche un certo numero di iracheni detenuti con lui avevano subito torture e maltrattamenti.

Nel mese di maggio è stata annunciata un'inchiesta pubblica per il caso di Baha Mousa ai sensi della legge del 2005 sulle inchieste, che era stata criticata per non essere in grado di garantire la totale indipendenza delle inchieste. Le condizioni stabilite per l'inchiesta richiedono che essa «indaghi e riferisca sulle circostanze della morte di Baha Mousa e sul trattamento delle persone detenute con lui [...], in particolare per individuare chi abbia approvato la pratica di fare pressione sui detenuti».

L'inchiesta è stata aperta in ottobre.

Polizia e forze di sicurezza

*Nel mese di dicembre si è conclusa l'inchiesta del coroner sulla morte di Jean Charles de Menezes, un cittadino brasiliano colpito a morte dalla polizia di Londra nel 2005. Sulla base delle deposizioni ascoltate, la giuria non è stata in grado di concludere che gli agenti di polizia che avevano sparato all'uomo lo avessero fatto in modo legittimo. La giuria ha rilevato che un certo numero di lacune nel corso dell'operazione avevano provocato o contribuito a provocare la morte di Jean Charles de Menezes. Il coroner aveva istruito la giuria perché non pronunciasse un verdetto di uccisione illegale, ma non ha tenuto conto del fatto che vi erano prove sufficienti affinché i componenti della giuria fossero certi, al di là di ogni ragionevole dubbio, che singoli agenti di polizia avevano commesso il reato di omicidio premeditato o preterintenzionale.

Irlanda del Nord: collusione e omicidi politici

A luglio il Comitato diritti umani delle Nazioni Unite si è detto preoccupato perché «nonostante l'abbondante tempo trascorso dagli omicidi (compresi quelli di difensori dei diritti umani) avvenuti in Irlanda del Nord, numerose inchieste in merito a tali omicidi non sono ancora state avviate o concluse, e neppure ne sono stati portati in giudizio i responsabili». Il Comitato ha espresso preoccupazione perché «anche nei casi in cui esse sono state intraprese, [...] invece di essere sottoposte al controllo di un giudice indipendente, varie di queste inchieste sono condotte ai sensi della legge sulle inchieste del 2005, che consente al ministro di governo che ha ordinato l'inchiesta di controllarne aspetti importanti».

*A fine anno le autorità britanniche non avevano ancora dato il via alla promessa inchiesta giudiziaria indipendente e pubblica sull'uccisione, nel 1989, dell'avvocato per i diritti umani Patrick Finucane. Nel mese di luglio le autorità britanniche hanno insistito nell'affermare che «l'unico modo in cui tale inchiesta può avvenire è ai sensi della legge sulle inchieste del 2005». La famiglia di Patrick Finucane, le organizzazioni per i diritti umani e gli organi esperti delle Nazioni Unite si sono detti gravemente preoccupati perché qualunque inchiesta condotta a sensi di quella legge non sarebbe stata sufficientemente indipendente.

*Nel mese di aprile sono iniziate le udienze totalmente pubbliche previste per l'inchiesta (non istituita secondo la legge del 2005) sull'omicidio dell'avvocata per i diritti umani Rosemary Nelson, avvenuto nel 1999. A tutt'oggi non vi sono state incriminazioni legate alla sua uccisione.

Rifugiati e richiedenti asilo

A marzo, 60 richiedenti asilo respinti sono stati rimpatriati con la forza a Erbil, nell'Iraq settentrionale; a ottobre è stato segnalato che altri 50 iracheni erano stati rimpatriati nella stessa zona.

Sempre a marzo il Tribunale per l'asilo e l'immigrazione (AIT) si è pronunciato su un importante caso, destinato a creare un precedente, di protezione umanitaria per richiedenti asilo fuggiti da conflitti armati. L'AIT ha stabilito che, sebbene in Iraq fosse in corso un conflitto armato interno, i ricorrenti non sarebbero stati esposti, solo per il fatto di essere civili, a una «minaccia grave e individuale» se rimpatriati e che, perciò, non avevano diritto alla tutela stabilita dal diritto comunitario europeo con la Direttiva per l'attribuzione della qualifica di rifugiato. Se la decisione dell'AIT verrà messa in pratica, il Regno Unito negherà la protezione a molti più richiedenti asilo iracheni. A fine anno, l'appello presentato contro tale decisione era ancora pendente.

Tratta di esseri umani

A dicembre il Regno Unito ha ratificato la Convenzione del Consiglio d'Europa d'azione contro la tratta di esseri umani.

Diritti dell'infanzia

A ottobre, nelle osservazioni conclusive del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia in riferimento al Regno Unito si cita quanto segue: «Il Comitato, pur osservando che la povertà riguardante l'infanzia è stata negli ultimi anni ridotta, si ritiene preoccupato dal fatto che la povertà costituisce un grave problema che colpisce tutte le regioni del Regno Unito, Territori d'oltremare compresi e che desta particolare preoccupazione in Irlanda del Nord, dove, secondo quanto riportato, oltre il 20% dei bambini vivono in condizioni di persistente povertà. In aggiunta a ciò il Comitato teme che la strategia del governo non sia sufficientemente mirata a quei gruppi di bambini che vivono in condizioni particolarmente precarie». Il Comitato così prosegue: «Si desidera sottolineare che uno standard di vita adeguato è essenziale per lo sviluppo fisico, mentale, spirituale e, morale e sociale di un bambino e che la povertà incide anche sui tassi di mortalità infantile, sull'accesso alla salute e all'istruzione, così come sulla vita quotidiana di ogni bambino».

Missioni e rapporti di Amnesty International

Per tutto il corso dell'anno, delegati di Amnesty International hanno preso parte, in qualità di osservatori, a vari processi in Inghilterra, tra cui procedimenti per contestare gli ordini di controllo, ricorsi in appello contro espulsioni in base a rassicurazioni diplomatiche e alcune udienze dell'inchiesta per la morte di Jean Charles de Menezes. Delegati si sono recati anche in Irlanda del Nord.


UK: Amnesty International's briefing on the Counter-Terrorism Bill 2008 (EUR 45/010/2008)

UK: Briefing to the Human Rights Committee (EUR 45/011/2008)

State of denial - Europe's role in rendition and secret detention (EUR 01/003/2008)