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Centrafricana, Repubblica

Repubblica Centrafricana

Capo di stato: François Bozizé
Capo del governo: Faustin Archange Touadéra (subentrato a Elie Doté a gennaio)
Pena di morte: abolizionista de facto
Popolazione: 4,4 milioni
Speranza di vita: 43,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 178/145‰
Alfabetizzazione adulti: 48,6%

  1. Contesto
  2. Impunità
  3. Violazioni da parte di gruppi armati
  4. Giustizia internazionale
  5. Difensori dei diritti umani e giornalisti
  6. Tortura e altri maltrattamenti
  7. Uccisioni illegali
  8. Arresti arbitrari e detenzioni illegali

Decine di uomini, donne e bambini sono stati rapiti da membri del gruppo armato, Esercito di resistenza del Signore (LRA), che ha stuprato donne e ragazze e maltrattato molte altre persone. Forze governative e gruppi politici armati hanno ucciso illegalmente civili. Le forze governative e gruppi politici armati hanno compiuto uccisioni illegali di civili. Molti detenuti sono stati maltrattati mentre erano illegalmente trattenuti in condizioni che ne hanno posto a rischio la vita, dopo essere stati arbitrariamente arrestati. Difensori dei diritti umani e un giornalista sono stati minacciati o detenuti per aver svolto le loro attività professionali. Una persona contro la quale la Corte penale internazionale (ICC) aveva emesso mandato di arresto è stata arrestata e consegnata alla custodia della Corte.

Contesto

Il primo ministro Elie Doté si è dimesso a gennaio dopo che l'Assemblea Nazionale minacciava di adottare un provvedimento di censura nei suoi confronti. Gli è subentrato Faustin Archange Touadéra.

Il governo ha siglato accordi di pace con diversi gruppi politici armati quale preludio verso una conferenza nazionale, nota come Dialogo inclusivo nazionale, al fine di aprire la strada a una riconciliazione nazionale, a una stabilità politica e creare le condizioni per le elezioni generali del 2010. Gli accordi sono culminati nella firma a giugno di un accordo completo di pace. A febbraio, il governo del Benin ha rilasciato due leader di gruppi armati su richiesta del governo della Repubblica Centrafricana (CAR). Abakar Sabone e Michel Djotodia erano detenuti senza processo nella capitale del Benin, Cotonou, dal novembre 2006. A ottobre, il governo ha rilasciato 12 sospetti membri di gruppi politici armati.

L'ex presidente Ange-Félix Patassé, l'ex ministro della Difesa Jean-Jacques Demafouth e diversi altri leader di gruppi armati sono rientrati dall'esilio nei mesi di novembre e dicembre per partecipare alla conferenza nazionale che è iniziata l'8 dicembre, presieduta dall'ex presidente burundese Pierre Buyoya. La conferenza è terminata il 20 dicembre con una risoluzione volta a formare un governo di unità nazionale incaricato di preparare le elezioni generali.

Malgrado gli accordi di pace, sono continuamente pervenute notizie di sporadici scontri tra le forze governative e gruppi politici armati. Forze governative e dell'opposizione hanno attaccato civili sospettati di aver offerto sostegno ai rispettivi avversari, uccidendone e ferendone molti, oltre che a distruggere e saccheggiare le loro proprietà. Decine di migliaia sono rimasti sfollati in seguito alle violenze.

Almeno 200 membri della Forza militare dell'Unione Europea (EUFOR) e tre ufficiali di collegamento militare della Missione delle Nazioni Unite in Ciad e nella CAR (MINURCAT) sono stati dispiegati nella CAR per proteggere i civili e gli operatori umanitari nella regione nord-orientale del Paese. A settembre, i mandati dell'EUFOR e della MINURCAT sono stati prorogato al marzo 2009. A luglio, la Comunità economica degli Stati dell'Africa Centrale (CEEAC) ha sostituito le Forze Multinazionali nella CAR (FOMUC) con la Missione per il consolidamento della pace nell'Africa centrale (MICOPAX), guidata da un comandante della Repubblica Democratica del Congo (RDC). Alla MICOPAX si sono uniti 120 soldati camerunesi.

Impunità

Quale parte dell'attuazione dell'accordo completo di pace, a settembre il parlamento ha emanato una legge di amnistia generale. Questa copre crimini commessi dalle forze governative e politiche armate tra il 15 marzo 2005, quando il presidente François Bozizé ha assunto la carica, e il 13 ottobre 2008, quando la legge è stata promulgata dal presidente. Sebbene l'amnistia non fosse intesa a coprire i crimini commessi tra l'ottobre 2002 e il marzo 2003, essa ha garantito l'impunità a diversi leader politici e militari del conflitto armato del 2002-2003. Fra questi figurano l'ex presidente Ange-Félix Patassé, in carica durante quel periodo, il suo ex ministro della Difesa Jean-Jacques Demafouth e l'ex assistente alla sicurezza presidenziale Martin Koumtamadji. La suddetta legge di amnistia non ha precluso all'ICC di perseguire i casi giudiziari per crimini commessi ai sensi del diritto internazionale.

Violazioni da parte di gruppi armati

Tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo, diverse centinaia di uomini armati, ritenuti essere membri dell'LRA, hanno rapito oltre un centinaio tra uomini, donne e bambini nella regione orientale della CAR. Gli uomini armati, che si ritiene provenissero dalla RDC nord-occidentale, hanno anche stuprato donne e ragazze e distrutto o saccheggiato proprietà. Sebbene alcune delle vittime siano state rilasciate o siano fuggite, alla data di dicembre si riteneva che oltre un centinaio fossero ancora trattenute dall'LRA. Si teme che le vittime di sesso femminile siano state ridotte in schiavitù sessuale, mentre uomini e ragazzi siano stati mandati a combattere.

A metà dicembre, le autorità ugandesi hanno annunciato che le loro forze, appoggiate dalle truppe della RDC e del Sudan del Sud, avevano lanciato operazioni militari contro l'LRA. Si è temuto che molti minorenni e altri civili rapiti in precedenza o più recentemente dall'LRA potessero essere uccisi durante gli scontri.

Giustizia internazionale

Jean-Pierre Bemba Gombo, ex leader di un gruppo armato e politico della RDC, è stato arrestato in Belgio il 24 maggio e trasferito alla custodia dell'ICC. La camera pre-processuale dell'ICC ha emesso un mandato di arresto per crimini di guerra e crimini contro l'umanità,stupro compreso, commessi nella CAR da membri del suo gruppo politico armato tra la fine del 2002 e l'inizio del 2003. A dicembre, la camera pre-processuale ha rinviato al gennaio 2009 l'esame della convalida delle accuse a carico di Jean-Pierre Bemba Gombo convalidandone il fermo.

Difensori dei diritti umani e giornalisti

Giornalisti e difensori dei diritti umani sono stati arrestati o minacciati per le loro attività professionali.

*Faustin Bambou è stato arrestato a gennaio dopo che il suo quotidiano, Les Collines de l'Oubangui, aveva pubblicato un articolo nel dicembre 2007 in cui si accusavano ministri del governo di appropriazione indebita di fondi pubblici destinati al pagamento degli stipendi arretrati degli impiegati del governo. In seguito a un processo iniquo, egli è stato condannato il 28 gennaio a sei mesi di reclusione. È stato rilasciato il 23 febbraio dopo che gli era stata concessa l'amnistia da parte del presidente Bozizé.

*A giugno, un uomo non identificato che ha sostenuto essere membro delle forze di sicurezza ha detto a Nganatoua Goungaye Wanfiyo, avvocato e leader della Lega centrafricana per i diritti umani, che avrebbe potuto essere aggredito o addirittura ucciso. Secondo quanto riferito, le forze di sicurezza lo sospettavano di essere impegnato a far indagare e perseguire dall'ICC il presidente Bozizé. Nganatoua Goungaye Wanfiyo è stato arrestato arbitrariamente e detenuto per una giornata nel mese di settembre. Egli era accusato di aver ostacolato un convoglio presidenziale sebbene non sia stato incriminato di alcun reato. È morto in un incidente stradale alla fine di dicembre.

Gli attivisti per i diritti umani Bernadette Sayo ed Erik Kpakpo hanno ricevuto minacce anonime per il loro lavoro di sostegno alle vittime delle atrocità compiute nel contesto del conflitto armato tra il 2002 e il 2003 che chiedevano giustizia.

Tortura e altri maltrattamenti

Sono pervenute notizie di detenuti di vari centri di detenzione e carceri di tutto il Paese sottoposti a tortura e altre forme di trattamento crudele, inumano e degradante. Alcuni dei detenuti, descritti da agenti delle forze dell'ordine e giudiziari come recalcitranti, sono stati incatenati e privati di cibo e acqua, anche per diversi giorni. Altri hanno trascorso più di due settimane senza poter fare il bagno.

Detenuti, uomini e donne, ammalatisi mentre erano in custodia o rimasti feriti in seguito alle percosse subite, non hanno avuto accesso a cure mediche. In almeno un caso a Bouar, detenuti sono stati tenuti in celle senza finestre e costantemente sotto chiave usando un secchio come latrina che veniva svuotato una volta ogni due giorni. Tra i centri di detenzione dove hanno avuto luogo tali abusi si citano quelli di Bossangoa e Bouar, nel nord del Paese, e l'Ufficio centrale per la repressione del banditismo, nella capitale Bangui.

Uccisioni illegali

È stato riportato che durante l'intero anno, forze governative e membri di gruppi armati hanno ucciso illegalmente civili sospettati di appoggiare i rispettivi rivali. I responsabili di tali azioni hanno goduto dell'impunità. In almeno un caso occorso a marzo a Bouar, forze governative hanno marciato per le strade con teste umane appena tagliate che sostenevano appartenere a banditi. Non sono note iniziative intraprese dalle autorità contro le forze governative implicate nelle uccisioni illegali riportate.

Arresti arbitrari e detenzioni illegali

Forze governative hanno condotto arresti arbitrari al di fuori dell'autorità di un magistrato e trattenuto detenuti senza accusa oltre il limite di 48 ore consentito dal codice di procedura penale del Paese.

*Il 12 gennaio un agente della Guardia presidenziale ha arrestato Vincent Tolngar, sindaco della città settentrionale di Markounda, in quanto sospettato si aver avvisato la popolazione locale a fuggire prima dell'arrivo della Guardia presidenziale. Vincent Tolngar è stato dapprima detenuto a Bossangoa prima di essere trasferito a Bossembélé. È stato rilasciato senza accusa né processo il 7 febbraio.

Decine di presunti stregoni, in maggioranza donne, sono rimasti in custodia senza alcuna prospettiva di essere processati o rilasciati. Alcuni sono stati trattenuti nelle prigioni di Ngaragba e Bimbo. Alla fine di dicembre, alcuni risultavano detenuti da tre mesi o più senza processo.