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Congo, Repubblica Democratica del

Repubblica Democratica del Congo

Capo di Stato: Joseph Kabila
Capo del governo: Adolphe Muzito (subentrato ad Antoine Gizenga a ottobre)
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 64,7 milioni
Speranza di vita: 45,8 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 205/184‰
Alfabetizzazione adulti: 67,2%

  1. Contesto
  2. Conflitto armato
  3. Uccisioni illegali
  4. Violenza contro donne e ragazze
  5. Bambini-soldato
  6. Sfollati e rifugiati
  7. Tortura, altri maltrattamenti e detenzioni arbitrarie
  8. Rilasci di prigionieri
  9. Difensori dei diritti umani
  10. Impunità
  11. Giustizia internazionale
  12. Pena di morte
  13. Missioni e rapporti di Amnesty International

L'acuirsi del conflitto armato ha fatto sprofondare la crisi umanitaria e dei diritti umani nelle provincia del nord Kivu, Repubblica Democratica del Congo (RDC) orientale. La violenza è stata segnata da crimini di guerra e altre gravi violazioni dei diritti umani da parte di gruppi armati e forze governative. Tra queste si citano uccisioni e rapimenti di civili, il dilagare di stupri e altre forme di violenza sessuale, e il reclutamento e l'impiego di bambini come combattenti nelle fila dei suddetti gruppi. A fine anno, una persona su quattro della popolazione del nord Kivu era sfollata dal conflitto.

In altre zone si sono intensificate le tensioni etniche e inter-comunitarie. Esercito, polizia e servizi di intelligence si sono resi responsabili in tutto il Paese di gravi e spesso politicamente motivate violazioni dei diritti umani.

Poco è stato fatto dal governo per alleviare la grave povertà o per ricostruire le infrastrutture distrutte del Paese.

Contesto

Operatori sanitari, insegnanti e dipendenti pubblici hanno indetto lunghi scioperi per protestare contro i bassi stipendi e il loro mancato pagamento.

Vi sono stati violenti disordini in diverse parti per Paese, compresa la provincia di Bas-Congo, dove un centinaio di persone sono state uccise nel corso di operazioni di polizia tra febbraio e marzo.

Ad aprile il governo ha firmato un affare per 9 milioni di dollari USA con un consorzio di società cinesi per il settore minerario e le infrastrutture. Le accuse secondo cui lo Stato stava svendendo le risorse minerarie ha provocato una fuoriuscita di parlamentari nel mese di maggio. La rapida diminuzione dei prezzi minerari sul piano mondiale ha tuttavia minacciato di lasciare decine di migliaia di lavoratori delle zone minerarie della RDC senza un reddito.

Vi sono stati alcuni positivi sviluppi, tra cui un esteso rilascio di detenuti politici nel mese di luglio e l'adozione a giugno di una legislazione nazionale sulla protezione dei minorenni.

Conflitto armato

Nonostante un accordo di pace siglato a gennaio, aspri combattimenti sono ripresi ad agosto nel nord Kivu tra il gruppo armato Congresso nazionale per la difesa del popolo (CNDP) e l'esercito nazionale (FARDC).

A ottobre, nel corso di un'offensiva di vasta portata, il CNDP ha conquistato ampie zone della provincia ed è avanzato fino a giungere a pochi km dalla capitale provinciale, Goma. Il grosso del contingente FARDC si è ritirato lasciando dietro di sé uccisioni, stupri e saccheggi, in special modo nei dintorni della città di Kanyabayonga. A fine anno, la resistenza armata al CNDP è stata fornita principalmente da gruppi di miliziani filogovernativi mayi-mayi, che hanno agito in alcuni casi in collusione con il gruppo di insorti rwandesi, Forze di liberazione democratica del Rwanda (FDLR).

Il combattimento ha provocato una nuova rottura nei rapporti tra i governi della RDC e del Rwanda. Il governo della RDC ha accusato il Rwanda di fornire sostegno al CNDP; il governo rwandese ha accusato l'esercito della RDC di collaborazionismo con le FDLR. Un rapporto di dicembre del Gruppo di Esperti delle Nazioni Unite ha ampiamente confermato entrambe le versioni.

Nel distretto dell'Ituri, provincia dell'Orientale, un nuovo gruppo armato, Fronte popolare per la giustizia nel Congo (FPJC), ha sferrato attacchi a ottobre contro postazioni dell'esercito e villaggi vicini alla capitale del distretto, Bunia. Il FPJC sosteneva di riunire nei propri ranghi membri di ex gruppi armati dell'Ituri che affermava essersi svincolati in seguito alle promesse non mantenute del governo di smobilitazione e reintegro degli stessi.

Nel distretto di Haut-Uélé, provincia dell'Orientale, per tutto l'anno sono andati intensificandosi gli attacchi nei confronti di obiettivi civili da parte dell'ugandese Esercito di resistenza del Signore (LRA). Quest'ultimo si è reso responsabile di uccisioni illegali, stupri, rapimento sistematico di centinaia di bambini e incendio di abitazioni nel territorio di Dungu. A metà dicembre è iniziata un'offensiva militare da parte delle forze governative di Uganda, RDC e Sudan meridionale contro avamposti dell'LRA nella RDC. Come palese rappresaglia, a fine dicembre l'LRA ha attaccato diverse città e villaggi della regione, uccidendo illegalmente circa 500 civili, rapendone altre centinaia, e costringendo a sfollare all'incirca 50.000 persone.

Le forze governative di sicurezza non hanno provveduto a proteggere i civili nelle zone di conflitto e sono state esse stesse responsabili di violazioni dei diritti umani, tra cui uccisioni di civili, stupri e tortura. La protezione dei civili nell'est del Paese è rimasta totalmente a carico dello sfibrato contingente di peacekeeping delle Nazioni Unite (MONUC), pari a circa 17.000 unità. Nonostante sia regolarmente intervenuto per proteggere le vite dei civili, il contingente MONUC non è stato in grado di proteggere i civili in tutte le circostanze e non ha fermato un massacro a Kiwanja, nord Kivu, nel mese di novembre. Il 20 dello stesso mese, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha autorizzato il temporaneo rinforzo della MONUC con altri 3.000 caschi blu. A fine anno, erano pressanti le richieste di schieramento di un contingente militare dell'Unione Europea (UE) nel nord Kivu.

Uccisioni illegali

Le forze di sicurezza di Stato così come i gruppi armati congolesi ed esteri hanno compiuto centinaia di uccisioni illegali. Tutte le forze hanno deliberatamente preso di mira civili. Sono state riportate alcune possibili uccisioni politiche, spesso perpetrate da uomini in uniforme militare. Tra queste figurano quella di Aimée Kabila, ripudiata sorellastra del presidente Joseph Kabila, uccisa a colpi d'arma da fuoco nella sua abitazione di Kinshasa a gennaio, e quella del politico dell'opposizione Daniel Botheti, assassinato a Kinshasa a luglio.

Un'inchiesta delle Nazioni Unite ha concluso che un centinaio di persone, principalmente membri del gruppo politico-religioso Bunda dia Kongo, sono state uccise nel contesto di operazioni di polizia nella provincia del Bas-Congo tra febbraio e marzo. L'inchiesta ha evidenziato come l'elevato costo in vite umane fosse attribuibile all'uso eccessivo della forza e in taluni casi alle esecuzioni extragiudiziali condotte dalla polizia. Il governo, che ha sostenuto che erano soltanto 27 le persone morte, non ha provveduto a indagare le accuse né ad avviare procedimenti penali contro i presunti responsabili. Un'altra inchiesta delle Nazioni Unite ha riscontrato che tra il 16 e il 17 gennaio, le forze del CNDP avevano ucciso illegalmente almeno 30 civili nei dintorni di Kalonge, nord. Kivu.

*Stando alle accuse, la notte tra il 5 e il 6 novembre, le forze del CNDP hanno ucciso decine di civili, in maggioranza maschi adulti, nel corso di perquisizioni condotte casa per casa a Kiwanja, nord Kivu. Testimoni oculari hanno affermato che le vittime, descritte come «giovani padri di famiglia e neosposi» furono trascinati fuori dalle loro abitazioni e uccisi a colpi d'arma da fuoco o pugnalati a morte. Le uccisioni sono parse essere una rappresaglia per un precedente attacco alla città da parte di forze mayi-mayi.

Violenza contro donne e ragazze

Elevati livelli di violenza e altre forme di violenza sessuale si sono perpetuati in tutto il Paese, con una maggiore incidenza nella RDC orientale, dove combattenti appartenenti a gruppi armati e soldati governativi sono stati tra i principali perpetratori. Molte donne e ragazze sono state vittime di stupri di gruppo, o sono state stuprate per più di una volta o ancora sono state tenute in regime di schiavitù sessuale. La maggior parte delle vittime non ha ricevuto alcun tipo di cure mediche o assistenza psicologica. Gran parte degli stupratori sono rimasti impuniti e donne e ragazze hanno vissuto nel timore di rappresaglie nel caso in cui avessero denunciato lo stupro o anche solo ricercato cure mediche.

*Una sedicenne è stata tenuta prigioniera in un campo dell'esercito nel nord Kivu per diversi giorni a febbraio e stuprata di notte da un ufficiale. Sua madre si è recata al campo per supplicarne il rilascio, ma è stata mandata via dai soldati.

Bambini-soldato

Si calcola che nel 2008 fossero ancora tra i 3.000 e i 4.000 i bambini nei ranghi di gruppi armati. Secondo quanto riferito, molti bambini erano tra le fila anche dell'esercito, sebbene le FARDC abbiano terminato formalmente il reclutamento di minorenni nel 2004. I programmi delle Nazioni Unite e delle ONG per la protezione dei minorenni e il reintegro nella comunità per gli ex bambini-soldato sono rimasti sottofinanziati.

Nel nord Kivu e in altre zone vi sono stati nuovi reclutamenti di bambini da parte di gruppi armati. In alcuni casi i bambini sono stati reclutati con la forza in gruppi. Anche i bambini smobilitati sono stati presi di mira. L'esercito ha anche impiegato i bambini come portatori durante operazioni di combattimento nel nord Kivu a settembre e ottobre. Secondo quanto riferito, l'LRA ha rapito almeno 160 bambino da diversi villaggi nel territorio di Dungu.

*Secondo un ex bambino-soldato, due giovani che avevano cercato di fuggire da un gruppo armato nel nord Kivu agli inizi dell'anno sono stati picchiati a morte davanti ad altre reclute minorenni. Essi sono stati tirati fuori da una buca nel terreno e il comandante ha dato l'ordine di picchiarli. Due soldati e un capitano li hanno spinti nel fango, presi a calci e percossi con bastoni di legno fino a farli morire.

Sfollati e rifugiati

A fine anno erano oltre 1,4 milioni le persone sfollate dal conflitto nel nord Kivu e altre 30.000 erano state costrette a fuggire in Uganda. La maggior parte degli sfollati hanno raggiunto le zone nei pressi di Goma, sotto controllo governativo. Tuttavia, a fine anno decine di migliaia di persone in zone meno sicure rimanevano fuori della portata degli aiuti umanitari. Molti degli sfollati versavano in condizioni di salute estremamente precarie in seguito a giorni o settimane di fuga.

In diversi campi sfollati è stata riportata l'insorgenza del colera e di altre malattie infettive. Gli standard di protezione nei campi si sono dimostrati spesso scarsi, con casi di stupri, sparatorie e rapine riportati in diversi siti per sfollati. Le forze belligeranti non hanno rispettato il carattere civile dei campi sfollati.

*Il 4 giugno, un attacco sferrato presumibilmente dalle FDLR contro un campo sfollati a Kinyandoni, nord Kivu, ha provocato almeno tre vittime tra i civili.

*Un sedicenne ha affermato di essere stato reclutato con la forza per combattere a fianco del CNDP dall'interno di un campo sfollati nel territorio di Masisi agli inizi dell'anno.

Secondo quanto riferito, il CNDP ha distrutto campi sfollati nei dintorni della città di Rutshuru a ottobre, costringendo alla fuga i residenti del campo.

Tortura, altri maltrattamenti e detenzioni arbitrarie

I servizi di sicurezza governativi e i gruppi armati hanno compiuto regolarmente atti di tortura e maltrattamenti, in particolare ai danni di persone percepite come oppositori politici. Tra i metodi impiegati si citano percosse, accoltellamenti, sospensione da griglie o sbarre delle finestre e stupri in custodia.

Le forze di sicurezza hanno eseguito regolarmente arresti arbitrari, specialmente di ufficiali militari o delle polizia sospettati di affiliazione al Mouvement de Libération du Congo (MLC), d'opposizione, e al suo leader, Jean-Pierre Bemba Gombo, o di persone sospettate di sostenere il CNDP. Molti detenuti sono stati trattenuti in incommunicado per settimane o mesi in detenzione non ufficiale in mano dei militari o dei servizi di intelligence.

In gran parte dei centri di detenzione e delle carceri le condizioni erano tanto precarie da costituire trattamento crudele, inumano e degradante. Sono stati costantemente riportati decessi di prigionieri per malnutrizione o malattie normalmente trattabili.

Rilasci di prigionieri

A luglio il governo ha ordinato il rilascio di 258 militari e civili detenuti nella prigione centrale di Kinshasa. I detenuti erano trattenuti illegalmente senza processo da lunghi periodi, alcuni sin dal 2004, perché sospettati di reati contro la sicurezza dello Stato. Benché accolti con favore, tali rilasci non sono parsi seguire alcuna procedura giudiziaria organizzata o trasparente. Un gran numero di prigionieri politici sono rimasti in detenzione.

Difensori dei diritti umani

Difensori dei diritti umani hanno subito attacchi fisici, rapimenti, minacce di morte e altre forme di intimidazione da parte delle forze di sicurezza e gruppi armati. Molti difensori sono stati costretti a entrare in clandestinità o a fuggire a seguito del conflitto in corso nel nord Kivu. Altri sono stati presi di mira per il loro coinvolgimento in casi giudiziari di alto profilo inerenti i diritti umani.

Impunità

Nella stragrande maggioranza dei casi si è perpetuato un clima di impunità per i reati che hanno interessato i diritti umani, e soltanto un esiguo numero di militari di basso rango sono stati assicurati alla giustizia.

I procedimenti giudiziari sono risultati compromessi dalle frequenti evasioni (almeno 250 nel 2008) dalle carceri e dai centri di detenzione.

Giustizia internazionale

Quattro ex comandanti o leader di gruppi armati congolesi erano in attesa di processo sotto la custodia della Corte penale internazionale (ICC). Un quinto era oggetto di un mandato di arresto da parte dell'ICC.

Mathieu Ngudjolo Chui è stato arrestato dalle autorità della RDC e consegnato all'ICC a febbraio. Egli era accusato assieme a Germain Katanga, detenuto dal 2007, di crimini di guerra e crimini contro l'umanità commessi durante e dopo l'attacco di un gruppo armato nel febbraio 2003 al villaggio di Bogoro, nell'Ituri.

Jean-Pierre Bemba Gombo, senatore della RDC, presidente del MLC ed ex vice presidente della RDC, è stato arrestato in Belgio a maggio in base a un mandato d'arresto dell'ICC e trasferito alla custodia della stessa. Egli era accusato di crimini commessi tra l'ottobre 2002 e il marzo 2003 nella Repubblica Centrafricana, quando forze del gruppo armato MLC avrebbero perpetrato stupri sistematici e altri abusi contro civili.

A novembre è stata revocata una sospensione temporanea del procedimento giudiziario a carico di un quarto detenuto, Thomas Lubanga Dyilo, la prima persona a esser detenuta presso l'ICC nel marzo 2006. La sospensione era stata imposta a giugno dopo che la camera processuale dell'ICC aveva ritenuto che il trattenimento di prove potenzialmente a discarico da parte della pubblica accusa aveva violato il diritto dell'accusato a un equo processo.

Ad aprile, la Corte ha reso esecutivo un mandato di arresto emesso nell'agosto 2006 nei confronti di Bosco Ntaganda per crimini di guerra per aver reclutato e impiegato in ostilità bambini al di sotto dei 15 anni di età tra il luglio 2002 e il dicembre 2003, mentre rivestiva la carica di comandante di un gruppo armato dell'Ituri. Bosco Ntaganda è rimasto latitante e comandante in capo del CNDP nel nord Kivu.

Pena di morte

Tribunali militari hanno condannato a morte almeno 50 persone durante l'anno, anche civili. Non sono state riportate esecuzioni.

Missioni e rapporti di Amnesty International

Delegati di Amnesty International hanno visitato il Paese a febbraio e novembre.

Democratic Republic of Congo: Open Letter to the Minister of Defence and Minister of Justice and Human Rights. Death in detention of Major Yawa Gomonza (AFR 62/004/2008)

Democratic Republic of Congo: North Kivu - No end to war on women and children (AFR 62/005/2008)

Democratic Republic of Congo: Crisis in North Kivu (AFR 62/014/2008)

Democratic Republic of Congo: Open Letter to the United Nations Security Council on strengthening the arms embargo (AFR 62/016/2008)