Capo di Stato: Denis Sassou-Nguesso
Capo del governo: Isidore Mvouba
Pena di morte: abolizionista de facto
Popolazione: 3,8 milioni
Speranza di vita: 54 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 112/89‰
Alfabetizzazione adulti: 84,7%
Difensori dei diritti umani e giornalisti hanno affrontato minacce, arresti e detenzioni. Oltre 30 persone sono state arrestate in seguito a disordini occorsi in luglio, e alcune di loro sono state torturate o altrimenti maltrattate. Esse sono state rilasciate senza processo a dicembre. Tre richiedenti asilo arrestati nel 2004 sono rimasti in custodia senza accusa né processo. Più di 30 persone accusate di aver messo a repentaglio la sicurezza dello Stato, arrestate nel 2005, sono state processate a giugno.
Più di cinque partiti politici hanno dichiarato la loro intenzione di presentare candidati presidenziali alle elezioni generali fissate per il 2009. Il presidente Denis Sassou-Nguesso, il quale era ritornato al potere nell'ottobre 1997, era ampiamente considerato il candidato più probabile per una coalizione di governo guidata dal Partito dei lavoratori congolesi (Parti congolais du travail - PCT). I partiti politici di opposizione hanno invocato una commissione elettorale indipendente ma a fine anno la loro richiesta era rimasta disattesa. Ad agosto, diversi partiti politici d'opposizione si sono ritirati dalla Commissione nazionale per l'organizzazione delle elezioni. Essi chiedevano garanzie circa la regolarità delle elezioni del 2009, che tutti i partiti politici avessero parità di accesso ai media, che gli organismi pubblici incaricati di organizzare le elezioni fossero imparziali e che fosse approvata una nuova legge per l'istituzione di una commissione elettorale indipendente.
La coalizione di governo ha ottenuto una maggioranza schiacciante di seggi nelle elezioni locali e comunali di giugno. Tuttavia, la gestione delle elezioni del governo ha attirato critiche da più parti, tra notizie che davano un'affluenza alle urne pari ad appena il 25%.
Il governo ha annunciato un programma per la smobilitazione, il disarmo e il reintegro dei combattenti appartenenti all'ex gruppo armato Consiglio di resistenza nazionale. A settembre, il governo ha annunciato di aver distrutto 500 armi e decine di migliaia di caricatori di munizioni ed esplosivi sequestrati o consegnati da ex combattenti dell'opposizione armata.
A luglio, a Pointe-Noire si sono verificati disordini durante il funerale di Thystère Tchicaya, leader del Raggruppamento per la democrazia e il progresso sociale. Alcuni manifestanti hanno danneggiato proprietà pubbliche e private e gridato insulti nei confronti del presidente Nguesso. Diverse decine di persone sono state arrestate e almeno 35 sono state detenute fino a dicembre.
Circa 40 ex membri delle forze di sicurezza e civili sono stati processati a giugno con l'accusa di mettere a repentaglio la sicurezza dello Stato. La maggior parte di essi erano stati arrestati agli inizi del 2005 dopo che un gruppo di gendarmi furono accusati di aver sottratto armi dalla gendarmeria di Bifouiti, a sud di Brazzaville. Altri, tra cui civili e un colonnello dell'esercito in pensione, erano stati arrestati a Pointe-Noire in relazione con un presunto colpo di Stato. Dieci imputati non erano presenti in aula, alcuni in quanto residenti all'estero e altri perché erano in libertà provvisoria e non era stata loro notificata la data del processo. Alla conclusione del processo il 27 giugno, la corte ha ritenuto la maggior parte degli imputati colpevoli di minacce allo Stato e li ha condannati a pene detentive fino a tre anni e mezzo di carcere, sentenza che andava a coincidere con il periodo che avevano già scontato in custodia o in libertà provvisoria. Coloro che si trovavano in custodia, compreso il presunto leader del golpe, capitano Bertin Pandi Ngouari, e il colonnello dell'esercito in pensione Serge André Mpassi, sono stati rilasciati immediatamente dopo la fine del processo. Alcuni di coloro che erano stati processati e rilasciati hanno sostenuto di essere stati sottoposti a tortura e altre forme di maltrattamento nei mesi successivi al loro arresto nel 2005.
Difensori dei diritti umani e giornalisti sono stati minacciati o arrestati e detenuti per aver svolto le loro attività professionali.
A gennaio, la polizia di Brazzaville ha minacciato di chiusura l'associazione per i diritti umani Observatoire congolais des droits de l'homme (OCDH) se non avesse desistito dal rilasciare dichiarazioni pubbliche ritenute dalle autorità di natura politica. L'OCDH aveva in precedenza richiesto un rinvio delle elezioni locali fino all'istituzione di una commissione elettorale indipendente e la creazione di un affidabile registro elettorale.
*Christian Perrin, giornalista e capo redattore della stazione televisiva Télé pour tous di Pointe-Noire, è stato arrestato il 21 luglio e detenuto per 24 ore. Egli è stato successivamente accusato di incitamento alla violenza. L'accusa si riferiva alla copertura da parte dell'emittente dei disordini occorsi il 7 luglio e alle critiche espresse nei confronti del governo da parte di membri di un partito politico di opposizione nel corso di un programma televisivo. Ad agosto, l'Alta Corte di Pointe-Noire lo ha ritenuto colpevole condannandolo al pagamento di un'ammenda.
*Gilbert Tsonguissa Moulangou, membro del partito politico Unione panafricana per la democrazia sociale (UPADS), è stato arrestato e detenuto a dicembre dopo che aveva pronunciato un discorso a un convegno a Brazzaville. Nel corso del convegno, egli aveva mostrato un videomessaggio da parte di un leader dell'UPADS residente in esilio in seguito alla sua condanna a 20 anni di carcere nel 2001. Il messaggio criticava il governo e fazioni dell'UPADS. Gilbert Moulangou è stato accusato di minacce alla sicurezza dello Stato e di diffusione di notizie false. A fine anno era ancora detenuto senza processo.
Diverse decine di persone, per lo più giovani, sono state arrestate il 7 luglio e nei giorni immediatamente successivi ai disordini occorsi a Pointe-Noire durante il funerale di Thystère Tchicaya. Secondo quanto riferito, alcuni degli arrestati e inizialmente detenuti da membri delle forze di sicurezza sono stati picchiati e sottoposti ad altre forme di maltrattamento. Uno degli arrestati, Sylvestre Guy Poaty, stando alle fonti, è stato percosso mentre era in custodia di polizia ed è deceduto in ospedale il 19 luglio. Un altro detenuto, Sita Ndombet, cittadino della Repubblica Democratica del Congo (RDC), secondo quanto riferito è stato vittima di sparizione forzata dopo che membri delle forze di sicurezza lo avevano prelevato dalla prigione. Funzionari governativi hanno sostento che era fuggito. A fine anno non si sapeva ancora nulla di lui.
Dopo numerose richieste avanzate da leader politici dell'opposizione e da difensori dei diritti umani per il rilascio dei presunti rivoltosi, il ministro della Giustizia ha affermato alla televisione il 16 dicembre che lo Stato non aveva più interesse a perseguirli. Almeno 35 di loro, ancora trattenuti, sono stati rilasciati senza processo il 18 dicembre.
Tre richiedenti asilo della RDC arrestati nel marzo 2004 sono rimasti sotto la custodia dei servizi militari di sicurezza senza accusa né processo. Germain Ndabamenya Etikilome, Médard Mabwaka Egbonde e Bosch Ndala Umba furono accusati di spionaggio per conto della RDC all'epoca dell'arresto ma non sono mai stati incriminati di alcun reato. Le autorità non hanno rivelato le motivazioni per le quali i tre uomini continuavano a essere trattenuti senza accusa né processo.
Delegati di Amnesty International hanno visitato il Congo a luglio.