Capo di Stato: Dmitry Medvedev (subentrato a Vladimir Putin a maggio)
Capo del governo: Vladimir Putin (subentrato a Viktor Zubkov a maggio)
Pena di morte: abolizionista de facto
Popolazione: 141,8 milioni
Speranza di vita: 65 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 24/18‰
Alfabetizzazione adulti: 99,4%
Il Caucaso del Nord è rimasto instabile e sono giunte frequenti segnalazioni di violazioni dei diritti umani, comprese uccisioni, sparizioni forzate e torture.
Secondo quanto riportato, le forze armate russe hanno attaccato indiscriminatamente abitazioni civili nel corso del conflitto armato tra Russia e Georgia. Esse non hanno inoltre provveduto a proteggere la popolazione civile nei territori sotto controllo de facto russo dalle violazioni dei diritti umani commesse dalle truppe e dalle milizie dell'Ossezia del Sud.
La legge per combattere l'estremismo e la legislazione sulla calunnia e la diffamazione sono state impiegate per soffocare il dissenso e ridurre al silenzio giornalisti e attivisti per i diritti umani. Sono giunte segnalazioni secondo cui sospetti criminali erano stati sottoposti a tortura e maltrattamenti allo scopo di estorcerne confessioni. Non sono cessate le preoccupazioni in merito all'incapacità di affermare gli standard di equità processuale.
Funzionari di governo si sono espressi contro il razzismo, ma attacchi di stampo razzista hanno continuato a essere segnalati con cadenza pressoché quotidiana.
La situazione in Cecenia degli sfollati dal conflitto è rimasta incerta, in quanto le famiglie hanno vissuto sotto la minaccia di sgomberi forzati dalle loro sistemazioni provvisorie.
Il 2 marzo Dmitry Medvedev è stato eletto presidente. L'OSCE ha rinunciato a osservare le elezioni, citando restrizioni sul processo di monitoraggio imposte dal governo russo. Il presidente Medvedev ha annunciato misure per contrastare la corruzione. Il partito Russia Unita, presieduto in Cecenia dal presidente Ramzan Kadyrov, ha ottenuto una schiacciante maggioranza alle elezioni parlamentari tenutesi nella Repubblica Cecena a ottobre. In Inguscezia, al presidente Murat Ziazikov è subentrato a ottobre Yunus-Bek Evkurov.
Nel Caucaso del Nord hanno continuato a essere riportate condizioni di instabilità e di violenza, in particolare in Cecenia, Inguscezia, Dagestan, e Kabardino-Balkaria. Gruppi di opposizione armata si sono resi responsabili della morte di decine di agenti di polizia e funzionari locali in Dagestan, Cecenia e Inguscezia. A novembre, 12 persone sono rimaste uccise e un numero molto maggiore sono rimaste ferite in un attentato dinamitardo a Vladikavkaz, nell'Ossezia del Nord. In Cecenia è stato introdotto un rigido codice di abbigliamento. Donne e ragazze che non indossavano il velo sono incorse in espulsioni da scuole e università o è stato loro impedito di entrare in edifici pubblici.
Dopo mesi di crescenti tensioni e ostilità di basso impatto, le tese relazioni tra Georgia e la regione separatista dell'Ossezia del Sud sono sfociate ad agosto in un conflitto armato che al suo apice ha causato lo sfollamento di oltre 200.000 persone. La Russia ha in seguito riconosciuto l'Ossezia del Sud e l'Abkhazia quali Stati indipendenti.
Sono state costantemente segnalate violazioni dei diritti umani, tra cui detenzioni arbitrarie, tortura e maltrattamenti, ed esecuzioni extragiudiziali, per mano delle forze dell'ordine in Cecania, Dagestan e Inguscezia. Non sono cessati i timori riguardo all'inefficacia delle indagini su queste violazioni, e per la conseguente diffusa impunità.
Giornalisti indipendenti, mezzi di informazione e ONG sono stati presi di mira dalle autorità per aver denunciato violazioni dei diritti umani. A giugno, l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha deciso di proseguire il monitoraggio della situazione nel Caucaso del Nord.
Gruppi armati hanno sferrato numerosi attacchi, spesso con esiti mortali, contro membri delle forze dell'ordine, compreso un fallito attentato al ministro degli Affari Interni della repubblica. Sono pervenute persistenti segnalazioni di tortura di detenuti da parte di agenti delle forze dell'ordine; almeno un uomo sarebbe morto in conseguenza del trattamento subito.
*Il 31 agosto, Magomed Evloev, noto esponente dell'opposizione e proprietario di un sito web indipendente in Inguscezia, è morto a seguito delle ferite riportate mentre era a bordo di un'auto della polizia; egli era stato fermato dai poliziotti all'aeroporto al suo arrivo in Inguscezia. La sua morte è stata inizialmente classificata come conseguenza di negligenza; un ricorso presentato dai suoi colleghi e dal suo legale affinché la morte venisse classificata come omicidio a fine anno era in attesa di essere esaminato. A novembre, un tribunale inguscio ha sentenziato che la sua detenzione era stata illegale.
Sono state ritrovate numerose fosse comuni. Tuttavia, le autorità federali hanno bloccato la costruzione di un laboratorio forense, che avrebbe potuto contribuire a far luce sulla sorte delle vittime di sparizioni forzate.
A maggio, sette corpi sono stati scoperti in una fossa comune nel territorio che era stato sotto il controllo del cosiddetto battaglione "Est" del ministero della Difesa.
Nel corso dell'anno in Cecenia sono state riportate circa una dozzina di sparizioni forzate.
*Makhmadsalors (o Makhmudsalors) Masaev è stato prelevato da uomini incappucciati il 3 agosto a Grozny. Un mese prima, un quotidiano aveva pubblicato un suo resoconto riguardante una sua precedente detenzione illegale nel 2006, secondo quanto riferito, verificatasi a Tsenteroi in una zona sotto il controllo di Ramzan Kadyrov, allora primo ministro ceceno. All'epoca Makhmadsalors Masaev aveva anche sporto denuncia contro la sua detenzione e si teme che la sua sparizione forzata possa aver avuto il fine di impedire alla sua denuncia di procedere. A fine anno di lui non si sapeva ancora nulla.
Nel corso dell'anno, la Corte europea dei diritti umani ha pronunciato sentenze in merito a oltre 30 casi in cui ha ritenuto la Russia in violazione della Convenzione europea sui diritti umani in riferimento alla condotta delle proprie forze armate in Cecenia o per l'incapacità di avviare indagini tempestive ed efficaci sui casi di sparizione forzata e sulle morti registrate.
*La Corte europea dei diritti umani ha ritenuto le autorità russe responsabili della presunta morte della quindicenne Aminat Dugayeva (Dugaeva), e di sua cugina Kurbika Zinabdieyva (Zinabdieva), le quali non sono state più viste dopo che soldati russi le avevano prelevate nell'abitazione di Kurbika Zinabdieyva nel maggio 2003. La Corte ha altresì deplorato che le autorità russe non avessero reso disponibile la documentazione relativa all'indagine e ha dichiarato che il trattamento riservato ai parenti durante l'inchiesta era stato inumano e degradante.
Decine di famiglie di sfollati sono state minacciate di sgombero forzato dalla sistemazione provvisoria in Cecenia senza che fosse loro offerto un alloggio alternativo o un risarcimento. Sono giunte inoltre segnalazioni di famiglie fatte sgomberare e di loro proprietà distrutte a causa di presunti legami con gruppi armati.
Gruppi di opposizione armata hanno ucciso diversi ufficiali di alto rango delle forze dell'ordine. Diversi uomini accusati di coinvolgimento con questi gruppi, stando alle fonti, sono stati detenuti arbitrariamente e torturati. Civili sono stati oggetto di violazioni dei diritti umani durante le cosiddette operazioni di anti-terrorismo. In una di queste operazioni durata circa sette mesi l'accesso a un villaggio è rimasto parzialmente bloccato e, secondo quanto riferito, gli abitanti sono stati oggetto di vessazioni da parte dei militari.
Sono proseguite le udienze preliminari del processo a Nalchik a carico di 58 sospetti accusati di coinvolgimento in un attacco a edifici governativi nella suddetta località nel 2005. Secondo quanto riferito, la salute di diversi detenuti si era deteriorata a causa delle condizioni della detenzione pre-processuale. Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura ha visitato la struttura di detenzione tra aprile e maggio. A settembre, altri tre uomini sono stati detenuti in Kabardino-Balkaria e accusati di coinvolgimento nell'attacco del 2005. Uno di loro ha sostenuto di essere stato torturato allo scopo di estorcerne una confessione.
*A febbraio, la madre e il fratello di uno dei sospetti, Rasul Kudaev, il quale si trovava detenuto dal 2005, sono stati sottoposti a fermo e la loro casa è stata perquisita e sono stati prelevati documenti relativi alla sua detenzione. Secondo la madre e il suo avvocato, Rasul Kudaev, il quale era stato in precedenza detenuto dalle forze statunitensi a Guantánamo Bay tra il 2002 e il 2004, soffriva di epatite cronica per la quale non gli è stato fornito un trattamento specifico.
La notte del 7 agosto sono scoppiate ostilità su vasta scala nell'Ossezia del Sud, determinando una guerra di cinque giorni tra le forze georgiane e russe in cui più di 600 persone, oltre la metà delle quali civili, hanno perso la vita. Le forze russe hanno rapidamente spinto le forze georgiane fuori dall'Ossezia del Sud e, fino agli inizi di ottobre, hanno occupato ulteriori zone di territorio georgiano indiscusso, definite come "zona cuscinetto". Le autorità georgiane hanno dichiarato che a fine anno erano circa 25.000 gli sfollati dall'Ossezia del Sud che avevano dovuto affrontare una condizione di sfollamento a lungo termine, in quanto non erano riusciti a far ritorno alle loro case.
Tra l'8 e il 12 agosto si sono verificati attacchi aerei e d'artiglieria russi. Mentre la maggior parte dei bombardamenti sono parsi avere come obiettivo postazioni militari georgiane al di fuori delle zone abitate, anche villaggi e città sono risultate colpite, tra segnalazioni di probabili attacchi indiscriminati, o direttamente indirizzati contro la popolazione civile e/o infrastrutture civili.
Secondo quanto riferito, le forze russe non sono intervenute in modo adeguato quando gruppi fedeli alle autorità de facto dell'Ossezia del Sud hanno condotto saccheggi e incendi su vasta scala di diversi insediamenti a maggioranza georgiana nell'Ossezia del Sud, e minacciato e abusato i suoi residenti. Questi insedianti all'epoca si trovavano sotto controllo militare russo. È stato provato che le forze russe avevano impiegato bombe a grappolo durante i combattimenti.
In seguito al conflitto di cinque giorni tra Georgia e Russia, alcuni parlamentari del Consiglio d'Europa hanno visitato la Russia per raccogliere informazioni riguardo alla situazione umanitaria e dei diritti umani nella regione. Anche il Segretario generale e il Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, così come l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati hanno visitato la regione.
Difensori dei diritti umani, giornalisti e avvocati che avevano denunciato apertamente violazioni dei diritti umani si sono trovati ad affrontare minacce e intimidazioni. La polizia è parsa riluttante a indagare questo tipo di minacce ed è prevalso un clima di impunità per gli attacchi nei confronti di attivisti della società civile.
*A giugno, la Procura generale ha annunciato la conclusione delle indagini sull'uccisione della giornalista per i diritti umani Anna Politkovskaya, la quale fu uccisa a colpi d'arma da fuoco a Mosca nell'ottobre 2006. Tre uomini accusati di coinvolgimento nell'omicidio sono finiti sotto processo a novembre; tutti hanno respinto le accuse. Un quarto detenuto, un ex membro dei Servizi di sicurezza federali il quale era stato inizialmente sottoposto a fermo in relazione con l'omicidio, è rimasto in detenzione perché sospettato di un altro reato. La persona sospettata di aver sparato ad Anna Politkovskaya a fine anno non era stata ancora arrestata e si ritiene fosse nascosta all'estero.
*Quattro membri dell'organizzazione di difesa dei diritti umani Memoria sono stati sottoposti a fermo il 17 giugno in Cecenia, mentre riprendevano un edificio che si ritiene sia stato impiegato come centro di detenzione segreta. Le riprese sono state distrutte e i quattro sono stati minacciati.
*Il 25 luglio, Zurab Tsechoev, membro dell'organizzazione per i diritti umani Pace (Mashr) in Inguscezia, è stato prelevato dalla sua abitazione di Troitskaia, in Inguscezia, da uomini armati, ritenuti essere agenti federali. Egli è stato ritrovato un paio d'ore più tardi in una strada di Magas, capitale dell'Inguscezia, con gravi ferite che ne hanno richiesto il ricovero in ospedale.
*L'abitazione del difensore di diritti umani e attivista contro il razzismo Dmitrii Kraiukhin, a Orel, nella Russia centrale, è stata obiettivo di un attacco incendiario ad agosto. Le autorità si sono rifiutate di aprire un fascicolo penale. Egli aveva in precedenza ricevuto una serie di minacce.
In un clima di crescente intolleranza verso le opinioni indipendenti, diversi difensori dei diritti umani e sostenitori di gruppi di opposizione si sono trovati ad affrontare accuse penali per aver espresso opinioni di dissenso o per aver criticato le autorità di governo.
*A maggio, due organizzatori di una mostra d'arte nel 2007 presso il Museo Sakharov sono stati incriminati di incitamento all'odio e all'inimicizia. Yurii Samodurov e Andrei Yerofeev sono stati citati penalmente per aver organizzato una mostra intitolata "Arte proibita del 2006". Gli uomini sono stati accusati di aver esposto opere d'arte con l'intento di umiliare e insultare i sentimenti dei seguaci della fede cristiano-ortodossa.
*A febbraio, il difensore dei diritti umani e presidente dell'organizzazione Movimento per i diritti umani, Lev Ponomarev, è stato accusato per aver insultato Yurii Kalinin, capo del Dipartimento per l'applicazione delle pene. In un'intervista Lev Ponomarev aveva dichiarato di ritenere Yurii Kalinin responsabile delle torture e maltrattamenti all'interno delle colonie penali russe.
Il 6 maggio, alla vigilia dell'insediamento del presidente Medvedev, un gran numero di persone sono state detenute per aver cercato di prendere parte a una manifestazione pacifica contro il governo. Il bando della manifestazione è stato in seguito ritenuto illegale dalla Procura della città di Mosca.
*Oleg Kozlovskii, coordinatore del movimento Difesa (Oborona) è stato detenuto mentre stava raggiungendo la manifestazione ed è stato sanzionato a 13 giorni di detenzione amministrativa. Egli è stato rilasciato a settembre dalla Corte della città di Mosca.
*Le accuse a carico di Ludmila Kuzmina, presidente di una sezione dell'ONG Voce (Golos), sono state archiviate a marzo, poco giorni dopo le elezioni. Ludmila Kuzmina era stata incriminata nel 2007 per aver utilizzato software informatico senza licenza. La sua sezione di Voce, che si era occupata dei diritti degli elettori, è stata inoltre sottoposta a chiusura, stando alle accuse, perché non in regola con la legge sulle ONG.
*A maggio, sono state avviate indagini ai sensi della legge per combattere l'estremismo contro il presidente di un'organizzazione impegnata in campagne a favore dei diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender a Tiumen, in Siberia. In precedenza, all'organizzazione era stata negata la registrazione, in quanto le sue finalità erano considerate dirette a ridurre la popolazione della Federazione Russa, aspetto che avrebbe potuto costituire una minaccia alla sicurezza nazionale. Si ritiene che a fine anno l'inchiesta fosse ancora in corso.
Tortura e maltrattamenti di detenuti e prigionieri sono stati segnalati in tutta la Federazione Russa. Tra i metodi impiegati si citano percosse, scosse elettriche, soffocamento con buste di plastica ed essere costretti a rimanere in posizioni dolorose per periodi prolungati. Sono stati inoltre segnalati casini stupro in detenzione. Ad alcuni detenuti sono state negate cure mediche necessarie.
È stato riportato che alcuni uomini di etnia inguscia sono stati rapiti a Mosca agli inizi di settembre. Uno di loro ha dichiarato di essere stato maltrattato mentre si trovava trattenuto da diversi giorni in un centro di detenzione segreta nella regione di Mosca gestito dal ministero della Difesa. Sul caso è stata aperta un'inchiesta che a fine anno era ancora in corso.
*Sergei Liapin di Nizhnii Novgorod è stato detenuto ad aprile in quanto sospettato in relazione con una serie di furti; egli ha con forza negato ogni coinvolgimento nei suddetti reati e ha dichiarato di essere stato torturato allo scopo di fargli rilasciare una confessione. Ha affermato che la polizia gli aveva versato acqua sul corpo, gli aveva applicato degli elettrodi in parti sensibili, lo aveva preso a calci e percosso. Sergei Lapin è stato posto in una guardiola provvisoria per la notte e non è stato trasferito in ospedale fino al giorno successivo, periodo entro il quale le sue condizioni si erano deteriorate.
A settembre è entrata in vigore una legge che consente il vaglio pubblico dei luoghi di detenzione da parte di persone selezionate. Tuttavia, a fine anno questo tipo di monitoraggio non era stato ancora avviato.
I prigionieri di diverse colonie penali russe hanno protestato per le loro condizioni di detenzione che, stando alle fonti, in alcuni casi si sono configurate come trattamento inumano o degradante. Rivolte e scioperi della fame sono stati segnalati in diverse colonie dei distretti federali degli Urali e del Volga. I prigionieri hanno denunciato percosse e maltrattamenti da parte dei funzionari carcerari e di altri detenuti e hanno asserito che le autorità penitenziarie avevano rifiutato loro l'accesso a cure mediche. Secondo le testimonianze, quattro prigionieri sono morti dopo essere stati picchiati durante un trasferimento da una colonia penale a un'altra nella regione di Cheliabinsk. Diversi funzionari carcerari sono stati incriminati penalmente in relazione alle morti e a fine anno il caso era ancora in corso.
Si sono verificati nuovi tentativi di estradare cittadini uzbeki in Uzbekistan, dove essi sarebbero stati a rischio di tortura e maltrattamenti. In almeno due casi l'estradizione è stata interrotta in seguito all'intervento della Corte europea dei diritti umani, ma non vi è stata una decisione generale di sospendere le estradizioni verso quel Paese.
*Ad aprile, la Corte europea dei diritti umani ha sentenziato che 13 uomini d'affari originari dell'Asia Centrale non avrebbero dovuto essere estradati in Uzbekistan. Nel caso Ismoilov e altri contro Russia, la Corte ha stabilito di essere della convinzione che i ricorrenti sarebbero stati esposti al rischio reale di maltrattamento una volta rimpatriati in Uzbekistan.
Le procedure giudiziarie non sempre hanno rispettato gli standard internazionali sull'equo processo e sono state sollevate costanti preoccupazioni riguardo alla mancata affermazione dello Stato di diritto. In alcuni casi con connotazione politica, il trattamento dei sospetti si è configurato come persecutorio. Il diritto dei sospetti ad essere rappresentati da un legale durante le indagini è stato ripetutamente violato.
A ottobre, all'ex proprietario della società petrolifera YUKOS, Mikhail Khodorkovskii, è stata negata la libertà sulla parola. Egli aveva scontato metà della sua sentenza a otto anni di carcere e pertanto sarebbe stato ammissibile per il rilascio anticipato. Lo stesso mese egli è stato rinchiuso in cella di punizione per 12 giorni per aver rilasciato un'intervista a uno scrittore russo. Un tribunale di Chita, in Siberia, ha in seguito ritenuto illecita questo tipo di punizione, così come altre due punizioni per presunte violazioni del regolamento carcerario. Una di queste era stata utilizzata come pretesto contro il rilascio anticipato. La sua detenzione pre-processuale in relazione ad altre accuse di frode è stata estesa fino al febbraio 2009 così come era accaduto per la detenzione pre-processuale di uno dei suoi ex colleghi, Platon Lebedev. A giugno, le accuse a carico di entrambi sono state riformulate e i due sono rimasti a Chita, dove, a causa della notevole distanza da Mosca, l'accesso ai loro avvocati e familiari è risultato oltremodo difficile.
L'ex vice presidente della società petrolifera YUKOS, Vasilii Aleksanian, il quale si trovava in detenzione pre-processuale dall'aprile 2006, è stato trasferito a febbraio in un ospedale specializzato in seguito alle proteste suscitate a livello mondiale contro un precedente rifiuto da parte delle autorità di concedergli l'accesso a cure mediche adeguate. La sua detenzione pre-processuale è stata ripetutamente estesa durante l'anno ed egli è stato rilasciato su cauzione solo alla fine di dicembre, su disposizione di un tribunale. Nel corso di un'intervista, Vasilii Aleksanian, il quale era affetto da patologie connesse alla sua sieropositività all'HIV/AIDS, ha sostenuto che gli erano state offerte cure mediche in cambio di dichiarazioni che incriminavano l'ex presidente della YUKOS, Mikhail Khodorkovskii.
Secondo organizzazioni per i diritti umani russe, almeno 87 persone sono morte nel corso dell'anno in seguito ad attacchi di matrice razzista. Funzionari governativi hanno ammesso che ciò costituiva un grave problema e hanno chiesto pene più severe per coloro che venivano riconosciuti colpevoli di questo tipo di crimini. Tuttavia, a fine anno non era stato messo in atto alcun piano articolato per combattere il razzismo e la discriminazione razziale.
A luglio ed agosto, il Comitato delle Nazioni Unite sull'eliminazione della discriminazione razziale ha preso in esame il rapporto della Russia in riferimento alla Convenzione delle Nazioni Unite contro il razzismo. Nelle sue osservazioni conclusive, il Comitato ha esortato le autorità russe a intraprendere iniziative appropriate per contrastare la violenza di matrice razzista e la discriminazione razziale da parte degli agenti delle forze dell'ordine.
*A maggio, otto uomini sono stati condannati da due anni di carcere all'ergastolo per il loro coinvolgimento in un'esplosione avvenuta nel 2006 in un mercato di Mosca frequentato da mercanti stranieri. L'esplosione aveva provocato la morte di 14 persone e decine di feriti.
*A dicembre, sette giovani, diversi dei quali di età inferiore ai 18 anni, sono stati condannati a pene variabili dai sei ai 20 anni di carcere per l'uccisione di 20 persone di aspetto non slavo. Diverse delle uccisioni erano state filmate e diffuse dal gruppo su Internet.
Il fenomeno della violenza sulle donne in ambito familiare è risultato dilagante. Mentre alcuni funzionari governativi hanno ammesso l'esistenza del problema nel corso di dichiarazioni pubbliche, il sostegno offerto dal governo ai centri di crisi e alle linee telefoniche di aiuto è risultato del tutto inadeguato. In tutto il Paese vi erano meno di 20 case protette per le donne in fuga dalla violenza domestica. La legislazione russa non contempla alcuna misura specificamente indirizzata a contrastare la violenza sulle donne all'interno della famiglia.
Delegati di Amnesty International hanno visitato diverse regioni della Federazione Russa, tra cui Inguscezia, Ossezia del Nord, e il Distretto federale degli Urali. A giugno a una delegazione è stato rifiutato il permesso d'ingresso nella Repubblica Cecena.
Russian Federation: Freedom limited - the right to freedom of expression in Russia (EUR 46/008/2008)
Russian Federation: Human rights memorandum to President Medvedev (EUR 46/018/2008)
Russian Federation: Submission to the UN Universal Periodic Review - Fourth session of the UPR Working Group of the Human Rights Council, February 2009 (EUR 46/026/2008)