Capo di Stato: Paul Kagame
Capo del governo: Bernard Makuza
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 10 milioni
Speranza di vita: 45,2 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 199/173‰
Alfabetizzazione adulti: 64,9%
Il governo ha proseguito le riforme del sistema giudiziario, ma il Tribunale penale internazionale per il Rwanda (ICTR) in Tanzania ha declinato il deferimento di casi giudiziari al Rwanda, citando preoccupazioni di equità processuale, in special modo la protezione dei testimoni. Le elezioni legislative hanno riaffermato la supremazia politica del Fronte patriottico rwandese (RPF), il partito al governo del Paese. La libertà di espressione è stata limitata e in generale la società civile e i media sono stati posti sotto stretto controllo governativo. Quattro ex combattenti dell'Esercito patriottico rwandese (RPA), l'ala armata del movimento politico, sono stati processati per omicidio davanti a un tribunale militare. Non sono state formulate altre accuse a carico di membri dell'RPA per crimini ai sensi del diritto internazionale commessi prima, durante e dopo il genocidio.
L'RPF ha continuato a dominare ogni aspetto della vita politica rwandese, dal livello esecutivo alle amministrazioni locali.
Il governo ha reagito con ostilità alle critiche. I governi donatori sono risultati intrappolati in strette relazioni con le autorità rwandesi e per lo più non hanno osato esprimere perplessità o aperte critiche nei loro confronti, optando per una politica di cauta diplomazia. Tuttavia, i governi non hanno risparmiato le loro critiche quando un rapporto delle Nazioni Unite ha riscontrato che il Rwanda appoggiava un gruppo di ribelli nell'est della Repubblica Democratica del Congo, fatto che ha portato alla revoca a dicembre degli aiuti da parte dei Paesi Bassi e della Svezia.
Il governo ha riferito una significativa crescita economica per l'anno 2008. I governi donatori hanno fornito cospicui aiuti economici; un'agenzia per lo sviluppo ha calcolato che all'incirca il 50% del bilancio nazionale derivava da aiuti esteri. La stessa agenzia ha riportato una complessiva riduzione della povertà, compresi miglioramenti nel settore sanitario e scolastico. Tuttavia, nonostante tale complessiva riduzione, i poveri sono rimasti ai margini della società e il divario tra l'élite urbana e la povertà delle campagne è risultato in crescita.
Kigali ha mostrato segni di rapida urbanizzazione, in seguito all'esproprio di terreni per la ricostruzione urbana. Alcuni residenti di Kigali hanno lamentato di non aver percepito una compensazione adeguata.
L'Assemblea Nazionale ha emendato la Costituzione per concedere agli ex presidenti l'immunità a vita dai perseguimenti giudiziari, anche per i reati ai sensi del diritto internazionale. Un altro emendamento ha ridotto l'incarico a vita dei giudici a quattro anni, compromettendo potenzialmente l'indipendenza della magistratura.
Le elezioni legislative di settembre sono state monitorate dalla Missione dell'Unione Europea di osservazione sulle elezioni in Rwanda, i cui risultati preliminari hanno evidenziato una mancanza di reale dibattito politico durante il periodo pre-elettorale oltre che alcune irregolarità. I due principali partiti di opposizione, Partito socialdemocratico e Partito liberale, si sono alleati con l'RPF. Gli osservatori delle elezioni locali hanno dichiarato che la percentuale di 98% di elettori votanti era indicativa di un voto forzato. Essi hanno inoltre affermato che i risultati locali avevano dato l'RPF ben oltre il 95%, e che i risultati nazionali consolidati che davano all'RPF il 78,9% erano stati deliberatamente abbassati per conferire maggiore credibilità alle elezioni.
Il rapporto della Commissione Mucyo, istituito nel 2006 dal governo rwandese per indagare il ruolo della Francia nel genocidio del 1994, è stato pubblicato il 5 agosto 2008. Il rapporto cita il coinvolgimento di 33 attuali ed ex figure politiche e militari francesi nel genocidio. Il procuratore generale ha dichiarato il 15 novembre che le autorità erano pronte a incriminare 23 dei suddetti soggetti. Il rapporto Mucyo faceva seguito a un'inchiesta avviata da un giudice francese nell'abbattimento di un aereo nel 1994 tra i cui passeggeri figuravano il presidente del Rwanda Juvénal Habyarimana, il presidente del Burundi Cyprien Ntaryamira e tre cittadini francesi. Il giudice francese aveva emesso mandati di arresto internazionali il 17 novembre 2006 nei confronti di nove membri di spicco dell'RPF per l'abbattimento del velivolo. Rose Kabuye, capo protocollo del presidente Kagame, è stata arrestata il 9 novembre 2008 a Francoforte, in Germania. È stata trasferita in Francia e accusata di «complicità in omicidio collegato ad atti di terrorismo».
La libertà di espressione ha continuato a essere fortemente limitata. Giornalisti critici del governo sono stati posti sotto stretto controllo da parte delle autorità. A giornalisti sia esteri sia rwandesi che lavoravano per testate estere è stato in diverse occasioni impedito l'ingresso in Rwanda o di partecipare a eventi ufficiali.
*Il 2 maggio, i direttori di tre quotidiani sono stati fatti allontanare dalle celebrazioni della Giornata mondiale dei media (che coincideva con la Giornata mondiale della stampa), per ordine della ministra dell'Informazione.
Il 18 agosto, la ministra dell'Informazione ha minacciato di far chiudere le trasmissioni in lingua nazionale della BBC e di Voice of America accusando le due emittenti di menzogne ed esagerazioni.
Il lavoro in difesa dei diritti umani ha continuato a essere strettamente controllato e limitato dal governo. Poco, se non inesistente, è stato lo spazio disponibile per le organizzazioni nazionali di difesa dei diritti umani critiche del governo, mentre i difensori dei diritti umani e altri esponenti della società civile hanno generalmente applicato un regime di auto-censura per evitare di scontrarsi con le autorità.
*Le autorità hanno impedito ad alcuni osservatori delle elezioni di una ONG locale di svolgere il proprio lavoro. A settembre, l'organizzazione ha rilasciato una dichiarazione pubblica in cui si citano irregolarità nel processo elettorale.
Charles Ntakirutinka, ex ministro di governo, è rimasto detenuto nella Prigione centrale di Kigali, in cui doveva scontare una condanna a 10 anni di carcere. Egli era stato giudicato colpevole, al termine di un processo iniquo, di istigazione alla disobbedienza civile e di associazione con elementi criminali.
L'ICTR aveva programmato di terminare tutti i processi di primo grado entro la fine dell'anno e di completare il suo lavoro entro il 2010, in linea con la Risoluzione 1503 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Tale scadenza si è rivelata non fattibile, poiché vi erano 28 detenuti sotto processo e 9 accusati in attesa di processo. A luglio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha esteso i termini della Camera processuale e l'incarico dei suoi giudici al 31 dicembre 2009.
Quattro richieste avanzate dal Procuratore generale del Rwanda di deferire casi giudiziari dall'ICTR alla giurisdizione interna sono state respinte con la motivazione che gli accusati rischiavano di essere sottoposti a processo iniquo. Le quattro decisioni citavano rapporti secondo cui i testimoni a discarico all'interno del Rwanda e all'estero rischiavano di essere estromessi dalla loro comunità, maltrattati, arrestati, detenuti, percossi, torturati e in alcuni casi persino uccisi. In un simile contesto, i giudici presidenti di corte hanno espresso preoccupazione che gli accusati avrebbero avuto una limitata possibilità di chiamare a deporre dei testimoni.
La legge sui trasferimenti del 2007 ha abolito la pena capitale sostituendola con l'ergastolo da scontarsi in isolamento, punizione comunemente considerata una violazione dell'art.7 del Patto internazionale sui diritti civili e politici. Le decisioni dell'ICTR hanno stabilito che l'applicazione della pena dell'ergastolo in isolamento avrebbe impedito il trasferimento di casi giudiziari al Rwanda. Il parlamento rwandese ha approvato il 3 novembre una legge che proibisce l'isolamento per i casi giudiziari trasferiti.
A un summit dell'UA di giugno, il presidente Kagame ha criticato l'abuso dei principi della giurisdizione universale in risposta ai mandati di arresto spiccati in Francia e Spagna nei confronti di membri dell'RPF. Il summit dell'UA ha invocato un organismo internazionale regolatore «per rivedere e/o gestire i reclami o gli appelli derivanti dall'abuso del principio della giurisdizione universale» da parte degli Stati.
Procedimenti giudiziari a carico di persone sospettate di genocidio si sono svolti in Belgio, Canada, Francia e Paesi Bassi. Udienze di estradizione riguardanti sospetti di genocidio in Svezia, Germania e Norvegia erano in corso. Un sospettato di genocidio è stato detenuto in Finlandia e non era chiaro se sarebbe stato estradato in Rwanda. Durante l'anno, la Francia ha respinto una richiesta di estradizione avanzata dal Rwanda. Nel Regno Unito, la segretaria di Stato ha decretato che quattro sospettati di genocidio nel Regno Unito avrebbero dovuto essere estradati in Rwanda. Tutti e quattro hanno presentato ricorso in appello.
Alla fine di dicembre, le carceri rwandesi contenevano 59.532 persone. Di queste, 37.277 erano state accusate di genocidio e 22.321 di altri reati. La maggior parte dei detenuti in custodia cautelare erano trattenuti sulla base di imputazioni per reati comuni, e non di accuse inerenti il genocidio.
La comunità internazionale ha sostenuto il governo nel processo di riforma del sistema giudiziario, anche tramite la formazione del personale del settore della giustizia e dell'Ordine rwandese degli avvocati e lo sviluppo di sistemi gestionali per le carceri.
A ottobre, erano circa 10.000 i processi di categoria uno pendenti presso tribunali gacaca, le cui procedure non rispettano gli standard internazionali di equità processuale. I processi di categoria uno riguardavano i pianificatori, gli organizzatori, gli istigatori e i supervisori del genocidio. Di questi, almeno 6.000 erano casi di stupro deferiti a categoria uno nel maggio 2008.
Secondo quanto riferito, i processi gacaca sono stati guastati da accuse false e dalla corruzione. In aggiunta a ciò, i testimoni a discarico erano riluttanti a farsi avanti per il timore che le autorità avrebbero sollevato accuse false nei loro confronti.
*Il 21 gennaio, un giudice gacaca del distretto di Karana è stato accusato di aver cercato di corrompere un testimone dell'accusa. Il caso era in grado di appello e l'accusato stava scontando una condanna a 27 anni di carcere.
I crimini di guerra e i crimini contro l'umanità commessi dall'RPF e dall'RPA prima, durante e dopo il genocidio sono rimasti in larga parte impuniti.
*In un caso isolato, quattro ex ufficiali dell'RPA sono stati processati per l'uccisione di 13 religiosi membri della Chiesa cattolica del distretto di Kabgayi nel giugno 2004. L'indagine fu avviata congiuntamente dalla pubblica accusa rwandese e dall'ICTR. Il 24 ottobre il Tribunale militare di Kigali ha condannato due capitani, i quali si sono professati colpevoli, a otto anni di carcere. Gli altri due sono stati prosciolti.
Una nuova legge che criminalizza "l'ideologia genocida", dai termini vaghi e ambigui, è stata promulgata il 1° ottobre. Il reato è passibile da 10 a 25 anni di carcere. Tale legge potrebbe potenzialmente soffocare la libertà di espressione e limitare la capacità dell'accusato di stabilire una linea di difesa nei processi penali.
Il governo si è dimostrato ostile nei confronti della comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender), i cui membri hanno affrontato vessazioni e intimidazioni. A marzo, due attiviste LGBT sono state accusate di falsificazione di documenti e detenute per due settimane dopo che avevano preso parte a una conferenza LGBT in Mozambico. Le due donne sono state successivamente rilasciate.
L'Assemblea Nazionale stava esaminando un emendamento al codice penale che avrebbe criminalizzato i rapporti omosessuali consensuali.