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Serbia

Repubblica di Serbia, compreso Kosovo

Capo di Stato: Boris Tadić
Capo del governo: Mirko Cvetković (subentrato a Vojislav Koštunica a luglio)
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 9,9 milioni
Speranza di vita: 73,6 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 14/13‰
Alfabetizzazione adulti: 96,4%

  1. Contesto
  2. Status definitivo del Kosovo
  3. Giustizia internazionale - Tribunale penale internazionale per l'ex Iugoslavia
  4. Serbia
  5. Kosovo
  6. Rapporti di Amnesty International

La Serbia ha compiuto progressi nell'arresto di sospetti incriminati dal Tribunale penale internazionale per l'ex Iugoslavia (Tribunale) e nel perseguimento dei crimini di guerra presso i tribunali interni. Sia in Serbia che nel Kosovo non è cessata la discriminazione contro le comunità di minoranza così come non è venuta meno l'impunità per la violenza inter-etnica. La Missione di amministrazione ad interim delle Nazioni Unite in Kosovo (UNMIK) non è stata in grado di affrontare l'impunità per le violazioni dei diritti umani da parte della comunità internazionale e per i crimini di guerra in Kosovo, tra cui sparizioni forzate e rapimenti. Pochi rifugiati sono tornati spontaneamente in Kosovo

Contesto

In assenza di una decisione da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla Proposta completa per lo status definitivo del Kosovo (Piano Ahtisaari), il Kosovo ha unilateralmente dichiarato la propria indipendenza dalla Serbia a febbraio. A fine anno l'indipendenza del Kosovo era stata riconosciuta da 53 Stati.

Ad aprile la Serbia ha firmato l'Accordo di associazione con l'UE, che ha novembre ha dato indicazioni che la Serbia avrebbe potuto ottenere lo status di candidato nel 2009, a condizione di proseguire la cooperazione con il Tribunale.

Le forti divisioni politiche all'interno della coalizione di governo della Serbia, anche in riferimento all'ingresso nell'UE, hanno fatto accelerare le elezioni a maggio. A luglio, dopo complessi negoziati, il presidente Tadić del Partito Democratico è entrato a far parte della coalizione di governo assieme al partito socialista serbo, in precedenza guidato da Slobodan Milošević.

A novembre, la Corte internazionale di Giustizia (ICJ) ha stabilito di avere giurisdizione sulla mozione della Croazia per citare la Serbia per genocidio.

Status definitivo del Kosovo

In seguito alla dichiarazione di indipendenza del Kosovo, le proteste hanno percorso l'intera Serbia. Zoran Vujović, serbo del Kosovo, è morto in un incendio all'ambasciata statunitense di Belgrado appiccato durante una manifestazione di massa. Sono stati segnalati oltre 200 attacchi a proprietà di etnia albanese, soprattutto a Vojvodina. Negozi gestiti da membri della comunità gorani sono stati oggetto di vandalismi. Pochi responsabili di queste azioni sono stati assicurati alla giustizia.

Nel nord del Kosovo, a maggioranza serba, in seguito alla proclamazione dell'indipendenza, i serbi del Kosovo hanno protestato in manifestazioni talvolta sfociate in violenza contro isitiuzioni dell'UNMIK, come postazioni di frontiera e il tribunale dell'UNMIK a Mitrovica/ë nord, che è stato occupato dalla magistratura serba a marzo. Nel corso di un'operazione dell'UNMIK, criticata a livello interno, intrapresa allo scopo di riguadagnare il tribunale, un agente di polizia dell'UNMIK di nazionalità ucraina è rimasto ucciso e 200 persone sono state gravemente ferite. Nei mesi successivi, membri serbi del Corpo di polizia del Kosovo (KPS) si sono dimessi, e altri dipendenti pubblici sono stati esortati a lasciare il loro posto dal governo di Belgrado, che ha cercato di stabilire strutture parallele nelle zone serbe del Kosovo.

A giugno, l'Assemblea del Kosovo ha adottato una costituzione che non prevede l'istituzione di organi effettivi per i diritti umani né garantisce i diritti delle donne e delle minoranze non serbe. L'Assemblea ha inoltre approvato norme legislative che assumono il controllo legale sulle competenze in precedenza riservate all'UNMIK, come stabilito dal Piano Ahtisaari. L'UNMIK è rimasta in Kosovo in virtù della Risoluzione 1244/99 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sebbene incapace di adempiere alle proprie funzioni amministrative.

A novembre, in seguito a negoziati tra Pristina e Belgrado, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato un piano di "status neutro" per riconfigurare l'UNMIK. Ciò ha permesso alla Missione europea di politica di sicurezza e difesa (EULEX), prevista dal Piano Ahtisaari e autorizzata dall'UE a febbraio, di rilevare a dicembre le responsabilità per le operazioni di polizia internazionale, le indagini e i procedimenti giudiziari riguardanti i crimini di guerra rimasti inaffrontati. Nelle municipalità del nord, dove la Serbia si era opposta all'autorità della missione dell'UE, polizia, magistratura e dogane sono rimaste teoricamente sotto la giurisdizione dell'UNMIK. Sono stati sollevati timori che ciò avrebbe provocato una divisione de facto del Kosovo.

A ottobre l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha accolto la richiesta della Serbia per un'opinione consultiva dell'ICJ in merito alla legalità della dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte del Kosovo.

Giustizia internazionale - Tribunale penale internazionale per l'ex Iugoslavia

L'ex capo della sicurezza serbo-bosniaca Stojan Župljanin, incriminato per genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra in Bosnia ed Erzegovina (BiH), è stato arrestato a Pančevo a giugno.

A luglio l'ex leader serbo-bosniaco Radovan Karadžić è stato arrestato a Belgrado dove viveva sotto falsa identità. Egli è stato successivamente trasferito alla custodia del Tribunale. Doveva rispondere di accuse di genocidio e complicità in genocidio, compreso l'omicidio di oltre 7.000 tra uomini e ragazzi bosniaco-musulmani a Srebrenica nel 1995. Egli è stato anche accusato di sterminio, omicidio, omicidio premeditato, persecuzione, deportazione, atti inumani e altri crimini contro civili non serbi in BiH tra il 1992 e il 1995.

Ad aprile, Ramush Haradinaj, ex leader dell'Esercito di liberazione del Kosovo (KLA) ed ex primo ministro del Kosovo, e Idriz Balaj sono stati prosciolti dalle imputazioni di crimini contro l'umanità e crimini di guerra, tra cui trattamento crudele, tortura, stupro e omicidio di albanesi, serbi e rom nel 1998. Lahi Brahimaj è stato giudicato colpevole di trattamento crudele e tortura e condannato a sei anni di carcere. La Camera processuale del Tribunale ha riferito notevoli difficoltà a ottenere prove dal centinaio di testimoni della pubblica accusa, 18 dei quali hanno necessitato di dichiarazioni giurate per comparire, mentre a 34 sono state accordate misure di protezione. Due ex funzionari di governo sono stati giudicati colpevoli di oltraggio alla corte a dicembre per aver tentato di influenzare un testimone sotto protezione.

È proseguito il processo a carico di sei alti funzionari politici, di polizia e militari serbi incriminati congiuntamente per crimini contro l'umanità, violazioni delle leggi e consuetudini di guerra in Kosovo. È continuato anche il processo di Vojislav Šešelj, leader del Partito radicale serbo, accusato di persecuzione e deportazione forzata di non serbi sia in Croazia che in BiH.

Serbia

***Sistema giudiziario - crimini di guerra

Sono proseguiti i procedimenti giudiziari presso la Camera processuale della Corte distrettuale di Belgrado.

A giugno, nel primo caso giudiziario trasferito dal Tribunale alla Serbia, tre membri del gruppo paramilitare Vespe Gialle sono stati giudicati colpevoli della tortura e uccisione di almeno 25 civili bosniaco-musulmani nella zona di Zvornik, in BiH, nel 1992, e condannati a 15, 13 e tre anni di carcere.

La Corte Suprema serba ha confermato a settembre gli appelli di due membri del gruppo paramilitare degli Scorpioni, giudicati colpevoli nell'aprile 2007 dell'omicidio di sei civili originari di Srebrenica nel 1995, riducendo una sentenza da 20 a 15 anni di carcere e ordinando di riprocessare un altro imputato condannato a cinque anni di carcere.

A settembre ha preso il via il processo a carico di quattro membri del gruppo paramilitare degli Scorpioni incriminati per l'omicidio di 14 componenti della famiglia Gashi e del ferimento grave di cinque loro figli sopravvissuti a Podujevo/ë nel marzo 1999. Saša Cvjetan era stato giudicato colpevole del reato nel 2005.

A ottobre, il Procuratore per i crimini di guerra Vladimir Vučkević ha visitato l'Albania per indagare sulle accuse relative al rapimento da parte di membri del KLA, durante il 1999, di oltre 300 serbi, portati poi in Albania. Il Procuratore capo albanese gli ha negato il permesso, citando un'indagine condotta dal Tribunale che non aveva rilevato prove che suffragassero la tesi secondo cui serbi erano stati trasferiti allo scopo di asportarne gli organi per poi venderli.

A novembre sono state pronunciate le arringhe finali nel processo che vedeva imputati 17 soldati di basso rango, accusati dell'omicidio di prigionieri di guerra e civili croati nella fattoria di Ovčara, in Croazia, nel 1991. Nel 2006 la Corte Suprema aveva ribaltato il precedente verdetto di condanna di 14 degli uomini.

È proseguito il processo a carico di otto ex agenti di polizia per l'omicidio di 48 persone di etnia albanese, in maggioranza componenti di una stessa famiglia a Suva Reka/Suharekë, in Kosovo, nel marzo 1999. Oltre un centinaio di testimoni avevano deposto in aula dall'inizio del processo nell'ottobre 2006.

Sono continuati i procedimenti giudiziari nei confronti di tre agenti di polizia incriminati per l'omicidio dei tre fratelli Bytiçi, cittadini statunitensi di etnia albanese, avvenuto in Kosovo nel luglio 1999.

***Regione di Sandžak

Le dispute tra partiti politici e gruppi islamisti rivali hanno continuato a essere causa di violenza nella regione di Sandžak, compreso l'incendio di una moschea nei pressi di Novi Pazar.

A gennaio è iniziato il processo, che è continuato per tutto l'anno, a carico di 15 uomini di Sandžak ritenuti di fede wahhabi, incriminati nel settembre 2007 per aver cospirato contro la sicurezza e l'ordine costituzionale della Serbia e per possesso illegale di armi ed esplosivi.

***Tortura e altri maltrattamenti

Non sono stati registrati progressi nelle indagini sul maltrattamento di detenuti durante una protesta nel carcere di Niš nel dicembre 2006; uno dei detenuti era morto per le ferite riportate. L'ONG Comitato per i diritti umani Leskovac aveva presentato due istanze presso la Corte europea dei diritti umani in tre casi di tortura. Sono proseguite le segnalazioni riguardanti casi di maltrattamento di prigionieri di etnia albanese.

Sono stati riportati nuovi casi di maltrattamento da parte della polizia, anche ai danni di giornalisti e rom. A novembre, il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura, nel considerare il rapporto della Serbia in riferimento ai propri obblighi assunti con la Convenzione contro la tortura ha richiesto che la definizione di tortura nel codice penale fosse allineata con quella della Convenzione e che fosse istituito un meccanismo di controllo indipendente.

***Uccisioni illegali

*Ad agosto, sei agenti di polizia sono stati sospesi per uso eccessivo della forza dopo che Ranko Panić era deceduto a causa delle ferite riportate il 29 luglio durante una manifestazione a Belgrado di protesta contro l'arresto di Radovan Karadžić. Sul caso erano in corso indagini.

***Discriminazione - rom

A giugno la Serbia ha assunto la presidenza del Decennio di inserimento dei rom, annunciando come priorità la legalizzazione degli insediamenti rom e la prevenzione della discriminazione nel campo dell'istruzione, introducendo tra le altre cose a luglio la lingua rom come materia opzionale nelle scuole. Tuttavia, i rom sono rimasti esclusi dall'impiego nelle amministrazioni nazionali e locali, e sono spesso incorsi in sfratti o altri tipi di atteggiamento discriminatorio nei riguardi del loro diritto a un'abitazione adeguata.

I rom di Via Bokeljska a Belgrado hanno continuato a protestare contro la demolizione delle loro case su terreni di proprietà della società Adok, che aveva progettato sul luogo un nuovo complesso residenziale. I residenti del quartiere periferico di Ovča a Belgrado hanno protestato contro la rilocazione in nuovi appartamenti di famiglie rom dell'insediamento di Gazela sotto il ponte dell'autostrada di Belgrado.

***Difensori dei diritti umani

A febbraio, Nataša Kandić, direttrice dell'ONG Centro per il diritto umanitario, è stata minacciata da politici di primo piano e attraverso i media per aver partecipato alla cerimonia della dichiarazione di indipendenza dell'Assemblea del Kosovo.

Tra ottobre e novembre, una campagnia mediatica contro Sonja Biserko, direttrice del Comitato Helsinki per i diritti umani in Serbia, è sfociata in manifestazioni davanti alla sede dell'ONG. Secondo quanto riportato, persone si sono stese in attesa davanti all'appartamento di Sonja Biserko dopo che i suoi dati personali erano stati pubblicati in Internet. Le campagne attuate contro entrabe le donne sono state caratterizzate da atteggiamenti misogini.

***Violenza contro donne e ragazze

ONG hanno denunciato che le procedure per fornire protezione alle vittime di violenza domestica spesso sono state ritardate, e che sovente tali provvedimenti non venivano disposti nei casi di violenze ripetute. Raramente i pubblici ministeri hanno avviato procedimenti giudiziari e quando questi approdavano in un'aula di tribunale i giudici non provvedevano a imporre le pene previste dalla legge.

Kosovo

***Giustizia - comunità internazionale

Ha continuato a persistere un clima di mancata attribuzione delle responsabilità per le passate violazioni dei diritti umani compiute da parte di personale dell'UNMIK contro la gente del Kosovo. A ottobre l'UE ha concordato che i cittadini statunitensi partecipanti alla missione dell'EULEX non sarebbero stati chiamati a rispondere all'UE per alcuna delle violazioni dei diritti umani che avessero mai commesso.

Presso il Collegio consultivo per i diritti umani (HRAP), istituito nel marzo 2006 con il compito di assegnare indennizzi per atti e omissioni da parte dell'UNMIK, rimanevano in attesa di esame 62 casi. A giungo il HRAP ha dichiarato ammissibile una denuncia depositata dalle famiglie di Mon Balaj e Arben Xheladini, uccisi da agenti di polizia dell'UNMIK di nazionalità romena, rimasti non identificati, durante una manifestazione nel febbraio 2007, nonostante il Rappresentante Speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite ne avesse contestato l'ammissibilità. Il HRAP ha emesso la sua prima delibera a novembre, ritenendo che la polizia dell'UNMIK non aveva provveduto a indagare sull'omicidio di Remzije Canhasi, avvenuto nel 2000.

A novembre, a Muhamed Biçi è stata assegnato un risarcimento pari 2,4 milioni di sterline da parte del ministero della Difesa britannico, in seguito alla causa civile del 2004 in cui era stato stabilito che nel 1999 le truppe britanniche gli avevano deliberatamente e ingiustificatamente provocato lesioni personali.

Nelle sue osservazioni conclusive di novembre sul rapporto dell'UNMIK in riferimento all'attuazione del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali in Kosovo, il comitato di monitoraggio (CESCR) ha raccomandato che l'UNMIK recepisse il trattato nella legislazione internazionale applicabile in Kosovo.
 
L'Assemblea del Kosovo ha ancora una volta mancato di provvedere alla nomina di un Difensore civico; il mandato del Difensore civico era scaduto nel 2005.

***Processi iniqui

A febbraio l'UNMIK ha sospeso il procedimento giudiziario a carico di Albin Kurti, leader dell'ONG Vetëvendosje! (Auto-determinazione!), il quale era stato incriminato per aver organizzato e partecipato a una manifestazione nel febbraio 2007. L'organizzazione ha sostenuto che la pubblica accusa fosse apparsa politicizzata e che il procedimento dibattuto dinanzi a un collegio di giudici internazionali avesse dimostrato mancanza di indipendenza da parte della magistratura. Sei avvocati si erano rifiutati di rappresentare Albin Kurti, il quale si è avvalso del diritto di istruire da solo la propria difesa.

***Impunità - crimini di guerra

I pubblici ministeri e magistrati internazionali dell'UNMIK rimasti hanno fatto registrare scarsi progressi nell'affrontare un arretrato di circa 1.560 casi giudiziari per crimini di guerra. Ad agosto l'UNMIK ha affermato che erano stati avviati procedimenti penali in sette casi, soltanto uno dei quali non era un appello o un nuovo processo. Secondo l'UNMIK, i procuratori internazionali stavano inoltre conducendo indagini in 47 casi. Non sono cessati i timori riguardo alle misure di protezione dei testimoni.

Marko Simonović è stato incriminato assieme ad altri tre a ottobre per l'omicidio di quattro persone di etnia albanese a Pristina nel giugno 1999.

A novembre, il Segretariato generale delle Nazioni Unite ha riferito che il Dipartimento della giustizia dell'UNMIK aveva creato linee-guida per consentire l'accesso ai fascicoli penali da parte dei procuratori dell'EULEX, i quali avevano più volte lamentato che i fascicoli relativi a crimini di guerra non erano accessibili.

L'impunità ha continuato a prevalere per la maggioranza dei casi di sparizione forzata e rapimento. Sono state avviate indagini su sei casi denunciati da Amnesty International alla polizia dell'UNMIK. Circa 1.918 persone continuavano a mancare all'appello, compresi albanesi, serbi e membri di altre minoranze. L'Ufficio per le persone scomparse e le inchieste legali aveva effettuato 73 esumazioni e recuperato i resti di 53 persone. Circa 437 corpi esumati erano rimasti non identificati.

***Violenza interetnica

Sebbene l'intensità e la frequenza della violenza interetnica siano diminuite dopo marzo, sono comunque proseguite le intimidazioni e le vessazioni, seppur a basso livello, nei confronti di minoranze. A ottobre sono stati esplosi spari contro sei serbi del Kosovo sfollati in visita alle loro abitazioni nel villaggio di Dvoran/ë, municipalità di Suva Reka/Suharekë; un albanese del Kosovo è stato in seguito arrestato. A novembre, Ali Kadriu, un albanese sfollato, è stato picchiato dalla polizia dell'UNMIK quando ha cercato di far ritorno per ricostruire la sua casa a Suvi Dol/Suhadoll, a Mitrovica/ë nord; egli era stato in precedenza minacciato da membri della comunità serba. Negozi di albanesi sono stati bruciati in seguito a un attacco compiuto da soggetti di etnia albanese il 29 dicembre a una pattuglia del Corpo di polizia del Kosovo di etnia mista e l'accoltellamento di un ragazzo serbo di 16 anni il 30 dicembre.

È prevalsa l'impunità per le passate violenze interetniche. A luglio l'OSCE ha riportato che soltanto 400 procedimenti giudiziari erano stati avviati a fronte dei 1.400 casi denunciati alla polizia in seguito alle violenze etniche scoppiate nel marzo 2004, in cui 19 persone avevano perso la vita e più di 900 erano rimaste ferite. I processi hanno subito ritardi in quanto i testimoni, compresi agenti di polizia, stando alle fonti, non si erano presentati in aula o avevano rilasciato deposizioni contraddittorie; le condanne comminate non hanno riflettuto la gravità dei reati commessi.

A giugno Florim Ejupi è stato giudicato colpevole dell'attentato dinamitardo all'autobus Niš Express, avvenuto nei pressi di Podujevo/ë nel febbraio 2001, in cui 11 serbi avevano perso la vita e 22 altri erano rimasti feriti. Egli è stato condannato a 40 anni di carcere per omicidio, tentato omicidio, terrorismo, procurato pericolo generico, discriminazione razziale e di altra natura e possesso illegale di materiale esplosivo.

Non sono stati registrati progressi dopo l'arresto nel 2007 di un uomo di etnia albanese sospettato di coinvolgimento nell'omicidio di 14 uomini serbi a Staro Gračko nel luglio 1999; sono state segnalate intimidazioni di testimoni.

***Discriminazione

Sia serbi che albanesi hanno continuato subire discriminazioni nelle zone in cui costituivano una minoranza. La legge sulle lingue è stata applicata in modo incoerente e la legge anti-discriminazione del 2004 non è entrata in vigore. Il governo ha elaborato un piano d'azione in merito alle misure raccomandate nel 2005 dal Comitato consultivo sulla Convenzione quadro relativa alla protezione delle minoranze nazionali. Membri di comunità di minoranza non serbe sono rimasti esclusi dalle consultazioni sulla Costituzione del Kosovo.

Secondo quanto riferito, all'incirca un terzo dei rom, ashkali ed egiziani del Kosovo, erano privi di registrazione di residenza abituale, che ha loro impedito dal rientrare in possesso delle loro abitazioni. Molti bambini, in particolare bambine, non erano iscritte a scuola o hanno frequentemente abbandonato gli studi. Molte famiglie non erano in grado di permettersi cure mediche. Circa 700 rom sono rimasti sfollati in campi a Mitrovica nord, alcuni in siti in cui la loro salute era gravemente messa a repentaglio dalla contaminazione di piombo.

***Rifugiati e sfollati - rientri

Serbi e altri non albanesi non hanno abbandonato il Kosovo dopo la dichiarazione di indipendenza come si temeva, ma sono stati pochi i rientri registrati durante l'anno. Circa 445 sfollati hanno fatto ritorno alle loro case; di questi, 107 erano serbi del Kosovo.

A fine anno diversi Stati membri dell'UE avevano dato indicazione che le persone sotto protezione temporanea sarebbero state rimpatriate forzatamente in Kosovo. L'OSCE ha riportato che non erano disponibili risorse per l'integrazione delle persone rimpatriate; a settembre nella municipalità di Klina/Kline, ad esempio, non erano disponibili risorse per ricostruire la casa di una coppia rom rimpatriata forzatamente dalla Germania.

Molte altre persone non sono state in grado di far ritorno alle proprie abitazioni a causa dell'arretrato di 29.000 casi e di 11.000 decisioni rimaste inapplicate relativamente alle rivendicazioni di proprietà originate dalla guerra del 1999.

***Violenza contro donne e ragazze

A luglio è stato adottato un nuovo Piano d'azione per combattere la tratta di esseri umani. A novembre, 98 bar o club sono stati ritenuti coinvolti in casi di prostituzione forzata, sebbene, stando alle fonti, i trafficanti avessero spostato le donne in case private ed escogitato servizi di scorta per evitare l'intercettazione. Il KPS ha riportato un aumento di persone trafficate internamente. Pochi sono stati i responsabili perseguiti, e tuttavia donne hanno continuato a essere arrestate per prostituzione.

A novembre il CESCR ha osservato un'elevata incidenza di violenza in Kosovo, esigue percentuali di procedimenti penali e di verdetti di colpevolezza, e la mancanza di adeguata assistenza e protezione per le vittime.

Rapporti di Amnesty International

Kosovo (Serbia): The challenge to fix a failed UN justice mission (EUR 70/001/2008)

Serbia: Submission to the UN Universal Periodic Review (EUR 70/006/2008)