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Somalia

Repubblica di Somalia

Capo di Stato del Governo federale di transizione: Adan Mohamed Nuur Madobe (subentrato ad Abdullahi Yusuf Ahmed a dicembre)
Capo del governo del Governo federale di transizione: Nur Hassan Hussein
Capo della Repubblica del Somaliland: Dahir Riyaale Kahin
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 9 milioni
Speranza di vita: 47,1 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 196/186‰

  1. Contesto
  2. Conflitto armato
  3. Libertà di espressione
  4. Difensori dei diritti umani e rappresentanti della società civile
  5. Insicurezza - operatori umanitari
  6. Libertà di espressione - giornalisti
  7. Profughi e sfollati
  8. Sistema giudiziario e Stato di diritto
  9. Pena di morte ed esecuzioni extragiudiziali
  10. Somaliland
  11. Rapporti di Amnesty International

Le interconnesse crisi umanitarie e dei diritti umani sono andate peggiorando nel corso dell'anno. Altre migliaia di civili sono rimasti uccisi, portando il totale delle vittime civili a causa del conflitto armato a oltre 16.000 dal gennaio 2007. Il Governo federale di transizione (TFG) e le forze armate etiopi hanno combattuto contro gruppi di opposizione fondati sui clan e milizie, in prevalenza milizie al-Shabab ("giovanili") sorte dall'ex Unione delle corti islamiche (ICU). Più di 1,2 milioni di civili sono stati sfollati nelle regioni meridionali e centrali del Paese. A fine anno si calcolava che 3,25 milioni di persone dipendessero dagli aiuti alimentari di emergenza, andati frequentemente distrutti a causa del dilagare dell'insicurezza e influenzati dall'insufficienza dei contributi dei donatori. Gli operatori umanitari e locali difensori dei diritti umani si sono sempre più spesso trovati nel mirino di minacce e uccisioni.

Nel nord-ovest del Paese, l'autoproclamata Repubblica del Somaliland, la cui indipendenza non è stata riconosciuta degli organismi internazionali, ha goduto di una relativa pace e sicurezza fino al 29 ottobre, quando, nella capitale Hargeisa, si sono verificati una serie di attentati suicidi con bombe. Simultaneamente sono stati condotti attacchi a Bossaso, nella semi-autonoma Regione del Puntland della Somalia, nel nord-est.

Contesto

Violenze di matrice insurrezionale contro il TFG, situato a Baidoa, e le forze alleate etiopi, iniziate nel dicembre 2006, si sono succedute durante l'intero anno. Sia gli attacchi insurrezionalisti sia le operazioni approntate dal TFG e dalle forze etiopi per contrastarli hanno provocato massicce ed estese violazioni dei diritti umani a danno dei civili. Tra gli abusi compiuti si citano detenzioni arbitrarie, stupri e altre forme di tortura, e attacchi a zone popolate da civili con ogni probabilità di natura indiscriminata e sproporzionata. Il TFG non è stato in grado di stabilire strutture di governo, si è dimostrato incapace di proteggere i civili a Mogadiscio, e ha perso il controllo di gran parte della Somalia meridionale e centrale, comprese Kismayo and Beletweyne, e i porti di Merka e Barawa.

L'Alleanza per la riliberazione della Somalia (ARS), creata nel 2007 in Eritrea da ex leader dell'ICU, da ex membri del Parlamento federale di transizione e altri oppositori al TFG, si è spaccata in due fazioni, una delle quali ha spostato la propria sede a Djibouti mentre l'altra è rimasta in Eritrea. Entrambe le fazioni hanno insistito sul ritiro delle truppe etiopi dalla Somalia.

A maggio, il quinto attacco aereo statunitense di cui si è avuta notizia dall'inizio del 2007 ha ucciso il leader al-Shabab Aden Hashi Ayro a Dhusamareb, nel sud della Somalia, oltre a un numero imprecisato di civili, e distrutto obiettivi civili.

Dopo la sostituzione alla fine del 2007 del primo ministro Mohamed Gedi con Nur Hassan Hussein e la nomina di un nuovo Rappresentante speciale delle Nazioni Unite del Segretariato generale, Ahmedou Ould-Abdullah, sono emerse speranze di progresso verso la volontà di porre fine al conflitto e di consolidare la governabilità, malgrado il perdurare del conflitto armato. Ad aprile, il TFG e l'ARS-Djibouti hanno dato avvio ai negoziati. Le due parti hanno firmato un accordo formale a ottobre, che comprendeva piani per il cessate il fuoco, per la condivisione del potere e per il graduale ritiro delle truppe etiopi, che ha avuto inizio nel mese di novembre. Al meeting di Djibouti tenutosi a ottobre, rappresentanti del TFG e dell'ARS hanno inoltre invocato congiuntamente una Commissione d'inchiesta sulle violazioni dei diritti umani in Somalia.

A seguito di una serie di scontri pubblici e di falliti tentativi di estromettere il primo ministro, il presidente Abdullah Yusuf si è dimesso a dicembre. Adan Mohamed Nuur Madobe, portavoce del parlamento, è divenuto presidente ad interim.

Gruppi armati del Puntland e di altre regioni della Somalia hanno dirottato più di 40 navi al largo, compresa un'imbarcazione ucraina contenente 33 carri armati e armi di piccolo calibro. Almeno 15 navi e centinaia di membri di equipaggio erano ancora trattenuti a fine anno in mano ai pirati che chiedevano in riscatto grosse somme di denaro. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l'UE hanno intrapreso iniziative per migliorare le operazioni contro i pirati.

A fine anno un numero pressoché uguale di peacekeeper ugandesi e burundesi ha portato il contingente di peacekeeping dell'UA in Somalia (AMISOM) complessivamente a circa 3.200 unità a fronte delle 8.000 autorizzato dall'UA e dalle Nazioni Unite. Nigeria, Ghana e Sudafrica non avevano ancora messo a disposizione le truppe che si erano impegnati a impiegare nell'ambito dell'AMISOM. Tale contingente è rimasto per lo più inerte e privo di mandato finalizzato a proteggere i civili. Mentre le truppe etiopi iniziavano il ritiro dalla Somalia, gli USA e altri membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno continuato a richiedere una definitiva missione di peacekeeping delle Nazioni Unite.

Tutte le parti coinvolte nel conflitto in Somalia, così come diversi Paesi vicino e altri attori, stando alle fonti, hanno violato l'embargo sulle armi sancito della Nazioni Unite.

Conflitto armato

Il conflitto armato in atto tra forze TFG e truppe alleate etiopi contro gli insorti al-Shabab e altre milizie ha continuato a causare un levato di numero di vittime tra i civili, con oltre 16.000 uccisi dal gennaio 2007. Più di 1,2 milioni di persone sono state sfollate nel sud e nel centro della Somalia, con centinaia di migliaia di profughi in fuga nei Paesi vicini, compreso il Kenya. Tutte le parti in conflitto hanno violato il diritto internazionale umanitario, commettendo crimini di guerra, comprese uccisioni di civili, e possibili indiscriminati e sproporzionati attacchi su zone popolate da civili. Il 19 aprile le forze etiopi hanno condotto un raid contro la moschea Al Hidya di Mogadiscio, uccidendo 21 persone e trattenendo per giorni più di 40 bambini. Mentre le forze etiopi hanno continuato a essere implicate in violazioni contro i civili, gli attacchi mirati contro operatori umanitari e locali difensori dei diritti umani da parte di al-Shabab e altre milizie sono durante l'anno considerevolmente aumentati.

Libertà di espressione

Difensori dei diritti umani, operatori umanitari e giornalisti sono rimasti a rischio di attacchi da tutte le parti coinvolte nel conflitto, più spesso da parte delle milizie armate. Essi sono stati regolarmente minacciati, oggetto di sparatorie, rapimenti e uccisioni. Solo nel periodo compreso tra gennaio e settembre sono stati uccisi più di 40 difensori dei diritti umani e operatori umanitari somali. Chiunque criticasse un qualsiasi gruppo armato si è trovato in estremo pericolo, nonostante i tentativi di mediazione da parte di anziani di clan locali e leader religiosi.

Difensori dei diritti umani e rappresentanti della società civile

Associazioni consolidate della società civile hanno proseguito il loro lavoro a favore dei diritti umani, dello sviluppo, della pace e della democratizzazione nonostante i rischi elevati causati dal conflitto e dall'illegalità.

*Due insegnanti britannici, Daud Hassan Ali e Rehana Ahmed, e due colleghi kenyani, Gilford Koech e Andrew Kibet, della Scuola per il progetto educativo della comunità hiran di Beletweyne, sono stati uccisi il 14 aprile nel corso di un attacco da parte delle milizie al-Shabab.

*Mohamed Hassan Kulmiye, un pacifista del Centro per la ricerca e lo sviluppo, è stato ucciso il 22 giugno da uomini armati non identificati a Beletweyne. Egli è morto dopo che gli erano stati sparati diversi colpi alla testa.

*Ali Jama Bihi, un pacifista e mediatore tra le milizie dei clan darod e hawiye, è stato ucciso il 9 luglio. Due uomini armati gli hanno sparato mentre usciva dalle preghiere della sera a Galkayo.

Insicurezza - operatori umanitari

Operatori umanitari internazionali e locali hanno dovuto affrontare violenze senza precedenti nei loro confronti dagli inizi degli anni Novanta all'indomani del rovesciamento del governo di Siad Barre. Spesso è risultato difficile identificare i perpetratori e i sopravvissuti sono stati frequentemente poco inclini a denunciare gli abusi per timore di ritorsioni. Le agenzie umanitarie erano riluttanti a paralare apertamente delle spaventose situazioni con le quali avevano dovuto confrontarsi, per paura di poter perdere l'accesso agli sfollati e altra popolazione inerme bisognosa di assistenza fondamentale.

*Isse Abdulkadir Haji, un dipendente della Fondazione ZamZam, è stato ucciso il 7 gennaio. Uomini armati non identificati gli hanno sparato nel distretto di Yaaqshiid a Mogadiscio.

*Victor Okumu, un chirurgo, Damien Lehalle, un funzionario della logistica, e Abdi Ali Bidhaan, loro autista, sono stati uccisi nei pressi dell'ospedale di Kismayo il 28 gennaio nello scoppio di un ordigno piazzato a lato di una strada, avente apparentemente l'obiettivo di colpire il loro veicolo contrassegnato dal logo di Medici senza Frontiere (MSF).

*Ahmed Moalim Bario, direttore dell'ONG Horn Relief, è stato ucciso il 17 maggio da uomini armati a volto coperto mentre tornava a casa a Kismayo.

*Abdikarim Sheikh Ibrahim, presidente del Comitato per l'assistenza degli orfani somali, è stato ucciso a colpi d'arma d a fuoco da uomini armati mentre rientrava a casa dal mercato di Bakara a Mogadiscio il 2 luglio.

*Osman Ali Ahmed, capo del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNPD) in Somalia, è stato ucciso il 6 luglio. Egli è caduto sotto gli spari mentre usciva dalla moschea a Mogadiscio dopo le preghiere della sera. Anche suo fratello è stato colpito dagli spari, rimanendo ferito.

*Abdulkadir Diad Mohamed, un dipendente del World Food Programme (WFP), e il suo autista sono stati uccisi il 15 agosto a Disnur, nel sud della Somalia.

*Quattro dipendenti dell'ONG internazionale Action Contre la Faim, di cui tre donne e un uomo, e due piloti sono stati rapiti da Dhusamareb, nel sud della Somalia, da uomini armati non identificati il 5 novembre.

*Mohamed Osman, un funzionario di Mercy Corps, è stato ucciso a Jamame, Bassa Juba, il 9 novembre.

Libertà di espressione - giornalisti

Benché le notizie di detenzione di giornalisti siano diminuite nel corso dell'anno, così come la durata delle detenzioni, ciò è parso essere il risultato di una combinazione di fattori, compresa la diminuita capacità da parte delle autorità, tra cui l'Agenzia per la sicurezza nazionale, di effettuare gli arresti, oltre che a un'accresciuta auto-censura adottata dai giornalisti. Quelli rimasti attivi in Somalia hanno continuato ad affrontare intimidazioni, minacce di morte e detenzioni arbitrarie per mano di tutte le parti impegnate nel conflitto e di banditi armati, sebbene siano stati riportati alcuni tentativi da parte di gruppi islamisti di migliorare le relazioni con la stampa. Sono state registrate circa 30 detenzioni di giornalisti somali (della durata variabile dai 4 ai 115 giorni), e si sono avuti circa 30 casi di minacce di morte, due uccisioni e diversi feriti nell'arco dell'anno, senza speranza alcuna di veder assicurati i responsabili alla giustizia.

*Abdikheyr Mohamed Jama, un presentatore di Radio Galkayo, versava in condizioni critiche dopo che uomini armati gli avevano sparato in bocca nel Puntland il 10 gennaio.

*Nasteh Dahir Farah, un corrispondente della BBC e funzionario del Sindacato nazionale dei giornalisti somali, è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco il 7 giugno a Kismayo.

Profughi e sfollati

Alla fine dell'anno erano oltre 1,2 milioni i somali sfollati, compresi 870.000 dall'inizio del 2007. altri, tra cui membri di minoranze, erano sfollati da periodi più lunghi. Centinaia di migliaia di sfollati hanno continuato ad ammassarsi lungo il corridoio di Afgooye Road dopo essere fuggiti da Mogadiscio.

In aggiunta a ciò, a fine anno, erano centinaia di migliaia i profughi somali che avevano cercato rifugio (e alcuni anche asilo), tra varie destinazioni, in Kenya, Djibouti, Somaliland e Yemen. Il confine kenyano è rimasto ufficialmente chiuso ai profughi somali, ma i campi di Dadaab, attraverso il confine con il Kenya, sono divenuti sovraffollati oltremodo.

La situazione degli sfollati somali del sud nel Somaliland è rimasta complicata in quanto mentre le agenzie internazionali consideravano i somali del sud sfollati, il governo del Somaliland li considerava profughi. Nessuna delle parti ha provveduto a fornire loro gli aiuti basilari per l'assistenza.

Profughi e migranti somali che cercavano un passaggio via mare per raggiungere lo Yemen si sono trovati in condizioni di pericolo, ed è stato riportato che spesse volte i trafficanti umani hanno gettato in mare la gente allo scopo di eludere i controlli delle forze dell'ordine yemenite. Centinaia di somali ed etiopi sono morti nel Golfo di Aden mentre erano in fuga dalla Somalia attraverso il Puntland.

Sistema giudiziario e Stato di diritto

La Somalia è risultata del tutto priva di un'effettiva governabilità nazionale o di un sistema giudiziario funzionante. Il programma del Fondo di Sviluppo delle Nazioni Unite sullo Stato di diritto si è rivelato incapace di fornire adeguato supporto alla creazione effettiva di infrastrutture detentive, di tribunali e di strutture di ricezione della polizia. Non vi è stato alcun miglioramento tangibile nelle condizioni dei diritti umani per effetto di questo programma, né questo è stato oggetto di supervisione adeguata.

Le autorità del Somaliland e del Puntland hanno effettuato diversi arresti in seguito agli attentati suicidi di ottobre. Un attivista dei diritti umani del sud della Somalia in missione e un noto giornalista locale sono stati arrestati ma rilasciati nell'arco di qualche giorno nel Somaliland.

Pena di morte ed esecuzioni extragiudiziali

Secondo quanto riportato, sono state eseguite sentenze di morte per mano di coloro che avevano assunto l'autorità locale a Kismayo, compresa la fucilazione di un uomo accusato di omicidio il 22 aprile. Stando alle fonti, le autorità di fazioni al-Shabab hanno ucciso illegalmente diversi uomini accusati di omicidio.

A Baidoa due uomini sono stati messi a morte senza processo e un terzo è rimasto ucciso in custodia di polizia il 26 novembre in seguito a un lancio di granata in cui sono morte 10 persone, compreso un ufficiale miliare TFG.

*Aisha Ibrahim Duholow, di 13 anni, è stata lapidata a morte pubblicamente il 27 ottobre da circa 50 uomini a Kismayo. La ragazza era stata giudicata colpevole di "adulterio" da un tribunale della sharia senza alcuna difesa legale dopo che aveva denunciato alle autorità locali di essere stata stuprata da tre uomini. Questi ultimi non sono stati perseguiti.

Le autorità del Puntland hanno annunciato che avrebbero applicato la pena di morte per i casi di pirateria nella regione, ma non sono state riportate esecuzioni.

Somaliland

La Repubblica del Somaliland, che proclamò la sua indipendenza dalla Somalia nel 1991, ha continuato a ricercare il riconoscimento internazionale. Sebbene funzionari di governo del Somaliland abbiano minacciato di espellere circa 24 giornalisti che erano fuggiti da Mogadiscio per cercare rifugio a Hargeisa alla fine del 2007, l'ordinanza non è stata eseguita. Si calcola che il Somaliland abbia continuato a ospitare decine di migliaia di sfollati somali in fuga dalla violenza nel sud e nel centro della Somalia.

La relativa situazione di pace e sicurezza del Somaliland è stata rovinata a ottobre da attentati suicidi a un complesso delle Nazioni Unite, alla residenza del presidente e alla delegazione per il commercio etiope ad Hargeisa. Più di 20 persone sono rimaste uccise e oltre 30 ferite negli attentati.

Le elezioni nazionali originariamente fissate per il 2008 sono state rinviate al marzo 2009, con le presidenziali da tenersi prima delle elezioni locali.

Il governo del Somaliland ha conservato i comitati per la sicurezza nazionale e regionale che, secondo quanto riferito, hanno effettuato arresti e detenzioni illegali. Difensori dei diritti umani hanno continuato a denunciare episodi di ostruzione da parte governativa nei confronti di attività della società civile che hanno determinato violazioni delle libertà di espressione e di riunione.

Non sono scemate le tensioni alle zone di confine, rivendicate dalla semi-autonoma Regione del Puntland. Migliaia di civili provenienti dalla contesa città di Las Anod sono rimasti sfollati in seguito agli estesi combattimenti tra le truppe del Somaliland e del Puntland della fine del 2007, terminati con il controllo della zona da parte del Somaliland.

Rapporti di Amnesty International

Somalia: Journalists under attack (AFR 52/001/2008)

Somalia: Routinely targeted: Attacks on civilians in Somalia (AFR 52/009/2008)

Fatal Insecurity: Attacks on aid workers and rights defenders in Somalia (AFR 52/016/2008)

Somalia (Somaliland/Puntland): Amnesty International condemns bomb attacks in Hargeisa and Bossaso (AFR 52/018/2008)

Somalia: International Community must seize opportunity for accountability and justice (AFR 52/019/2008)

Somalia/Ethiopia: Release children held in raid on Al Hidya mosque, 23 aprile 2008

Somalia: Girl stoned was a child of 13, 31 ottobre 2008