1. Contenuto della pagina
  2. Menu principale di navigazione
  3. Menu di sezione
Vai alla pagina iniziale
Testata per la stampa
  1. contattaci
  2. Utilizza la tecnologia RSS per rimanere sempre aggiornato
  3. amnesty.org
 


ricerca avanzata

Contenuto della pagina

Stati Uniti d'America

Stati Uniti d'America

Capo di Stato e di governo: George W. Bush
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 308,8 milioni
Speranza di vita: 77,9 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 8/8‰

  1. Controterrore e giustizia
  2. Tortura e altri maltrattamenti
  3. Giustizia internazionale
  4. Discriminazione
  5. Mortalità materna
  6. Violenza contro donne e ragazze
  7. Diritti dei migranti - condizioni di detenzione
  8. Pena di morte
  9. Missioni e rapporti di Amnesty International

Il Pentagono ha annunciato il rilascio di 22 cittadini stranieri detenuti nella base navale statunitense di Guantánamo Bay, a Cuba, decisione che ha ridotto il numero dei prigionieri rinchiusi nella base a circa 250. Un detenuto, il quale era stato sino ad allora in custodia segreta della Central Intelligence Agency (CIA), vi è stato trasferito a marzo. A giugno, la Corte Suprema ha stabilito che i detenuti di Guantánamo avevano il diritto costituzionale di contestare la legalità della propria detenzione nelle corti federali statunitensi. Nel corso dell'anno sono state pronunciate sentenze nei confronti dei casi di soli otto reclusi che avevano inoltrato istanze di habeas corpus contro la loro detenzione in quanto "combattenti nemici". Le commissioni militari di Guantánamo hanno celebrato i primi due processi e alla fine dell'anno diversi altri procedimenti, alcuni dei quali potrebbero terminare con condanne alla pena capitale, erano pendenti.

Sono giunte continue segnalazioni di casi di brutalità da parte della polizia e maltrattamenti nelle carceri, nelle prigioni e nelle strutture di detenzione per immigrati. Decine di persone hanno perso la vita dopo essere state colpite da taser (armi a scarica elettrica) usati contro di loro dalle forze dell'ordine. Nel mese di ottobre, un tribunale statunitense ha emesso per la prima volta una sentenza di colpevolezza in merito a un caso di tortura perpetrata al fuori dal territorio statunitense. Nel corso dell'anno sono state condotte 37 esecuzioni, il dato più basso degli ultimi 15 anni.

Controterrore e giustizia

Il regime di detenzione militare indefinita senza accusa, istituito a Guantánamo nei confronti di cittadini stranieri designati come "combattenti nemici" dall'amministrazione statunitense, è entrato nel suo settimo anno.

A giugno, con la sentenza sul caso Boumediene v. Bush, la Corte Suprema ha respinto la tesi propugnata dal governo, secondo cui i cittadini stranieri detenuti al di fuori del territorio sovrano degli Stati Uniti non avrebbero diritto all'habeas corpus. I giudici della Corte hanno stabilito che i tentativi di privare i detenuti del diritto all'habeas corpus tramite il Military Commissions Act (MCA) del 2006 erano incostituzionali. La Corte ha liquidato come insoddisfacente il sistema giuridico sostitutivo creato dall'amministrazione e dal Congresso allo scopo di sostituire i procedimenti di habeas corpus. Tale sistema consiste nelle Commissioni per la revisione dello status di combattente (Combatant Status Review Tribunals - CSRT) composte da tre militari incaricati di decidere se un detenuto sia ancora o meno definibile come "combattente nemico". Le decisioni finali dei CSRT possono essere contestate in sede giudiziaria solo con molte limitazioni.

Nel mese di novembre, dopo che avevano già avuto luogo alcuni procedimenti federali influenzati dalla citata sentenza della Corte Suprema, un giudice federale ha stabilito che cinque detenuti erano stati trattenuti illegalmente e ha ordinato che venissero liberati «immediatamente e senza indugi». Il magistrato ha, d'altro canto, deciso che un sesto uomo era stato legalmente recluso come "combattente nemico". I sei uomini oggetto di questo caso erano stati posti sotto custodia statunitense nel gennaio 2002 da parte delle autorità della Bosnia ed Erzegovina e in seguito trasferiti a Guantánamo. Tre dei cinque detenuti di cui è stato ordinato il rilascio sono tornati in Bosnia ed Erzegovina nel mese di dicembre. Sempre nel mese di dicembre, lo stesso giudice federale ha stabilito che altri due detenuti erano legalmente trattenuti in quanto "combattenti nemici".

Nel mese di ottobre, un giudice federale ha ordinato il rilascio sul suolo statunitense di 17 uomini di etnia uigura rinchiusi senza accusa a Guantánamo dal 2002. Il governo non li considerava più "combattenti nemici", ma essi non potevano essere rimpatriati in Cina in quanto esposti al rischio di subire torture o la pena di morte. Il governo ha presentato appello contro la decisione del giudice, richiedendo di poter trattenere gli uiguri a Guantánamo per il tempo necessario a trovare un paese terzo disposto a ospitarli, una soluzione ignorata per anni dalle stesse autorità. Un'udienza in Corte d'Appello si è svolta il 25 novembre. A fine anno, la decisione su questo caso non era stata ancora presa e gli uiguri rimanevano ancora in detenzione indefinita a Guantánamo.

Il 14 marzo si è avuta la conferma che la CIA stava ancora conducendo il proprio programma di detenzioni segrete: il Pentagono ha reso noto che Muhammad Rahim al-Afghani, cittadino afghano, era stato trasferito dalla custodia della CIA alla base di Guantánamo. Non è stato tuttavia rivelato dove e quando Muhammad Rahim era stato arrestato, per quanto tempo era stato trattenuto prima di essere trasferito e se altre persone fossero ancora detenute segretamente.

Il 15 luglio, la Corte d'Appello del Quarto Circuito ha emesso la propria sentenza riguardo al caso di Ali al-Marri, un cittadino del Qatar in custodia militare in South Carolina da quando venne designato come "combattente nemico" dal presidente Bush nel 2003. Secondo la Corte, il Congresso avrebbe garantito al presidente Bush l'autorità di detenere Ali al-Marri come "combattente nemico" in virtù dell'approvazione da parte del Congresso, all'indomani degli attentati dell'11 settembre 2001, dell'Autorizzazione all'uso della forza militare (Authorization for Use of Military Force - AUMF). Amnesty International ha nuovamente richiesto la revoca dell'AUMF sulla base dei numerosi casi in cui il governo aveva abusato dei termini di questo già ampio potere. La Corte ha anche però deciso che all'imputato non era stato garantito un procedimento soddisfacente per appellarsi contro la propria designazione in quanto "combattente nemico" e ha rinviato il caso alla Corte distrettuale. Ali al-Marri si è appellato alla Corte Suprema degli Stati Uniti che a dicembre ha annunciato che il caso sarebbe stato esaminato. A fine anno, l'udienza non aveva ancora avuto luogo.

Centinaia di persone rimanevano detenute sotto custodia statunitense in Iraq e Afghanistan (cfr. Afghanistan e Iraq).

***Commissioni militari

Le commissioni militari di Guantánamo hanno concluso i primi due processi contro detenuti della base. Il 6 agosto, il cittadino yemenita Salim Hamdan è stato riconosciuto colpevole di aver «fornito supporto materiale ad attività terroristiche», ma è stato assolto dall'accusa di «cospirazione». Il giorno seguente è stato quindi condannato a cinque anni e mezzo di carcere. Hamdan aveva già trascorso più di cinque anni a Guantánamo da quando fu incriminato nel 2003. Salim Hamdan è stato trasferito in Yemen il 25 novembre, un mese prima del termine della sua pena in seguito a un accordo con le autorità yemenite che si sono impegnate a fargli scontare il resto della detenzione prevista.

Il 3 novembre, il cittadino yemenita Ali Hamza al-Bahlul è stato riconosciuto colpevole dei reati di «cospirazione», «supporto materiale ad attività terroristiche», «istigazione» a commettere vari reati ai sensi dell'MCA ed è stato condannato all'ergastolo. Due detenuti arrestati quando erano ancora minorenni, l'afghano Mohammed Jawad e il canadese Omar Khadr, a fine anno si trovavano in attesa di comparire davanti alle commissioni militari per essere processati. Nel corso delle udienze preliminari sono emerse nuove prove a sostegno del fatto che i due imputati avrebbero subito torture o altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti durante la custodia statunitense.

Sette detenuti, trasferiti a Guantánamo nel 2006 dopo essere rimasti in custodia segreta della CIA per un periodo lungo anche di quattro anni, sono stati incriminati ai sensi dell'MCA. Il governo cercherà di ottenere per tutti e sette la pena di morte. Tranne che in un caso, i reati erano stati definiti come capitali già nella richiesta di rinvio a giudizio presso la commissione militare. A fine anno per nessuno di loro era stata ancora fissata una data per i procedimenti.

***Condanna di un ex "combattente nemico"

A gennaio, il cittadino statunitense José Padilla è stato condannato a più di 17 anni di carcere in relazione al processo svoltosi nel 2007 per il suo coinvolgimento in un complotto terroristico. Padilla era stato trattenuto senza accusa né processo per tre anni e mezzo in custodia militare come "combattente nemico" e sottoposto a stretto isolamento e altri maltrattamenti tali da poter rappresentare una forma di tortura. Rimanevano sconcertanti interrogativi riguardo alla correttezza del processo relativamente ad aspetti come la presunzione di innocenza, la rapidità del procedimento e l'effettiva capacità di Padilla di difendersi da solo.

***Tortura e altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti

Nel corso di un'audizione di fronte a una commissione del Senato tenutasi il 5 febbraio, il generale Michael Hayden, direttore della CIA, ha confermato che, tra il 2002 e il 2003, su tre prigionieri in detenzione segreta era stato usato, tra le altre tecniche di interrogatorio "speciali", anche il waterboarding, l'annegamento simulato. Amnesty International ritiene che questa tecnica costituisca una forma di tortura. A fine anno, i tre detenuti sottoposti a tale trattamento, Khalid Sheikh Mohammed, Abu Zubaydah e Abd al-Nashiri, si trovavano ancora rinchiusi a Guantánamo nella struttura di Camp 7, in condizioni di detenzione classificate, assieme ad altri 13 reclusi nel contesto del programma di detenzione segreta. Il governo ha continuato a opporsi a qualsiasi richiesta di informazioni riguardo alle altre tecniche di interrogatorio e alle modalità di detenzione utilizzate nel programma di detenzione segreta della CIA, o alla localizzazione di tali strutture di detenzione.

Le condizioni di detenzione, in particolare il livello di isolamento, nelle strutture Camp 5, 6, 7 di Guantánamo, e le loro potenziali ripercussioni sulla salute fisica e psicologica dei detenuti, già messi a dura prova dalla natura indefinita della loro detenzione, hanno continuano a essere fonte di serie preoccupazioni.

A dicembre, la commissione del Senato competente sulle Forze armate ha diffuso un sunto del proprio rapporto riguardante gli abusi sui detenuti in custodia statunitense nel contesto della "guerra al terrore"; la versione completa del documento è rimasta classificata. La commissione ha riscontrato che relativamente all'autorizzazione di tecniche di interrogatorio particolari, alti funzionari governativi avrebbero «ridefinito le leggi allo scopo di creare un'apparenza di legalità», facendo assegnamento su «interpretazioni profondamente viziate della legislazione statunitense e internazionale».

Tortura e altri maltrattamenti

Sono stati registrati casi di maltrattamenti da parte della polizia e delle guardie carcerarie sul territorio degli Stati Uniti, che spesso hanno visto il ricorso a crudeli sistemi di contenzione o l'impiego di armi a scarica elettrica.

A ottobre, l'ex agente di polizia John Burge è stato arrestato e accusato di falsa testimonianza nel corso di un'udienza civile durante la quale aveva negato di essere a conoscenza di abusi e torture ai danni di indiziati. John Burge era stato in servizio presso la stazione di polizia Area 2 a Chicago dove decine di arrestati di colore erano stati torturati negli anni Settanta e Ottanta. Sebbene in seguito a un'inchiesta fossero venute alla luce incontestabili prove di questi maltrattamenti, nessun poliziotto era stato messo sotto accusa e John Burge era pertanto la prima persona a essere incriminata in relazione, seppur indirettamente, a quegli abusi.

Migliaia di prigionieri hanno continuato a essere confinati in isolamento per lunghi periodi all'interno di strutture di massima sicurezza in condizioni di detenzione in alcuni casi tali da costituire trattamento crudele, inumano o degradante.

Réne González e Gerardo Hernández, due cittadini cubani incarcerati negli Stati Uniti, hanno continuato a veder loro negata la possibilità di incontrare le proprie mogli, alle quali sono stati rifiutati i visti temporanei per poter entrare negli Stati Uniti.

***Armi a scarica elettrica

Nel corso dell'anno, 59 persone hanno perso la vita dopo essere state colpite con taser, portando il numero di vittime dal 2001 a 346. Nonostante questi decessi vengano generalmente attribuiti a fattori come l'intossicazione da stupefacenti, i medici legali hanno concluso che in almeno 50 dei casi, le scosse dei taser avevano causato o contribuito alla morte delle vittime.

Molte delle persone decedute avevano subito scosse multiple oppure prolungate, erano sotto l'effetto di stupefacenti e/o avevano problemi fisici o di salute che li rendevano particolarmente sensibili agli effetti di questi dispositivi. I taser sono stati sovente usati contro persone che non rappresentavano una seria minaccia. Amnesty International ha chiesto alle autorità statunitensi di sospendere il ricorso ai dispositivi a elettrocuzione in attesa dell'esito di indagini sulla loro pericolosità o almeno di limitare il loro utilizzo a situazioni in cui gli agenti sarebbero comunque autorizzati all'uso letale di armi.

*Il diciassettenne Darryl Turner ha perso la vita a marzo dopo essere stato colpito da scariche elettriche in seguito a una lite avvenuta nel negozio in cui lavorava in North Carolina. Un video ha mostrato l'intervento di un poliziotto che spara gli uncini del taser nel petto del ragazzo, che in quel momento non era armato e teneva le braccia lungo i fianchi. L'agente gli assesta una prima scossa lunga 37 secondi e aziona di nuovo il taser dopo che Darryl era collassato sul pavimento. Darryl Turner è morto sul posto. Il coroner ha stabilito che il decesso era sopravvenuto in seguito a una fatale alterazione del ritmo cardiaco dovuta allo stress del momento e alle scosse del taser. L'agente coinvolto è stato punito con una sospensione dal servizio di cinque giorni.

Nel mese di giugno, il Dipartimento di giustizia ha diffuso un rapporto provvisorio sul proprio studio condotto sui decessi correlati all'uso dei dispositivi a elettrocuzione come i taser. Nel documento si afferma che, se da un lato non sussistono «prove mediche conclusive» dei rischi sanitari di tali dispositivi, «molti aspetti relativi alla sicurezza della tecnologia applicata ai dispositivi a elettrocuzione non sono ben conosciuti». Viene sottolineato anche che il pericolo di morte o lesioni potrebbe essere maggiore per determinate categorie di persone come i bambini, gli anziani, le donne incinte e i soggetti con problemi cardiaci.

Giustizia internazionale

Nel mese di ottobre, Chuckie Taylor, figlio dell'ex pesidente della Liberia Charles Taylor, è stato riconosciuto colpevole da una corte statunitense del reato di tortura e di altri crimini commessi quando era a capo dell'Unità anti-terrorismo liberiana. Si tratta della prima condanna comminata ai sensi del Torture Victim Protection Act del 1994.

Discriminazione

Nelle sue osservazioni conclusive sugli Stati Uniti, pubblicate a maggio, il Comitato delle Nazioni Unite sull'eliminazione della discriminazione razziale ha sollevato diverse perplessità e preoccupazioni, in particolare relativamente al comportamento delle forze dell'ordine e alle persistenti disparità su base razziale riscontrate nel sistema giudiziario penale. Il Comitato ha chiesto l'abolizione del carcere a vita senza possibilità di libertà sulla parola per i minorenni, una misura che colpisce in modo sproporzionato gli appartenenti a minoranze razziali ed etniche.

Il Comitato ha espresso profonda preoccupazione per il fatto che le minoranze razziali ed etniche e nazionali, specialmente latinoamericani e afroamericani, siano «sproporzionatamente concentrati in zone residenziali povere, caratterizzate da abitazioni fatiscenti, limitate opportunità di lavoro, accesso inadeguato alle strutture sanitarie, scuole con poche risorse e un'elevata esposizione a crimine e violenza». Nel rapporto sono criticate le notevoli disparità nell'ambito della salute sessuale e riproduttiva e viene sottolineato come i livelli di mortalità materna e infantile riguardanti le minoranze siano maggiori della media nazionale, soprattutto tra gli afroamericani.

Mortalità materna

Le donne povere ed emarginate sono risultate maggiormente esposte al rischio di perdere la vita o di subire conseguenze fisiche durante la gravidanza o al momento del parto. Il tasso di mortalità materna tra le donne afroamericane è tre volte maggiore rispetto a quelle delle donne bianche. Nonostante i dati nazionali in materia non siano del tutto attendibili, si è stimato che molti decessi si sarebbero potuti evitare se le donne avessero goduto di un miglior accesso a cure adeguate. Negli Stati Uniti più di 46 milioni di persone non hanno un'assicurazione sanitaria ed è usuale per molte persone ritardare o evitare le cure mediche a causa del loro costo elevato.

Violenza contro donne e ragazze

Le donne native americane od originarie dell'Alaska continuano a essere vittime di violenze sessuali in modo assolutamente sproporzionato e ad avere un accesso inadeguato a programmi di sostegno e giustizia per gli abusi subiti. Nel corso dell'anno sono state approvate alcune misure positive per cercare di affrontare il fenomeno. Per esempio, il Senato ha votato l'Indian Health Care Improvement Act (legge per il miglioramento delle cure sanitarie dei nativi) nel mese di febbraio, dando mandato all'Indian Health Service (il Programma sanitario federale per i nativi americani e i nativi dell'Alaska) di sviluppare, in collaborazione con le autorità e le organizzazioni tribali e l'Ufficio sulla violenza contro le donne del Dipartimento di giustizia, metodologie e protocolli standardizzati per affrontare le aggressioni a sfondo sessuale. Si sono svolte anche udienze al Congresso per stanziare ulteriori fondi necessari per contrastare il problema. Tuttavia, nonostante gli sforzi, continuava a mancare una strategia uniforme da adottare contro il fenomeno, così come non era ancora disponibile una raccolta completa di dati e informazioni riguardanti l'incidenza dei casi di violenza sessuale, le risposte delle autorità e gli esiti dei procedimenti giudiziari.

Diritti dei migranti - condizioni di detenzione

A marzo, il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani dei migranti ha diffuso un rapporto riguardante una visita negli Stati Uniti condotta nel 2007. Nel documento vengono espresse diverse preoccupazioni tra cui la sostanziale mancanza di diritti dei cittadini stranieri nei procedimenti di espulsione, la detenzione indefinita e obbligatoria, le condizioni di detenzione in cui sono tenuti molti immigrati, compresi i richiedenti asilo.

Nel mese di settembre, il Dipartimento dell'immigrazione e delle dogane ha diffuso una revisione «basata sulle prestazioni» degli standard nazionali del trattamento dei migranti detenuti, molti dei quali vengono tenuti in prigioni locali o strutture private. Le organizzazioni attive in difesa dei diritti dei migranti hanno ribadito i propri timori circa le effettive modalità di applicazione di questi standard, dato il loro carattere non vincolante.

*A luglio, la cittadina messicana Juana Villegas, incinta di nove mesi, è stata arrestata per accuse di reati minori e rinchiusa in una struttura di detenzione per immigrati dove ha dato alla luce un bambino. La donna è rimasta incatenata al letto, ammanettata alla caviglia e al polso, durante il travaglio fino a poco prima della nascita ed è stata incatenata nuovamente sei ore dopo il parto.

Pena di morte

Nel corso dell'anno sono state messe a morte 37 persone, 18 delle quali in Texas. Queste esecuzioni portano il numero complessivo delle esecuzioni a 1.136 da quando la Corte Suprema nel 1976 pose fine a una moratoria sulla pena capitale. Il numero di esecuzioni del 2008 è il più basso registrato su base annua negli Stati Uniti dal 1994; si tratta in parte del risultato di una sospensione di sette mesi in seguito all'annuncio del settembre 2007 da parte della Corte Suprema in cui si rendeva noto che avrebbe esaminato un petizione inoltrata per contestare la legalità dell'iniezione letale.

Ad aprile, i giudici della Corte Suprema hanno confermato la legittimità delle procedure di utilizzo dell'iniezione letale e quindi le esecuzioni sono riprese il mese successivo.

Il cittadino messicano José Medellín è stato messo a morte il 5 agosto in Texas in violazione degli obblighi sanciti dai trattati sottoscritti dagli Stati Uniti e di un ordine della Corte internazionale di giustizia (ICJ). José Medellín non era mai stato informato dalle autorità locali del suo diritto, in quanto detenuto straniero, di richiedere assistenza al proprio consolato, così come richiesto dalla Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari. Nel 2004, l'ICJ aveva stabilito che gli Stati Uniti avevano violato la Convenzione di Vienna nei casi riguardanti José Medellín e altri 50 cittadini messicani chiusi nei bracci della morte statunitensi. L'ICJ aveva ordinato agli Stati Uniti di garantire la «necessaria revisione e il riesame» giudiziari delle condanne e delle sentenze. Il 25 marzo, la Corte Suprema ha all'unanimità riconosciuto che la decisione dell'ICJ costituiva «un obbligo sancito dal diritto internazionale», ma ha stabilito che essa non era «automaticamente vincolante per la legislazione interna» e che l'autorità di renderla esecutiva spettava al Congresso.

Quattro prigionieri in attesa di esecuzione, John Spirko in Ohio, Samuel Crowe in Georgia, Percy Walton in Virginia e Kevin Young in Oklahoma, hanno visto le loro sentenze di morte commutate mediante atti di clemenza. Le ragioni che hanno motivato tali interventi sono state gravi malattie mentali, dubbi sulla colpevolezza e pena sproporzionata. Quattro altri prigionieri sono stati scagionati dalle accuse per cui erano stati condannati alla pena capitale. Ognuno di loro aveva trascorso più di dieci anni nel braccio della morte. Dal 1976, sono oltre 120 le persone rientrate in casi analoghi.

Il 12 novembre la Commissione sulla pena capitale del Maryland ha approvato una mozione che raccomanda l'abolizione della pena di morte nello Stato. A fine anno, il rapporto finale e le conclusioni della Commissione dovevano essere ancora presentate alle autorità legislative statali.

A dicembre, gli Stati Uniti hanno votato contro una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per una moratoria mondiale sulle esecuzioni.

Missioni e rapporti di Amnesty International

Delegati di Amnesty International hanno presenziato come osservatori alle udienze delle commissioni militari a Guantánamo tenutesi nel corso dell'anno.


USA: A case to answer. From Abu Ghraib to secret CIA custody: The case of Khaled al-Maqtari (AMR 51/013/2008)

'The pointless and needless extinction of life': USA should now look beyond lethal injection issue to wider death penalty questions (AMR 51/031/2008)

USA: Where is the accountability? Health concern as charges against Mohamed al-Qahtani dismissed (AMR 51/042/2008)

USA: Way of life, way of death. Capital charges referred against five former secret detainees (AMR 51/041/2008)

USA: In whose best interests? Omar Khadr, child 'enemy combatant' facing military commission (AMR 51/028/2008)

USA: Many words, no justice. Federal court divided on Ali al-Marri, mainland 'enemy combatant' (AMR 51/087/2008)

USA: From ill-treatment to unfair trial. The case of Mohammed Jawad, child 'enemy combatant' (AMR 51/091/2008)

USA: "Less than lethal"? The use of stun weapons in US law enforcement (AMR 51/010/2008)

USA: Indefinite detention by litigation. 'Monstrous absurdity' continues as Uighurs remain in Guantánamo (AMR 51/136/2008)

USA: Investigation, prosecution, remedy: Accountability for human rights violations in the "war on terror" (AMR 51/151/2008)