Capo di Stato e di governo: Kgalema Motlanthe (subentrato a Thabo Mbeki a settembre)
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 48,8 milioni
Speranza di vita: 50,8 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 71/60‰
Alfabetizzazione adulti: 82,4%
I diritti di rifugiati, richiedenti asilo e migranti sono stati violati su vasta scala. L'inadeguata preparazione della polizia e degli operatori del sistema sanitario hanno compromesso i tentativi di contrastare gli elevati tassi di violenza sulle donne. Ostacoli all'accesso non discriminatorio ai servizi sanitari hanno per gran parte dell'anno continuato a colpire la maggioranza delle persone sieropositive all'HIV. Sono pervenute continue segnalazioni di tortura e altri maltrattamenti da parte della polizia, delle guardie carcerarie e di sicurezza private, talvolta con esiti mortali per i detenuti.
In un clima di crescente instabilità politica, la magistratura, così come organismi e singoli attivisti per i diritti umani hanno ricevuto attacchi da parte di figure politiche nazionali. Tali tensioni sono risultate evidenti anche nel contesto delle risposte politiche alle campagne indette su base locale per contrastare l'acuirsi di condizioni di povertà e ineguaglianza, la carenza di alloggi adeguati, paventati sfratti forzati su larga scala a seguito di politiche minerarie o di sviluppo e la crisi derivante da rivendicazioni sulla terra.
A settembre il Comitato esecutivo nazionale dell'African National Congress (ANC) "ha richiamato" Thabo Mbeki, determinando le sue dimissioni dalla carica di presidente. Il vice presidente dell'ANC Kgalema Motlanthe è divenuto presidente in seguito a votazione parlamentare e ha nominato un nuovo gabinetto.
Precedentemente a settembre, l'Alta Corte di Pietermaritzburg aveva annullato la decisione dell'Autorità nazionale per la pubblica accusa della fine del 2007 di istruire nuove accuse di corruzione a carico del presidente dell'ANC Jacob Zuma. La corte non è entrata nel merito del caso giudiziario, ma è giunta alla conclusione che vi era stata una serie di «interferenze, pressioni o influenze politiche» nell'istruttoria penale del caso. La Suprema corte d'appello ha acquisito un ricorso contro la decisione dell'Alta Corte, ma a fine anno non si era ancora pronunciata in merito.
Questi sviluppi hanno provocato una profonda spaccatura all'interno dell'ANC e alla formazione di un nuovo partito politico, Congress of the People (COPE), in vista delle elezioni nazionali del 2009. Sono stati segnalati episodi di violenza, intimidazioni e minacce che hanno visto coinvolti membri dell'ANC e del COPE durante incontri pubblici e le elezioni suppletive municipali tenutesi a dicembre.
A novembre una commissione d'inchiesta, nominata dal presidente Mbeki, con il compito di esaminare se il Direttore nazionale della pubblica accusa, Vusi Pikoli, fosse adatto a ricoprire l'incarico, ha presentato le proprie conclusioni al presidente Motlanthe. Vusi Pikoli era stato sospeso nel 2007 dal presidente Mbeki dopo aver ottenuto un mandato di arresto nei confronti del commissario nazionale della polizia per accuse di corruzione. Sebbene il rapporto della commissione abbia concluso che le motivazioni per la sua sospensione erano prive di fondamento e che egli doveva essere reintegrato nell'incarico, a dicembre il presidente Motlanthe ha deciso di licenziarlo deferendo la decisione al Parlamento per una convalida finale.
A maggio, più di 60 persone sono rimaste uccise e oltre 600 ferite nel corso di violenti attacchi contro singole persone, prese di mira a causa della loro percepita nazionalità, appartenenza etnica o loro status di migranti. Decine di migliaia di persone sono state sfollate dalle loro abitazioni e comunità, in particolare nei pressi e nelle città di Johannesburg e Città del Capo.
Inchieste preliminari hanno evidenziato fattori di concausa come sentimenti xenofobi, concorrenza in ambito lavorativo, abitativo e nei servizi sociali, oltre che l'impatto del fenomeno della corruzione. Inchieste ufficiali non sono state in grado di chiarire il ruolo della criminalità o di elementi politicamente motivati che sottendono alla violenza o di valutare fino in fondo il ruolo e la capacità della polizia nel farvi fronte. A dicembre il Consorzio per i rifugiati e i migranti in Sudafrica ha lanciato un appello alla Commissione sui diritti umani sudafricana affinché fosse condotta una indagine sulla violenza, esprimendo preoccupazione riguardo all'incapacità del governo di assicurare alla giustizia i responsabili degli attacchi di maggio.
Le autorità di governo, con il sostegno di organizzazioni della società civile e delle agenzie umanitarie hanno stabilito "siti di sicurezza" per gli sfollati. Tuttavia, da luglio in avanti, la risposta delle autorità ha sempre più spesso compreso azioni contrarie ai loro obblighi in materia di diritti umani nei confronti degli sfollati. Tra le altre cose, l'accesso ai siti da parte di organizzazioni umanitarie, legali e di altro tipo di assistenza è risultato in alcuni casi ostacolato; inoltre, presso i siti sono state attuate procedure di asilo accelerate senza sufficienti tutele procedurali, fatto che ha determinato un tasso di respingimento pari a oltre il 95%, mentre coloro che non collaboravano con le procedure amministrative hanno dovuto affrontare accuse penali, detenzioni illegali o minacce di espulsione. L'accesso legale agli sfollati trasferiti alla struttura di espulsione di Lindela è stato in alcuni casi negato e si sono verificate violazioni del principio del non-refoulement.
Presso i siti, i servizi essenziali sono stati ridotti prima che le condizioni per un rimpatrio sostenibile e in sicurezza verso le comunità locali fossero consolidate. Al contempo, il rimpatrio di persone in fuga da zone di conflitto non è stato possibile, e le opzioni di reinsediamento non disponibili. Mentre il reintegro locale è risultato in alcune zone positivo, si sono continuamente registrati episodi sporadici di furti, aggressioni, stupri e omicidi di sfollati che utilizzavano i fondi di assistenza umanitaria per reintegrarsi.
La crisi politica e umanitaria in corso nello Zimbabwe ha portato alla fuga in Sudafrica di migliaia di zimbabweani, con circa 46.000 richieste di asilo nel solo periodo compreso tra luglio e settembre. Verso la fine dell'anno il Dipartimento affari interni ha ammesso che il ricorso al sistema dell'asilo per scremare ed espellere i migranti per motivi economici non era servito a contrastare la crisi.
Sono stati continuamente registrati elevati livelli di violenza sulle donne.
Secondo dati della polizia, nell'arco di un anno con termine marzo 2008, le denunce di stupro sono diminuite dell'8,8%. A giugno il ministro dell'Incolumità e Sicurezza ha riferito in Parlamento che i dati raccolti sottostimavano la reale portata dei reati in quanto molti di questi non venivano denunciati a causa dello stigma subito dalle vittime e le pressioni esercitate dai perpetratori. Nei nove mesi antecedenti marzo 2008 sono stati registrati 20.282 casi si stupro di donne, 16.068 stupri denunciati di minorenni al di sotto dei 18 anni, e 6.127 casi denunciati di aggressione sessuale. La polizia ha riferito un tasso di condanne pari all'8% per i casi di stupro approdati in tribunale nell'arco del suddetto periodo.
A partire da maggio hanno iniziato a trovare applicazione le norme inserite nella nuova legge sui reati sessuali, benché in presenza di ritardi nella formazione dei poliziotti e degli operatori sanitari. Nonostante le norme, alcuni operatori sanitari e poliziotti hanno messo a repentaglio la salute delle sopravvissute agli stupri insistendo sul fatto che esse dovessero prima sporgere denuncia penale prima di poter accedere a cure di emergenza come la profilassi post-esposizione al fine di ridurre il rischio di trasmissione dell'HIV.
Ad agosto, il Commissario temporaneo di polizia ha riferito in Parlamento che tra luglio e dicembre 2007 la polizia aveva registrato 50.497 episodi di violenza domestica. Soltanto un quarto dei casi aveva portato a procedimenti penali, poiché le vittime erano riluttanti a sporgere denuncia in quanto economicamente dipendenti dai perpetratori.
L'accesso da parte delle donne a rimedi e protezione legali ha continuato a essere limitato dalla mancanza di impegno politico, da un bilancio insufficiente e da un'inadeguata formazione della polizia e dei funzionari provinciali preposti ai servizi sociali, oltre che a lacunosi sistemi di raccolta e gestione dei dati. La polizia ha informato Amnesty International a luglio che i capi delle stazioni di polizia di tre province erano stati riaddestrati, assieme alle nuove reclute. Tuttavia, ad agosto il Commissario temporaneo di polizia nazionale ha dichiarato che i pochi agenti addestrati erano a rischio di essere sviati dagli altri che non erano stati formati. La Direzione indipendente sui reclami (ICD) ha riportati che molte stazioni di polizia continuavano a raccogliere in archivio i verbali come richiesto dalla legge sulla violenza domestica, e che talvolta non avevano fornito assistenza alle donne per aprire un fascicolo o per dare esecuzione a un mandato d'arresto.
Secondo funzionari del Dipartimento nazionale dei servizi sociali, il numero di case protette per le vittime di violenza domestica è aumentato dalle 39 dei primi anni 2000 a quasi 100 alla data di luglio 2008. Ad agosto è stato lanciato il Movimento nazionale per le case protette, finalizzato a chiudere le falle che caratterizzano i servizi destinati alle sopravvissute. Malgrado ciò, restavano da risolvere gravi problemi, specialmente per le donne con bambini delle zone rurali.
A ottobre un tribunale ha sentenziato come «arbitrario e illegittimo» il licenziamento nel 2001 nel dipartimento sanitario di Mpumalanga di un medico coinvolto nella somministrazione di profilassi post-esposizione alle sopravvissute allo stupro.
Organizzazioni di assistenza hanno continuato a riportare una scarsa e pregiudiziale risposta della polizia nei casi di stupro di donne lesbiche. A dicembre il Sudafrica non ha firmato la dichiarazione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite su diritti umani, orientamento sessuale e identità sessuale.
Circa 5,7 milioni di persone erano affette da HIV. A luglio il Dipartimento nazionale della salute ha dichiarato che erano 500.000 i pazienti che ricevevano farmaci anti-retrovirali (ART) in 409 strutture accreditate. Secondo la nuova ministra della Salute, a ottobre numero di ART era cresciuto a 550.000. Malgrado ciò permaneva un grave divario nelle cure. A giugno il rapporto del governo sui progressi raggiunti presentato alla Sessione speciale dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite su HIV e AIDS ha ammesso che il 58% delle persone che necessitavano clinicamente di ART non li stavano di fatto ricevendo. Gravi carenze di organico nel settore pubblico, interruzioni della fornitura di farmaci, lento avanzamento della decentralizzazione dei servizi per le comunità più povere e rurali, discriminazione di genere e scarsa leadership politica erano tutti fattori che avevano contribuito a questo divario terapeutico. Alcune province, tuttavia, come il KwaZulu-Natal (KZN) e il Free State, avevano accresciuto il numero di strutture decentralizzate accessibili ai pazienti che non potevano permettersi i costi di trasporto.
A febbraio, dopo un lungo rinvio, il Dipartimento nazionale della salute ha pubblicato una serie di riesaminate linee guida sull'impiego di una doppia terapia per la prevenzione della trasmissione madre-figlio del virus HIV (PMTCT). La somministrazione di cure PMTCT a donne sieropositive incinte variava da appena poco più della metà nella provincia del Capo orientale al 99% nella provincia del Capo occidentale, dove la doppia terapia era disponibile dal 2004 e i tassi di trasmissione ridotti al 3%. Sempre a febbraio un medico ospedaliero nel KZN è incorso in procedimenti disciplinari per aver somministrato la doppia terapia prima della sua approvazione ufficiale.
A luglio, il direttore generale del Dipartimento della salute ha criticato pubblicamente il vice presidente del Consiglio nazionale sudafricano sull'AIDS, un rappresentante della società civile, per aver favorito un approccio basato sui diritti alla crescente problematica della tubercolosi (TBC) e dell'infezione da HIV correlata e l'emergenza dettata da molteplici forme farmaco-resistenti (MDR) di TBC.
Organizzazioni della società civile hanno promosso campagne per il miglioramento dell'accesso ai sussidi per persone povere affette da HIV e da tubercolosi, compresi pazienti MDR alla TBC isolati in strutture specializzate. Ad agosto il ministero dello Sviluppo Sociale ha annunciato aumenti dei sussidi sociali. Il Dipartimento dei trasporti ha anch'esso iniziato a dare attuazione a una strategia sui trasporti pubblici nelle zone rurali allo scopo di migliorare l'accesso ai servizi sanitari.
A partire da ottobre, una rinnovata leadership politica a livello nazionale in risposta all'AIDS e una maggiore cooperazione con le associazioni della società civile in seguito alla nomina della nuova ministra della Salute hanno iniziato ad avere un qualche effetto su alcune delle barriere che impedivano l'esercizio del diritto alla salute.
Sono pervenute continue segnalazioni di tortura e altri maltrattamenti da parte della polizia, delle guardie carcerarie e di sicurezza private, in alcuni casi con conseguente morte dei detenuti. Tra i casi comprovati si citano impiego di scosse elettrice e del metodo del soffocamento, di aggressioni prolungate con manganelli, pugni e calci con scarponi. In diversi casi gli agenti preposti agli interrogatori e le guardie carcerarie hanno tentato di nascondere le prove relative alla causa della morte. A sospetti criminali, feriti da gruppi di vigilantes anti-crimine, sono state negate le cure mediche di emergenza mentre si trovavano in custodia di polizia, causando, in un caso occorso a dicembre, la morte di un detenuto.
*S.N., uno degli imputati in un procedimento giudiziario per furto è stato aggredito dalla polizia a ottobre dopo che si era recato in una stazione di polizia per fare rapporto, così come richiesto dalla condizioni stabilite dalla sua libertà vigilata. Egli è stato spinto contro un muro, preso a pugni, schiaffi e calci mentre veniva ammanettato e incatenato ai piedi. È stato minacciato di essere ucciso nel caso in cui avesse sporto denuncia. Un referto medico ha rilevato ferite compatibili con le accuse da lui avanzate.
*Tre richiedenti asilo zimbabweani sono stati maltrattati da agenti di polizia in una struttura di detenzione per immigrati a Musina. Essi sono stati ammanettati e costretti a rotolarsi nell'urina mentre venivano aggrediti con tubi di gomma e presi a calci. Quando hanno cercato di chiedere un risarcimento sono stati incriminati con l'accusa di danni aggravati a proprietà.
L'ICD ha riportato che tra aprile 2007 e marzo 2008 aveva ricevuto 20 denunce di tortura e 739 di aggressioni con l'intento di causare lesioni aggravate. Nello stesso arco di tempo di 12 mesi l'ICD ha ricevuto 302 nuove denunce di decessi in custodia e di 409 sospetti uccisi a colpi d'arma da fuoco dalla polizia durante le indagini, un aumento dell'87% rispetto all'anno precedente. Condizioni di persistente carenza di risorse e di deboli poteri dell'ICD sono stati sottolineati in Parlamento. Uno studio di una ONG ha mostrato che la polizia dava applicazione solamente alla metà delle raccomandazioni espresse dall'ICD.
*Ad aprile la Corte suprema d'appello ha ribaltato due verdetti di condanna e relative sentenze per furto a carico di Bongani Mthembu con la motivazione che si basavano su prove estorte sotto tortura da un testimone.
A luglio il governo ha reso pubblico un rivisto progetto di legge sulla lotta alla tortura, in seguito a diffuse critiche riguardo a una precedente versione del 2006, e alla preoccupazione espressa da un comitato parlamentare a giugno in merito alla mancanza di volontà politica da parte del governo di dare attuazione agli obblighi sanciti da trattato. La nuova versione, tuttavia, comprendeva ancora gravi lacune, non ultima la mancata chiarezza riguardo al divieto assoluto di tortura.
A dicembre l'Alta Corte di Pretoria ha sentenziato come incostituzionale, illegale e nullo, il provvedimento nazionale sulla pubblica accusa del 2005 relativo al perseguimento giudiziari dei reati «derivante dai conflitti del passato». L'istanza era stata presentata dai parenti delle vittime di esecuzioni extragiudiziali e sparizioni avvenute negli anni Ottanta. La Corte ha accolto l'assunto secondo cui il provvedimento avrebbe avuto l'effetto di concedere l'immunità dal perseguimento giudiziario per i soggetti che non avevano collaborato o ai quali era stata negata l'amnistia da parte della Commissione verità e riconciliazione, anche in circostanze in cui esistevano suffragate motivazioni per il loro rinvio a giudizio.
Delegati di Amnesty International hanno visitato il Sudafrica a marzo, tra giugno e luglio e tra agosto e settembre.
South Africa: "I am at the lowest end of all". Rural women living with HIV face human rights abuses in South Africa (AFR 53/001/2008)
South Africa: Amnesty International calls on government to protect those at risk of "xenophobic" attack (AFR 53/007/2008)
South Africa: Fear that closure of camps will result in human rights violations (AFR 53/010/2008)
South Africa: "Talk for us please": Limited Options Facing Individuals Displaced by Xenophobic Violence (AFR 53/012/2008)
South Africa: Survivors Still At Risk (AFR 53/015/2008)
South Africa: No Transport, No Treatment (AFR 53/016/2008)
South Africa: Nowhere To Shelter (AFR 53/017/2008)
Oral statement on the outcome on South Africa under the Universal Periodic Review (IOR 41/024/2008)
South Africa: Rural women the losers in HIV response, 18 marzo 2008
South Africa: Displaced people should not be forcibly removed from temporary camps, 23 luglio 2008