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Sudan

Repubblica del Sudan

Capo di Stato e di governo: Omar Hassan Ahmed Al Bashir
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 39,4 milioni
Speranza di vita: 57,4 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 110/96‰
Alfabetizzazione adulti: 60.9%

  1. Contesto
  2. Giustizia internazionale
  3. Conflitto armato - Darfur
  4. Arresti e detenzioni arbitrarie
  5. Processi iniqui - pena di morte
  6. Libertà di espressione - giornalisti
  7. Difensori dei diritti umani
  8. Rapporto di Amnesty International

Il conflitto nel Darfur è proseguito senza sosta, facendo registrare un aumento di attacchi e violazioni del diritto internazionale umanitario da tutte le parti in lotta. A maggio un attacco a Omdurman da parte di un gruppo di opposizione armata con base in Darfur è precipitato in un'ondata di esecuzioni extragiudiziali, arresti arbitrari e detenzioni illegali, torture e altri maltrattamenti per mano dei Servizi nazionali di intelligence e di sicurezza (NISS) e della polizia, colpendo principalmente darfuriani e membri dell'etnia zaghawa. Sempre a maggio, scontri armati verificatesi ad Abyei, al confine tra nord e sud del Sudan, hanno determinato lo sfollamento di oltre 50.000 persone e la distruzione totale della città. Il procuratore della Corte penale internazionale (ICC) ha avanzato una richiesta di mandato d'arresto nei confronti del presidente Omar Al Bashir per crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio.

La pena di morte ha continuato a essere comminata e i tribunali hanno emesso sentenze capitali nei confronti di uomini, donne e minorenni al di sotto dei 18 anni di età. I servizi di sicurezza hanno imposto rigide restrizioni alla stampa e ai giornalisti.

Contesto

A gennaio ha preso il via il dispiegamento della Missione mista Nazioni Unite-Unione Africana in Darfur (UNAMID), ma a fine anno soltanto circa la metà del promesso contingente di 26.000 unità era sul campo, con truppe altresì mal equipaggiate.

Ad aprile si è tenuto il primo censimento dopo oltre venti anni. Il censimento, uno dei pilastri dell'Accordo completo di pace (CPA) che ha posto fine al decennale conflitto nel Sudan del sud e punto focale per un referendum sull'indipendenza del Sudan del sud nel 2011, è risultato altamente controverso. In esso non era infatti prevista la rappresentanza di tutte le comunità sudanesi, compresi darfuriani e sudanesi del sud.

Il 10 maggio, un gruppo di opposizione armata con base in Darfur, Movimento giustizia ed eguaglianza (JEM), ha spostato su Khartoum il conflitto del Darfur lanciando un attacco alla capitale gemella, la città di Omdurman. L'attacco è stato respinto dalle truppe sudanesi.

A giugno, Djibril Yipènè Bassolé è stato nominato nuovo mediatore congiunto Nazione Unite-Unità Africana per il Darfur, in sostituzione degli Inviati speciali delle Nazioni Unite e dell'Unione Africana per il Darfur, rispettivamente Ian Eliasson e Salim Ahmed Salim.

A luglio, il governo ha adottato una nuova legislazione elettorale. Il governo ha altresì annunciato che le prossime elezioni presidenziali si sarebbero tenute nel luglio 2009, un altro passo importante verso il referendum del 2011.

Il parlamento sudanese ha deliberato in merito alla bozza di una nuova legge penale che comprende reati ai sensi del diritto internazionale, ma a fine anno il nuovo documento legislativo non era stato ancora convertito in legge.

Alla fine di ottobre il presidente e il Partito del congresso nazionale (NCP), al governo, hanno organizzato un vertice allargato per l'avvio di una soluzione al conflitto del Darfur. La cosiddetta Iniziativa per il popolo sudanese è risultata altamente controversa ed è stata boicottata da 13 gruppi di opposizione. I suoi risultati avrebbero aperto la strada ai negoziati di pace di Doha, su proposta del Qatar. A fine anno erano in corso trattative per persuadere i principali gruppi di opposizione armata, come il JEM, a prendervi parte.

Giustizia internazionale

Il 14 luglio, il procuratore dell'ICC Luis Moreno Ocampo ha presentato alla Camera preprocessuale dell'ICC una richiesta di mandato di arresto nei confronti del presidente Omar Al Bashir. La richiesta comprendeva 10 capi di imputazione per crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio che sarebbero stati commessi per «ordine diretto» del presidente Al Bashir.

L'annuncio della richiesta ha coinciso con un attacco alle truppe dell'UNAMID, che ha posto in condizioni di massima allerta il contingente e ha portato allo spostamento della sede del personale aggiuntivo delle Nazioni Unite e delle ONG operanti in Darfur.

La richiesta ha innescato una serie di richiami da parte di Stati appartenenti all'UA, alla Lega Araba e all'Organizzazione della conferenza islamica a deferire il caso ai sensi dell'art.16 dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale.

A ottobre il governo ha annunciato di aver arrestato l'ex leader janjaweed Ali Kushayb, incriminato dall'ICC nel 2007, in attesa del procedimento a suo carico da parte di un tribunale speciale a El Geneina, nell'ovest del Darfur. Nonostante l'annuncio secondo cui il processo a carico di Ali Kushayb sarebbe iniziato a ottobre, a fine anno l'istruttoria non era stata ancora avviata. Notizie non confermate hanno indicato che egli aveva continuato a spostarsi liberamente tra gli Stati del Darfur.

Ahmed Haroun, anch'egli incriminato dall'ICC nel 2007, ha continuato a rivestire la carica di ministro di Stato per gli Affari Umanitari.

Il 20 novembre, il procuratore ha avanzato richiesta di mandato d'arresto nei confronti di tre comandanti di gruppi di opposizione armata attivi in Darfur. Il procuratore non ha reso noto i loro nomi. I comandanti erano accusati di crimini di guerra in riferimento a un attacco alla Missione dell'UA in Sudan (AMIS) nel dicembre 2007 in cui erano rimasti uccisi 12 soldati del contingente di peacekeeping.

Conflitto armato - Darfur

Il conflitto del Darfur si è intensificato con un aumento degli attacchi e di violazioni del diritto internazionale umanitario da tutte le parti impegnate nel conflitto.

Gli attacchi ai villaggi si sono notevolmente intensificati durante l'anno, e hanno visto lo sfollamento complessivo di un numero di persone tra 270.000 e 300.000. Nonostante lo schieramento dell'UNAMID le diffuse violazioni dei diritti umani sono continuate.

Il contingente dell'UNAMID è risultato inabilitato a causa dell'insufficiente numero di truppe e di un equipaggiamento militare inadeguato. Con un totale di soltanto 11.415 effettivi senza uniforme affiancati da 721 dipendenti civili internazionali, 1.393 membri di personale locale civile e 246 volontari delle Nazioni Unite alla data del 31 ottobre, l'UNAMID non è stata in grado di compiere a tutti gli effetti il suo mandato in Darfur. La sua mancanza di elicotteri da combattimento e di trasporto via terra ha compromesso la sua capacità di proteggere i civili e le proprie truppe. Nel corso dell'anno, 17 membri del contingente sono rimasti uccisi durante vari attacchi. L'UNAMID non è stata in grado di intervenire in diverse occasioni in cui civili del Darfur erano in pericolo.

Gli attacchi contro convogli umanitari hanno raggiunto il culmine nel corso dell'anno, portando alla riduzione di un terzo degli aiuti del World Food Programme destinati al Darfur. Tra gennaio e ottobre sono stati uccisi undici operatori umanitari. Il rapido aumento degli attacchi nei confronti degli operatori umanitari, unitamente al dirottamento di veicoli e ai rapimenti, ha limitato le attività operative delle agenzie umanitarie e di ONG e la loro capacità di raggiungere le comunità più vulnerabili del Darfur.

*A gennaio, le Forze armate sudanesi hanno cercati di riguadagnare il controllo sul corridoio settentrionale dell'ovest Darfur in mano al JEM. Il tentativo ha prodotto attacchi ai villaggi di Abu Suruj, Saraf Jidad, Silea e Sirba, ovest Darfur. L'esercito, affiancato dalle milizie janjaweed, ha fatto ricorso a bombardamenti aerei a sostegno dell'offensiva via terra. L'intera zona è rimasta inaccessibile alle organizzazioni umanitarie e alle Nazioni Unite dalla metà di dicembre 2007 fino al marzo 2008. Gli attacchi hanno provocato lo sfollamento di circa 30.000 persone, molte in zone che non erano facilmente raggiungibili dalle agenzie umanitarie. Gli attacchi hanno avuto carattere indiscriminato e sia le forze governative che i servizi di sicurezza hanno saccheggiato e bruciato i villaggi che incontravano sulla loro strada. I danni alle infrastrutture civili sono risultati estesi e almeno 115 civili sono rimasti uccisi. A Sirba sono stati segnalati diversi casi di stupro durane e dopo gli attacchi.

*Il 25 agosto, i NISS hanno cercato di entrare nel campo di Kalma, sud Darfur, in cerca di armi illegali e di droga. Il campo di Kalma ospita oltre 90.000 sfollati, ed è il campo più grande dell'intero Darfur. Quando gli abitanti si sono rifiutati di acconsentire ai NISS di entrare nel campo, questi lo hanno circondato, hanno aperto il fuoco e, stando alle fonti, lo hanno bombardato. L'accesso in entrata e in uscita dal campo è stato bloccato, anche ai feriti e alle agenzie umanitarie. Più di 47 civili sono rimasti uccisi. L'UNAMID non è intervenuta.

***Violenza contro donne e ragazze

Non sono cessati gli episodi di violenza di genere, tra cui stupri e altre forme di violenza sessuale.

Le operazioni di numerose ONG internazionali impegnate nel contrastare la violenza sulle donne hanno continuato a essere limitate dal governo. L'interferenza da parte della governativa Commissione per gli aiuti umanitari, che supervisiona e coordina le attività umanitarie in Darfur, è risultata più forte nel corso dell'anno. Amnesty International ha inoltre ricevuto informazioni attendibili secondo cui operatori di organizzazioni impegnate nella lotta alla violenza sessuale di genere sono stati oggetto di vessazioni da parte dei NISS durante l'anno.

Nel disperato tentativo di metterle in salvo dal conflitto, donne hanno continuato a essere mandate dai loro mariti, assieme ai loro figli, nella capitale, dove sono andate ad abitare nei campi sfollati che circondano la città, spesso in condizioni di estrema povertà.

***Abyei, Sudan del sud

L'attuazione del CPA è stata segnata da problemi tra il NCP e il Movimento di liberazione del popolo sudanese (SPLM). Il confronto ha riguardato questioni come la demarcazione del confine nord-sud, il censimento, e il ritorno dei residenti del sud da Khartoum verso il Sudan del sud.

Nei mesi antecedenti la data di maggio, le forze del Governo del Sudan del sud e le Forze armate sudanesi hanno raggruppato truppe attorno ad Abyei, situata in una zona petrolifera al confine tra il nord e il sud del Paese.

A maggio, le due forze sono giunte allo scontro, che ha provocato lo sfollamento di oltre 50.000 persone e la distruzione totale della città.

L'8 giugno, il NCP e il SPLM hanno raggiunto l'Accordo articolato di Abyei allo scopo di risolvere la crisi generata.

Arresti e detenzioni arbitrarie

L'attacco del JEM a Omdurman del 10 maggio, ricacciato dalle forze governative, ha causato oltre 220 vittime, secondo fonti ufficiali. Le forze governative hanno quindi rastrellato Omdurman, arrestando e detenendo qualsiasi uomo, donna o bambino di percepita origine darfuriana, e quanti erano sospettati di sostenere i gruppi di opposizione, e in special modo i zaghawa. Centinaia di civili sono stati successivamente arrestati, mentre venivano segnalate esecuzioni extragiudiziali, torture e altri maltrattamenti. Molte persone sono state trattenute in incommunicado in luoghi di detenzione non ufficiali. La vittima più giovane di questo genere di detenzioni era un bambino di appena nove mesi, trattenuto assieme alla madre nei sotterranei di un centro di detenzione per due mesi. Almeno una persona è deceduta in seguito a maltrattamento in detenzione nelle prime due settimane dopo l'arresto.

Nel periodo successivo all'attacco, il governo ha annunciato alla rete televisiva nazionale di detenere in un centro riabilitativo sociale oltre 80 minorenni, arrestati durante il giro di vite della sicurezza su Omdurman. Il governo ha asserito che i minorenni, alcuni di appena 11 anni di età, erano stati trovati in uniforme e in possesso di armi. Secondo quanto riferito, i minorenni sono stati maltrattati durante i primi giorni della loro detenzione, ma hanno potuto ricevere visite e sono stati in seguito rilasciati dal governo.

Sebbene molte delle persone arrestate siano state rilasciate, altre mancavano all'appello e di loro non si è saputo più nulla.

Processi iniqui - pena di morte

I tribunali hanno continuato a comminare sentenze di morte, anche nei confronti di donne e minorenni al di sotto dei 18 anni di età.

La legge sull'infanzia del 2004 è stata riveduta dalla commissione per le riforme legislative ed è stata rinviata al Consiglio di gabinetto per ulteriore revisione. La legge emendata ridefinisce il minorenne come una persona al di sotto dei 18 anni di età ed eleva l'età della responsabilità penale a 18 anni. Tuttavia, in attesa della sua promulgazione, la legge sull'infanzia del 2004 è rimasta in vigore, ponendo i minorenni al di sotto dei 18 anni a rischio di pene degradanti e inumane, compresa la pena di morte nel caso in cui essi dimostrino "tratti di maturità" fisica nel momento in cui commettono un reato penale.

In seguito all'attacco del JEM a Omdurman, il Chief Justice [in Sudan «giudice presidente della Corte Suprema e presidente del Consiglio superiore della magistratura», ndt] ha istituito cinque tribunali speciali anti-terrorismo, nell'ambito di una prima applicazione della legge sull'anti-terrorismo promulgata nel 2001. I tribunali speciali hanno inizialmente avviato i processi a carico di 37 soggetti di cui è noto il nome. Più di 50 imputati sono comparsi di fronte ai suddetti tribunali nei mesi di giugno, luglio e agosto. Complessivamente erano 109 i soggetti per cui era stato fissato il processo innanzi ai tribunali speciali.

Alla fine di agosto, erano 50 i soggetti condannati a morte da questi tribunali a seguito di processi iniqui. Questi non avevano rispettato gli standard internazionali di equità processuale sotto diversi profili. Ad alcuni imputati è stato concesso di incontrare per la prima volta i loro avvocati soltanto dopo che era iniziato il processo a loro carico mentre altri sono stati giudicati colpevoli sulla base di confessioni ottenute sotto tortura.

Alcuni avvocati, per lo più membri dell'Ordine degli avvocati del Darfur, si sono organizzati in collegi di difesa offrendo assistenza legale come volontari a coloro che si trovavano sotto processo davanti ai suddetti tribunali. Questi avvocati hanno presentato appello alla Corte Costituzionale, contestando la costituzionalità dei tribunali anti-terrorismo. Il loro ricorso è stato respinto.

Dopo il pronunciamento delle condanne a morte, gli avvocati hanno presentato appello contro il verdetto e le sentenze. A fine anno la Corte d'appello speciale non si era ancora espressa in merito alle istanze di appello.

*Il 22 maggio, Al Tayeb Ali Ahmed Abdel Rahman è stato messo a morte per ordine della Corte Costituzionale, tre ore dopo che la sua famiglia e il suo avvocato erano stati informati che sarebbe stata eseguita la sentenza di morte. Al Tayeb era stato condannato a morte da un Tribunale speciale a El Fasher il 27 gennaio 2004, al termine di un processo iniquo in cui non gli era stata garantita l'assistenza di un legale. La sua sentenza di condanna era stata tuttavia confermata dalla Corte Costituzionale. Ex membro dell'Esercito di liberazione sudanese (SLA) (Fazione Mini Minawi), egli era stato giudicato colpevole di partecipazione agli attacchi compiuti dallo SLA, compreso l'attentato all'aeroporto di El Fasher del 2003. La Corte Costituzionale ha rigettato un appello presentato alcune ore prima della sua esecuzione. Mini Minawi, divenuto consigliere del presidente, aveva chiesto l'amnistia per Al Tayeb secondo i termini stabiliti dall'Accordo di pace per il Darfur, ma la sua richiesta non era stata presa in considerazione.

A dicembre il Sudan ha votato contro una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per una moratoria mondiale sulle esecuzioni.

Libertà di espressione - giornalisti

Il giro di vite operato dai servizi di sicurezza nei confronti della stampa e dei giornalisti ha raggiunto il culmine dal 2005, quando fu adottata una Costituzione nazionale ad interim quale parte dell'attuazione del CPA, che stabiliva provvedimenti per salvaguardare la libertà di espressione e la libertà di stampa.

Il ripristino di misure censorie contro i quotidiani a proprietà privata ha avuto inizio a febbraio. All'epoca, molti quotidiani locali avevano riportato i legami tra il governo sudanese e i gruppi di opposizione ciadiana che avevano attaccato la capitale del Ciad, N'Djamena. Come ritorsione, rappresentanti dei NISS hanno ripreso le ispezioni giornaliere negli uffici dei quotidiani e delle tipografie. L'attacco del JEM a Omdurman a maggio ha portato a più rigide restrizioni nei confronti della stampa. Giornalisti sono stati da più parti presi di mira da parte dei NISS; mentre alcuni sono stati oggetto di intimidazioni e vessazioni, altri sono stati arrestati e detenuti, specialmente nel periodo successivo all'attacco.

Le misure censorie ripristinate a febbraio a fine anno erano ancora in vigore. Il 4 novembre, più di un centinaio di giornalisti hanno intrapreso uno sciopero della fame per una giornata, in segno di protesta contro la repressione in atto sulla stampa e la continua violazione da parte del governo della libertà di espressione. Tre quotidiani non sono usciti per tre giorni in segno di solidarietà. In risposta alla protesta da essi attuata sono stati censurati per un giorno.

*Amnesty International ha documentato la detenzione di un giornalista il quale è stato arrestato dai NISS sull'onda dell'attacco a Omdurman di maggio. Egli è stato trattenuto in incommunicado per oltre due mesi durante i quali è stato torturato in continuazione. Non gli è stato permesso di incontrare un avvocato e la sua famiglia non ha potuto recargli visita né è stata informata di dove si trovasse. Durante l'intera durata della sua detenzione non è stata formulata alcuna accusa.

Difensori dei diritti umani

Il 24 novembre, tre noti difensori dei diritti umani sono stati arrestati dai NISS a Khartoum. Amir Suleiman, Abdel Monim Elgak e Osman Humeida sono stati arrestati e torturati in custodia prima di essere rilasciati. Amnesty International ha considerato i tre prigionieri di coscienza, detenuti unicamente per aver esercitato pacificamente i loro diritti alle libertà di espressione e di associazione.

Rapporto di Amnesty International

Sudan: Displaced in Darfur - a generation of anger (AFR 54/001/2008)