Capo di stato e di governo: Runaldo Ronald Venetiaan
Pena di morte: abolizionista de facto
Popolazione: 461.000
Speranza di vita: 69,6 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 40/29‰
Alfabetizzazione adulti: 89,6%
È proseguito il processo a carico di coloro che erano stati accusati di aver compiuto esecuzioni extragiudiziali nel dicembre 1982. La questione del diritto alla terra per i saramaka è rimasta irrisolta.
Nel mese di luglio il Suriname ha acceduto allo Statuto di Roma della Corte penale internazionale.
Ad agosto la Corte interamericana dei diritti umani ha emesso il proprio parere sulla richiesta del Suriname di una interpretazione del giudizio della stessa Corte del novembre 2007 sulla concessione dei diritti per lo sfruttamento di foreste e miniere situate sul territorio del popolo saramaka.
I saramaka sono discendenti di schiavi africani che erano riusciti a fuggire e a stabilire insediamenti nella foresta pluviale all'interno del Suriname durante il XVII e XVIII secolo. L'opinione della Corte ha stabilito che: «Lo Stato ha violato, a danno dei membri del popolo saramaka, il diritto alla proprietà». A fine anno il Suriname non aveva ancora ottemperato alle decisioni della Corte.
È proseguito nella capitale Paramaribo il processo a 25 persone, compresi 17 ex membri delle forze armate, accusate dell'esecuzione extragiudiziale di 13 civili e 2 ufficiali dell'esercito, i quali furono arrestati nel dicembre 1982 in quanto sospettati di pianificare un colpo di Stato e imprigionati nella caserma di Fort Zeelandia a Paramaribo.
Uno degli accusati, l'ex presidente del Suriname, tenente colonnello Désiré (Desi) Delano Bouterse, aveva annunciato all'epoca alla televisione che i 15 erano stati uccisi durante un tentativo di fuga. Secondo i referti le vittime presentavano molteplici segni di tortura: mandibole frantumate, denti rotti, braccia e gambe fratturate, e diverse ferite d'arma da fuoco al volto, al torace e all'addome. Tra le vittime vi erano giornalisti, avvocati, lettori universitari, uomini d'affari e un leader sindacale.
Il processo, iniziato nel novembre 2007, veniva celebrato da un tribunale militare e non ordinario civile, nonostante il fatto che tutti i reati comuni commessi da personale militare, fra cui violazioni dei diritti umani e crimini ai sensi del diritto internazionale, avrebbero dovuto essere giudicati da corti civili e secondo rito ordinario. Le accuse a carico degli imputati non comprendevano il reato di tortura.
Durante le udienze tenutesi a luglio e agosto la difesa ha contestato l'imparzialità di due giudici, paventando un conflitto di interessi. A novembre la corte ha respinto l'obiezione della difesa nei confronti di uno dei giudici. A dicembre è stata ricusata la mozione avanzata contro la presidente del tribunale militare, giudice Cynthia Valstein-Montnor.