Capo di Stato e di governo: Pascal Couchepin
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 7,5 milioni
Speranza di vita: 81,3 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 6/5‰
Leggi inadeguate non hanno fornito protezione efficace contro la discriminazione. Sono proseguite le denunce di discriminazione razziale, compresi maltrattamenti, per mano di agenti delle forze dell'ordine. Disposizioni di legge restrittive hanno violato i diritti economici, sociali e culturali di richiedenti asilo e migranti irregolari.
Il Comitato delle Nazioni unite sull'eliminazione della discriminazione razziale (CERD) ha evidenziato il persistente problema della discriminazione in Svizzera, che comprende tra l'altro la mancanza di adeguate norme legislative nazionali e cantonali che proibiscano la discriminazione e l'uso da parte delle forze dell'ordine di schedature su base razziale. Il Comitato ha anche espresso preoccupazione per la continua discriminazione ai danni delle comunità rom, sinti e yenish, in particolare per quanto riguarda gli alloggi e l'istruzione. Il Comitato ha chiesto la creazione di una istituzione nazionale per i diritti umani. Tale raccomandazione è stata reiterata durante l'esame della situazione svizzera nel corso del processo di Revisione periodica universale del Consiglio delle Nazioni unite per i diritti umani. La Revisione ha anche richiesto alla Svizzera di adottare ulteriori misure contro il razzismo e la discriminazione.
Sono proseguite le segnalazioni di maltrattamenti compiuti da agenti delle forze dell'ordine. Il CERD ha espresso preoccupazione per l'eccessivo impiego di forza da parte degli agenti, soprattutto verso i neri.
Il dipartimento di sicurezza cantonale ha avviato un'inchiesta indipendente sull'intervento della polizia durante una manifestazione avvenuta il 26 gennaio a Basilea. I risultati dell'inchiesta hanno criticato l'incapacità da parte della polizia di informare adeguatamente i dimostranti fermati sui motivi del loro arresto, la mancata informazione alle famiglie degli arrestati, compresi i genitori di detenuti minorenni, nonché gli arresti arbitrari di massa. A Berna il capo della polizia ha nominato una rappresentante del governo regionale quale osservatrice per controllare le condizioni di detenzione dei manifestanti arrestati il 19 gennaio durante un analogo intervento della polizia. Il rapporto dell'osservatrice ha sollevato gli stessi timori espressi a Basilea, condannando anche la polizia per non aver provveduto a dare cibo e acqua ai dimostranti arrestati.
Norme di legge restrittive hanno continuato a violare i diritti economici, sociali e culturali di richiedenti asilo e migranti irregolari, molti dei quali si sono trovati in condizioni di estrema povertà. Il CERD si è detto preoccupato che tali norme costituiscano una violazione della Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale. I richiedenti asilo respinti non hanno diritto all'assistenza sociale e vivono perciò in condizioni di emarginazione e indigenza.
Il 18 marzo il Parlamento ha adottato una norma che autorizza l'impiego di armi a scarica elettrica e cani poliziotto durante le espulsioni forzate di cittadini stranieri, il cui ricorso potrebbe costituire una violazione degli standard del Consiglio d'Europa sull'uso proporzionato della forza in tali operazioni.
In alcuni cantoni, le disposizioni legislative introdotte nel 2007 a tutela delle vittime di violenza domestica non sono state adeguatamente messe in atto. Si è rilevata l'insufficienza di addestramento specifico per la polizia e la mancanza di formazione per i giudici. In alcuni cantoni i centri di protezione e sostegno non sono stati sufficientemente finanziati.
L'8 settembre la Svizzera ha firmato la Convenzione del Consiglio d'Europa sull'azione contro la tratta di esseri umani.
Un avvocato rappresentante tre reclusi del centro di detenzione statunitense di Guantánamo Bay ha presentato domanda di asilo in Svizzera per i suoi assistiti. Le autorità statunitensi non avevano mai imputato alcuna accusa ai tre uomini, detenuti da più di sei anni, e per due di essi era già stato autorizzato il rilascio. I tre uomini (di nazionalità libica, algerina e cinese di etnia uigura) erano a rischio di persecuzione se rimpatriati. Tutte e tre le domande sono state rigettate a novembre dall'Ufficio federale della Migrazione, decisione contro la quale sono stati presentati ricorsi.