Capo di Stato: Zine El 'Abidine Ben 'Ali
Capo del governo: Mohamed Ghannouchi
Pena di morte: abolizionista de facto
Popolazione: 10,4 milioni
Speranza di vita: 73,5 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 23/21‰
Alfabetizzazione adulti: 74,3 %
Le forze di sicurezza sono spesso ricorse a un uso eccessivo della forza contro gruppi di manifestanti, causando la morte di due di loro, arrestandone e perseguendone almeno altri 200, compresi difensori dei diritti umani e leader sindacali. Le libertà di espressione, associazione e riunione sono state limitate, mentre giornalisti, avvocati e difensori dei diritti umani sono stati perseguiti e hanno subito vessazioni. Sono stati riportati episodi di tortura e altre forme di maltrattamento di detenuti. Almeno 450 persone sono state condannate a pene detentive al termine di processi iniqui per accuse collegate al terrorismo. La moratoria sulle esecuzioni è stata prolungata.
Per diversi mesi, a partire da gennaio, il distretto minerario di Gafsa, nel sud-est del Paese, è stato teatro di gravi disordini, in seguito alle proteste della popolazione contro la crescente disoccupazione, la povertà, il carovita e le politiche di assunzione del principale datore di lavoro locale, la Gafsa Phosphate Company. Le autorità hanno risposto inviando forze di sicurezza a Redeyef e in altre città, le quali sono ricorse a un uso eccessivo della forza per disperdere i manifestanti, provocando due morti e numerosi feriti. Centinaia di altri manifestanti e civili, sospettati di organizzare o sostenere le manifestazioni, sono stati arrestati e almeno 200 sono stati processati. Alcuni di loro sono stati giudicati colpevoli e condannati a pene detentive fino a 10 anni di carcere.
*Il 6 giugno, Hafnaoui Maghzaoui è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco a Redeyef, quando le forze di sicurezza hanno sparato sui manifestanti nel tentativo di disperderli. Fonti non ufficiali hanno riportato il ferimento di altre 26 persone; secondo le autorità, il numero totale di feriti ammontava a otto. A settembre, un manifestante, Abdelkhalek Amaidi, è morto a causa delle ferite riportate durante gli scontri. Testimoni oculari hanno dichiarato che la polizia aveva aperto il fuoco senza preavviso, e che molti dei manifestanti avevano riportato ferite da proiettile alla schiena e alle gambe. Il ministro della Giustizia ha espresso il suo rammarico per la morte di Hafnaoui Maghzaoui, ma ha negato qualsiasi responsabilità dolosa da parte delle forze di sicurezza, dichiarando che era stata avviata un'inchiesta.
*Adnan Hajji, segretario generale dell'ufficio territoriale del Sindacato generale dei lavoratori, è stato arrestato a giugno. Hajji, insieme ad altre 37 persone accusate dalle autorità di essere tra i leader delle proteste, è stato incriminato per organizzazione di gruppo criminale, appartenenza finalizzata a danneggiare la proprietà altrui, e altri reati. Gli imputati sono comparsi in tribunale a dicembre; 33 di loro sono stati condannati a pene detentive fino a 10 anni di carcere; altri cinque sono stati prosciolti.
A luglio la Costituzione è stata emendata per abbassare da 20 a 18 anni l'età per esercitare il diritto di voto, e per introdurre misure speciali in previsione delle elezioni presidenziali del 2009. In pratica, tali clausole eccezionali consentono solo ai leader di partiti politici, che abbiano ricoperto la carica per almeno due anni, di candidarsi alle elezioni. A dicembre, le autorità hanno annunciato alcuni emendamenti preliminari alle leggi elettorali, al fine di aumentare da 37 a 50 i seggi per i partiti dell'opposizione, sia in Parlamento che nei consigli locali.
Il codice di procedura penale è stato emendato in marzo. Il nuovo codice ha rafforzato le garanzie procedurali in favore dei detenuti, richiedendo a pubblici ministeri e giudici istruttori di motivare le autorizzazioni di estensione a tre giorni del consueto termine di custodia cautelare (garde à vue) dei detenuti. A giugno, nuove norme hanno consentito di rendere il Consiglio superiore per i diritti umani e le libertà fondamentali in linea con i Principi di Parigi relativamente alle istituzioni per i diritti umani, con la prospettiva di rafforzarne l'indipendenza.
I processi per presunti casi di terrorismo sono risultati di frequente iniqui e hanno generalmente determinato la condanna degli imputati a lunghe pene detentive. Tra i processati vi erano persone arrestate in Tunisia così come tunisini rimpatriati forzatamente dalle autorità di altri Stati, nonostante i timori riguardo al rischio di tortura cui erano esposti. Spesso le condanne si sono basate esclusivamente su "confessioni" rese durante la detenzione pre-processuale in incommunicado e poi ritrattate dagli imputati in tribunale, in quanto, stando alle accuse, ottenute tramite tortura. I giudici e le corti incaricati hanno abitualmente omesso di indagare tali accuse. Durante l'anno, circa 450 persone sono state condannate a pene detentive per accuse collegate al terrorismo.
A giugno, le autorità italiane hanno rimpatriato forzatamente Sami Ben Khemais Essid in Tunisia, nonostante la sussistenza di timori per la sua sicurezza. Arrestato al suo arrivo, era stato già precedentemente condannato, anche da tribunali militari, a pene per un totale di oltre 100 anni di carcere comminategli in contumacia per diversi casi di terrorismo tra il 2000 e il 2007. Sami Ben Khemais Essid ha impugnato le sentenze; a luglio e a novembre è stato riprocessato e condannato, in due casi separati, a pene detentive per otto e undici anni.
*Ziad Fakraoui, che aveva dichiarato di essere stato torturato mentre era trattenuto in incommunicado presso il Dipartimento di Sicurezza di Stato a Tunisi nel 2005, è stato rilasciato a maggio; il 25 giugno è stato nuovamente arrestato dalle forze di sicurezza, due giorni dopo che Amnesty International aveva citato il suo caso in un rapporto sulle violazioni dei diritti umani in Tunisia. Dopo essere stato trattenuto in incommunicado per sette giorni, è stato trasferito davanti a un giudice istruttore e incriminato per appartenenza a organizzazioni terroristiche e incitamento al terrorismo, le stesse accuse che avevano portato alla sua incarcerazione in seguito all'arresto nel 2005. Il 25 novembre è stato assolto da tutti i capi d'accusa e rilasciato.
A novembre, 44 prigionieri politici sono stati rilasciati con la condizionale per commemorare il 21º anniversario dell'ascesa al potere del presidente Ben Ali. Tra di loro vi erano 21 prigionieri che stavano scontando lunghe sentenze per appartenenza all'organizzazione islamista al bando Ennahda. Molti erano in carcere da oltre 15 anni, sebbene l'ultimo dei leader di Ennahda non sia ancora stato catturato. Secondo le informazioni ricevute, alcuni dei prigionieri necessitavano di urgenti cure mediche, a causa dei maltrattamenti e delle dure condizioni di detenzione, compreso l'isolamento prolungato.
Come altri prigionieri politici rilasciati in precedenza, stando alla fonti, essi sono stati posti sotto ordinanze di "controllo amministrativo", imposte alla maggior parte di loro durante il processo nel 1992; questo tipo di custodia richiede al prigioniero di presentarsi di frequente a specifici commissariati di polizia. Tali restrizioni limitano la libertà di movimento, rendendo difficile per chi le subisce trovare un impiego e avere accesso a cure mediche. In alcuni casi, i congiunti di un rilasciato sotto controllo amministrativo vedono loro negato il diritto al passaporto. Sadok Chourou, ex leader di Ennahda e tra i prigionieri rilasciati a novembre, è stato nuovamente arrestato nella sua abitazione il 3 dicembre. Tre giorni dopo è stato accusato di «sostenere un'organizzazione al bando», con chiaro riferimento a Ennahda, e condannato a un anno di reclusione.
Sono continuate le segnalazioni di tortura e altri maltrattamenti da parte delle forze di sicurezza, in special modo presso il Dipartimento per la sicurezza di Stato. I detenuti in incommunicado sono stati particolarmente a rischio.
*Il 5 giugno, Jaber Tabbabi è stato arrestato durante i disordini di Gafsa. Gli agenti di polizia gli hanno strappato i vestiti e lo hanno colpito ripetutamente mentre lo trascinavano verso una stazione di polizia a Redeyef, dove ha asserito di essere stato torturato. È stato in seguito trasferito presso una stazione di polizia a Metlaoui, dove è stato bendato, costretto in posizione contorta e dove gli è stato inserito un bastone nel retto. Un taglio alla testa ha richiesto 16 punti di sutura. Tabbabi ha dichiarato di essere stato tenuto nudo fino poco prima di essere portato davanti a un giudice istruttore della Corte di primo grado di Gafsa. Il giudice ha respinto le richieste dei suoi avvocati di disporre perizie mediche al fine di comprovare la tortura, ma ne ha ordinato la liberazione immediata. È stato rilasciato senza accusa il 9 giugno.
Il governo ha mantenuto le gravi restrizioni alla libertà dei media, mentre numerosi giornalisti sono stati perseguiti a causa delle loro attività professionali, spesso con capi di accusa apparentemente irrilevanti.
*Fahem Boukadous, un giornalista della stazione televisiva tunisina al-Hiwar Ettounsi, è stato incriminato per «appartenenza ad associazione criminale» e «distribuzione di informazioni potenzialmente contro l'ordine pubblico» in seguito ai suoi servizi di cronaca sulle proteste di Gafsa e sulle violazioni dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza. Fahem Boukadous è entrato in clandestinità ed è stato processato in contumacia il 12 dicembre assieme ad altre 37 persone (cfr. sopra) e condannato a sei anni di carcere.
*A ottobre, Naziha Rjiba è stata convocata dal pubblico ministero e interrogata riguardo a un suo articolo pubblicato sul giornale d'opposizione al-Mouatinoun. L'articolo accusava il governo di aver distrutto il sito web di Kalima, un periodico d'informazione on-line fondato da Naziha Rjiba insieme ad altri, dopo che nel 1998 le autorità avevano negato loro il premesso di stampare. Dopo alcuni giorni, il ministero dell'Interno ha confiscato l'intero numero di al-Mouatinoun in cui appariva l'articolo.
Attivisti e difensori dei diritti umani hanno subito intimidazioni e vessazioni da parte delle autorità, le quali li hanno messi sotto stretta e costante sorveglianza, hanno impedito l'iscrizione legale di ONG per i diritti umani, oppure ne hanno ostacolato le attività, e hanno interferito con i loro mezzi di comunicazione, interrompendo linee telefoniche e collegamenti a Internet.
*A giugno, due avvocati difensori dei diritti umani, che avevano parlato del tema delle violazioni ai diritti umani in Tunisia a una conferenza stampa organizzata da Amnesty International a Parigi, al loro ritorno a Tunisi sono stati oggetto di vessazioni da parte di agenti delle forze di sicurezza. Samir Dilou e Anouar Kousri sono stati brevemente trattenuti all'aeroporto ed è stato loro ordinato di recarsi presso la polizia, che li ha interrogati sulla conferenza stampa e li ha accusati di calunnie e di danneggiare la reputazione della Tunisia. A Samir Dilou è stato richiesto di desistere da tali attività o al contrario sarebbe stato incriminato.
A settembre, la Tunisia ha aderito al Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne. A novembre, le autorità hanno messo a disposizione un numero verde per le vittime di violenza domestica.
Il governo ha prolungato una moratoria de facto sulle esecuzioni, ma il braccio della morte contava ancora alcuni prigionieri. A febbraio, la Corte d'appello di Tunisi ha commutato due condanne a morte imposte nel dicembre 2007, al termine di quello che è noto come il "processo Soliman", ma ha confermato le altre. La sentenza a carico di Imed Ben Amar è stata commutata in ergastolo, mentre la condanna a morte di Saber Ragoubi è stata confermata.
A marzo, un gruppo interpartitico composto da 25 parlamentari ha presentato una proposta di legge in favore dell'abolizione della pena di morte, la quale però a fine anno non era ancora stata completamente esaminata.
Un delegato di Amnesty International ha visitato la Tunisia a febbraio in qualità di osservatore al processo Soliman.
Tunisia: Court's decision to uphold death sentence a failure to redress injustice, 21 febbraio 2008
In the name of security: Routine abuses in Tunisia (MDE 30/007/2008)
Tunisia: Open inquiry into killing of demonstrator against rising prices (MDE 30/008/2008)
Tunisia: Abuses continue despite official denial (MDE 30/010/2008)
Tunisia: Former political prisoners face harassment (MDE 30/012/2008)
Tunisia: Trial of trade union leaders a travesty of justice, 12 dicembre 2008