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Ucraina

Ucraina

Capo di Stato: Viktor Yushchenko
Capo del governo: Yuliya Timoshenko
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 45,9 milioni
Speranza di vita: 67,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 18/13‰
Alfabetizzazione adulti: 99,4%

  1. Contesto
  2. Razzismo
  3. Rifugiati e richiedenti asilo
  4. Tortura e altri maltrattamenti
  5. Impunità
  6. Missioni e rapporto di Amnesty International

Le autorità non hanno provveduto a dare risposte adeguate al crescente fenomeno delle aggressioni di stampo razzista. Rifugiati e richiedenti asilo sono risultati a rischio di rimpatrio forzato. Sono continuate torture e altri maltrattamenti in detenzione di polizia e i responsabili di violazioni dei diritti umani hanno goduto dell'impunità.

Contesto

Non si è attenuata l'instabilità politica. In seguito a screzi tra i membri della coalizione di governo, l'8 ottobre il presidente Viktor Yushchenko ha sciolto il Parlamento e ha emanato un decreto che proponeva le elezioni per il 7 dicembre. A fine anno la validità del suddetto decreto è stata contestata in aula di tribunale. Ad aprile, la NATO ha deciso di non offrire all'Ucraina lo status di membro aderente, ma a dicembre ha concordato di intensificare la cooperazione con la stessa, utilizzando l'esistente quadro della Commissione NATO-Ucraina allo scopo di riesaminare l'avanzamento dell'Ucraina verso un Piano d'azione per l'adesione. A giugno il presidente russo Dmitry Medvedev ha ammonito l'Ucraina che avrebbero potuto esserci «gravi conseguenze» nel caso in cui avesse aderito alla NATO. Un summit Ucraina-UE tenutosi a settembre ha prodotto un quadro di più stretti legami tra l'Ucraina e l'UE, ma non è stato in grado di offrire la prospettiva di un'adesione.

Razzismo

È proseguita l'allarmante crescita degli attacchi di matrice razzista contro residenti stranieri in Ucraina osservata negli ultimi anni. Inadeguate disposizioni di legge, scarse risposte da parte della polizia e mancato riconoscimento della gravità dei reati motivati dall'odio razziale hanno di fatto determinato l'impunità per i responsabili. Alcuni funzionari hanno dimostrato mancanza di comprensione della gravità della problematica, assenza della volontà politica di contrastare il razzismo e la negazione dell'esistenza del problema. Ad agosto, il vice primo ministro ha approvato i parametri di riferimento per un gruppo di lavoro ministeriale incaricato di combattere la xenofobia e l'intolleranza razziale, ma non è stato chiarito se questo gruppo avesse l'autorità a un livello sufficientemente elevato per essere effettivo.

La Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza ha raccomandato che l'art.161 del codice penale - uno degli unici due articoli con riferimenti diretti ai reati di matrice razzista - fosse emendato allo scopo di favorire il perseguimento di chiunque inciti all'odio razziale e di ampliarne il campo di applicazione al fine di comprendere tutte le persone sotto la giurisdizione ucraina e non soltanto i suoi cittadini.

*Il 23 aprile, quattro giovani, uno dei quali minorenne, sono stati condannati ciascuno a 13 anni di carcere per l'omicidio di Jeong Kwon Kang. Questi, cittadino sudcoreano, fu aggredito nell'aprile 2007. il Console dell'ambasciata della Repubblica di Corea ha dichiarato che gli aggressori indossavano stivali a punta e che presero a calpestare la testa di Jeong Kwon Kang «fino a fargli uscire il cervello». Secondo la dichiarazione del pubblico ministero, uno degli aggressori ha affermato di aver voluto uccidere Jeong Kwon Kang a causa della sua nazionalità. Jeong Kwon Kang morì il 17 maggio 2007 a seguito delle gravi ferite alla testa riportate durante l'aggressione. Nel maggio 2007, i quattro giovani furono accusati di lesioni personali aggravate e di teppismo. Nel novembre 2007, dopo una prolungata attività di lobby esercitata dall'ambasciata, i sospetti furono incriminati per omicidio e «odio finalizzato a umiliare l'onore nazionale e la dignità di una persona» ai sensi dell'art.161. Tuttavia, la Procura generale ha presentato ricorso per l'archiviazione dell'elemento razzista dell'accusa. La Procura ha spiegato in una lettera inviata all'ambasciata a ottobre che l'art.161 fa riferimento alla diffusione dell'odio razziale, e gli accusati non avevano commesso alcuna azione che potesse essere classificata come propaganda, sobillazione o dimostrazione di odio razziale. Il ricorso è stato respinto dalla Corte Suprema.

*Nel novembre 2006, Vyacheslav Manukyan, un ucraino di origine etnica armena, aveva sporto una causa civile contro la polizia nella cui motivazione si citava che era stato oggetto di discriminazione. Le autorità di polizia gli avevano detto che veniva fermato spesso per il controllo dei documenti poiché il suo «aspetto caratteristico» rendeva loro necessario accertare «la legalità della sua presenza in territorio ucraino». Il 27 marzo 2008, il Tribunale amministrativo di Kharkiv ha sentenziato che la polizia aveva agito «in modo imparziale, coscienzioso e pienamente in linea con il principio di uguaglianza di fronte alla legge ed evitando qualsiasi iniqua discriminazione». Vyacheslav Manukyan ha presentato ricorso contro la decisione, e il 29 luglio la Corte d'appello ha dichiarati che l'agente di polizia non aveva provveduto a informare Vyacheslav Manukyan dei suoi diritti, ma ha confermato la sentenza del precedente tribunale secondo cui il comportamento del poliziotto non era stato discriminatorio. La Corte ha sentenziato che la locuzione «aspetto caratteristico» non intendeva significare soltanto l'origine etnica ma qualsiasi altra caratteristica del suo aspetto esteriore.

Rifugiati e richiedenti asilo

Le autorità ucraine hanno continuato a rimpatriare forzatamente richiedenti asilo verso Paesi in cui sarebbero stati a rischio di gravi violazioni dei diritti umani, e a disattendere le procedure di asilo.

*Il 4 e 5 marzo 2008, le autorità hanno rimpatriato forzatamente 11 richiedenti asilo tamil in Sri Lanka, dove sarebbero stati esposti al rischio di gravi violazioni dei diritti umani, tra cui tortura e altri maltrattamenti. Tutti e 11 i richiedenti asilo erano registrati presso l'UNHCR, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, a Kiev, e sei di loro avevano presentato domanda alle autorità ucraine per ottenere lo status di rifugiati. Il 27 febbraio le sei domande sono state respinte dal servizio immigrazione di Khmelnitskiy per motivi procedurali. Ai richiedenti non è stato concesso il diritto di presentare ricorso.

Tortura e altri maltrattamenti

Associazioni locali per i diritti umani hanno continuato a ricevere denunce di tortura e altri maltrattamenti nei centri di detenzione e nelle carceri. Nel corso dell'anno, il Gruppo per i diritti umani di Kharkiv ha registrato 197 denunce di tortura e maltrattamenti; di queste, 136 riguardavano casi di maltrattamento da parte della polizia e 49 da parte di personale carcerario.

*Sergei Ushakov, sua moglie Anna e sua suocera sono stati detenuti dalla polizia del distretto di Frunzenskiy, a Kharkiv, il 27 giugno in relazione con l'omicidio di Anatoliy Logvinenko la notte tra il 26 e il 27 giugno. Sergei e Anna Ushakov sono rimasti detenuti senza poter accedere a un avvocato o senza che la loro detenzione fosse registrata formalmente. Anna Ushakov ha affermato di essere stata minacciata e picchiata e costretta a firmare una dichiarazione che implicava il marito nell'omicidio. Anche Sergei Ushakov ha affermato di essere stato picchiato e costretto a firmare una confessione. Il suo avvocato ha osservato che aveva ferite sui polsi che non sembravano compatibili con il normale impiego di manette. Anna Ushakov è stata rilasciata il 28 giugno, mentre Sergei Ushakov è stato rimesso in libertà il 1° luglio dal procuratore per mancanza di una qualsiasi prova che lo collegasse all'omicidio. Entrambi hanno sporto querela il 1° luglio per il maltrattamento subito. Tuttavia, mentre stavano rilasciando una deposizione presso l'Ufficio del vice procuratore, un gruppo di poliziotti è entrato nell'ufficio e li ha riportati a forza al distretto di polizia di Frunzenskiy. La coppia ha descritto come ancora una volta erano stati costretti a firmare false testimonianze. Anna Ushakov è stata rilasciata il giorno stesso e Sergei Ushakov il giorno successivo. Mentre si trovavano presso la stazione di polizia entrambi sono stati tenuti nascosti dalla vista del procuratore e a un certo punto Sergei Ushakov è stato costretto a lasciare l'edificio attraverso una finestra ed è stato trasportato in auto in giro per Kharkiv per diverse ore allo scopo di nasconderlo. Sergei Ushakov è stato incriminato per omicidio il 4 luglio ed è stato rinviato a giudizio in custodia cautelare il 21 luglio. A fine anno il caso era ancora in corso.

Impunità

Il 15 marzo, la Corte d'appello di Kiev ha condannato Mykola Protasov a 13 anni di carcere e Oleksandr Popovych e Valeriy Kostenko a 12 anni ciascuno per l'omicidio del giornalista Heorhiy Gongadze. Questi scomparve il 16 settembre 2000 e il suo corpo decapitato fu ritrovato due mesi dopo in una foresta alla periferia di Kiev. La vedova, Myroslava Gongadze, ha dichiarato che anche gli organizzatori dell'omicidio e coloro che lo avevano ordinato avrebbero dovuto essere processati. A giugno, l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha espresso preoccupazione che l'inchiesta si fosse limitata ad assicurare alla giustizia soltanto gli esecutori del crimine e che non vi erano stati progressi nelle indagini riguardanti i funzionari che avevano ordinato l'omicidio. L'Assemblea ha sollecitato le autorità ucraine ha intensificare i loro sforzi per rafforzare l'indipendenza degli organi investigativi, in particolare la magistratura inquirente, e ha deciso di riprendere in considerazione il caso.

*A luglio, la Procura generale ha nuovamente rifiutato di aprire un fascicolo sulle accuse secondo cui Aleksandr Rafalskiy era stato torturato da agenti di polizia in diverse occasioni nel 2001. In una lettera ai genitori di Aleksandr Rafalskiy, il Procuratore generale ha affermato che non vi era alcuna necessità di aprire un'indagine in simili «violazioni minori». La polizia aveva fermato Aleksandr Rafalskiy a Kiev il 13 giugno 2001 in relazione con un'indagine su un omicidio. Egli ha dichiarato che i poliziotti lo avevano picchiato mentre lo catturavano e successivamente presso la stazione di polizia di Via Vladimirska a Kiev dove gli misero una busta di plastica nera sulla testa e gliela strinsero attorno al collo con una cintura, quasi soffocandolo per più volte. Poi misero una maschera antigas sopra alla busta di plastica sulla sua faccia. Il 16 luglio 2001, egli fu portato nelle celle della polizia di Stavishche, nella regione di Kiev, dove, stando a quanto riportato, gli furono applicati cavi elettrici in varie parti del corpo e gli furono inflitte scosse elettriche. Il 30 giugno 2004, Aleksandr Rafalskiy fu condannato all'ergastolo per omicidio. Tutti i reclami presentati alla autorità affinché fosse avviata un'inchiesta sulle accuse di tortura sono stati ignorati.

Missioni e rapporto di Amnesty International

Delegati di Amnesty International hanno visitato l'Ucraina a febbraio, luglio e settembre.

Ukraine: Government must act to stop racial discrimination (EUR 50/005/2008)