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Uganda

Repubblica dell'Uganda

Capo di Stato e di governo: Yoweri Kaguta Museveni
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 31,9 milioni
Speranza di vita: 49,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 132/119‰
Alfabetizzazione adulti: 66,8%

  1. Contesto
  2. Conflitto armato
  3. Sfollati
  4. Diritto alla salute
  5. Processo di Kizza Besigye
  6. Libertà di espressione
  7. Libertà di riunione e di associazione
  8. Rifugiati e richiedenti asilo
  9. Tortura e altri maltrattamenti
  10. Violenza contro donne e ragazze
  11. Discriminazione - lesbiche, gay, bisessuali e transgender
  12. Pena di morte
  13. Missioni e rapporti di Amnesty International

La sicurezza nel nord del Paese è cresciuta dopo i progressi ottenuti nei colloqui di pace tra il governo e il gruppo armato Esercito di resistenza del Signore (LRA), finalizzati a porre fine al ventennale conflitto nell'Uganda del nord. Tuttavia, a fine anno l'accordo finale di pace non era stato ancora firmato. Il governo ha continuato a compromettere le libertà di espressione e di stampa. La violenza contro donne e ragazze ha continuato a pervadere il Paese. Agenti della sicurezza di Stato hanno torturato o maltrattato detenuti nell'impunità.

Contesto

Un caso giudiziario per corruzione è rimasto pendente. Un ex ministro della salute, i suoi due vice e una funzionaria di governo sono stati chiamati a rispondere delle accuse penali di appropriazione indebita e di abuso di ufficio in relazione al Fondo globale contro l'HIV/AIDS, la tubercolosi e la malaria.

Conflitto armato

I negoziati di pace, che hanno condotto a una serie di accordi tra il governo e l'LRA, si sono conclusi ma a fine anno non era stato ancora siglato un accordo finale di pace.

A febbraio, il governo e l'LRA hanno firmato un protocollo aggiuntivo all'Accordo per la giustizia e la riconciliazione siglato nel giugno 2007. Secondo i termini dell'Accordo e del protocollo aggiuntivo, i leader dell'LRA accusati di crimini contro l'umanità e crimini di guerra sarebbero stati processati da una sezione speciale dell'Alta Corte. Il quadro proposto non rispondeva all'ampio progetto volto ad assicurare che la verità sia detta, giustizia sia fatta e riparazione sia fornita a tutte le vittime del conflitto. I mandati di arresto emessi nel 2005 dalla Corte penale internazionale per Joseph Kony, leader dell'LRA e tre comandanti dello stesso sono rimasti in vigore, ma non sono stati eseguiti né dal governo ugandese né dai governi regionali.

A febbraio, la parti hanno firmato un Accordo di disarmo, smobilitazione e reintegro (DDR), che impegna entrambe le parti a un regolare processo di DDR in linea con le politiche nazionali e gli standard internazionali. L'accordo conteneva significativi vizi relativamente ai diritti delle vittime a misure che avrebbero contribuito a rifarsi una vita.

Migliaia tra uomini, donne e bambini che avevano subito violazioni durante il ventennale conflitto nel nord dell'Uganda sono rimasti nell'indigenza e fisicamente e mentalmente traumatizzati a causa dell'incapacità del governo di concretizzare un completo programma di riparazione.

Si ritiene che le forze dell'LRA al di fuori dell'Uganda abbiano rapito centinaia di persone durante l'anno, bambini compresi, e abbiano commesso altre violazioni dei diritti umani, tra cui uccisioni illegali, nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), nel Sudan del sud e nella Repubblica Centrafricana. A dicembre, il governo e le forze armate ugandesi hanno partecipato a un'operazione congiunta a fianco di truppe del Sudan del sud e della RDC in un'offensiva militare contro l'LRA.

Sfollati

A fine anno oltre la metà (circa 900.000) degli sfollati dell'Uganda del nord avevano lasciato i campi dedicati. La maggior parte di loro si sono spostati in siti di transito, campi di dimensioni inferiori più vicini alle loro abitazioni e alcuni hanno fatto ritorno ai loro villaggi di origine. Tuttavia, nell'Acholiland, la zona più colpita dal conflitto, stando alle fonti, soltanto il 24% delle persone erano ritornate ai loro villaggi di origine.

Diritto alla salute

A marzo, un rapporto del Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul diritto alla salute ha osservato che importanti questioni relative al diritto alla salute, come i diritti sessuali e riproduttivi, non erano state pienamente recepite dalle politiche di governo. Tale negligenza risultava ancor più evidente nelle persistenti segnalazioni di casi di mortalità materna. I programmi del governo in materia di salute per la prevenzione e la cura dell'HIV/AIDS hanno trascurato determinate categorie di persone vulnerabili.

Processo di Kizza Besigye

Il processo a carico del leader dell'opposizione dott. Kizza Besigye e di altri sei imputati di tradimento è rimasto pendente presso l'Alta Corte di Kampala. A fine anno un'istanza di contestazione del prosieguo del processo presentata alla Corte Costituzionale era ancora in attesa di pronunciamento.

Anche due procedimenti giudiziari per omicidio a carico dei sei coimputati del dott. Besigye erano ancora pendenti. A fine anno tutti e sei erano liberi su cauzione.

Libertà di espressione

Sono continuati gli attacchi alle libertà di espressione e di stampa.

Ad aprile il consiglio ristretto del partito di governo Movimento di resistenza nazionale ha annunciato il proprio sostegno a un disegno di legge che, se approvato, potrebbe porre ostacoli significativi al diritto alla libertà di espressione in Uganda. A fine anno il disegno di legge non era stato ancora dibattuto.

*Due procedimenti penali a carico di cinque giornalisti del quotidiano The Monitor accusati di diffamazione penale e sedizione nel 2007 rimanevano pendenti in tribunale. Le accuse si riferivano ad articoli riguardanti l'addestramento segreto di soldati come poliziotti e il reinserimento dell'Ispettore generale del governo nel libro paga del governo dopo il suo pensionamento, in violazione della normativa sulla pubblica amministrazione.

*Ad aprile, Andrew Mwenda, direttore amministrativo del periodico d'informazione bimestrale The Independent, e due dipendenti del giornale sono stati arrestati e interrogati in relazione a un articolo riguardante accuse di tortura e presunti centri di detenzione segreta gestiti dal governo. La polizia ha fatto irruzione negli uffici del periodico e ne ha confiscato l'attrezzatura. A maggio i tre uomini sono stati accusati di sedizione e «pubblicazione di notizie false».

Libertà di riunione e di associazione

A maggio la Corte Costituzionale ha sentenziato che la sez.32 della legge sulla polizia costituiva una ingiustificata limitazione del diritto alle libertà di riunione e di associazione sancite dalla Costituzione ugandese. La sezione conferisce poteri unilaterali all'Ispettore generale di polizia (IGP) di proibire qualsiasi riunione o processione laddove sussista un ragionevole motivo di ritenere che questa possa causare disturbo alla quiete. La decisione della corte non riguarda la sez.35 della legge sulla polizia che conferisce al ministro degli Affari Interni il potere di dichiarare sulla gazzetta ufficiale qualsiasi parte del Paese in cui è ritenuto illegale manifestare o riunirsi in gruppi di più di 25 persone.

Il governo si è appellato contro tale decisione alla massima corte dell'Uganda - la Corte Suprema. A fine anno l'appello era pendente.

Rifugiati e richiedenti asilo

A partire dagli inizi di agosto in avanti, rifugiati e richiedenti asilo sono fuggiti dalla RDC in seguito alla ripresa ed escalation del conflitto nell'est dell'RDC. A metà novembre erano oltre 13.000 le persone giunte in Uganda.

Secondo l'UNHCR, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, alla data di fine ottobre l'Uganda ospitava un totale di oltre 140.000 profughi, in maggioranza provenienti dalle regioni dei Grandi Laghi e del Corno d'Africa. Più di 48.000 erano cittadini congolesi.

È proseguito il rimpatrio di profughi del Sudan del sud verso il loro Paese di origine, un processo iniziato nel 2005.

Diversi rifugiati e richiedenti asilo urbani, in particolare dall'Etiopia, dall'Eritrea e dalla RDC, hanno lamentato arresti illegali e arbitrari, vessazioni ed estorsioni da parte della polizia e di altre agenzie statali della sicurezza.

Tortura e altri maltrattamenti

Sono stati segnalati con persistenza casi di tortura e altri maltrattamenti da parte della polizia e di altri servizi statali di sicurezza, anche in presunti centri di detenzione segreta. Il 10° rapporto annuale della Commissione per i diritti umani dell'Uganda ha documentato che le persone trattenute nelle strutture di detenzione continuavano a essere torturate fino a riportare gravi ferite. Non si sono avuti procedimenti giudiziari a carico dei presunti responsabili di tortura e altri maltrattamenti e una significativa quota di risarcimenti alle vittime di tortura è rimasta nelle casse dello Stato.

Violenza contro donne e ragazze

Il fenomeno della violenza contro donne e ragazze, compreso lo stupro, lo stupro maritale, la violenza domestica, i matrimoni forzati e precoci, è rimasto diffuso in gran parte del Paese. La violenza contro donne e ragazze non è stata di fatto mai gestita come reato penale. Alcune proposte di legge per affrontare determinate forme di violenza contro donne e ragazze sono rimaste pendenti. Tra queste, i progetti di legge sulla violenza domestica, sulle relazioni domestiche, sulla violenza sessuale e sulla tratta di persone.

Discriminazione - lesbiche, gay, bisessuali e transgender

Si sono verificati continui attacchi nei confronti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) e di difensori dei diritti umani impegnati a favore dei diritti LGBT.

A ottobre, un ministro di governo ha etichettato pubblicamente l'omosessualità e il lesbianismo come una malattia e dichiarato che l'Uganda avrebbe cercato di ampliare il campo di applicazione della propria legislazione che criminalizza l'omosessualità. Nel mese successivo all'esternazione, diversi attivisti LGBT e singole persone sono stati arrestati e si sono trovati ad affrontare situazioni di tortura, aggressione sessuale compresa, e altri maltrattamenti da parte della polizia e del personale di sicurezza durante la loro detenzione.

*A giugno, tre difensori dei diritti umani, di cui un uomo e due donne, sono stati arbitrariamente arrestati e detenuti dalla polizia dopo che avevano distribuito un comunicato stampa alle persone che prendevano parte a Kampala a una conferenza sull'attuazione della politica su HIV/AIDS. I tre sono stati accusati del reato penale di violazione di domicilio. Il comunicato stampa delineava i diritti delle persone LGBT alla cura e alle misure di prevenzione dell'HIV/AIDS.

Pena di morte

I tribunali civili hanno continuato a comminare la pena di morte ma non vi sono state esecuzioni. I tribunali militari hanno continuato a imporre sentenze di morte e a ordinare esecuzioni di soldati delle forze armate ugandesi; non è chiaro se vi siano state esecuzioni.

A dicembre l'Uganda ha votato contro una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per una moratoria mondiale sulle esecuzioni.

Missioni e rapporti di Amnesty International

Delegati di Amnesty International hanno visitato l'ovest dell'Uganda ad aprile e novembre e il nord dell'Uganda e Kampala a maggio e agosto.


Uganda: Agreement and Annex on Accountability and Reconciliation fall short of a comprehensive plan to end impunity (AFR 59/001/2008)

Uganda: Amnesty International condemns attacks against lesbian, gay, bisexual and transgender people (AFR 59/004/2008)

Uganda: Amnesty International Concerns on the Regulation of Interception of Communications Bill, 2007 (AFR 59/005/2008)

Uganda: Amnesty International says Anti-Privacy Bill should either be drastically amended or withdrawn (AFR 59/006/2008)

Uganda: Left to their own devices: The continued suffering of victims of the conflict in northern Uganda and the need for reparations (AFR 59/009/2008)

Uganda: Government cannot negotiate away International Criminal Court arrest warrants for LRA, 20 febbraio 2008

Uganda: Government miserably failing in care of victims of conflict, 17 novembre 2008